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Una storia di DomenicoDeFerraro

Questa storia è presente nel magazine LA FILOSOFIA NAPOLITANA

LA CANZONE DEGLI INDIANI METROPOLITANI

TRAGEDIA TRAP

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10 minuti

Pubblicato il 23 maggio 2020 in Fantasy

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LA CANZONE DEGLI INDIANI METROPOLITANI


TRAGEDIA TRAP


Stamane ho visto alcuni giovani indiani metropolitani , danzare sull’autobus, li ho visti danzare in piazza , in compagnia di mille interrogativi , relegati in un amore deriso da un vivere , caduto nella bocca del ragno , fuggito solitario , sopra un muro assolato del vecchio castello . Il ragno , fermo nel nulla , ascolta , sorridente la canzone degli indiani metropolitani ingannati dall’ipocrisia di una realtà che non salva nessuno, fatta di tante verità fasulle . Cosi andare lontano in questo ardore di prosodie , espressioni cosmicomiche , tra regole infrante , prende forma un narrare per versi dal ventre della sera che cala placida tra i boschi di cemento. Un velo si distende sulla memoria di un vecchio in cerca del suo bagaglio . Una borsa piena di verbi che porta con sé, lui sempre in disaccordo con questa vecchia storia . Un uomo il quale continua a bussare alla porta della morte che l’invita ad entrare e lui ci entra ramingo , sorreggendosi sul suo bastone.

Dimmi , come posso cambiare il mio mondo , come posso cambiare l’universo delle forme confuse nel seno delle cose.

Chi ha creato questo mondo, ora lo distrugge con una insana malattia, un contagio , senza alcuna regola che nasce e muore nell’ora meno sincera di questo divenire . Muore in giorni oscuri , quando il silenzioso fiume, scende a valle e passa accanto la mia casa , portando con se banchi di pesci d’oro e argenti , acque azzurre e chiare ove il tempo muta nell’immagine di una ragione metafisica che presenta tanti punti neri , tante fisionomie infondate , nella sequenza degli atti commessi . Il fiume scende, trascina con se carcasse di cadaveri, senza volto nei flutti delle avverse correnti.

Non posso fermare la morte che io ho destato dal sonno , cosi non posso destare la vita che in me, poiché ogni cosa mi riporterebbe all’origine di me stesso.

Sei stato un cattivo padre

Compiango il mio operato per questo

Vuoi un po' di minestra ci ho messo dentro zampa di gallina

e collo di coniglio un intruglio di carni pregiate.

Faro finta di aver accettato , ma non ho fame, ne sete

La sorte mi ha messo a dura prova

Hai girato la frittata nella padella

Ero contento un tempo vederti , ma ora non più

Sei rimasto solo nel tuo tempo con le tue passioni

Mi ero nascosto dietro questa lampada

Era la lampada che ti regalò tuo padre per il tuo compleanno

Ora la donna , danza nuda in mezzo alla strada

Nei miei ricordi , si trascende la realtà in cui vivo

Il mio gioco d’essere apparire , mi rende incapace di vivere

Forse lanciando in alto questo grido potrò salvarmi

Ammirare le nuvole non conduce al paradiso

Le porte delle percezioni , sono fragili , s’aprano alla melodia

Non c’è amore in questo luogo

Hanno bruciato gli infissi ed il silenzio è divenuto assai triste

Sono d’accordo con te di ripartire, andare dove nasce il sole

Questa borsa è tutto quello che abbiamo

La vita scorre, porta con sé l’oro in bocca

Sono deluso

Non sei te stesso

Faccio fatica a capire


Il vecchio muove i suoi passi , la donna siede su una sedia di legno a dondolo, fuma una lunga pipa, continua a osservare l’uomo il quale vorrebbe uscire, forse volare via.

La donna :

Sei stato sempre mio , prima tutto ciò nascesse

Il vecchio :

Non sono certo tu chi sia , sento di potercela fare a fuggire da te

Non voglio strappare le tue ali

Come potresti, io sono la parte migliore di te

Tu sei l’immagine della mia esistenza

Sono l’altra faccia della medaglia

Non rinnego me stessa, ma stai certo prima che il sole rinasca

tu mi rinnegherai , come hai sempre fatto

Certo, poiché sono solo nella solita idea, illuminante questa credo

Non è il credo a fermare tutto ciò è la tua anima che anela verso

la divinità.

Sono un legno sopra queste acque, che viene portato via

Ed io t’aspetto a valle ,dove il fiume finisce

Scenderò cantando la mia storia , con coraggio sarò il figlio del padre, il sogno di un intera giovinezza , una felicita che s’apre a tanti intendimenti e mentre la vita diventa una sola verità, io ritornerò ad essere il canto del vecchio, il canto di un popolo che continua a soffrire in silenzio. Sarò quello sono sempre stato un dolce divenire , nella rabbia delle parole dette .

La Donna continua dondolarsi a farsi bella è sicura di poter vincere l’ardire di quel vecchio , un uomo quasi alla fine del suo tempo. Ma il vecchio continua a canticchiare, sorridere ed aspettare che rinasca il sole.



Dai monti scendono mille guerrieri , dipinti di rosso e verde , scendono correndo, urlando la loro gioia , guerrieri fragili come una mollica di pane , teneri come la carne della vergine . Mille genti si affollano fuori i balconi a vedere, chi viene a cavallo delle note musicali , trasportate dal vento della prateria . Lungo le coste, lungo gli argini delle fosse comuni , dove vengono gettati i corpi esanimi dei poveri defunti , si bruciano le spoglie di un essere all’ombra della ragione , si brucia il sapere nell’alba insanguinata che cala oltre i vetri delle misere finestre delle case operaie.

Il vecchio vorrebbe riprendere il suo viaggio . La donna lo trattiene l’invita in camera da letto. Là ella si spoglia ed il povero vecchio ritorna giovane improvvisamente, poi la donna si trasforma , diventa una serpe, ora un fagiano , ora un pavone, ora un fringuello. Il vecchio balbetta , vorrebbe fuggire , avverte di avere paura, vorrebbe fuggire dalla nera sorte che lo tiene per il collo , provare a non cadere nelle fauci di un mostro antico , antagonista della sua esistenza . Il povero vecchio si trova smarrito , nell’alito di un vento, gli sembra di dissolversi nei lunghi secoli passati, nella polvere del tempo , tra la sabbia di quel deserto che tiene chiuso nel pugno della sua mano . Tiene , stretto una grande quantità di pensieri d’ oro e d’argento , brillanti sotto il sole cocente di quella terra di nessuno . Luccica la piccola stella del sud, lo guida verso una amena vittoria , verso un bene che si trasforma in mille delizie . Lo conduce lontano dal suo incubo , dalla sua trasformazione di uomo in mostro in qualcosa d’indefinito in una forma senza tempo che muta nell’assegnazione del caso in un corpo deforme. Tutto sembra inutile come quella sedia , lasciata fuori un vecchio bar di periferia.


Il vecchio conosceva il suo tempo , conosceva la metafisica delle forma , lo scorrere di una filosofia fatta ad immagine di una conoscenza fenomenologica , dettata dallo scorrere di un verbo incarnato , programmato a sopravvivere alla civiltà umana. E la donna continuò a spogliarsi a mostrare il suo corpo languido, il suo corpo che sembrava la somma di tante lussurie , composto di pelli decadenti , risvolti di slanci creativi , cinti di note turchine che s’evolvono nella specie animatrice di una nuova genealogia. La donna non aveva vergogna di spogliarsi , di mostrare il suo corpo floscio, il suo seno cadente nella bocca del drago , che danzava in mezzo alle fiamme delle sue passione. Ed una tribù d’indiani si erano riuniti fuori la sua casa, ed avevano fumato il calumet della pace con cavallo pazzo , che era forte , cosi forte che aveva invitato Toro seduto a lottare insieme contro le giubbe blù , contro il generale Custer . Ma non tutti i buchi sono buoni , cosi la tribù dei piedi neri , fece la danza della pioggia e la Donna dietro i vetri della sua vecchia casa , sorrise a quei stupidi indiani metropolitani che volevano conquistare il suo cuore , guidati da cavallo pazzo . Il quale aveva una donna d’amare ed un cavallo per ogni luogo che andasse , ed era un grande uomo, metà rosso, metà giallo un po’ nero e sapeva parlare con i pesci d’oro del grande fiume e poteva volare di notte tra le stelle, cosa che aveva imparato da bambino sulla scia di una filastrocca , nell’eco di un canto indiano metropolitano. La storia cosi intesa , condusse l’ intera tribù , verso la casa della Donna che non voleva farsi vedere più nuda dal vecchio , il quale abbracciò spiritualmente il grande spirito del bisonte per divenire un indiano metropolitano anche lui . Ed era buffo il vecchio in mezzo a quei tanti strani indiani che pensavano solo a bere a cantare intorno al fuoco, le loro avventure . Ma quando si comprende d’essere uomini e non creature destinate ad essere gestite dalla corrotta pubblica amministrazione , nella vaga incertezza , ogni torto cambia il dubbio e la fisionomia dell’essere . Cosi la tribù dei piedi neri , strinse un patto con il vecchio il quale accompagnato dalla sua morte, mise mano alla tasca e comprò tre bottiglie di whisky di buona marca da bere tutti in compagnia.


Esistono mezzi espressivi con cui un uomo può cambiare la sua esistenza Disse il vecchio sorridendo.

Noi seguiamo le stelle e lo spirito del grande bisonte

Rispose l’indiano al vecchio il quale cosi disse :

Si cerca sempre di non cadere nell’errore , ma chi siamo noi per cambiare il corso del fiume.

Amico siamo un fritto di pesce , poco più

Una matita appuntita , io suppongo

Un paio di occhiali, rotti.

Bene e come vedere le cose all’incontrario

Io mi rendo conto , la morte non è tanto bella quanto vuole apparire

Perché non mi hai avvertito che c’era un posto di blocco.

Ero impegnato a muovere le gambe.

Sei rimasto solo nel tuo tempo

Tutto ciò è incomprensibile come l’amore

Hai ballato , fuori le regole grammaticali

Fuori ogni rigo

Fuori casa mia, attendi che io scenda

Sono seduto fuori la porta della tua esistenza

Sei rimasto per tanto tempo giù in attesa , tutto passasse

Ho atteso a lungo , passasse questo odio , passasse questo fiume di parole buffe , belle, brutte , parole legate al senso di una vita che diviene con il tempo che passa l’immagine di un rifiuto , di un fine , di un principio illogico , che anima l’amore, anima la vita di chi come me non crede più che gli ultimi c’è la possono fare a superare quel muro di mille vergogne stese al sole. Disse il vecchio

E l’indiano la sapeva lunga ed amava una donna della tribù rivale qualche volta faceva dei lunghi giri a cavallo sopra i monti dei draghi dove i soldati di Custer riposavano nella dura terra un tempo appartenuta agli indiani.

Il vecchio :

Sono certo di potercela fare

L’indiano:

Anch’io credo che il grande spirito ci guiderà oltre questa tempesta.

Mi sento cosi debole

Non lasciarti andare

Non vuoi fumare il calumet della pace ?

Sono tutto fumo e niente arrosto , amico caro

Non disperare le rime ti sono amiche

Ti ringrazio per avermi accompagnato lungo questo impervio tragitto

Non parlare molto , potresti affaticarti

Sono alla fine

Sei il fumo della pipa

Sono l’angelo e l’incontrario di tutto ciò

Ti siamo vicino

Non lasciate che il mio corpo venga portato via dalla corrente

Non disperare sarà il grande spirito a decidere per tutti noi


Cosi la vita per il vecchio divenne un sogno un tentativo di poter vivere nella bellezza che aveva lungamente ricercato, inseguito come quando aveva quindici anni , come quando prese per mano suo padre e corse verso quello spazio indefinito, fatto di nuvole e parole nel vento. Un soffio dolce che passò e si portò via entrambi verso un'altra citta , verso un'altra avventura . In una nuova vita fatta ad immagine dell’ amore che non muore mai che nasce , rinasce si trasforma nella sua breve esistenza. A volte resa avvizzita dall’esperienza , attraversata da un via di mezzo, tra il vivere ed il cantare. Ma questo il vecchio l’aveva sempre intuito. Attraverso i suoi versi , una accozzaglia di concetti misti al sacro è tutto poteva essere o non essere . Fu cosi che il vecchio spense le sue cento candeline e gli sembrò ritornare giovane come un tempo udì il canto dell’usignolo gli sembrò rivivere una vita aldilà del male e del bene . Era certo di non aver più domande da fare cosi senti in se una forza primordiale che lo spinse in alto, fin lassù dove vivono i santi ed i beati , gli ultimi di questa terra , dove si canta ogni sera la bella canzone degli indiani metropolitani. E si senti vivo , forse migliore di quanto non fosse invero almeno questo pensò il vecchio . Cosi quando provò a guardarsi allo specchio , nello specchio vide la sua vita riflessa nei volti della gente che aveva conosciuta. La gente che passeggia lungo il corso con la mascherina , verso il suo domani, seduta come un tempo fuori il bar in attesa passi la bella donna dei suoi sogni .






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