scrivi

Una storia di IvanBerardi

Scomparsa

261 visualizzazioni

14 minuti

Pubblicato il 06 novembre 2018 in Thriller/Noir

Tags: #Paranormale #humor #Lgbt #Giallo

0

Gli avvenimenti descritti nelle prossime pagine sono stati riportati cercando di rispettarne la cronologia. Un compito ingrato, come vedrete.

Per il lettore che forse è nuovo nel mondo in cui si muovono alcuni dei protagonisti delle pagine seguenti, mi permetto di offrire dei chiarimenti.

Il termine Drag queen viene utilizzato per definire intrattenitori maschili il cui alter ego è una figura femminile le cui caratteristiche fisiche vengono accentuate con parrucche, imbottiture strategiche ed un astuto uso del make-up.

Le Drag Queen non sono da confondere con transessuali, transgender o travestiti, sebbene in alcuni casi le sfumature tra questi mondi non siano così nette.

Spesso usano tra loro un linguaggio volgare che potrebbe sembrare addirittura irriverente per chi sia estraneo a questo mondo. In realtà fa tutto parte di una ben oliata tradizione: una forma di comunicazione tanto eccessiva quanto la loro apparenza.

Spesso gli artisti Drag continuano ad essere riferiti, e a riferirsi tra loro, con pronomi femminili anche quando non in costume. Questo fa si che la narrazione seguente abbia adottato la stessa flessibilità usando di volta in volta il pronome che sembrava più esprimere lo stato d'animo di un determinato personaggio in un determinato momento.

La parola pota, nel parlato bresciano, può essere utilizzata per esprimere stupore, per riaffermare qualcosa, per incitare o semplicemente per dare un certo tono ad una qualsiasi espressione. Un equivalente di: caspita, certo, allora, dai!, suvvia etc.. etc..





26 Novembre ore 22.45


'Oh oh...

C'è qualcuno? Mi sentite? Aiuto!'


'Titti sei tu?'

'No sono tua zia! Certo che sono io! Omiodio omiodio omiodio!'

'Titti! Sono Carlo, ascolta, calmati, ti ricordi di Ubalda la Sensitiva?...'

Silenzio.

'Titti! Non è il momento di fare le permalose!'


Il viso angolare di Ubalda La Sensitiva, fin lì irrigidito dalla terrore, si ridisegna con un corruccio infastidito, poi compiaciuto che torna quindi al panico quando la sua bocca comincia nuovamente a muoversi indipendentemente dalla sua volontà e come prima è la voce di Titti ad uscirne:

'Sì che me la ricordo, quel baraccone! Chi se la dimentica? Non ditemi che è tutto quello che siete riusciti a trovare!'

La diatriba fra Titti LaThai ed Ubalda La Sensitiva risale alla notte dei tempi, o meglio a cinque anni prima quando quest'ultima era riuscita a bloccare tutti i venerdì di ottobre del DRAGhiAMO, un locale sul Garda che ogni sera proponeva uno show diverso di artisti drag queen.

La Sensitiva era riuscita a convincere i proprietari del locale che il suo spettacolo meritasse di essere spostato al venerdì sera.

Questo show consisteva in una bizzarra fusione di chiromanzia, performance in playback e sedute spiritiche durante le quali Ubalda si metteva in contatto con i cari defunti che ovviamente erano impazienti di comunicare le loro banalità ai membri del suo affezionato pubblico.

I sabati sera erano invece rimasti stretti nelle mani di Gloria Hole che a tener strette le cose era sempre brava.

Così Titti, assieme alle sue Tre Languide si era vista declassare al mercoledì e questo a Ubalda non l'ha mai perdonato.

'Titti...' È ancora la voce di Carlo che cerca di farle capire cosa stia succedendo.

Con Carlo sono amici da anni, da quando si erano conosciute nel circuito delle drag queen. Carlo, in arte Lola La Trofia, è la roccia su cui Titti sa di poter contare.


'O quella zoccola mi chiede scusa o alzo le tende subito!' La Sensitiva non sembra aver gradito quell'essere definita un "baraccone", soprattutto quando il suo essere lì, nello studio artistico di Stefania, è ben lungi dall'essere una sua decisione.


Anzi si sente un po' come la vittima di un'imboscata: un'ora prima aveva finito uno show in un locale in periferia ed era tutta contenta perché seduto in prima fila aveva visto Carlo. Questi, che come Lola La Trofia era di una bellezza statuaria, nei panni civili non poteva che essere paragonato ad un bronzo di Riace. Calvo, ma sempre un bel bronzo.

Quando lo spettacolo era finito Carlo aveva fatto un cenno col dito invitandola a sedersi accanto a lui. Allo stesso tavolo era seduto un altro bell'uomo che venne introdotto come Sergio, un amico, e per un momento La Sensitiva si era sentita tutta calda e impacciata pensando a quali delizie i due avrebbero voluto introdurla.

Invece si era sbagliata.

Le avevano detto che stavano andando di fretta, che era un'emergenza e la macchina li stava aspettando fuori. Aveva avuto solo il tempo di togliersi la parrucca.

Prima però le avevano chiesto se i suoi poteri fossero tutta una balla o ci fosse qualcosa di fondato.

'Bè sono nata settimina e mia nonna leggeva le carte...' era stata la risposta evasiva di Ubalda.

Ma al momento era tutto quello che avevano a disposizione e dovevano accontentarsi.

Carlo le aveva promesso che per compensarla avrebbe fatto una serata duetto con lei, e La Sensitiva già stava ad immaginarsi la fila che avrebbe fatto il giro attorno all'isolato. Quindi, parrucca in mano, tunica e zeppe vertiginose aveva seguito i due nel parcheggio dove li attendeva una donna alla guida di una Panda gialla.

Durante il breve tragitto, Ubalda La Sensitiva era stata messa messa al corrente dei fatti.


Titti!

Ubalda non ci aveva potuto credere che tutto quel cancan fosse per quella zoccola di Titti!

Era sparita da quasi tre giorni.

'Quando diciamo sparita, intendiamo proprio S.P.A.R.I.T.A! Un attimo prima era lì e poi puff scomparsa!' Le aveva spiegato Carlo.

Titti era passata dallo studio di Stefania per finalizzare le ultime cose prima che questa partisse per la Nuova Zelanda con sua moglie: la Giovanna che stava guidando, e che in quel momento non sapeva se essere più preoccupata per la luna di miele, mancava poco più di una settimana, o la sparizione di Titti e quindi aveva deciso di preoccuparsi per entrambe le emergenze allo stesso modo.

Titti avrebbe dovuto prendere le chiavi della villetta in cui le due vivevano e per tre settimane avrebbe abitato lì facendo da cat e house sitter.

Giovanna, che era nello studio al momento della scomparsa, aveva spiegato i dettagli: 'Titti era venuta per prendere le chiavi. Per la verità dovrei dire Ciuciai era venuto a prendere le chiavi: non era in costume drag. Lo sai che il suo nome è Ciuciai, vero? È thailandese.' Aveva chiesto ad Ubalda che si trovava seduta accanto a lei.

'D'ora in poi la chiamo Titti che Ciuciai non è il massimo.' Aveva continuato Giovanna mentre Ubalda il cui vero nome era Ubaldo annuiva pensando fosse meglio tralasciare.

'Nel momento in cui Titti aveva messo piede nello studio, a parte lamentarsi perché era all'ultimo piano senza ascensore, aveva cominciato a dire di sentirsi poco bene. Diceva che le girava la testa e le mancava il respiro. Io e Stefania pensavamo che fosse per via delle scale, certo che sembrava eccessivo.'

Giovanna aveva guidato facendo attenzione alla strada: pioveva e la Panda, affollata, si stava trasformando in una sauna. Aveva abbassato il finestrino ricevendo uno sboffo di dissenso dalla Sensitiva che si era raccolta la tunica attorno alla gola.

Però era curiosa: 'E allora?' Aveva chiesto impaziente.

'Le avevamo detto di sedersi e bere un po' d'acqua, che magari le sarebbe passata. Ma sembrava che Titti non ci stesse più ascoltando: all'improvviso era solo interessata ad una vecchia foto della palazzina che avevamo poggiato sul tavolo.'

Sergio l'aveva interrotta: 'Gliela avevo data io. L'avevo trovata tra le cose di mia nonna. È una scorcio vecchio della via e c'è anche la casa con lo studio.'

Giovanna aveva allora continuato: 'La Titti si era alzata per prenderla e se la stava girando fra le mani. Solo che più se la faceva girare in mano più sembrava che stesse male: tossiva e quando la smetteva sembrava davvero non riuscisse a respirare.'

La Sensitiva ascoltava attenta, deliziata all'idea della Titti in iperventilazione.

'La Stefi le aveva chiesto se volesse che chiamassimo l'ambulanza. Ma Titti aveva risposto che voleva usare il bagno. Sembrava una richiesta strana da parte di uno che aveva problemi respiratori, ma che ne so, forse erano i sintomi di qualche intossicazione alimentare e stava per vomitare.'

La Sensitiva aveva reagito arricciando il naso in disgusto.

'E quella è l'ultima volta che abbiamo visto la Titti: era entrata in bagno, aveva chiuso la porta e noi aspettavamo. Dopo un po' abbiamo cominciato a chiamarla, anche con il suo vero nome in caso avesse più effetto, ma niente. Alla fine mi ero decisa ad aprire la porta ma il bagno era vuoto!'

Erano arrivati. Giovanna aveva parcheggiato in piazza Cesare Battisti e spento il motore.

Ubalda aveva posto la stessa domanda che avevano già fatto gli altri: 'La finestra?'

'Non c'è nel bagno: solo lo sbocco dell'aria.'

'Sì ma quella è magra come la fame.' Aveva insistito La Sensitiva

'Non così magra! Andiamo che poi ti facciamo vedere e ti spieghiamo il resto.'

Ubalda aveva sbuffato ancora con impazienza.

Prima che uscissero dalla Panda qualcuno le aveva dato un consiglio pratico: 'Se fossi in te mi toglierei le zeppe.' Sergio aveva infatti notato i piedi di Ubalda e pensando alle scale che portavano allo studio aveva suggerito: 'Hai qualcosa di più adatto nella sacca?'.

Ubalda era sembrata reticente, ma alla fine aprendo la sacca ne aveva estratto un paio di scarpe da ginnastica rosa con la scritta STAR in diamantini.

Avevano camminato velocemente, in silenzio. La pioggia era solo fastidiosa però, essendo quasi fine novembre, anche particolarmente affilata.

Erano scesi da via S.Faustino e poi, tagliando attraverso vicoli scuri, avevano raggiunto via Borgondio e la palazzina settecentesca di quattro piani con lo studio all'ultimo.

Ubalda si era portata istintivamente le mani alla gola quindi, incoraggiata dagli altri aveva varcato la soglia del portoncino, quasi fosse l'armadio di Narnia ed aveva cominciato a salire le scale facendo attenzione ai gradini che si vedevano a mala pena nella penombra generata dalla luce fioca dei pianerottoli.

Avevano raggiunto l'ultimo piano trovando la porta dello studio aperta. Ubalda vi era arrivata affannando e maledicendo il fatto di aver accettato di partecipare a quest'incontro, qualsiasi cosa esso fosse.

Una volta entrati, il piccolo spazio aveva mostrato immediatamente le sue limitazioni presentandosi scomodamente affollato, quasi qualcuno avesse deciso di fare una festa a sorpresa. Una festa incredibilmente tranquilla però, una di quelle in cui la gente bisbiglia e non c'è musica. Una donna era andata a socchiudere la porta del terrazzino per fare circolare un po' d'aria.

Erano state fatte delle presentazioni veloci: sul divano c'erano Leonarda e la sua ragazza, Michela; Luke, il marito di Sergio, era seduto alla scrivania e Stefania la moglie di Giovanna e proprietaria dello studio d'arte era nel cucinotto a preparare del caffè.

Ubalda si era trovata così al centro della stanza. Osservata. Non era da lei, ma per un attimo si era sentita a disagio con il viso ancora coperto da quel trucco pesante, senza parrucca così da rivelare i capelli radi e con riporto. Per non parlare delle collane con talismani esoterici che si era messa attorno al collo per lo spettacolo. Le unghie smaltate di viola, lunghissime e rigorosamente in acrilico e quella tunica nera che, senza le zeppe, le ricadeva tutt'attorno come una macchia d'inchiostro, chissà quante volte vi aveva inciampato salendo le scale ed imprecando contro Titti.

Era rimasta così ad osservare questo pubblico che la stava studiando, poi si era portata le mani sui fianchi e quasi sfidando i presenti aveva esordito con un: 'Dunque?'

Stefania le aveva chiesto quanto sapesse già, quindi l'aveva messa al corrente del fatto che la polizia era già stata avvertita. Ovviamente non avevano potuto dire alla polizia che Titti era scomparsa così...nel cesso! Quindi le forze dell'ordine avevano deciso che al momento non avrebbero reso pubblica la notizia perché, per quanto ne sapessero, nessuno poteva essere sicuro che il Signor Ciuciai Supsampantuwongse, ci avevano messo un po' per stabilire il cognome, fosse realmente sparito e non andato in vacanza o in qualsiasi altro posto dove il Signor Supsampantuwongse avesse deciso di andare.

Ubalda che aveva ascoltato intrigata, si era messa a ridere pensando di non aver mai sentito la parola Signor associata a Titti, poi si era ricomposta non essendo completamente certa che tutta quella storia non fosse altro che una messa in scena; un piano ideato dalla perfida Titti per prendersi gioco di lei. Una vendetta. Certo che come piano era abbastanza elaborato.

'E io cosa centro?' Aveva chiesto confusa facendosi spazio sul divano.

'Titti sta cercando di comunicare con noi! A meno che non si tratti di uno scherzo di cattivo gusto...' Era Leonarda che aveva risposto. Aveva poggiato la mano sula gamba della Sensitiva per dare più enfasi e La Sensitiva a cui non piaceva essere toccata l'aveva rimossa come se si trattasse di un'animale fastidioso aggiungendo: 'Scusa cara, sono fatta così.' La secchezza con cui l'aveva detto, però, aveva immediatamente fatto intendere a Leonarda che se la mano l'avesse messa lì Carlo la reazione sarebbe stata diversa.

Carlo allora, forse capendo di essere l'unico in grado di persuadere La Sensitiva, aveva preso in mano le redini della narrazione.

Le aveva spiegato, che da quando Titti era sparita, quella fotografia di via Borgondio aveva assunto una vita tutta sua. Ma come si faceva a spiegare una cosa così? La soluzione venne offerta dalla foto stessa che ora era sul tavolino vicino al divano. Aveva cominciato a vibrare, lievitando poi nell'aria per calarsi sulle gambe di Ubalda.

Ubalda aveva reagito stringendo le mani di Leonarda che si era così sentita rivendicata.

Ma c'era dell'altro, le avevano spiegato: il giorno prima Carlo aveva ricevuto un messaggio sul cellulare, apparentemente mandato dal telefono di Titti, in cui questa gli chiedeva di trovare un medium e di prepararsi per una seduta a mezzanotte. Cioè da lì a pochi minuti.

'E così avete pensato a me!' Intonò La Sensitiva sentendosi tutta importante.

'Sì, subito.' Le aveva risposto Carlo nascondendo il fatto che i più famosi medium bresciani a cui si erano già rivolti avevano tutti rifiutato l'invito, chi perché già occupato, chi a causa dell'orario e chi perché non avrebbe consultato la sua sfera per meno di mille euro all'ora.

Poi Carlo le aveva spiegato che nelle settimane precedenti a quell'evento una serie di fenomeni paranormali avevano già interessato chi le stava attorno in quel momento: Sergio con il fantasma della ragazza suicida, Leonarda e Michela con la loro avventura inglese e Stefania con l'incontro nella radura del bosco.

Era come se i presenti, o almeno alcuni tra loro, pur non avendo alcun interesse nel reame del paranormale, si fossero trovati ad essere un canale attraverso il quale questo reame si stava esprimendo.

Ed in quel momento Ubalda aveva cominciato a pensare che forse il duetto con Lola La Trofia avrebbe potuto attendere.

Ma Carlo essendo Carlo, con quel suo saper scegliere le parole giuste, quella voce profonda, gli occhi che la guardavano dritta nell'anima ed i muscoli ben visibili sotto la camicia stretta stretta, era riuscito a convincerla.

Avevano portato il piccolo tavolo del cucinotto nel centro della stanza.

'Bisogna spegnere la luce?' Aveva chiesto qualcuno, e tutti si erano messi a guardare Ubalda.

'E io che cazzo ne so secondo voi? Mica sono Solange!' Aveva risposto con rara onestà roteando gli occhi spazientita.

Stefania: l'artista, aveva allora deciso di curare la scenografia dell'evento. Avevano preso delle candele, chiuso le porte e spento la luce. Con sedie e sgabelli si erano tutti seduti attorno al piccolo tavolo. Ubalda aveva deciso allora di mostrare un qualche entusiasmo estraendo dalla sacca i suoi tarocchi, dell'incenso e, ricevendo un generale mormorio di approvazione, anche una sfera di cristallo che però, ad ispezione più accurata, si rivelò essere di plastica.

Seguendo un rituale che si stava ovviamente inventando sul momento, Ubalda aveva acceso l'incenso, posato la sfera su di un foulard nero ripiegato su sè stesso, distribuito i tarocchi a ventaglio e recitando dei suoni privi di alcun senso aveva preso la foto vagante posandola sotto un bicchiere nel mezzo del tavolo.

Avevano unito le mani come nei film lasciando che i mignoli si toccassero. Carlo, essendo la persona più vicina a Titti e quella che meglio sapeva relazionarsi a Ubalda era stato scelto come interlocutore.

La Sensitiva aveva dunque liberato la foto da sotto il bicchiere tenendola stretta affinché non scappasse. Le era sembrata incredibilmente calda al tatto e stava vibrando impercettibilmente.

Silenzio.

Quindi Carlo, non senza sentirsi stupido, aveva chiesto: 'Ci sei Titti? Ci senti?'

Silenzio ancora, poi la fotografia si era messa ad ondeggiare nell'aria, mentre Ubalda, esterrefatta la teneva stretta per un angolo.

Ma quello non era nulla se paragonato a ciò che era accaduto un attimo dopo e che ci riporta all'inizio di questo capitolo.

La bocca della Sensitiva si era aperta e poi articolandosi per conto suo aveva emesso dei suoni comprensibili anche se la voce che ne era uscita non era la sua ma quella di Titti:

'Oh oh...

C'è qualcuno? Mi sentite? Aiuto!'


Continua....

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×