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Una storia di Stegia18

Questa storia è presente nel magazine Fiabe, favole e racconti

L'ultima ruota del carro

L'importanza degli ultimi

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5 minuti

Pubblicato il 09 giugno 2019 in Humor

Tags: #Firenze #Scoppiodelcarro #Ultimaruota

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Il maestoso carro a tre piani, alto 11 metri e 60, lungo 3 metri e 40 e pesante più di 40 quintali, è rimasto a lungo nel deposito. Dal 1622, quando fu costruito, ogni anno attraversa trionfalmente le vie della città, trainato da due coppie di possenti buoi con le corna dorate e, per l’occasione, ornati di nastri colorati e ghirlande di fiori freschi. Lo seguono, in processione, i figuranti del corteo storico con musici e sbandieratori.

Oggi si aprono le porte del deposito e una squadra di operai si mette al lavoro per restaurare e ridipingere le immagini che lo decorano, sistemare gli stendardi dei quartieri e lubrificare i meccanismi che ne costituiscono la struttura.

«Cominceranno da me» dice la grande ruota sul davanti del carro «perché sono la più importante»

«Certamente caro, sei tu che sorreggi tutto e mandi avanti la baracca» gli risponde la seconda ruota

«Sei da lungo tempo la nostra guida sicura» interviene una ruota posteriore

«Senza di te saremmo perdute!» aggiungono le altre ruote

«Beh, anche noi contiamo qualcosa» interviene una piccola rotellina nascosta all’interno

«Stai zitta tu che non capisci niente» gli rispondono in coro

«Come osi parlare» interviene la grande ruota «sei una misera, piccola parte in fondo ad un meccanismo che neanche sei in grado di immaginare. Tu non conti proprio nulla, sei solo l’ultima ruota del carro».

«Se c’è, vuol dire che anche quella serve a qualcosa» pensa la rotellina tra sé, ma rimane in silenzio, spaventata dal coro di voci che si sono sollevate contro di lei.

Intanto gli operai hanno portato avanti di buona lena il loro lavoro, verificando le dentellature e lubrificando ogni ingranaggio e sono quasi al termine della revisione.

Suona mezzogiorno e posano gli attrezzi per fermarsi a mangiare e fare una piccola pausa prima di riprendere la loro attività.

«Vi siete dimenticati di me» strilla la rotellina

«Ancora tu! Ma vuoi tacere una buona volta» la rimprovera la seconda ruota

«Ma sono tutta arrugginita, non potrò girare bene se non mi ripuliscono almeno un po’»

«Vedrai che lo faranno appena riprendono il lavoro» gli rivolge la parola una compagna poco lontana «ma ora smettila, sennò il nostro capo si arrabbia e poi sono grane per tutti».

Dopo la pausa, riprende il lavoro. Certi di aver controllato ogni cosa, gli operai si apprestano alla seconda importante fase della preparazione del grande carro. Dispongono con cura il carico esplosivo di mortaretti e fuochi d’artificio che, una volta incendiati daranno luogo allo spettacolo pirotecnico di girandole e cascate luminose in un susseguirsi di scoppi e scie di luci di vari colori.

«Visto?! Si sono dimenticati di me» frigna la rotellina

«Adesso basta. Mi hai proprio scocciato, smettila o ti faccio buttare fuori » la minaccia la grande ruota.


Arriva il giorno della festa. Il grande carro, soprannominato “Il Brindellone” arriva, seguito dalla sua magnifica processione di musicanti, sbandieratori e figuranti in abiti cinquecenteschi, davanti al Duomo di Firenze. È preceduto dal Gonfalone, dallo stendardo della famiglia Pazzi e dalle più importanti autorità cittadine. All’interno della Cattedrale di Santa Maria del Fiore lo attende il braciere con il fuoco sacro.

Narra la leggenda (o forse è storia vera) che, durante la prima crociata, il comandante delle milizie fiorentine, tale Pazzino de’ Pazzi, fosse stato il primo ad entrare a Gerusalemme, liberata dai Saraceni, e a piantare la bandiera con la croce. Goffredo di Buglione, comandante generale, gli dette in dono, per l’eroismo dimostrato, tre schegge di pietra del Santo Sepolcro. Di ritorno dalle crociate Pazzino le donò alle autorità fiorentine le quali le deposero in un prezioso cofanetto e le affidarono ai prelati della Chiesa dei SS.Apostoli.

Con quelle stesse pietre è stato acceso il braciere che ora arde nel Duomo. Tra l’altare maggiore all’interno e il Brindellone all’esterno è teso un filo sul quale scorre un razzo a forma di colombina con un ramo d’ulivo nel becco, simbolo dello Spirito Santo. Durante la messa al momento del canto “Gloria in Excelsis Deo” viene acceso, col fuoco sacro, il candelotto che dovrà incendiare i giochi pirotecnici posti sul carro e ritornare all’altare. Un buon viaggio di andata e ritorno è previsione di ottimi auspici per la città.


Ma quest’anno la colombina non ritorna! Tra la folla che assiste allo spettacolo si leva un coro di esclamazioni di delusione. Ma poi, nella gioia della festa la malasorte viene dimenticata. Che diamine, siamo nel ventunesimo secolo, mica si può credere a queste sciocchezze!

Adesso i buoi vengono riattaccati al carro per il suo viaggio verso il deposito, dove sosterà un anno in attesa della sua prossima magnifica parata. I cittadini e i molti turisti, intervenuti ad assistere allo spettacolo, sostano incuriositi lungo le strade ed i marciapiedi nel percorso della sfilata.

«Aiuto!! Sono troppo arrugginita» piagnucola la rotellina

«Stai zitta e gira» le rispondono le compagne «sei proprio una seccatrice»

«Ma vi dico che non ce la faccio più a reggere, sto per rompermi»

«Non scocciare, oggi è giorno di festa, non vogliamo sentire i tuoi piagnistei»

La rotellina stringe i denti e cerca di fare il suo lavoro. Resiste finchè può. Un leggero scricchiolio e un dentino cede, resiste ancora mezzo giro ed infine si rompe in due pezzi. In un lampo riesce ad immaginare il disastro. La compagna a cui è collegata cede a sua volta, facendo collassare quella che la precede. In un crescendo spaventoso tutte le ruote del carro smettono di funzionare.

«Anche l’ultima ruota del carro è importante» riesce a sussurrare prima della fine.

Il Brindellone ondeggia, barcolla sotto il suo peso e si abbatte sulla folla. I buoi imbizzarriti riescono a sganciarsi e, correndo, investono chi si trova sul loro cammino. Una signora col cane viene calpestata, un uomo che fotografava col cellulare rimane schiacciato dal peso del carro, una bambina, ferma sul marciapiede, viene travolta dalla gente in preda al terrore.

Alla fine si contano alcune vittime umane e una canina, oltre a svariati feriti.


Pasqua di sangue a Firenze, la colombina non è tornata!







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