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Una storia di rosanna

Questa storia è presente nel magazine Spunti di scrittura: #pioggia

Una  violenta giornata di pioggia

#PIOGGIA

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4 minuti

Pubblicato il 07 novembre 2018 in Altro

Tags: #evento #indimenticabile #tragico #un

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Pioggia

“ Una violenta giornata di pioggia”

Anche il cielo piangeva quella mattina. A tratti cadevano timide lacrime sottilissime, poi il tempo mutava umore e la pioggia veniva giù decisa e fitta.
Come tanti spilli, batteva con irruenza sull'asfalto fino a diventare anche fastidiosa. Un ticchettio continuo che soffocava i suoni della vita quotidiana. Le voci, le parole e lo sgusciare delle auto che di solito fremevano per arrivare prima, ora proseguivano più quiete e lente, quasi stanche e al loro passaggio l’acqua delle pozzanghere formatesi sul selciato, investivano in pieno imprecanti pedoni che protetti da lugubri ombrelli, camminavano frettolosi rasentando i muri, mentre tutto intorno aveva un aspetto desolante.
Sbirciavo il cielo. Era grigio, a tratti quasi nero, cercavo come un miraggio un piccolo squarcio di azzurro, ma notavo solo parti sempre più nere dove le nuvole si accalcano con una rapidità sorprendente, si gonfiano, si ampliano a dismisura fino ad incutere timore.
Anche il più piccolo spazio di azzurro laggiù lontano sul mare, non c’era più. Era stato sopraffatto da quelle nuvole che percosse da violente bufere di vento si rincorrevano proprio sopra la mia città.
Avanzavano con fare minaccioso e mentre procedevano, coloravano il paesaggio di una luce grigiastra che si posava sulle case, sugli alberi, sui lampioni delle strade, sembrava notte, ma erano solo le dieci del mattino. Tutto intorno appariva annebbiato e ricordava le vecchie cartoline in bianco e nero di un tempo.
I minuti scorrevano lenti in quella monotona e scolorita mattinata e anche la mente si assopiva e si lasciava contagiare cancellando l’entusiasmo di quei giorni di feste ferragostane. Aspettavo inutilmente che un audace raggio di sole riuscisse a squarciare un lembo di nuvola, ma era inutile, all'orizzonte al posto del sole appariva soltanto un violento temporale, foriero di un vero nubifragio.
Di temporali estivi se ne sono sempre susseguiti molti e tutti ci facevano rintanare in casa ad osservare dalle finestre le colline bagnate che brillavano di un intenso color smeraldo. Poi il cielo si infuocava offrendo uno dei tanti spettacoli che solo la natura sa offrire e riaffiorava con prepotenza la gioia di poter riprendere allegramente la nostra libertà.
La tempesta era ormai lontana.
Ma stavolta no, stavolta un potente e terribile temporale che non accennava a calmarsi, si stava abbattendo in pieno estate su Genova. Una tempesta di guizzanti lampi che a tratti illuminavano tutta la città. Pazienza, soprattutto in autunno un po’ ci eravamo abituati, ma in pieno estate, no e mai in modo così violento.
Nemmeno gli alberi erano contenti. Tanti si piegavano quasi ad implorare pietà e le loro foglie brutalmente strappate dai rami dalla bufera del vento, cadevano a terra ammassate. Poi trascinate dall'acqua torbida che scorreva veloce, intasavano i tombini lungo la carreggiata, invadendo completamente la sede stradale, per poi riversarsi anche nei sottopassaggi, rendendoli inagibili.
Le serrande nei negozi erano state subito abbassate e protette con tavole di legno che sembravano già in attesa pronte all'uso e i commercianti preoccupati, controllavano la strada sperando che l’acqua non superasse quelle barricate.
Col naso appiccicato ai vetri osservavo quello strano avvenimento fuori stagione. Lungo le vie in discesa, l’acqua scivolava a fiumi portando con se tutto quello che incontrava al suo passaggio, quando ad un tratto un potente boato simile ad una esplosione che aveva fatto tremare non solo il mio cuore, ma vibrare anche gli infissi delle abitazioni, si scatenò su tutto il quartiere.
Erano da poco passate le undici e trenta e ancora prima di riprendermi, l’aria era già squarciata dalle sirene della polizia locale e dai mezzi di soccorso annunciando che qualcosa di grave era successo.
Era il quattordici agosto e quella funesta data segnava il crollo del nostro quasi invidiato ponte di Brooklyn, come lo chiamavamo noi confidenzialmente, che cadendo all'improvviso nelle impetuose acque del torrente sottostante, aveva trascinato con se in quel baratro auto e innocenti persone ignare del loro triste destino.
La sua mesta fine ha lasciato solo lacrime e disagi e sconvolto l’Italia intera.
Sarà stato il fulmine, sarà stato chissà che cosa, lo stabiliranno gli organi competenti, io invece in pieno agosto, avevo solo brividi di freddo.
Pian piano l’odore di umidità che prima impregnava l’aria, si stava placando e, quasi a chiedere scusa, quel minaccioso tempo lasciava scivolare lente goccioline di acqua lungo i vetri.
Quella specie di uragano ci stava lasciando forse per dar modo ai soccorritori di compiere le loro encomiabili opere di salvataggio, ma ormai era tardi, il peggio era già avvenuto.





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