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Una storia di OrnellaStocco

Questa storia è presente nel magazine PassioNataMente

Storia di Veronica

388 visualizzazioni

10 minuti

Pubblicato il 01 febbraio 2021 in Thriller/Noir

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Una cosa era certa: non passava inosservata.
Entrò nel locale con l'incedere elegante di un felino.
Leggings in eco pelle nera, camicia in seta bianca scollata quanto basta per mettere in evidenza un immacolato reggiseno. Tacco dodici. Nessun gioiello.
Qualsiasi cosa preziosa su di lei avrebbe perso ogni significato.

Il " Boudoir" quella sera era più affollato del solito. Clientela raffinata ed esigente che nei fine settimana transitava da quelle parti per fare le conoscenze giuste.
E Veronica era una che di cose giuste ne aveva parecchie.
Si diresse con la sicurezza di chi non teme rivali verso il bancone del bar.
-Dammi il solito Roby.
-Questa sera ti trovo splendida...
Roberto allungò alla ragazza il suo cocktail preferito: Mojito senza ghiaccio. Conosceva perfettamente i gusti della cliente. Per un barman preparare un cocktail senza ghiaccio era un'incongruenza, ma alle incoerenze di sua sorella Roberto era abituato.
-Mi faccio un giro, buon lavoro e non fare tardi, lo sai che la mamma non prende sonno finché non arrivi.
-Va bene sorellina, fai attenzione, questa sera gira gente strana...
Veronica incollò la sua bella bocca sul polpastrello dell'indice, appoggiandolo poi sulle labbra dell’adorato fratello. Due anni di differenza. Due padri diversi.

Con il bicchiere in mano si trasferì all’esterno del locale; la piscina, nascosta nel verde del finto paesaggio tropicale, creava suggestivi giochi di luce. Estate stava finendo, le palme di plastica ondeggiavano sospinte da un venticello prematuramente autunnale.

Lo sguardo profondo di Veronica vagava tra le persone sedute ai tavolini, scelse una chaise longue in finto midollino. Con movimenti sinuosi, studiati nei minimi particolari, si sdraiò sui morbidi cuscini.
Classe ed eleganza erano le sue carte vincenti. Da qualche tempo sceglieva quella postazione, perfetta per attirare su di sé sguardi maschili, senza eludere quelli femminili. Piaceva alle donne. Era successo due mesi prima. Le serate afose, seducenti e maliziose invogliavano a tuffi nell’acqua fresca. Alcune coppie ballavano a bordo piscina mentre Veronica osservava quel mondo al quale si concedeva solo di notte. Sotto il tubino nero indossava un femminile costume intero. La voglia di un tuffo l’aveva colta mentre sorseggiava un “intruglio” creato dal fratello. Canzoni melodiche degli anni ‘80 facevano da sottofondo a quelle notti imbottite di calde emozioni. Una ragazza si era avvicinata, un bicchiere in una mano, nell'altra una sigaretta. Veronica la guardò incuriosita. Era giovane e bella come tante ragazze che abitualmente affollavano il locale. Con lo sguardo fisso sulla scollatura, la ragazza dai lunghi capelli biondi si sedette accanto a lei.

-Ciao, mi chiamo Francesca, ti sto osservando da quando sei entrata e mi è venuta una gran voglia di baciarti…

Veronica avvertì il calore di una mano sulla coscia. Rimase impassibile. I suoi occhi chiari erano fissi su un punto preciso, fermi come l’acqua in attesa della mossa successiva. Tutto sembrò fermarsi. La musica. Il vociare. Persino l’aria si era improvvisamente chetata, nemmeno un refolo di vento a smuovere foglie plastificate.

Uno sfiorare di labbra. Accondiscendente e voluttuosa aveva lasciato a quella ragazza la conduzione del gioco. Il tocco delicato della lingua sconosciuta la colse in un possibile eccitamento.

Per un attimo pensò di lasciarsi andare. In fondo, l’esperienza saffica le mancava, ma a lei piacevano gli uomini e si trovava in quel posto per quel motivo. Lasciò la sua giovane amica, si tolse il vestito e si tuffò in piscina. L’emozione di un attimo prima non l’aveva lasciata indifferente, si accorse di avere il fiato corto, il viso accaldato. Decisamente aveva bisogno di una nuotata rinfrescante. Il turbamento che aveva provato era fuori da ogni logica. Ma la logica, si sa, ha poco a che fare con i sofisticati meccanismi dell'erotismo.

Al “Boudoir” era conosciuta e molto ambita. Lei non sceglieva mai a caso. Le bastava una sola occhiata per diagnosticare la sua prossima storia. Storie dal decorso breve, brevissimo.
Una notte. Al massimo due, se il cliente era all'altezza.
-Quanto vuoi?- Si sentì chiedere
-Sai, per me non è mai una questione di prezzo... - Rispose annusando l'aria.
Il profumo. Lui doveva avere un buon profumo, quello era il biglietto da visita per presentarsi a lei e avere qualche chance. Poi guardava le scarpe.
Sneaker Gucci.
Sì, le piaceva.
-Mi chiamo Marco, sono di Milano.
Le luci riflesse sulle onde artificiali, illuminavano la notte e gli occhi di Marco.
-E io sono Veronica.
-Ti porto qualche cosa da bere, poi ce ne andiamo.
Marco si dimostrava deciso. Lei adorava gli uomini decisi e ricchi e belli e lui sembrava l'indiscusso proprietario di tutto quel prezioso bagaglio. L’ambiente poco illuminato non permetteva di visualizzare bene il volto dell’uomo ma, con quel modo di fare, con quel tono di voce caldo e avvolgente, un’età attorno ai sessanta, poteva essere un’ipotesi convincente. Ipotesi suffragata dal fatto che la maggior parte dei suoi clienti rientravano in quel target di età. Anno più, anno meno.
L’uomo maturo, elegante e dal buon profumo, tornò tenendo in mano due bicchieri, il sorriso di chi sa quello che vuole. E lo vuole subito. Le mise in una mano il flute, nell'altra una pastiglia.
-Non prendo questa roba.
-Dai, che dopo ci divertiamo.
-Senti, per divertirmi mi bastono due cose, se le hai bene altrimenti amici come prima.
Marco adorava le donne che sapevano tenergli testa. Ne aveva le scatole piene delle segretarie che gli sbavavano dietro e avrebbero fatto qualsiasi cosa pur di compiacerlo. Ne aveva le scatole piene anche di Anna, sua moglie, trent’anni di matrimonio lo avevano reso apatico, stanco e annoiato. Quella sera voleva divertirsi e Veronica lo stava stuzzicando con il suo bel corpo ma soprattutto con il suo temperamento.
-Va bene mia regina hai vinto tu.

Con fare elegante tolse dalle mani di Veronica il bicchiere con lo champagne appoggiandolo sul tavolino, fece scivolare la pastiglia dentro le bollicine.
-Vieni qua che ti assaggio un po'.

Strinse a sé la giovane donna assaporando quel corpo morbido, pregustandone il sapore sensuale. Lei appoggiò il capo sulla spalla e si lasciò trasportare dalla musica, dalla brezza settembrina e dal buon odore di Marco.
-Ora bevi lo champagne, voglio passare tutta la notte con la mia regina di cuori.
La breve risata di Veronica si diffuse nell'aria.
-Allora brindiamo alla nostra notte e a quello che porterà.
L’allegro tintinnio del cristallo risuonò come buon auspicio.
La prese per mano.
-Andiamo a casa tua?
- Per una notte sono mille euro.
L'appartamento di Veronica era a sua immagine e somiglianza. Classe, originalità si mescolavano con armonia sotto l’opulente lampadario a gocce nero. Come le lenzuola di seta.
Gli specchi non mancavano creando effetti scenografici degni di un set cinematografico. Lei del resto in quelle stanze si sentiva la protagonista di una vita che ancora non era riuscita a sorprenderla.
Marco la prese tra le braccia, con delicatezza l'adagiò sulle preziose lenzuola.


Lentamente le aprì la camicetta, sfilò i leggings lasciandola con la biancheria immacolata. Sotto le sue mani la pelle scivolava come la seta. Morbida e calda, leggermente abbronzata. L’uomo si soffermò un attimo ad ammirare quel corpo perfetto, Veronica ne approfittò e con scatto felino si mise sopra di lui. Amava quella posizione di dominio. La dolcezza del suo volto, in quei momenti, si trasformava, assumendo l’espressione di una misteriosa creatura. Voleva condurre lei la situazione, per soddisfare, prima di tutto, il suo piacere. Egoista. Spudorata. In pochi minuti riusciva a stupire l’uomo di turno che non poteva fare altro che sottostare al sottile, piacevole gioco della seduzione. Baci lenti e carezze azzardate sembravano essere molto graditi a Marco che iniziava a mugolare sotto la passionalità di Veronica.

I loro corpi divennero un tutt'uno, palpiti e sospiri si susseguivano nella danza sensuale di un rapporto consumato per soldi e per noia.

Da anni lui e Anna non condividevano più il talamo nuziale.
Perché rimaneva ancora con lei?
-Sei stata fantastica mia regina.
Queste le ultime parole udite da Veronica prima di piombare in un sonno profondo. Un sonno sintetico.
Un ronzio, come se arrivasse da molto lontano, la svegliò. La testa le girava ancora e non ricordava nulla. Si vide nuda sotto le lenzuola fradice. La stanza era avvolta in un silenzio surreale interrotto da quel vibrare fastidioso. Confusamente si alzò cercando di capire da dove provenisse quel suono. Inciampò su un paio di scarpe da uomo. Le sembrò di averle già viste. Dove? Il telefono continuava a vibrare. Un rumore insopportabile per la sua testa che sembrava sul punto di scoppiare. Di chi era quel telefono? E perché c'era tutto quel disordine? Cercò il suo cellulare nella borsa per capire che ore fossero. Che giorno era? Dovette reggersi ai mobili perché la mollezza alle gambe non le permetteva una perfetta deambulazione. Sulla poltroncina giacevano una giacca scura, pantaloni neri classici, camicia da uomo. Di chi erano quei vestiti? La suoneria proveniva dalla tasca dei pantaloni. Estrasse l’Iphone. Venti chiamate perse. Anna. Cinque del mattino. Un conato di vomito la costrinse a correre in bagno.
Tornò, si abbassò per recuperare le sue scarpe finite sotto il letto e lo vide.

Immobile. Nudo. Freddo. Mio Dio! Questo è morto.
Panico. Adesso cosa faccio? Roberto, chiamo Roberto. Il tremore alle mani era così forte da riuscirle faticoso comporre il numero sulla piccola tastiera. Il cellulare di Roberto dava spento. Veronica non capiva più niente. Non sapeva cosa fare. Il telefono continuava a vibrare. Anna. Sempre lei. Chi era Anna? Perché si trovava con un cadavere nella sua camera?
Calma, devo stare calma. L'unico pensiero che riusciva a comporre in quel momento era l’immediato spostamento del corpo. Una doccia, devo farmi una doccia. Indossò un accappatoio candido. Tornò a controllare il corpo. Era sempre lì, immobile. Freddo.

Mio Dio. Mio Dio. Proprio a me doveva capitare? Lo faccio a pezzi e lo metto in un sacco. No, troppo sangue, non sopporto la vista del sangue.
Camminava avanti e indietro a piedi scalzi, sempre più confusa. Spaventata. Stava male. Lei in vita sua non aveva mai preso niente, niente canne, niente fumo. Un dolore lancinante al ventre la fece correre di nuovo in bagno. Sudava freddo. Tremava. I battiti erano a mille. Si sentiva impotente. Sarebbero arrivati i carabinieri, l'avrebbero portata in prigione. Cercava di immaginare il dolore di Roberto. Di sua madre. Di chi le voleva bene.
Improvvisamente si sentì sporca. Impreparata. Incapace.
Ho solo venticinque anni e la mia vita finisce qui.
Si avvicinò alla portafinestra scorrevole. Appoggiò le labbra violacee sul vetro, sentiva che stava per svenire e che la vita la stava abbandonando. Con grande sforzo avvicinò le labbra al polpastrello dell'indice poi lo appoggio all'impronta sul vetro. Addio Roby, sei l'unico uomo che ho amato.
Il suo terrazzo era il suo posto preferito, ci stava bene con le piante di rose appena sfiorite e le candele da accendere nelle notti di fine estate. Un giorno era appena iniziato.
Un tonfo sordo.

Dalla portafinestra entrava l'aria fresca di un'alba come tante di un giorno come un altro.
Gli occhi di Marco si aprirono con innaturale lentezza. Che cosa era successo? Perché si trovava steso sul pavimento, nudo e freddo come il marmo? I ricordi nella sua mente si schieravano in disordine. Un telefono vibrava. Trascinandosi arrivò a prendere il cellulare che stava per terra, vicino alla poltroncina. Pantaloni neri in eco pelle, camicetta bianca, scarpe rosse. Veronica!

La prima cosa che doveva fare era telefonare ad Anna. Trenta telefonate perse.
- Anna, sono io... scusami, ho avuto un piccolo incidente con l’auto...una botta in testa...credo di essere svenuto, no, non sono all'ospedale, sì lo so dovevo avvisarti del ritardo ma ecco, mi ero fermato a bere qualche cosa con alcuni amici incontrati per caso...va bene cara, ho capito sei arrabbiata...no, non mi sono fatto niente, ho solo molto freddo e sono confuso...sì tra un po' sono a casa. Certo cara, lo sai che ti amo.


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