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Una storia di Franco.frasca.bhae

BECCO GIALLO

Storia di merli

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3 minuti

Pubblicato il 03 gennaio 2016 in Fiabe

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Tanto tempo addietro pare che anche gli inverni tardassero ad arrivare. Quell’anno sembrava proprio che la pioggia, il freddo e il vento di tramontana si fossero dimenticati di avvinghiare nel loro abbraccio gelido la terra e i suoi abitanti. I camini e i bracieri erano ancora spenti, le lucertole se ne stavano placidamente distese al sole come se l’ estate non dovesse finire mai , i mandorli erano tutti già fioriti e le nuove foglie disegnavano sul terreno le prime ombre profumate . Una coppia di merli si era stabilita in un grande cespuglio di alloro vicino al muro di una vecchia stalla. C’erano ancora le more nelle siepi dei rovi e tante bacche nere e saporite nei ciuffi di ginepro . Tutto questo ben di dio li incoraggiò ad intrecciare l’ultimo nido della loro stagione d’amore . Becco Giallo nel giro di qualche giorno costruì come solo lui riusciva a fare un solido guscio tanto morbido e soffice all’interno quanto ruvido e spinoso fuori . Ala Grigia più minuta e nervosa volteggiava tra i rami di un melo e quelli sempre verdi di un piccolo carrubo impaziente di depositare le sue piccole uova. Il sole scaldava ancora le pietre quando dopo due settimane di cova i gusci sotto di lei cominciarono prima a tremare e poi a schiudersi. Becco giallo era quasi impazzito dalla gioia, andava avanti e indietro a portare semi e granaglie e riusciva persino a trovare ancora i lombrichi che sbucavano dal terreno in cerca di qualche goccia di rugiada. Sapevano di rischiare tanto, quell’ultimo nido era stato un azzardo, ma non avevano resistito alla forza del loro amore. Gli alberi traboccavano di nuovi germogli, i solchi del terreno brulicavano di vermi, le notti erano fredde ma al mattino il tepore dei raggi del sole scioglieva quasi subito il gelo, forse potevano ancora farcela! Le prime gocce d’acqua arrivarono prima di sera, lei distese le ali per riparare quei corpicini caldi avvolti da candide piume e chiuse gli occhi quasi per trattenere dentro ogni briciolo di calore. Poi più tardi arrivò la tormenta. Becco Giallo questa volta non riuscì neanche a volare , l’aria era frustata da folate di vento ghiacciato, lui rimase imprigionato alla base del muro dai rami spiantati dal vento. Non ci furono ne aurore ne crepuscoli nel cielo per molti giorni, ci furono solo notti scure e gelide sino a quando finalmente tornò l’alba e con essa il chiarore della luce. Becco giallo trovò la forza di districarsi e tutto tremante cercò di raggiungere il centro del cespuglio di alloro. I rami erano miseramente spogli, l'uragano aveva travolto tutto e del suo nido, dei suoi pulcini e di Ala Grigia non c’era più traccia. I raggi ancora deboli del primo sole gli asciugarono le penne e questo gli bastò per farlo tornare a volare. Volteggiò disperato sopra quel suo mondo ormai devastato a cercare la sua compagna forse per ricominciare a sperare in una nuova stagione di amore. La cercò a lungo, poi sfinito e sempre più debole si lasciò morire ai piedi di un mandorlo ridotto oramai ad uno scheletro appassito senza più fiori bianchi e nuove tenere foglie. Quell’inverno in ritardo, era stato crudele e brutale, aveva spazzato via gli orti della vecchia stalla , quelli stracolmi di more e di bacche di ginepri ed aveva spento forse per sempre il meraviglioso canto dei merli! ​


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