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Una storia di BrunoMagnolfi

Miglioramenti evidenti.

Sono migliorato

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4 minuti

Pubblicato il 26 gennaio 2021 in Altro

Tags: #disagio #raccontobreve

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Sono migliorato, di questo sono più che sicuro. Da qualche tempo a questa parte addirittura mi riesce, almeno per qualche momento, di fermarmi proprio dietro ai vetri della mia finestra, generalmente per osservare con tenue interesse ciò che accade lungo la strada, certe volte scansando le tendine e lasciando che qualcuno tra i più curiosi mi noti a sua volta, magari mentre sta transitando a piedi sul marciapiede. Immagino che subito dentro al riquadro di legno dell’infisso, ad un certo momento, quell’individuo possa sentirsi capace di osservare semplicemente una persona priva di qualsiasi espressione, con lo sguardo pressoché immobile, in grado comunque di indietreggiare anche immediatamente dentro casa propria, al minimo accenno di un qualche interesse verso di lui. Ad ogni buon conto credo si debba apprezzare l’evoluzione dei miei comportamenti, e soprattutto la capacità maturata, da un uomo come posso essere io, nel riuscire a farsi scorgere da soggetti che risultano a me del tutto sconosciuti, mentre si trovano a passare piuttosto casualmente da qui, cosa persino impensabile fino soltanto ad un paio di mesi più addietro.

Anche il medico che viene una volta la settimana per visitarmi sembra soddisfatto dei miei risultati, anche se io ho cercato di fargli capire in ogni maniera di non essere affatto pronto ad abbandonare, anche soltanto per qualche minuto, queste mie stanze così familiari per incamminarmi dentro al mondo di fuori. Ne ho ancora paura, questo è il punto, e la protezione che mi offrono le mura di questa abitazione, mi sembra per adesso del tutto insostituibile. Lui dice che devo sforzarmi per ottenere qualcosa, ma a me pare che non ci sia alcuno scopo apprezzabile nell'affrontare uno sforzo del genere. Quando il dottore mi parla, lo ascolto, ed al momento in cui mi pone delle domande dirette gli rispondo spesso con le medesime parole, ponendogli di nuovo la stessa domanda, in modo da non potermi sbagliare. Lui dice che non devo ripetere, ed io gli ripeto che non deve ripetere, fino a quando lui non inizia a stufarsi, ed allora rimane in silenzio, nell’attesa che sia io a farmi avanti, magari con qualcosa che desidero sapere da lui.

Ma a me basta osservare i suoi occhi mentre mi guarda, per riuscire a vedere come io possa apparire davanti allo sguardo di tutti gli altri. La mia famiglia normalmente si tiene in disparte, lasciano tutti che sia la domestica a prendersi cura di me, a portarmi nelle mie stanze qualcosa da mangiare e ad aiutarmi nello stare in ordine e sempre pulito. Non chiedo di più. A me piace starmene solo, non sento particolarmente il bisogno degli altri, anche se il mio medico dice che dovrei avvertire la voglia almeno di starmene in compagnia di una o due persone tra quelle che conosco di più. Lui spiega che sarebbe sufficiente da parte mia un altro piccolo sforzo, ed io mentre lo dice mi tiro su in piedi e vado vicino alla finestra, a guardare fuori. Il dottore sembra interessato al mio comportamento, così mi chiede che cosa mi piaccia guardare di più tra quello che vedo, ed io gli rispondo subito ponendogli la stessa domanda. Allora mi viene vicino e mi guarda negli occhi, in silenzio, ed io so, improvvisamente, cos’è quell’interesse di cui sta parlando.

“Una donna”, gli dico; “una ragazza che abita qua, proprio di fronte”. Poi torno a sedermi e mi stringo nel mio atteggiamento di sempre, lo sguardo basso, le braccia appoggiate sul tavolo, le mani ferme e leggermente chiuse nel pugno. A lui interessa molto questo aspetto che ho messo fuori in questo momento, e forse vorrebbe subito saperne di più, ma io adesso non voglio rispondere alle sue domande incalzanti, e se proprio mi va di dire qualcosa, torno a ripetere semplicemente le stesse cose che mi dice lui. Poi perde la pazienza, riprende con poco garbo il cappotto e il cappello, e mi dice che tornerà la prossima settimana, dimenticandosi perfino di darmi le sue solite raccomandazioni. Ma mentre appare quasi furioso e già sulla porta della mia stanza, pronto ad andarsene, gli dico: “a me piace guardare le donne”, come se questo aspetto potesse modificare la cura per la mia malattia. Lui si ferma e mi guarda, ed io noto che dentro ai suoi occhi lui vede un uomo pieno di vitalità, uno che forse potrebbe fare chissà quante cose, se solo lo desiderasse.


Bruno Magnolfi


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