scrivi

Una storia di Athal

Questa storia è presente nel magazine Riflessioni

Il segreto della vita

il velluto oltre le spine

105 visualizzazioni

6 minuti

Pubblicato il 27 agosto 2020 in Spiritualità

0

Fin da quando conservo memoria non ricordo un momento in cui non abbia avuto fiducia. In me, negli altri, nel fatto che tutto sarebbe andato bene. Prima di ogni altra cosa penso di dover definire ciò che intendo per ‘fiducia’: si tratta di una forza, quasi una voce, che trova sempre le ragioni per non farti mollare quando tutto intorno a te ti spingerebbe a farlo. Non sono mai riuscito, però, a capire da dove derivasse quella forza che mi spingeva a rialzarmi quando in me stesso vedevo solo errori o fallivo, e come facessi a credere ancora nel bene difronte agli eventi disumani di cui sono pieni libri e telegiornali.

Perché continuo a pensare che non siamo tutti come quelli, e che non sono neanche la maggioranza?

Qual è il segreto per non lasciarsi abbattere?

Come faccio a non sentirmi alle pendici di una montagna che minaccia di franare al soffio della più leggera brezza?

Chi non si è mai posto queste domande almeno una volta nella propria vita? Scritte così ben pochi, ma tutti si sono trovati davanti ad un ‘’e adesso che cazzo faccio?’’ o ad un ‘’bella merda’’, di quelli che arrivano dritti dal cuore, in un unico liberatorio arrendevole sospiro, che le corde vocali quasi non notano le lettere scivolare via.


Ebbene anche io, di tanto in tanto, mi sono messo alla ricerca di questo fantomatico segreto capace di dare serenità e forza, fino ad una sera di dicembre, quando vagando nella mia mente tra i mille dialoghi che non avverranno mai - ma che è così bello immaginare e preparare - mi sono imbattuto nuovamente in questi interrogativi. E sono anche riuscito a darmi una risposta: non c’è. Il grande segreto dei segreti, l’elisir di felicità, non esiste. Ma allora perché non lasciarsi semplicemente andare e accada ciò che deve? E no, mi ha risposto la mente - la solita vocina insistente - quella è la via facile, ma io e te non siamo mica fatti per camminare su sentieri di primule, a noi piacciono le rose di petali e spine; e allora ragiona, e fallo partendo proprio dalle spine, lascia che ti trafiggano le dita finché senti il bisogno disperato del contatto con la corona di velluto, a quel punto ogni cosa ti sarà più chiara. Ed è ciò che ho fatto: per capire l’importanza della fiducia me ne sono privato. Il pensiero è arrivato e se n’è andato tanto veloce quanto l’impulso nervoso che l’ha generato, e tanto è bastato perché giungessi a quella risposta tanto stupida quanto sensata. Neanche un minuto dopo sono qui alla mia scrivania con le mani tremanti a cercare ancora di mettere ordine ai pensieri - un cieco a cui è stata appena donata la vista - cerco di analizzare quel sovrappiù di informazioni che mi hanno aggredito, con la gola dolorante per il frustrante bisogno di urlare che mi assale ogni volta che avrei così tanto da dire ma così poche parole per farlo.


Il viaggio in cui il pensiero mi ha guidato è stato breve, logico ed incredibilmente doloroso. Per capire il senso della fiducia in te stesso e nel prossimo smetti di averne, guardati nello specchio della mente nudo di tutte le tue sicurezze e rinuncia a tutti i tuoi sogni ed obiettivi, perché questo è ciò che accadrebbe se davvero lasciassi andare. Nega che esista qualcuno che di sua spontanea volontà arriva ed inizia a credere in te al tuo posto. Smetti di contare sull'aiuto di qualcuno disposto a portare avanti il giogo con te. Annulla ogni pensiero altruistico che pensi esista nell'umanità che ti circonda. Persa ogni speranza domandati: cosa resta? Tu. Sei rimasto tu. Ora sei pronto a rivestirti della tua forza.


Adesso che sai di essere solo e ne senti il dolore vuoi diventare tu stesso quella persona di cui avevi bisogno, essere quell'aiuto di cui hai negato l’esistenza e fare qualcosa perché le spine che hai sentito non penetrino sotto la pelle di qualcun altro. A questo punto hai un grande bisogno di uscire dalla tua stanza e fare davvero qualcosa, qualsiasi cosa per chiunque. E quando lo fai, ti accorgi che non sei il solo, attorno a te ci sono due, cinque, venti persone che conoscono esattamente tutto il ragionamento che hai seguito fino a qui perché l’hanno già condotto loro stessi; e allora capisci che qualcuno che di sua spontanea volontà arriva e inizia a credere in te esiste, che puoi contare su qualcuno disposto a farsi carico del tuo peso e che l’umanità non è egoista: è composta di tante singole persone che come te si sono sentite sole e fragili e perse e non solo hanno trovato la forza di portare avanti il proprio carico, ma anche di diventare fonte di forza per altri, e tu sei uno di quelli. Non solo hai avuto la certezza che quelle persone esistono, ma ne sei diventato parte.


Ed è stato così che, tutto ad un tratto, alle ventitré di un piovoso sabato di fine dicembre con tanto di allerta meteo, ho trovato la ragione a quel senso di fiducia che da sempre sento di avere. Ciò non significa che non abbia il dannato bisogno di cambiare tutto di me stesso, in me stesso e di ciò che faccio quasi costantemente. Ho trascorso tre interi giorni senza guardarmi in uno specchio a figura intera sapendo che se lo avessi fatto avrei iniziato ancora una volta a contare le costole che continuo a vedere attraverso la pelle. Quante volte guardo un disegno ad un passo dall'essere completo e mi sembra di aver rovinato tutto; inizio ad avere crisi di panico, mi assale la voglia incontrollabile di strapparlo e non posare mai più una matita sulla carta. Arrivato a questo punto di questo stesso testo vorrei posare il dito sul tasto cancella e vedere le lettere e poi le parole diventare bianco perché tutto mi sembra così inconcludente e sbagliato. Poi mi fermo, calmo il respiro ed è allora, con il cuore che è martello nel petto e le mani foglie nel vento, che continuo, e alla fine con un mezzo sorriso da principio di crisi isterica penso a quanto stupido sarei stato ad abbandonare. E quanto sono stupide tutte quelle persone che abbandonano ancora convinte di poter trovare il segreto della fiducia, il saggio in cima ad una montagna sperduta in Tibet. Persone che ti guardano con astio dall'alto in basso perché ‘’la tua vita è facile, non puoi capire’’ e invece a non capire sono loro, quando tutto quello che c’è da fare è dedicarsi un attimo di solitudine - di quella seria - restare soli con sé stessi per cinque minuti. O ancora ‘’viviamo in un mondo di squali, se non ti difendi e tiri fuori i denti sei finito’’, quante volte ce lo siamo sentiti ripetere? Eppure questa frase si basa sull'idea assurda secondo cui io sarei l’unico in tutto il mondo - 7,7 miliardi di persone - ad avere delle fragilità. È solo ed unicamente sulla base di questa idea che diventiamo gli squali di chi a sua volta sarà obbligato a diventare squalo di qualcun altro; siamo noi gli iniziatori del giudizio che è contemporaneamente sua causa ed effetto. La soluzione è allora abbandonare la maschera di forza che indossiamo e ben presto smetteremo di essere ‘’homini lupus’’, che sotto dell’ispida pelliccia abbiamo tutti un po' di lana.


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×