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Una storia di Giulia1992

Tutto finisce, e non sai chi sei.

Ma a volte basta uno sguardo riflesso nello specchio o negli occhi altrui per ritrovarsi.

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2 minuti

Pubblicato il 09 marzo 2020 in Spiritualità

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Dopo anni riprendo in mano la penna per dar forma ai miei pensieri. È un’esigenza strana, forte, incontrollabile. Non so da dove esce. Sono successe così tante cose.

Ho vissuto la mia prima storia d’amore. Talmente grande e importante che ancora adesso faccio fatica a descriverla. Era semplicemente tutto, credo. O forse no dal momento che è finita. Riguardo le foto e mi rendo conto di essere cresciuta così tanto. Ho vissuto tante esperienze, dei ricordi indelebili. Quando tutto finì, in un batter d’occhio, mi cadde il mondo addosso. Non ci potevo credere. Dove sarei andata io ? Cosa ne avrei fatto di me? È davvero tutto reale? È uno scherzo? Sprofondai nella disperazione, nel panico. Non ci sarei riuscita.

Poi, come succede a tutti, mi guardai allo specchio. Ero pallida, magra, spenta. Quel caro amico dannatamente sincero mi stava mostrando un volto che non mi piaceva, e che sinceramente sapevo non essere mio. Iniziai a guardarmi negli occhi. Di nuovo, esattamente come feci anni prima, iniziai a prendermi cura di me stessa.

Per prima cosa mi resi conto che le domande che mi stavo ponendo implicavano la presenza di un’altra persona. Ma com era possibile? Perché dovevo basare la mia presenza sugli altri? Io posso fare tutto quello che voglio. Sono in grado di realizzare i miei sogni. Anche da sola se voglio. Ma su questo non so se sono ancora pienamente convinta. E lo sto capendo tramite degli occhi nuovi che ho incontrato.

E di nuovo, per parlare di me, ho bisogno di collegarmi ad un’altra persona. Ma non è tutta colpa mia, questi occhi hanno il fuoco, anzi la foresta visto che sono verdi. E la foresta è un mondo nel mondo. E mi ci voglio buttare dentro, esplorarli.
Vorrei descrivervi questa persona ma non ci riesco. Non ci sono aggettivi giusti, semplicemente perché questa persona ha un’essenza tutta sua. Ha il mondo dentro e purtroppo se lo è dimenticato. Lo vedo così ben piantato a terra, con il suo posto nel mondo, con la testa tra le nuvole, con le sicurezze quando invece dice di non averle. E lo invidio, si. Perché io sono un completo disastro, un terremoto vivente. Non saprei nemmeno come descrivermi. Io ho il bisogno di andare dall’altra parte del mondo per capire qualcosa di me, per avere stimoli e per mettermi alla prova. A differenza di lui, di altri, non riesco a trovare nulla qui.


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