scrivi

Una storia di Brividogiallo

Questa storia è presente nel magazine Vari volti dell'amore

Il coraggio di Melanie

“Non ti arrendere mai. Di solito è l'ultima chiave del mazzo quella che apre la porta.”           PAULO COELHO

148 visualizzazioni

43 minuti

Pubblicato il 16 gennaio 2021 in Storie d’amore

0


Harrow, 1843



Melanie era seduta sul grosso baule dove aveva riposto tutte le sue poche cose, la testa tra le mani e l'espressione assente.

"Forza, signorina Melanie cercate di tirarvi un po' su. Capisco che ora vi sembra che il mondo vi cada sopra la testa ma non è abbattendovi in questo modo che si risolveranno i problemi."

Melanie era una giovane di appena diciannove anni e l'unica persona che era rimasta a far parte della sua vita era Emily, la cameriera che era a servizio della nobile famiglia Cavendish quasi vent'anni.

Il duca di Cavendish era stato un ricco proprietario terriero. Aveva molti possedimenti nella contea di Harrow e numerosi palazzi.

Era sposato con la contessa Lorena Whitelocke e avevano una splendida bambina, Melanie.

La bimba trascorse la sua infanzia nell'agiatezza, curata e amata dalla sua nurse e poi, quando iniziò l'età degli studi, fu seguita da un'istitutrice con cui aveva ancora ottimi rapporti.

Ma la la persona a cui era affezionata maggiormente, la sua confidente e consigliera era la sua cameriera personale, Emily Lisle, una giovane donna che ben presto imparò ad amare la sua piccola padrona, apprezzandone l'intelligenza viva e acuta dimostrata fin dalla primissima infanzia.

Col crescere, Melanie si dimostrò anche generosa e dotata di un carattere allegro e di una risata contagiosa.

I suoi genitori erano spesso in viaggio e portavano sempre con loro la piccola Melanie, sostenendo che viaggiare era più utile ed istruttivo che cento lezioni studiate su un libro.

La ragazza girò tutta l'Europa alle corti delle più grandi famiglie nobili e, oltre ad imparare ad apprezzare l'arte, imparò altre tre lingue.

Ma le belle favole non sono sempre a lieto fine.

Un brutto giorno, la contessa, mentre cavalcava il suo cavallo preferito, ebbe un tremenda caduta che le fratturò l'osso del collo.

Melanie aveva sedici anni quando sua madre morì ma ben presto capì che doveva soffocare il suo immenso dolore per prendersi cura del padre che sembrava impazzito al punto che smise di prendersi cura della figlia.

Ma Melanie non lo abbandonò mai, cercava in tutti i modi di farlo uscire da quel tunnel di disperazione nel quale era precipitato, senza ottenere i risultati sperati.

Il duca iniziò a bere smodatamente, era difficile trovarlo in un momento di sobrietà.

All'alcol si aggiunse anche il vizio del gioco.

Giocare cifre esorbitanti, mentre era completamente ubriaco, era l'unico sistema, per il duca, per non rendersi nemmeno conto di quel che faceva e per non sentire la solita, costante disperazione stringergli il cuore.

Melanie non riusciva a sopportare l'enorme cambiamento del padre, ricordava ancora com'era prima la contessa morisse, un uomo di bell'aspetto, sempre elegantissimo che dedicava la maggior parte della sua giornata ad occuparsi dei suoi affari, un uomo dedito al lavoro, da cui aveva tratto notevoli ricchezze, ed alla sua famiglia.

Passarono così ben tre anni, durante i quali il duca sprofondò sempre più in un abisso di sregolatezze e di degrado.

Anche fisicamente era irriconoscibile, sempre trasandato, invecchiato di colpo, non si prendeva più alcuna cura della sua persona né della sua salute. Aveva dovuto licenziare parte della servitù perché non poteva più permettersi di pagare loro gli stipendi e ben presto le finanze della famiglia si assottigliarono al punto che, in quella grande casa, rimase solo Emily per prendersi cura di Melanie.

Il duca non aveva più denaro per pagare nemmeno lei, ma riusciva sempre in qualche modo a rimediare le poche sterline che servivano per pagare Emily perché sapeva quando sua figlia avrebbe sofferto se fosse stata costretta a staccarsi da lei.

Una sera Melanie ed Emily erano sedute in uno dei salotti, dopo una frugale cena, quando sentirono un'esplosione provenire dal piano superiore.

Col cuore in gola, la ragazza corse su per le scale ed entrò nello studio del padre.

Il peggiore dei suoi timori si era avverato. Suo padre era riverso sulla scrivania, con ancora la pistola tra le mani e un rigagnolo di sangue che gli colava dalla tempia.


Emily sentì bussare al portone, aprì e vide Lord Cavendish, lo zio di Melanie che la squadrò con uno sguardo quasi di disprezzo, quindi chiese di vedere sua nipote.

Melanie e suo zio erano seduti ad un tavolo in uno dei salotti di casa Cavendish.

"Penso sia superfluo mettervi al corrente che vostro padre era fallito e che tutto quello che vedete intorno a voi, fuori e dentro queste mura, appartiene ai suoi creditori."

"Volete dire che non mi resta più nulla se non la rendita di cento sterline l'anno che mi ha lasciato la nonna e i miei gioielli?"

"Esattamente. Questa casa, le altre proprietà sparse sui suoi poderi e i poderi stessi, compreso il bestiame, occorreranno per saldare i debiti di vostro padre, semmai saranno sufficienti."

Melanie rimase qualche istante in silenzio, chiedendosi cosa ne sarebbe stato di lei e di Emily.

Emily! Anche a lei avrebbe dovuto rinunciare perché la piccola rendita di cui disponeva sarebbe bastata appena pagare gli stipendi di Emily e a lei non sarebbero rimasti nemmeno i soldi per mangiare.

"A cosa state pensando Melanie? A quanto sia stato dissoluto vostro padre? Al fatto che con i suoi comportamenti sciagurati non si è preoccupato del vostro futuro lasciandovi praticamente in miseria?"

"Papà non avrebbe mai dilapidato il suo patrimonio se fosse stato in se stesso e questo voi lo sapete bene! Lo conoscevate, era vostro fratello e sapete quanto me che l'improvvisa morte della mamma gli ha sconvolto la mente!"

"Comunque sia voi dovrete lasciare questa casa al più presto. Io e vostra zia Juliet vi prenderemo come ospite nella nostra casa e vi assegneremo un piccolo vitalizio, che, aggiunto a quello lasciatovi da vostra nonna, vi permetterà di soddisfare le vostre esigenze.

Inutile dire che non vi potrete più permettere di avere una cameriera personale ma sono certo che, all'occorrenza, vi accontenterete dei servigi di una delle donne che si occupano della nostra casa."



Melanie era distrutta dal dolore per tante perdite una dopo l'altra. Prima quella della sua mamma, poi il suicidio del suo adorato papà, la perdita di tutti i suoi beni e ora anche il dover rinunciare a Emily per andare a vivere da sola, in una casa dove era evidente, sarebbe stata accolta solo per dovere.

No, tutto questo era intollerabile. Non poteva far più niente per la morte dei suoi genitori e la perdita di tutte le sostanze ma ad Emily non sapeva e non voleva rinunciare, era rimasta l'unica persona al mondo che le volesse veramente bene.

"Emily!" la voce dolce ma decisa di Melanie si diffuse per i corridoi della grande casa.

"Eccomi signorina, avete bisogno di qualcosa?"

"Sì di parlare con voi. Non ho nessuna intenzione di andare a vivere a casa degli zii. Lui mi sostiene solo per un senso del dovere nei confronti di suo fratello ma non credo proprio che provi affetto per me mentre zia Juliet, mi detesta apertamente e so che se andassi a vivere lì sarei solo un peso per lei. In fondo solo la figlia del duca di Cavendish, colui che ha infangato il nome della famiglia dilapidando il suo ingente patrimonio in giochi d'azzardo, alcol e investimenti disastrosi quando non era più lucido e padrone della sua mente. Non potrebbe presentarmi in società precludendo così una mia eventuale sistemazione con un matrimonio che mi porterebbe via per sempre dalle loro vite e dalla loro casa."

Emily la guardò con tenerezza. Amava profondamente Melanie e vederla così giovane, inesperta e vulnerabile, alle prese con una situazione difficile e più grande di lei, la gettava nello sconforto. Doveva però cercare di reagire e far accettare alla sua padrona ciò che le appariva inevitabile, non vedeva alternative, per quanto si sforzasse di trovarle.

"Signorina Melanie, vedete qualche altra possibile soluzione? Io, sinceramente, non ne vedo.

Capisco il vostro il disagio all'idea di trasferirvi in casa di vostro zio ma non mi sembra che voi abbiate altra scelta."

"Invece sì Emily. So già che non approverai e mi sommergerai da un diluvio di rimostranze e disapprovazioni ma io ho già deciso e niente mi farà cambiare idea."

"Cosa avete in quella testolina ribelle Melanie? In tutta sincerità devo dirvi che temo le vostre parole."

"Dobbiamo renderci indipendenti, non voglio l'ospitalità di mio zio e tanto meno i suoi soldi.

Quindi ho deciso che dovremo trovare un lavoro nella stessa abitazione. Tu come cameriera qualificata e io come istitutrice."

"Spero non lo starete dicendo seriamente, signorina! Lavorare voi! La figlia del duca di Cavendish! Ma cosa direbbe la gente? Sareste sulla bocca di tutti e vi assicuro che non sarebbero teneri, soprattutto con vostro padre che vi ha messo in questa situazione."

"Ma noi non lavoreremo qui ma a Londra, dove mi conoscono solo per il mio nome ma nessuno conosce la mia faccia. Ovviamente io mi presenterò con un nome diverso, così che nessuno saprà mai chi sono veramente."

"Non avete proprio l'aspetto di una istitutrice, signorina, lasciatevelo dire. Vi si legge in faccia che siete di nobili origini, dal vostro portamento, dalla vostra cultura..."

"Basta Emily, queste sono solo sciocchezze. Vestirò in maniera adeguata al mio ruolo e mi comporterò come una qualsiasi istitutrice."

"Lasciate che vi dica che non avete pensato a qualcosa di fondamentale. Nessuno prenderebbe a servizio un'istitutrice e una cameriera qualificata senza referenze."

"Invece ho pensato anche a questo. Ricordi quando due anni fa papà, per distrarmi, ci fece andare a Roma e fummo ospiti del duca Torlonia? Sua moglie Teresa mi chiese di compilare degli inviti per un ricevimento che doveva dare. Ho controllato e in un vecchio cassettone ho ancora la cartella con una dozzina di fogli di carta intestata. Possiamo usare quelli."

"Ma signorina Melanie, intendete falsificare sia le referenze sia la firma della duchessa?"

"Certo, tanto lei non lo saprà mai e questo non le arrecherà alcun danno se sapremo comportarci bene nei nostri ruoli. Ora compilerò una referenza per me ed una per te. Quindi andremo in uno de quegli uffici dove procurano personale qualificato e speriamo che la fortuna ci assista e che troviamo una famiglia che ci assuma entrambe."


Il giorno dopo Melanie cercò nel suo armadio un abito il più modesto e sobrio possibile, mentre Emily, nel suo, ne cercò uno fra i più dignitosi.

Melanie aveva raccolto i suoi splendidi e lunghi capelli color biondo cenere in una severa crocchia che la faceva sembrare leggermente più grande di quanto non fosse ed aveva scelto un cappellino che le copriva parte del viso.

Arrivate a Londra, si recarono presso l'ufficio della signora Bornes che si occupava di reclutare personale da destinare alle case più importanti e facoltose di Londra.

La signora le fece sedere e chiese loro come potesse aiutarle.

"La mia amica Emily ed io abbiamo lavorato per due anni a Roma presso la stessa famiglia. Io come istitutrice e lei come cameriera qualificata. Ora siamo tornate in Inghilterra e vorremmo trovare un'occupazione qui a Londra ma desidereremmo continuare a lavorare insieme."

La signora Bornes la guardò con curiosità poi con aria perplessa disse ."Voi avete già lavorato due anni come istitutrice? Mi sembrate così giovane!"

Melanie sorrise e rispose :"Probabilmente, ma ho più anni di quanto possa sembrare. Queste sono le nostre referenze." disse per chiudere in fretta quell'argomento e porgendo alla signora due buste elegantemente decorate.

La donna le lesse attentamente poi alzò la testa e guardando le due donne disse :"Sono senz'altro delle ottime referenze. Non so però se c'è una famiglia che richieda entrambe le vostre mansioni. Fatemi controllare."

Prese un grosso libro e iniziò a leggere seguendo ogni riga con il dito.

Dopo un'attesa che a Melanie parve interminabile la signora Bornes sorrise e disse :"Indubbiamente siete state molto fortunate. Ho una richiesta per un'istitutrice e una cameriera ma non a Londra. È abbastanza distante da qui, a Westminster, circa tre ore di carrozza. Si tratta di una proprietà appartenente al duca di Seymour ad una decina di chilometri dalla città di Westminster."

"Oh ma per noi non ha importanza se si trova ad una certa distanza da Londra. Andrebbe benissimo."

"Capisco ma prima dovrete sostenere un periodo di prova sotto la direzione della governante del duca, anche se, con le vostre referenze, credo non ci saranno problemi."

Quattro giorni dopo, di mattina le forze dell'ordine arrivarono a casa di Melanie con l'intimazione di lasciare la proprietà ma Melanie non si fece trovare impreparata.

Aveva già fatto le valigie e lo stesso aveva fatto Emily.

Di primo mattino, avevano ricevuto una lettera dalla signora Bornes nella quale metteva a conoscenza le due donne che il duca di Seymour le attendeva in giornata.

Melanie aveva speso una cifra per lei importante per prenotare una carrozza veloce che le avrebbe fatte arrivare a Westminster prima del calare del sole.

La ragazza consegnò le chiavi all'ufficiale che aveva l'incarico di tenerle in consegna, un lacchè caricò tutto sulla carrozza e lei rimase qualche istante a guardare quella che era stata la sua casa da sempre e che ora stava per lasciare per sempre. Sentiva le lacrime bruciarle gli occhi ma si voltò risolutamente e salì sulla carrozza.


Le sterline che Melanie aveva speso per noleggiare quella carrozza si rivelarono soldi spesi bene.

Arrivarono a Seymour House alle quattordici, meno di quattro ore di viaggio.

La carrozza stava percorrendo un viale diritto e alberato quando, in lontananza, Melanie scorse un imponente castello e i raggi obliqui del sole, facevano brillare ogni finestra come se fossero tutte illuminate.

Aveva visto dimore bellissime in ogni luogo ove era stata ospite ma mai qualcosa di così sontuoso.

Quando la carrozza si fermò di fronte all'imponente entrata, uscirono tre uomini che aiutarono il lacchè a scaricare i bagagli e una ragazza, con la classica divisa da cameriera le accompagnò in un salottino, dicendo loro di attendere.

L'interno del castello, per quel poco che Melanie ebbe modo di vedere, non era meno del suo esterno.

"È talmente immenso che pensò avrò bisogno di una mappa, almeno per i primi giorni." pensò Melanie affascinata da tanta bellezza.

Dopo alcuni minuti una donna alta, di mezza età, completamente vestita di nero e dall'aspetto severo, entrò nella stanza.

Si avvicinò dicendo :"Vi do il benvenuto a Seymour House. Sono miss Graham e sono la governante di questa casa. Ho letto le vostre referenze e mi sembrano più che soddisfacenti ma voglio vedervi all'opera prima di dare il mio giudizio definitivo. Voi, miss Cavendish, domattina sarete accompagnata nell'appartamento del signorino Andrew con cui inizierete a fare conoscenza. Devo premettervi che si tratta di un bambino dal carattere particolarmente difficile per cui sarà necessaria tutta la vostra pazienza e la vostra perizia per riuscire a stabilire un buon rapporto con lui. Voi, miss Lisle, inizierete come cameriera ordinaria poi, se vedremo che ne siete all'altezza, verrete assunta come cameriera qualificata.

Per il momento non ho altro da aggiungere. Ora una inserviente vi accompagnerà alle vostre stanze."

Il tono asciutto e sbrigativo di miss Graham fece rabbrividire Melanie che non si aspettava un'accoglienza cordiale ma nemmeno tanto fredda e impersonale.


La stanza che era stata riservata a Melanie era migliore di quanto lei non si aspettasse.

Ampia, con un grande armadio dove avrebbe potuto riporre i magnifici vestiti che aveva portato e che non avrebbe mai indossato. In un angolo c'era persino una toilette, un tavolino ricoperto da una tela finemente ricamata, uno specchio e una poltroncina imbottita color grigio perla.

Iniziò a disfare i suoi bagagli e non appena ebbe finito fu presa dalla curiosità di vedere che stanza avevano assegnato alla sua Emily. Ma non aveva idea di dove fosse.

Uscì dalla sua stanza e iniziò a percorrere un lungo corridoio fin quando vide una cameriera girare un angolo. La rincorse e disse :"Non so se potete aiutarmi ma ho bisogno di vedere miss Lisle. Per errore un mio oggetto personale è rimasto nel suo borsone da viaggio."

"Mi segua, prego."

Proseguirono lungo un altro corridoio e mentre camminava, Melanie cercava di memorizzare i corridoi che stavano percorrendo.

"La stanza che cerca è questa."

Melanie bussò e Emily le aprì la porta.

La sua valigia era ancora sul letto quasi intatta e il borsone ancora chiuso.

"Ma Emily cosa avete fatto finora? Dovete ancora iniziare a disfare i bagagli!"

"Cosa ho fatto? Chiacchiere!!! Ecco cosa ho fatto!"

"Che chiacchiere? E con chi?"

"Appena sono entrata in questa stanza ho fatto appena in tempo a mettere la valigia sul letto e ad aprirla quando è venuta a trovarmi una giovane cameriera. Mi ha fatto una valanga di domande, alcune anche indiscrete, poi mi ha raccontato qualcosa riguardo Seymour House e in particolare riguardo al duca Samuel.

E sapete cosa vi dico miss Melanie? Che la cosa migliore che potremmo fare è tornare ad Harrow da vostro zio!"

"Ma perché dite questo? Cosa vi ha detto questa ragazza?"

"Mi ha detto che il duca è un uomo freddo e insensibile e soprattutto un libertino. Ma la cosa peggiore è che sembra non si occupi minimamente di suo figlio, sembra completamente disinteressato a lui. Non gli fa mancare niente ma non va quasi mai nel suo appartamento e non dà nessun affetto a quel povero bambino."

"Emily noi siamo qui per lavorare e non mi interessa se il duca sia un cinico libertino. Quanto al bambino ora starà con me, non si sentirà più solo. Non dimenticate mai il motivo per cui siamo qui, la nostra indipendenza, è la cosa che conta davvero."

"Va bene miss Melanie ma io non mi sento affatto tranquilla."

"Siete la solita brontolona a cui non va mai bene niente Emily. Ora pensate a sistemare le vostre cose. Potrebbero chiamarvi da un momento all'altro."


Melanie era seduta in poltrona a leggere un libro nella sua stanza quando sentì bussare alla porta e subito dopo, senza attendere risposta, entrò miss Graham come una folata di vento.

"Ho parlato con il duca di voi e lui mi ha detto che sarebbe interessato a conoscervi prima di cena. Se volete quindi seguirmi...."

Melanie fu colta impreparata. Indossava ancora gli abiti con cui aveva viaggiato, un po' consunti e sicuramente non in perfetto ordine inoltre non si era pettinata e il suo aspetto, nell'insieme, doveva apparire troppo disordinato.

Ma miss Graham dava l'impressione di non voler attendere nemmeno un minuto e quindi, con riluttanza si alzò e la seguì.

Scesero l'imponente scalinata che portava al piano terreno, dove si trovavano almeno quattro saloni, ognuno adibito per un'occasione diversa.

La signora Graham non si diresse verso nessuno dei saloni ma si fermò in un ampio disimpegno e bussò ad una porta.

"Avanti." disse una voce calda e profonda che doveva appartenere ad un uomo ancora giovane.

Miss Graham entrò seguita da Melanie.

La ragazza aveva il cuore che le batteva così tanto che i palpiti si potevano vedere attraverso il vestito semplice che indossava.

Alzò la testa e vide uno degli uomini più affascinanti che avesse mai visto.

Alto, con i capelli scuri e gli occhi di un azzurro intenso.

Aveva un braccio appoggiato al ripiano di marmo del camino e guardava Melanie con espressione perplessa.

"Benvenuta miss Cavendish" disse senza un accenno di sorriso.

"Vostra Signoria..." mormorò con un filo di voce Melanie mentre faceva un leggero inchino.

"Accomodatevi sul sofà, abbiamo qualcosa da dirci."

Melanie si sedette sul bordo del sofà come se sotto di lei bruciassero carboni ardenti. Non vedeva l'ora di porre fine a quella conversazione non ancora iniziata.

"Vi ho assunto in prova come istitutrice per mio figlio Andrew, come già sapete.

Probabilmente miss Graham vi avrà già detto che si tratta di un bambino difficile da gestire e infatti, vedendovi, mi sto chiedendo quanta esperienza possiate avere considerando la vostra giovane età."

"Vi assicuro che sembro più giovane di quanto in realtà io sia ed ho molta pazienza con i bambini."

"È proprio questo il punto. Andrew ha bisogno di avere vicino a sé una persona forte, che lo sappia dominare. Forte e determinata. Con Andrew la dolcezza serve a poco, non otterreste la sua ubbidienza e, purtroppo, nemmeno il suo rispetto. È un bambino difficile da educare, non sopporta la disciplina e quando non ha voglia di fare qualcosa, cioè quasi sempre, si chiude in un ostinato mutismo. Ve la sentite di affrontare una sfida del genere?"

"Sono venuta qui per questo, vostra Signoria, e probabilmente il mio compito si rivelerà più impegnativo di quanto pensassi ma non ho intenzione di deporre le armi prima ancora di aver tentato." Melanie si sentì punta nel suo orgoglio e infastidita dalla tracotanza di quell'uomo ed aveva sfoderato tutto il coraggio e la dignità che possedeva.

L'espressione del duca cambiò e a Melanie parve di vedere che la guardasse con un'aria un po' stupita.

"Lascio a voi le redini di Andrew, vedremo se saprete domarlo."

"Non stiamo parlando di un cavallo vostra Signoria ma di un bambino che, forse, avrà del motivi per essere così ribelle. Farò di tutto per cercare di scoprire cosa turba vostro figlio e, una volta che lo avrò capito, saprò cosa fare per renderlo più sereno e malleabile."

Inaspettatamente il duca sorrise e la guardò con un'espressione priva di ostilità, anzi, decisamente divertita.

"Mi stupite miss Cavendish. Siete entrata in questa stanza come una pecorella impaurita e ne uscirete come un felino che ha tirato fuori i suoi artigli."

"Si parla di un bambino vostra Signoria e per quanto ribelle e intemperante, è sempre molto più fragile di noi, anche se la sua indisciplina lo fa apparire diverso da quello che credo sia realmente."

"Bene miss Cavendish, mi sembrate una persona dalle idee ben chiare. Mi fido di voi e della vostra competenza."

Melanie capì che il colloquio era finito, si alzò e, con un inchino, uscì dalla stanza.


Il mattino dopo scelse un abito sobrio, raccolse i capelli in un nodo sulla nuca e attese l'arrivo di miss Graham che l'avrebbe accompagnata nell'appartamento del signorino Andrew.

Dopo un quarto d'ora la governante portò Melanie nelle stanze del bambino e, dal lungo percorso che fecero, vide che era sistemato in un posto ai margini del castello, lontano da tutti.

"Perché il duca lo tiene addirittura a distanza? Perché sembra essere terribilmente infastidito da questo bambino di appena sei anni?" erano domande che Melanie continuava a ripetere nella sua mente mentre si recava dal bambino.

Giunte all'estremo lato est del castello, miss Graham aprì una porta e Melanie vide un grazioso bimbo che aveva gli stessi lineamenti del padre, seduto per terra, senza scarpe e con un cane di pezza tra le braccia.

Al loro arrivo il bimbo cambiò espressione e guardò le due donne con aria imbronciata.

"Signorino Andrew, vi presento miss Cavendish che da oggi sarà la vostra istitutrice."

Il bambino non si mosse da dov'era ma guardò con aria sospetta la nuova arrivata.

"Buongiorno Andrew, mi chiamo Melanie e sono certa che insieme riusciremo a fare molte cose."

"Io non ho voglia di fare nulla, almeno in questo momento. Ora devo parlare con Jack." disse indicando l'orso che teneva tra le braccia.

Melanie fece un cenno a miss Graham che immediatamente capi e uscì dalla stanza.

"Capisco. Jack è molto importante per te vero?"

"Sì siamo molto amici."

"È davvero carino però io amo di più i cavalli. Un orso non lo puoi cavalcare ma un cavallo sì."

"Non mi interessa, tanto io non so cavalcare."

"Ma come? Non dirmi che con tutti i cavalli che possiede tuo padre tu non ne hai mai montato uno!"

"Mai. Papà non ha tempo per me e lo stalliere dice che non si prende la responsabilità di insegnarmi ad andare a cavallo se non glielo chiede papà."

"E se glielo chiedessi io? Sono certa che non mi dirà di no." Melanie sapeva che ciò che aveva appena detto era un azzardo. Non aveva nessuna certezza che il duca avrebbe acconsentito alla sua richiesta, anzi, temeva il contrario.

"Non so se mi piacerebbe."

"Devi solo provare per saperlo ma io sono sicura che ti piacerà e molto!"

"Provate a chiederglielo ma dubito che vi accontenterà."

"Ora, se vuoi, parlami di Jack e della vostra speciale amicizia."

Il bambino, a differenza di quel che temeva Melanie, iniziò a parlare del suo orso e da come ne parlò, lei capì che si era attaccato morbosamente a quel finto animale perché non aveva nessun essere vivente che gli stesse sempre vicino come il suo orsacchiotto, al punto che Melanie si convinse che il bambino vedesse quel giocattolo come se avesse una vita propria e nella sua mente sentiva che l'orso gli parlava e rispondeva alle sue domande.

Si rese conto che si trovava di fronte ad una situazione grave, che il bimbo aveva perso il contatto con la realtà inventando un mondo di fantasia.

Doveva a tutti i costi farlo uscire da quella prigione dorata e fargli vedere ciò che era vero e bello come gli alberi, i fiori, gli animali e le persone, chiunque fosse, Andrew aveva bisogno di confrontarsi con esseri umani e non solo con giocattoli.

Dopo aver passato mezza giornata a parlare con Andrew di vari argomenti, Melanie lo lasciò alle cure della tata.

Cercò miss Graham e quando le fu davanti, le disse che doveva parlare al più presto con il duca.

"È successo qualcosa con il signorino Andrew?"

"No miss Graham con Andrew va tutto bene. Devo chiedere una cosa al duca, tutto qui."

Miss Graham le disse che il duca era, come quasi sempre nel suo studio.

Melanie cercò di ricordare dove si trovasse lo studio e, dopo qualche esitazione lo trovò.

Bussò discretamente e all'invito ad entrare, aprì la porta e salutò il duca con un inchino.

"Perdonatemi vostra Signoria se vi disturbo ma avrei una richiesta da farvi e vi pregherei, prima di darmi una risposta, di valutare l'importanza di ciò che sto per chiedervi."

"Ditemi, cosa vi occorre?"

"Vorrei avere il vostro permesso di insegnare al piccolo Andrew a cavalcare. Magari potremmo iniziare con un pony..."

"Voi siete davvero convinta che Andrew acconsentirebbe a uscire dalla sua stanza per montare un cavallo?"

"Lo ha già fatto, vostra Signoria, manca solo il vostro consenso."

Il duca esplose in una sonora risata e si batté una mano sulla fronte.

"Devo avervi davvero sottovalutata miss Cavendish, siete riuscita a stupirmi. Quanto al pony e alle lezioni di equitazione, se voi siete in grado di dargliele, non ho niente in contrario."

"Vi ringrazio di cuore vostra Signoria, non immaginate quanto possa far bene ad Andrew uscire e stare all'aria aperta ed avere a che fare con un vero animale e non soltanto con quelli di stoffa."

"Fin dal momento in cui Andrew è venuto al mondo ho preso la decisione che la sua educazione non sarebbe stato compito mio, né lo sarà un mio contributo alla sua crescita. Quindi fate come volete, io non mi opporrò di certo."

Melanie dovette mordersi le labbra per non urlare in faccia al duca come riuscisse ad essere così apertamente distaccato da suo figlio, come potesse avere questo completo disinteresse.

Era pur sempre sangue suo, da lui concepito, carne della sua carne.

Ma tacque, ringraziò di nuovo ed uscì amareggiata, non per un rifiuto del duca a concedere al figlio di imparare a cavalcare ma per qualcosa di molto più grave, qualcosa di innaturale e incomprensibile.


Il mattino dopo si recò dallo stalliere per chiedere se nella scuderia ci fosse un pony o un cavallo molto mansueto.

"Certo che c'è un pony. È Valley ed è stato regalato al signorino Andrew dalla contessa McGuire in occasione del suo sesto compleanno ma lui non l'ha mai neanche visto."

"Non lo ha mai visto perché nessuno ha mai portato il signorino a vederlo, a farglielo conoscere. Ma lo farò io tra poco. La prego di sellare Valley e uno stallone per me."

Lo stalliere la guardò allontanarsi non credendo ancora alle proprie orecchie. Era rimasto a bocca aperta chiedendosi se avesse capito bene.

Melanie andò nell'appartamento di Andrew e lo trovò ancora in pigiama in compagnia della bambinaia.

Si avvicinò a lui, gli diede un bacio tra i capelli arruffati e iniziò a lavarlo.

Andrew non oppose nessuna resistenza, con grande stupore della bambinaia che era abituata a vedere le solite reazioni ribelli del bambino anche solo per il tentativo di lavargli il viso.

Poi aprì l'armadio e dopo aver rovistato un po' trovò un completino per andare a cavallo.

"Vedo che hai tutto per iniziare le nostre lezioni. Poco fa lo stalliere mi ha detto che hai un pony tutto tuo."

"Sì ma finora non mi è mai interessato. Non ho mai avuto voglia nemmeno di andare a vederlo."

"E ora?" le chiese ridendo Melanie

"Ora sì, su andiamo miss Cavendish" .

"Andiamo ma a un patto. Che dopo che avremo fatto la nostra prima lezione di equitazione, torneremo qui e studieremo un po' di grammatica."

"È davvero necessario?" chiese Andrew con tono lamentoso.

"Assolutamente sì. Ma inizieremo con piccole lezioni, non più di quindici minuti."

"Beh, credo che riuscirò a sopportarle."

Melanie scese lo scalone seguita da Andrew in perfetta tenuta da cavallerizzo, sentendo dentro di sé che stabilire un rapporto sereno con quel bambino, non era stato per niente difficile e non capiva perché tutti lo ritenessero intrattabile.


Lo stalliere aveva aiutato Melanie a far salire Andrew sul pony ed ora la fanciulla lo guardava con orgoglio.

"Miss Cavendish, mai avrei pensato che un giorno il signorino sarebbe salito su quel cavallo, avete fatto un miracolo."

"Mai nessuno glielo ha proposto, mai nessuno si è veramente occupato di Andrew, i solo giochi non bastano a riempire il vuoto e il senso di abbandono che prova questo piccino dalla sua nascita. Non riuscirò mai a capire perché sia stato abbandonato a se stesso, come, soprattutto il padre, sia riuscito a essere così crudele nei suoi confronti."

"Molti di noi portano dentro delle ferite che non si rimargineranno mai e che sono talmente profonde da stravolgere il nostro stesso modo di esistere. Capisco la vostra riprovazione ma non siate troppo dura nel giudicare il duca. Credetemi, fa quel che può."

"Immagino ci siano cose delle quali sono all'oscuro. Non vi metterò in situazioni imbarazzanti facendovi delle domande ma per quanto il duca abbia avuto la sua parte di sofferenze, non trovo giusto far soffrire anche suo figlio."

Lo stalliere fece un passo indietro, si inchinò leggermente togliendosi il cappello e disse :"Vi auguro una splendida passeggiata miss Cavendish."

Melanie e Andrew si incamminarono a passo lento lungo il viale principale.

In un primo momento il bambino sembrava un po' spaventato ma poi Melanie gli spiegò come far fermare il pony, come farlo girare e come farlo correre più forte e lui si sentì iù sicuro.

Dopo una lunga passeggiata attraverso valli e boschi, Melanie sentì che l'aria cominciava a diventare pungente e disse al ragazzo che era ora di tornare indietro.

"Ancora un poco miss Melanie, ancora!"

"Domattina avremo tutto il tempo di esplorare posti nuovi ma ora inizia a far freddo e non abbiamo abiti abbastanza pesanti per evitarci un raffreddore."

A malincuore, Andrew, con molta sicurezza, fece girare il suo cavallo e tornarono verso il castello.

Non aveva fretta Melanie di iniziare a impartire delle lezioni didattiche al bambino. Prima era più importante conquistare la fiducia e la simpatia di Andrew, poi sarebbe stato tutto più facile.


Nella sua stanza Melanie stava togliendosi gli abiti con cui aveva cavalcato per indossare un abito semplice e caldo. La temperatura stava scendendo e il camino acceso nella sua stanza non era sufficiente a rendere l'ambiente gradevole.

Stava ripensando alle parole dello stalliere che era servizio del duca da oltre trent'anni.

Lo aveva visto nascere, crescere e sapeva tutto di lui, pur essendo un semplice stalliere.

Ma se in quel castello era accaduto qualcosa che aveva sconvolto la mente del duca, anche un operaio ne sarebbe venuto a conoscenza.

Non esiste nessuno che conosca meglio i segreti di una famiglia importante come le cameriere. Per oscuri motivi, vengono sempre a conoscenza di tutto e, ovviamente, qualunque cosa accada, viene riferita a tutto il resto del personale e diventa di dominio pubblico, all'interno del castello.

Ma con Melanie nessuna si sarebbe mai confidata. Un'istitutrice è una via di mezzo tra una governante o un maggiordomo e una cameriera, quindi non la consideravano come una di pari livello. Solo miss Graham avrebbe potuto dirle cosa tormentava il duca ma sapeva che non l'avrebbe mai fatto, oltre ad essere una donna scostante, era anche di carattere riservato e lei era solo un'istitutrice in prova.

Melanie sentì il bisogno di una tazza di thè, quindi scese al piano sottostante e chiese ad una cameriera se poteva averla. La ragazza le disse che glielo avrebbe servito nel salottino blu. Non era mai stata in quel salotto e quando vi entrò scoprì che era fornito di una grande libreria. Melanie si avvicinò agli scaffali e iniziò a curiosare tra i titoli. Ve ne erano alcuni che conosceva e che avrebbe voluto leggere ma non aveva il coraggio di chiedere al duca il permesso di prenderne in prestito alcuni.

"Vi interessate di lettura, naturalmente. C'è qualcuno, tra quei libri che vorreste leggere?"

Melanie sobbalzò, si voltò e vide che il duca la guardava con un leggero sorriso.

"Oh si vostra Signoria, più di uno ma non avrei mai osato chiederveli."

"Non dovete chiederli. Se volete prendere un libro da quella biblioteca fatelo. So che poi lo ritroverò al suo posto."

"Grazie per la fiducia, quindi, se posso, ne prenderò subito un paio."

Il duca si sedette su un divano :"Venite qui miss Melanie, abbiamo qualcosa di cui parlare."

Melanie sentì un tuffo nel cuore, immaginava cosa le avrebbe detto il duca, era certa che volesse rimproverarla per aver fatto cavalcare il pony ad Andrew senza chiedere il suo consenso.

Si sedette dalla parte opposta del divano, il più possibile lontano da lui e abbassò la testa in attesa dei rimproveri del duca.

"Miss Graham mi ha riferito che state facendo un ottimo lavoro con Andrew. Riuscite ad ottenere da lui tutto ciò che volete e siete persino riuscita a farlo uscire per cavalcare il suo pony, che lui nemmeno conosceva. Devo ripetermi ma vi avevo senza dubbio sottovalutato."

Non erano certo le parole che Melanie si aspettava di sentire e questo la fece sentire sollevata. Provò un senso di entusiasmo e di orgoglio per aver dimostrato, oltre che al duca, soprattutto a se stessa, di essere in grado di saper fare bene qualcosa, di poter essere autosufficiente e di non aver bisogno di suo zio.

Le parole del duca l'avevano incoraggiata a proseguire su quella strada ma, al tempo stesso, l'avevano anche irritata. Come poteva un padre non essersi accorto di quanto suo figlio fosse infelice, se l'aveva capito lei dopo poche ore averlo conosciuto?

Istintivamente si avvicinò al duca e disse :"Vostra Signoria, Andrew non è un bambino difficile, è un bambino infelice. Non vorrei mancarvi di rispetto, sia chiaro, ma dovreste dedicare un po' più di attenzioni a vostro figlio..."

Melanie venne improvvisamente interrotta dal duca che con tono adirato disse :"Il fatto che mi sia complimentato con voi per le vostre capacità, non vi dà diritto a entrare nelle mie faccende private. E questo è quanto!"

Il duca si alzò e uscì dal salotto mentre una cameriera entrava con il vassoio del thè.

Mai un thè sembrò tanto amaro a Melanie quanto quello bevuto dopo la reazione del duca alle sue parole.

Non temeva per il suo lavoro, ne avrebbe potuto trovare un altro ma Andrew sarebbe rimasto lì, ancora una volta da solo per molti anni ancora e questo non riusciva a sopportarlo.

Avrebbe voluto prendere il duca per le spalle e scuoterlo e gridargli perché non riuscisse a vedere l'evidenza, perché aveva il cuore così indurito da rimanere impassibile di fronte alla sofferenza di suo figlio, perché non sentisse il bisogno di stringerlo tra le braccia e rassicurarlo che il suo affetto non sarebbe mai venuto meno?

Se il duca si era arrabbiato per le sue parole, lei si sentiva furiosa per il suo cinismo e sapeva che, da quel momento, non avrebbe potuto fare più niente per nascondere l'astio profondo che provava nei confronti del duca e la sua totale disistima.

Salì in camera sua e prese uno dei libri che aveva preso dalla biblioteca del duca.

Emily bussò ed entrò nella camera con aria allegra.

Vide l'espressione sul viso della sua amata padrona e capì subito che qualcosa non andava.

Melanie le raccontò del breve dialogo avuto col duca e della sua brusca conclusione.

"Pensate che il duca vi manderà via?"

"Non m'interessa niente a questo punto. Faccia come crede. L'unica cosa che mi dispiace è che in tal caso dovremo separarci ma non posso tacere di fronte e tanto cinismo, si sta parlando di un bambino indifeso e solo, senza affetti. Fa male solo a pensarci."

In quel momento qualcuno bussò alla porta e miss Graham, come al solito, entrò senza prima aver atteso risposta.

Melanie pensò di sapere perché era venuta lì. Le avrebbe detto che il duca l'aspettava nel suo studio per parlarle e le sue parole sarebbero state chiare: il loro rapporto lavorativo finiva lì.

"Miss Melanie il duca mi ha chiesto di di riferirvi che questa sera avrebbe piacere se voi gli faceste compagnia durante la cena." lo disse tutto d'un fiato e con espressione dura e quasi indispettita.

Melanie rimase sbalordita, tutto si aspettava tranne un invito a cenare insieme. Fu tentata di rifiutare perché era ancora troppo arrabbiata con il duca ma poi pensò che non sarebbe stato saggio, voleva continuare a restare al castello e a prendersi cura del piccolo Andrew, almeno lei.

"Dite al duca che sono profondamente onorata del privilegio che mi concede."

"Alle diciannove in punto fatevi trovare nella sala da pranzo piccola, il duca vi attenderà lì."

Uscita miss Graham, Melanie ed Emily si guardarono sbigottite.

"Ma che può significare tutto questo? Mi aspettavo un licenziamento e invece ricevo un invito a cena, il duca mi sembra sempre più incomprensibile. Voglio cercare di capire che cosa ha nella mente e quali tormenti lo disturbano."

"Miss Melanie io al vostro posto cenerei col duca parlando di cose che mettano in risalto la vostra cultura e la vostra intelligenza e non cercherei di mettere il naso in cose che non vi riguardano. È andata fin troppo bene oggi, non sfidate la fortuna e soprattutto non sfidate il duca."

"Lasciate fare a me Emily. Questo ramoscello di ulivo arrivatomi dal duca mi fa pensare che forse ha riflettuto su quanto gli ho detto. Ma lo capirò tra poco."


Melanie scelse dal suo guardaroba un abito semplice ma molto grazioso e decise di stupire il duca con una piccola provocazione: lasciò sciolti i suoi capelli nonostante fossero talmente lunghi che le arrivavano sul fondo della schiena e rinunciò alle classiche acconciature che si usavano in quelle circostanze.

Emily entrò nella stanza di Melanie e la vide vestita di tutto punto ma con i capelli sciolti.

"Miss Melanie! Non vi siete ancora pettinata! Farete tardi, venite che vi aiuto a raccogliere i capelli."

"No Emily non li raccoglierò. Rimarranno così, non ho voglia di apparire al duca con il solito aspetto convenzionale. Voglio sfidare le consuetudini, vecchie ed ipocrite, voglio che capisca che sono diversa dalle altre ragazze, che non mi interessa delle tradizioni, né di quel che può pensare di me. Anche a costo di apparire ribelle ma non voglio che mi veda come una fanciulla timida e pavida."

"Ah miss Melanie, so io cosa penserà il duca di voi! Possibile non vi rendiate conto di quanto sia sconveniente?"

"Certo ed è proprio per questo che lo faccio. Userò altri modi per far capire al duca che non sono una ragazza facile."

"Non so che dirvi mia cara, se non che sembrate un angelo."


Melanie scese il grande scalone con il cuore che le batteva forte. Non era più tanto sicura della sua scelta e ora temeva davvero che il duca vedendola con i capelli che le incorniciavano il volto e le ricadevano in morbide onde su spalle e schiena, non la ritenesse più adatta a fare da insegnante a suo figlio.

Ma ormai era troppo tardi per rimediare quindi, quando una stupita cameriera le aprì la porta della sala da pranzo, raccolse tutta la sua forza per riuscire ad assumere un atteggiamento disinvolto e sicuro.

"Buonasera vostra Signoria." disse Melanie inchinandosi appena e lasciando che i capelli le ricoprissero il viso.

Il duca si alzò e ricambiò il saluto non riuscendo a evitare di assumere un'espressione stupita e ammirata.

"Sedetevi miss Melanie" disse il duca senza staccarle gli occhi dal volto "Vi chiederete come mai vi abbia invitata a cenare con me." continuò mentre le versava una piccola quantità di vino.

"In effetti il vostro invito è arrivato del tutto inaspettato, soprattutto considerando il piccolo screzio che c'è stato nel pomeriggio."

"È stato proprio per quello screzio e per il modo in cui vi ho trattata che ho desiderato di poter parlare con voi subito, questa stessa sera.

Inoltre avete ragione quando dite che non mi occupo di mio figlio, mentre voi state facendo con lui grandi progressi e in brevissimo tempo, cosa che non è riuscita a nessun'altra istitutrice finora."

"Vi ringrazio ma, in fondo, Andrew basta saperlo prendere e non pretendere troppo da lui. Non vorrei tornare sull'argomento e farvi irritare di nuovo ma se ci pensate, nemmeno Andrew pretende molto, solo affetto, amore ed attenzione. Come tutti i bambini."

"Lo so, sono padre assente, anzi, inesistente. Ma, credetemi, non vorrei che fosse così.

Avrei voluto essere presente nella sua vita, essere io il primo ad insegnare a mio figlio i valori essenziali della vita, fargli sentire che può contare sempre su di me e amarlo come ogni padre ama suo figlio. Ma non ci riesco."

Melanie rimase qualche attimo in silenzio a riflettere sulle parole del duca e capì che lui soffriva per questo muro che aveva innalzato tra lui e Andrew, tanto quanto ne soffriva il figlio. Ci doveva essere quindi un motivo per cui sentiva la necessità di vivere come se quel bambino non esistesse, un motivo serio, grave ma pensava che difficilmente il duca si sarebbe confidato con lei che era solo un'istitutrice e molto giovane, probabilmente non in grado di capire problematiche complesse.

"Questo mi addolora per entrambi. Ora so che vorreste essere diverso, che vorreste essere un buon padre ma se così non è avrete di certo dei motivi validi per non esserlo. Spero soltanto, che un giorno voi possiate sciogliere quei nodi che vi inchiodano e vi tengono lontano da vostro figlio. Me lo auguro con tutto il cuore perché entrambi ne soffrite mentre avreste diritto ad una vita serena, e armoniosa."

Mentre parlava, Melanie aveva poggiato la sua mano leggera su quella del duca, senza nemmeno accorgersene. Un gesto semplice, che le era venuto spontaneo e quando se ne rese conto la ritrasse di scatto ma il duca la riprese e intrecciò le sue dita con quelle di lei.

Si guardarono a lungo senza parlare. Fu il duca a interrompere quel silenzio.

"Mi sembra giusto che voi sappiate il motivo per cui ho problemi ad avvicinarmi ad Andrew.

Mi sono sposato otto anni fa, quando ero ancora molto giovane e lo feci perché amavo troppo Kate e non volevo aspettare nemmeno di finire gli studi.

La sua famiglia ci consentiva di vederci una sola volta alla settimana e in loro presenza, nonostante fossimo già fidanzati ufficialmente. Questa rigidità iniziò a pesarci, avevamo bisogno di stare soli, di poterci scambiare un bacio ma non era mai possibile.

Per questo motivo fuggimmo, sapendo che la sua famiglia non avrebbe mai dato il consenso alle nostre nozze in tempi brevi. Io avevo ventidue anni e non avevo ancora completato gli studi, lei ne aveva appena diciassette e la vedevano ancora come una bambina.

La fuga costrinse la sua famiglia ad accettare immediatamente le nostre nozze che furono celebrate dopo soli quattro mesi, il tempo necessario per organizzare il matrimonio.

Per il primo anno Kate ed io ci divertimmo a girare il mondo, a dare feste e ricevimenti. Furono dodici mesi di felicità e spensieratezza e noi ci amavamo sempre di più, Kate rappresentava tutto ciò che avevo sempre desiderato e possedeva quelle qualità che io apprezzavo in una donna e lo stesso era per lei. Mi riempiva le giornate di amore e tenerezze e io pensavo spesso che al mondo non poteva esistere un uomo più felice di me.

Un giorno Kate mi disse che aspettava un bambino e a quella notizia la mia felicità diventò incontenibile. A chiunque conoscessi dicevo che sarei diventato padre, che Kate mi avrebbe dato il bimbo più bello e sano del mondo. Ero pazzo di felicità ed ero pazzo di lei che stava per farmi il regalo più bello.

Dopo nove mesi Kate entrò in travaglio. Chiamai i medici più bravi che ci fossero perché l'assistessero in sicurezza.

Lei stava nella nostra camera da letto e la sentivo gemere e urlare e io stavo male insieme a lei, almeno interiormente. Non sopportavo di sentirla soffrire tanto. Passarono molte ore e, quando stavo per entrare e controllare di persona come stesse procedendo il parto, uscì uno dei medici per dirmi che c'erano delle complicazioni serie. Il bambino era in una posizione che rendeva impossibile, al momento, l'espletazione. Quindi mi dissero che stavano facendo di tutto per agire manualmente e mettere il bambino in posizione. Passarono altre ore di sofferenza e angoscia. Dopo oltre ventiquattro ore dall'inizio del parto, un medico uscì, mi fece sedere e mi disse che il bambino era nato ma mia moglie non ce l'aveva fatta. Il suo cuore aveva ceduto e lei se ne era andata.

Rimasi pietrificato nell'apprendere quella tremenda notizia, mi sembrava impossibile continuare a vivere senza Kate, la mia vita non aveva più senso. Non pensai nemmeno per un attimo che c'era un bambino in quella stanza e che era mio figlio, anzi, non volli neppure vederlo. Col passare delle ore, dei giorni, dei mesi, imputai a mio figlio la colpa della morte di Kate con le conseguenze che oggi potete vedere anche voi."

Melanie aveva ascoltato attentamente il racconto del duca e alla fine aveva gli occhi lucidi, finché una lacrima non le sgorgò su una guancia.

"Vi ho turbata con il mio racconto e me ne dispiace ma dovevate sapere Melanie! Non voglio che crediate che io sia una persona senza cuore, ho un cuore ma è ancora malato."

"Avete fatto benissimo, invece, e vi ringrazio per avermi fatta partecipe di un episodio così personale e drammatico. Mi sento onorata che vi siate confidato con me e ora vedo le cose in modo molto diverso."

"L'ho fatto perché temo il vostro giudizio, devo ammetterlo."

"Che importanza può avere il mio giudizio di fronte a tanto dolore?"

"Per me è importante perché anche se ci conosciamo appena, tengo a voi, vi sembrerà strano ma è così. Ci tengo perché siete una ragazza pura, intelligente e coraggiosa, molto diversa da tutte le altre donne della vostra età."

"Forse perché ho sofferto molto anche io, quindi la vita mi ha costretto a maturare in fretta."

Le loro dita erano ancora intrecciate e Melanie sentì che il duca le strinse più forte.

"Penso che potremo far molto io per voi e voi per me. Vi prego aiutatemi ad amare mio figlio, aiutatemi ad essere un padre, un buon padre1"

"Prima dovrete imparare a non dare alcuna colpa ad Andrew per quella tragedia. Ricordate che voi avete perso una moglie che amavate ma che lui è stato privato della madre fin dalla nascita."

"Melanie, se avrete la pazienza di sopportarmi, sento che con la vostra presenza le cose potranno migliorare molto."

"Né Andrew né voi vi libererete facilmente di me, vostra Signoria, di queste potete starne certo."


Passò un mese durante il quale Andrew fece molti progressi sia con lo studio che con l'equitazione. Melanie era molto soddisfatta del suo lavoro ma, nonostante glielo avesse chiesto diverse volte, non era ancora riuscita a far andare il duca da suo figlio, anche se aveva notato che, col passare dei giorni le sue resistenze si facevano sempre più deboli.

Aveva notato anche un grande cambiamento del duca nei suoi confronti.

Era sempre gentile, premuroso e quando si salutavano lui le prendeva la mano e la teneva stretta per qualche secondo.

Un giorno, Melanie chiese ad Andrew di fare un ritratto del padre.

"Non mi ricordo bene il viso di papà saranno cinque mesi che non lo vedo."

La pena che Melanie provò per quel bambino fu tale che lo lasciò con la tata e corse giù per le scale, andò allo studio del duca bussò e senza aspettare risposta entrò.

"Melanie, che succede? Avete un'aria strana."

"Vostra Signoria, vi prego, dovete venire con me, non potete dirmi di no o tutti i discorsi che facemmo quella sera non saranno valsi a niente."

"Cosa devo fare? Ditemi pure, se servirà a calmarvi lo farò."

"Dovete venire nella stanza di vostro figlio."

Il duca si irrigidì e il sorriso dal suo volto scomparve.

"Siete stato voi a chiedermi di aiutarvi ad imparare ad amare vostro figlio ora non potete tirarvi indietro."

Così dicendo aveva aggirato la grande scrivania si era avvicinata al duca e gli aveva preso una mano.

"Fatelo per lui, per voi e...anche per me."

Il duca si appoggiò allo schienale della poltrona poi di scatto, si alzò e, con Melanie che lo trascinava tenendolo sempre per mano, arrivarono nella stanza di Andrew.

Quando entrò, la tata rimase a guardarlo con la bocca aperta ed un'espressione ebete, poi fuggì via.

Andrew lo guardò e disse semplicemente con un gran sorriso :"Papà!!!"

Il duca stava in piedi rigido e silenzioso.

"Hai visto Andrew? Papà è qui e ora puoi fare il suo ritratto."

"Cosa? Un ritratto?"

"Certo, serve per la lezione di educazione artistica. Abbiamo disegnato tante cose manca solo il vostro ritratto."

"Certo, sicuro, il mio ritratto..."

"Mettiti lì papà e non ti muovere altrimenti sbaglio."

Il duca si sedette dove il bambino gli aveva indicato.

"Guardami, voglio ritrarti dal davanti e poi lo appenderò così non mi dimenticherò più il tuo viso."

Melanie vide la mascella del duca irrigidirsi e capì che i sensi di colpa si stavano facendo strada.

Ogni tanto il duca spostava lo sguardo verso Melanie, era in evidente imbarazzo ma soprattutto lei sapeva che dentro di lui si stava consumando una battaglia tra il risentimento e l'amore ma Melanie, imperturbabile gli sorrideva dolcemente e con una mano, spostava delicatamente il suo volto verso il figlio.

Dopo circa un quarto d'ora il bambino disse: "Ecco! Ho finito." prese il foglio e lo porse al padre.

Il duca lo guardò e rimase sbalordito dal talento del figlio. Si riconosceva in quel disegno, era proprio lui con la sua espressione seria, le sopracciglia leggermente aggrottate...e in quel momento capì di aver perso sei anni preziosi della vita di suo figlio.

Lo fece sedere sulle gambe e gli disse :"Appendi pure questo splendido ritratto alla parete perché è così bello che renderà anche la stanza più bella ma non avrai bisogno di quel disegno per ricordare il viso di papà perché da oggi in poi passeremo molto tempo insieme, soprattutto non vedo l'ora di fare una lunga passeggiata a cavallo con te."

Il bambino batte gioiosamente le mani e abbracciò il padre stampandogli un bacio sulla guancia.

Melanie si affacciò alla porta e chiamò la tata perché stesse col bambino poi lei e il duca uscirono insieme.

"Grazie vostra Signoria, avete fatto qualcosa di meraviglioso, avete reso felice vostro figlio, forse per la prima volta Andrew oggi è davvero felice."

Il duca la strinse a sé e, accarezzandole una guancia, le disse :"E voi fate felice me. Scusate Melanie, ma credo di amarvi."

Con gli occhi raggianti Melanie rispose :"Vi scuso vostra Signoria, e ciò non mi costa alcuno sforzo perché anche io credo di amare voi."

"Samuel, dolcezza, da oggi per te sono solo Samuel."




Cinzia Baldasserini










































Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×