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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TUTT'ALTRE STORIE

LUCIO DALLA

(..un ‘capolavoro’ di autentica poesia).

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16 minuti

Pubblicato il 28 maggio 2020 in Giornalismo

Tags: #Cantautore #LucioDalla #Musica #Musicista #Poeta

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LUCIO DALLA ... un ‘capolavoro’ di autentica poesia.


Nasce, musicalmente parlando, tra le fila del Jazz per poi diventare arrangiatore melodico, cantautore sofisticato, paroliere impegnato nel sociale, amico sincero e compagno insostituibile di Tour con Francesco De Gregori, Gianni Morandi ed altri, personaggio di punta della TV, messo costantemente in onda dalle Radio, regista di spettacoli teatrali e di musical ma, e soprattutto, scrittore di testi poetici colti e raffinati. Perché infine è questo che va straordinariamente affermato parlando di Lucio Dalla, la sua grande capacità di comunicatore attraverso la parola scritta e messa in musica. Se ci fosse un ‘Oscar’ dedicato alla ‘poesia sociale’ questo lo si dovrebbe attribuire a Lucio, per la sua capacità di affrontare temi insoliti anche bruschi dell’esistenza umana, per aver riversato nella canzone quell’amore che anche altri hanno certamente cantato, soprattutto rivolto a singole persone o a fatti casuali, ma al quale solo Lucio ha saputo dare un afflato ‘universale’.

Lucio Dalla a Sanremo. 1971 ?
Lucio Dalla a Sanremo. 1971 ?

Le ragioni di questa attribuzione/riconoscimento sono indubbiamente molteplici e vengono di lontano, almeno dal 1970 quando, assiduo frequentatore delle sale di registrazione della RCA Italiana a Roma ebbi l’occasione di incontrare e intervistare Lucio Dalla, un piccolo uomo barbuto dai modi un po’ rudi che ben presto sarebbe diventato un ‘grande’, certamente un ranocchio che si è poi rivelato un ‘principe’ capace di straordinaria tenerezza e delicatezza d’affetti riscontrabile in ogni sua composizione melodico/strumentale e nei suoi testi qualitativamente ‘poetici’. Un narratore in versi di brevi storie che affondano le mani nella terra, come ad esempio in “Storie di casa mia”, “Lucio dove vai” o in “Uno come me”; nelle emozioni esistenziali che toccano gli animi come in “Quale allegria”, “L’anno che verrà” “Amen”; e nell’affrontare temi scabrosi e insoliti, come in molti brani contenuti negli album “Anidride solforosa”, “Futura” e nei più recenti album “Luna Matana”, “Ciao”,

Canzoni che sono frutto di vicissitudini, talvolta ‘vissute’ o ‘procurate’, che riconducono a una vena altamente poetica del Lucio scrittore, inventore e narratore instancabile, capace di restituire in ogni singolo momento della vita la sua giusta importanza, il proprio ‘senso’ finito, compiuto o incompiuto che fosse, sempre altamente poetico nel vero senso della 'poesia' contemporanea.Dunque una ‘sensibilità’ umana che Lucio spesso ha appreso dal quotidiano e ha riversato nella vita di ognuno di noi come emozione sociale, comunitaria, in chiave di ‘servizio pubblico’ per mettere l’accento su avvenimenti e misfatti della disattenzione, nei titoli: “Il bambino di fumo”, “Anna e Marco”, “Non vergognarsi mai”, “Prendimi così”, “Cosa vuol dire una lacrima”, “Amici”, “Trash”, “4/3/1943”, “Disperato erotico stomp”, “Domenico Sputo” e tante, tantissime altre, entrate nella vita di ognuno (che lo ha amato), come fossero scritte 'per ogni' singolo individuo. Come quella riportata qui sotto:


“Cosa vuol dire una lacrima”


Cosa c’è dietro una lacrima

Sarà un colpo di vento chissà

È lì nei suoi occhi che luccica

Viene giù mentre parla con lui

Stiamo bene io e te

Non ci lasceremo mai

Da lontano si vede già il tram

Lui le chiede che cos’ha

E domani cosa fa

Lei si volta e siam tutti sul tram

Cosa vuol dire una lacrima

Che continua a cadere anche sul tram

In mezzo alla gente antipatica

Tutti tristi con le facce da bar

Ma perché non parli più

Non ci lasceremo mai

Lei lo guarda e si sposta più in là

Occhi neri di Gesù

Sono il re della città

Su di un tram che nel traffico non va

È passato tanto tempo ormai

Che se ci penso mi spavento

Stesse strade, piazze, stessi bar

Non più soli dentro

Cosa vuol dire una lacrima

E perché non è uguale anche per me

Per me che ogni giorno ho una maschera

Soprattutto quando parlo con te

Io che non ho pianto mai

Che quando penso, penso sempre a te

A te che non ho detto mai

Che tutto quello che mi dai

È che adesso ho bisogno di te.

Una immagine simpatica di Lucio come lo ricordiamo tutti noi che lo abbiamo amato.
Una immagine simpatica di Lucio come lo ricordiamo tutti noi che lo abbiamo amato.
Dal 'cartoon' dedicato a Lucio.
Dal 'cartoon' dedicato a Lucio.

Così come ha espresso nel canto la solidarietà e il dispiacere per accadimenti che hanno commosso l’opinione pubblica: “Ayrton” dedicata ad Airto Senna; e “Baggio Baggio” che ci ha reso partecipi della sua preferenza calcistica; o l’omaggio sconsiderato di “Serial Killer” e “Kamikaze” tanto per completare uno dei quadri possibili che si potrebbero realizzare volendo fare un inventario per tematiche delle sue canzoni.

Passiamo però ad un altro aspetto di Lucio Dalla che pure ci è piaciuto, anche se non so quanto risponda al vero, per il fatto che dissimula non poco quell’essere un po’ introverso che pure lo riguarda, e che è tipico di chi offre se stesso al servizio degli altri ma che rifugge forme compassionevoli o misogine dall’una e dall’altra parte. Ed è un Lucio straordinariamente ‘smagliante, nella accezione di gioioso, o almeno brioso, e pur sempre animato dall’arguzia e dall’estro, non so quanto compiaciuto, come nel caso di canzoni (non canzonette) non sempre di sua composizione ma, certamente, adattate e arrangiate per se stesso, sulle modalità e le tonalità che caratterizzavano la sua voce particolare e unica: “Attenti al Lupo”, “Ambarabà Ciccìcocò”, “Canzone”, “Ballando Ballando”, “Se io fossi un angelo”, “Ciao”, “Siciliano”, “Zingaro” ecc. ecc. che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico ed anche ai bambini che lo hanno spesso scambiato per un ‘principe barbone’ o forse un ‘orco delle fiabe’.

Locandina dell' omaggio dedicato a Lucio .
Locandina dell' omaggio dedicato a Lucio .

Un altro aspetto che va colto in quei testi e che oggi, ancor più che ieri, possiamo catalogare alla stregua di autentica ‘poesia’ e che vanno considerati assoluti ‘capolavori’: “La casa in riva al mare”, “L’anno che verrà”, “Come è profondo il mare”, “Caruso”, “Quale allegria” già presenti nella colonna sonora d’ognuno di noi che le hanno ascoltate negli anni e che certamente resteranno nella grande storia della canzone italiana:


“Com’è profondo il mare”


Ci nascondiamo di notte
Per paura degli automobilisti
Degli inotipisti
Siamo i gatti neri
Siamo i pessimisti
Siamo i cattivi pensieri
E non abbiamo da mangiare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare
Babbo, che eri un gran cacciatore
Di quaglie e di faggiani
Caccia via queste mosche
Che non mi fanno dormire
Che mi fanno arrabbiare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare
E' inutile
Non c'è più lavoro
Non c'è più decoro
Dio o chi per lui
Sta cercando di dividerci
Di farci del male
Di farci annegare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare
Con la forza di un ricatto
L'uomo diventò qualcuno
Resuscitò anche i morti
Spalancò prigioni
Bloccò sei treni
Con relativi vagoni
Innalzò per un attimo il povero
Ad un ruolo difficile da mantenere
Poi lo lasciò cadere
A piangere e a urlare
Solo in mezzo al mare
Com'è profondo il mare
Poi da solo l'urlo
Diventò un tamburo
E il povero come un lampo
Nel cielo sicuro
Cominciò una guerra
Per conquistare
Quello scherzo di terra
Che il suo grande cuore
Doveva coltivare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare
Ma la terra
Gli fu portata via
Compresa quella rimasta addosso
Fu scaraventato
In un palazzo,in un fosso
Non ricordo bene
Poi una storia di catene
Bastonate
E chirurgia sperimentale
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare
Intanto un mistico
Forse un'aviatore
Inventò la commozione
E rimise d'accordo tutti
I belli con i brutti
Con qualche danno per i brutti
Che si videro consegnare
Un pezzo di specchio
Così da potersi guardare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare
Frattanto i pesci
Dai quali discendiamo tutti
Assistettero curiosi
Al dramma collettivo
Di questo mondo
Che a loro indubbiamente
Doveva sembrar cattivo
E cominciarono a pensare
Nel loro grande mare
Com'è profondo il mare
Nel loro grande mare
Com'è profondo il mare
E' chiaro
Che il pensiero dà fastidio
Anche se chi pensa
E' muto come un pesce
Anzi un pesce
E come pesce è difficile da bloccare
Perchè lo protegge il mare
Com'è profondo il mare
Certo
Chi comanda
Non è disposto a fare distinzioni poetiche
Il pensiero come l'oceano
Non lo puoi bloccare
Non lo puoi recintare
Così stanno bruciando il mare
Così stanno uccidendo il mare
Così stanno umiliando il mare
Così stanno piegando il mare

Copertina del disco.
Copertina del disco.

In molti, ne sono certo, si domanderanno perché di tanto entusiasmo nel parlare di Lucio Dalla e così in ritardo dalla sua dipartita? Perché averlo conosciuto e avvicinato in alcuni momenti significativi della sua carriera di cantante è stato per così dire ‘toccante’, ci si rendeva immediatamente conto di non essere alla presenza di un artista qualunque, Lucio Dalla aveva dalla sua parte la ‘musica’, un pentagramma stracarico di note visibili che gli ronzava intorno alla testa, che lui teneva al caldo con i suoi numerosi zucchetti e cappelli, e che sprigionava musica dagli occhi scaltri, piccoli e vivacissimi, che s’impossessavano d’ogni movimento intorno, anche il più leggero, il più nascosto o sordido che fosse, e che Lucio accalappiava nelle sue dita in un battibaleno, per riversarli sullo spartito.

Ricordo una delle occasioni in cui lo avvicinai per conto di “Big” (la rivista di musica) in Piazza Mancini a Roma in occasione di una sua esibizione al mitico Teatro Tenda in cui lo raggiunsi nella roulotte adibita a camerino. Lo trovai seduto sui gradini a fumare una sigaretta preso in pensieri che poi mi disse riguardavano la scaletta musicale di quella sera che avrebbe voluto cambiare e magari inserire qualche nuovo brano che gli girava per la testa, ma che non aveva ancora composto.

Dopo averlo salutato mi disse che se volevo parlare di qualcosa che non fosse un’intervista potevo anche farlo: «piuttosto raccontami di te, che c… di lavoro fai per andare a rompere i c… alla gente nei momenti meno opportuni». Gli risposi che eravamo d’accordo così, che sarei andato a trovarlo prima del concerto. «Ah sì, ma vedi mi mancano le parole, tutto questo vociare di voi ragazzi (ed eravamo davvero in molti fuori del Teatro Tenda), mi suggerisce qualcosa, qualcosa che vorrei dirvi.» Un messaggio? – gli chiesi. «Ma che messaggio del c…, piuttosto che io sono con tutti voi là fuori ad aspettare uno str…. Che non ha nessuna voglia di stare su un palco a cantare cose per rallegrare un po’ la serata, ma mi dici ‘quale allegria?’ posso trasmettere in questo stato, figurati, un momento fa ho finanche litigato con Ron e l’ho mandato a fare in c…, dai lasciami in pace, ci risentiamo, magari per un’altra volta.»

Copertina del disco live con De Gregori
Copertina del disco live con De Gregori

L’indomani non si parlò di un gran concerto, i più malevoli dissero che si era cantato addosso. Ma Lucio comunque ce l’aveva messa tutta, e nella sua ‘stupenda solitudine’ ci aveva regalato momenti di autentica poesia, ricreando per tutti noi l’atmosfera auto-consolatoria della sua solitudine interiore.

Infatti poi compose il 'capolavoro' di quel momento:


“Quale allegria”


Quale allegria
se ti ho cercato per una vita senza trovarti
senza nemmeno avere la soddisfazione di averti
per vederti andare via
quale allegria,
se non riesco neanche più a immaginarti
senza sapere se strisciare se volare
insomma, non so più dove cercarti
quale allegria,
senza far finta di dormire
con la tua faccia sulla mia
saper invece che domani ciao come stai
una pacca sulla spalla e via...
quale allegria,
quale allegria,
cambiar faccia cento volte per far finta di essere un bambino
con un sorriso ospitale ridere cantare far casino
insomma far finta che sia sempre un carnevale...
Sempre un carnevale.
Senza allegria
uscire presto la mattina
la testa piena di pensieri
scansare macchine, giornali
tornare in fretta a casa
tanto oggi è come ieri
senza allegria
anche sui tram e gli aeroplani
o sopra un palco illuminato
fare un inchino a quelli che ti son davanti
e son in tanti e ti battono le mani.
Senza allegria
a letto insieme senza pace
senza più niente da inventare.
Esser costretti a farsi anche del male
per potersi con dolcezza perdonare
e continuare.
Con allegria
far finta che in fondo in tutto il mondo
c'è gente con gli stessi tuoi problemi
e poi fondare un circolo serale
per pazzi sprassolati e un poco scemi
facendo finta che la gara sia
arrivare in salute al gran finale.
Mentre è già pronto Andrea
con un bastone e cento denti
che ti chiede di pagare
per i suoi pasti mal mangiati
i sonni derubati i furti obbligati
per essere stato ucciso
quindici volte in fondo a un viale
per quindici anni la sera di Natale...

Lucio Dalla
Lucio Dalla
Lucio in concerto.
Lucio in concerto.

Certo, a distanza di tempo è possibile riconfigurare Lucio Dalla nei diversi aspetti della sua produzione non solo canora e musicale e ricordare alcuni fortunati successi, a cominciare da quando entra a far parte dei Flippers (1962), complesso composto da Franco Bracardi al piano, Massimo Catalano alla tromba, Romolo Forlai al vibrafono e alle percussioni e Fabrizio Zampa alla batteria, a cui Dalla si aggiunge quale voce solista, clarinetto e sax. Più avanti partecipa ad alcune incisioni di Edoardo Vianello, che i Flippers erano soliti accompagnare, come gruppo di supporto, nelle varie esibizioni canore.

“Come raccontò lo stesso Dalla a Torinosette (settimanale de La Stampa), proprio con i Flippers firmò il suo primo contratto. Sempre nel 1962, suona per alcune serate nella sala Le Roi Lutrario di Torino, provocando numerose dispute con i padroni del locale che non approvarono la sua abitudine di esibirsi scalzo, affibbiandogli l'etichetta di "disadattato senza calzini". In merito a questo fatto ricorderà divertito l'artista: «una sera me li dimenticai e mi pitturai i piedi, così da farli sembrare dei calzini».

In quel periodo poteva capitare, inoltre, di incontrare Dalla, non ancora impostosi al grande pubblico, nei bar di via Po alla ricerca di 100 lire per far suonare i suoi pezzi nei juke box.” Alle sue partecipazioni, sempre straordinarie perché ‘dal vivo’, ai concerti di piazza a Lugo, Bologna, Rimini, Perugia, raccolti in un CD di Paolo Conte con il gruppo dei Doctor Dixie Jazz Band formato da, (attenzione, attenzione!), oltre che da Paolo Conte impegnato al vibrafono, da Nardo Giardina, Luciano Scudellari, Silvano Salviati, Giancarlo Trambetti, Aimone Finotti, Gherardo Cassaglia, Umberto Melloni, Luigi Nassivi, Henghel Gualdi, Theo Ciavarella, in cui Lucio suona il clarinetto e si esibisce in voce in diversi brani:”Sheik of Araby”, “Georgia on my mind”, “Jeeps Blues”, “Flying Home”, “I can’t give you anything but love”.

Tutto questo fino al più famoso Tour ‘evento’ a livello nazionale “Banana Republic” del 1979 con Francesco De Gregori, in cui Lucio si esibisce cantando e suonando clarinetto, piano, sax alto; Francesco canto e chitarra acustica, accompagnati da Ron chitarra ac. e piano; con Gaetano Curreri minimoog, solina, mellotron; Fabio Liberatori fender rhodes; Ricky Portera chitarra el., acustica; George Sims chitarra el., acustica; Marco Nanni basso; Franco Di Stefano batteria e percussioni; Giovanni Pezzoli batteria e percussioni.


Chi non rammenta i brani che compongono quell’album diventato ormai un cult? (oggi esiste anche un DVD del concerto): “Banana Republic” (De Gregori e altri), che contiene “Un gelato al limon” (Paolo Conte), “La canzone di Orlando” (Roversi, Dala), “Buffalo Bill” (De Gregori), “Piazza Grande” (Dalla, Bardotti e altri) e, insieme ad altre “Ma come fanno i marinai” (Dalla, De Gregori).

Lucio e De Gregori in tour: "Banana Republic"
Lucio e De Gregori in tour: "Banana Republic"

E già s'affacciava nella canzone 'universale' un'altro capolavoro assoluto:


“L’anno che verrà”


Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po'
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c'è una grossa novità,
l'anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.
Si esce poco la sera compreso quando è festa
e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,
e si sta senza parlare per intere settimane,
e a quelli che hanno niente da dire
del tempo ne rimane.
Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno.
Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.
E si farà l'amore ognuno come gli va,
anche i preti potranno sposarsi
ma soltanto a una certa età,
e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,
saranno forse i troppo furbi
e i cretini di ogni età.
Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.
E se quest'anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch'io.
L'anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità.

Copertina dell'universale'Varuso" ormai entrato nella leggenda.
Copertina dell'universale'Varuso" ormai entrato nella leggenda.

Ma c’è un altro aspetto artistico da non sottovalutare a cui Lucio ha dedicato, specialmente negli ultimi anni, la sua attenzione, che non ha ancora avuto un grande riscontro e di cui poco si parla, ed è quella del regista teatrale di operetta e musical. Dopo la regia per il dittico “Pulcinella” musiche per il balletto di Stravinsky, e “Arlecchino” capriccio scenico di Ferruccio Busoni entrambi del 1977, dove Lucio ha interpretato la parte del ‘narratore’, è passato a “The Beggar’s Opera” (L’Opera del Mendicante) di John Gay, prodotto da Giuseppe Grazioli, drammaturgia e versione italiana di Giuseppe Di Leva, andato in scena al Teatro Duse di Bologna nel 2008 per la regia di Lucio Dalla con Marco Alemanno, Peppe Servillo, Angela Baraldi, Eleonora Buratto, Borja Quiza. Musiche originali di Austin, con un inedito dello stesso Dalla dal titolo “Scarpa”.

Siamo di fronte a un’Opera poco rappresentata e quindi poco apprezzata dal grande pubblico, si pensi che il testo originale è alla base della più affermata “Opera da Tre Soldi” che Bertold Brechte Kurt Weill, ha portato alla fama internazionale. In questo caso la regia di Dalla, giocata sulla espressività gestuale della Commedia dell’Arte (senza maschere), e la capacità gestionale delle voci che si rivela determinante, quasi come ‘presenza scenica’ incorporea, alquanto commisurata alla dimensione ‘infuocata’ dei personaggi, più che alla loro dimensione teatrale.

Locandina dello spettacolo.
Locandina dello spettacolo.

Con “Tosca, amore disperato” (2004), siamo alle battute finali. Lucio Dalla porta in scena l’Opera italiana di Puccini nella rivisitazione in chiave ‘musical’ (opera popolare) con Rossano Galatone e Rosalia Misseri, Vittorio Matteucci, Iskra Menarini, Attilio Fontana corpo di ballo e orchestra tutto ‘live’. L’opera musicalmente riscritta con nuove partiture e canzoni e diretta da Lucio Dalla, è andata in scena al Gran Teatro di Roma, dove una folla straripante ha decretato uno straordinario successo. Oltre 15.000 spettatori hanno assistito alle cinque serate dal 24 al 28 novembre in cui si è ripetuto il copione di una “standing ovation” spontanea che, nell’ultima rappresentazione di domenica sera, è arrivata al culmine di un applauso durato 30 minuti.

“Così come la Tosca pucciniana conobbe nella sua città, Roma, il vero successo solo mesi dopo il debutto, lo stesso singolare destino sembra aver avuto questa Tosca dalliana, oggi riconosciuta capolavoro mondiale del teatro contemporaneo. “Tosca” ha poi ripetuto il successo nei Teatri e Palasport italiani ed internazionali: in particolare a Mosca, Vienna, Budapest e a Broadway per una definitiva consacrazione del suo autore quale regista di teatro. E che teatro, difficilissimo lasciatemelo dire.

Locandina dello spettacoloò.
Locandina dello spettacoloò.

“Amore disperato”


Che cosa vuoi sapere, è meglio non sapere
(Che cosa vuoi sapere, è meglio non sapere)
L'amore che mi chiedi non può finire bene
Non può finire bene
Il cielo non lo vuole
Ha le nuvole in catene
Non fa più uscire il sole
Senza vento e senza vele
Il tuo amore non si muove
E' fermo come un sasso
Anche il sangue nelle vene
E' amore in mezzo al ghiaccio,
Nel guanto del potere
Un cuore che è vigliacco
E non sa volere bene
Prende le vite con un braccio
Le tiene chiuse al buio,
coperte da catene
Coperte da catene
C'è un segno corto e chiaro
Laggiù nella tua mano
E' l'ombra del destino
Che come un frutto acerbo
O la prima stella del mattino
Rende l'amore eterno
Amore disperato
Amore mai amato
Amore messo in croce
Amore che resiste
E se Dio esiste
Voi, voi
Vi ritroverete là, là
Amore
Inizia la partita
Il diavolo vi sfida
Gli artigli del potere
Che come nera neve
Il lutto di una chiesa
Una candela accesa
Amore disperato
Amore mai amato
Amore messo in croce
Amore che resiste
E se Dio esiste
Voi, voi
Vi ritroverete là, là
Amore.


Ciao, Lucio, un assoluto numero uno.


Per questo testo: (Edizioni Pressing LIne srl)

Per tutti gli altri testi riportati

(Edizioni Universdal Music Publishing Ricordi)

Altri testi su: http://www.angolotesti.it/L/testi_canzoni_lucio_dalla_1542/testo_canzone_amore_disperato_40737.html
Tutto su Lucio Dalla: http://www.musictory.it/musica/Lucio+Dalla

Per tutte le altre info su Lucio Dalla: Google - Wikipedia


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