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Una storia di Stegia18

Questa storia è presente nel magazine Lettere e Poesie

Cara professoressa

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2 minuti

Pubblicato il 20 marzo 2021 in Didattica

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Cara professoressa,


sono passati vari anni da quando sedevi imperiosa dietro la cattedra sopraelevata dalla pedana, ad indicare la tua superiorità e il tuo potere su tutti noi studenti. Ricordo come fosse adesso il tuo sguardo trionfante nel consegnarci i compiti da te ritenuti insufficienti, quasi fosse una tua vittoria piuttosto che una nostra sconfitta, i commenti acidi con cui ce li consegnavi e il disprezzo nella tua voce di unica depositaria della cultura.

Una sola volta ti ho vista sorridere. Era l’ultimo giorno di carnevale, aprendo la porta dell’aula ti sei trovata immersa nel silenzio e nel buio più assoluto: luci spente, finestre con persiane e scuri serrati, nessun suono percepibile. Poi la flebile luce di una pila ha illuminato un volto, mentre dal fondo dell’aula una voce recitava:

«Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate».

Superato il primo sbigottimento, hai capito che si trattava di uno scherzo carnevalesco. E forse hai pensato che fosse un nostro gesto d’affetto nei tuoi confronti. No, mi spiace: era un messaggio, ma naturalmente tu non l’hai compreso! Poi abbiamo acceso le pile che tutti noi tenevamo in mano e in coro abbiamo recitato:

«E infine uscimmo a riveder le stelle»

«Sì, ma adesso studiamo» hai detto con un sorriso, che sul tuo volto disabituato sembrava piuttosto un ghigno.

«…Galeotto fu il libro e chi lo scrisse…» fu il proseguo dell’ora di lezione: l’unico dono che mi hai fatto in cinque anni di scuola!

Oggi la pedana non c’è più e dietro la cattedra ci sono io. Guardo con tenerezza questi studenti che pendono dalle mie labbra e mi sento felice.

E forse, ricevendo questa lettera mi dirai:

«Hai visto? I miei insegnamenti ti sono stati utili per raggiungere questo traguardo».

No, professoressa, questa è tutta opera mia; mi è sempre piaciuto studiare, raggiungere nuove conoscenze e arricchire la mia vita. Mi è sempre piaciuto, non grazie a te, ma nonostante te. Anche in questo hai fallito.

Ma forse qualcosa mi hai insegnato dopotutto, perché mi hai fatto chiaramente capire come NON deve essere un buon insegnante.

Insegnare vuol dire stimolare all'apprendimento, non reprimere con il sarcasmo!

Comunque ti saluto cordialmente: goditi l’immeritata pensione.

Una tua ex-alunna


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