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Una storia di IBonamiciFredducci

Questa storia è presente nel magazine I 7 - Racconto ad episodi

I 7 - parte 34

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12 minuti

Pubblicato il 16 maggio 2020 in Fantascienza

Tags: #amore #esperimenti #mutanti #ragazzi #superpoteri

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Martedì 20 Marzo 1990

Ormai George se ne fregava altamente delle linee guida e, alla domanda del Signor Krause che voleva sapere che cosa fosse Valeria, se una macchina o addirittura un essere Divino, rispose: -Non è una Dea e nemmeno una macchina. E’ stata creata artificialmente e sappiamo pochissimo di lei, ma è una creatura vivente anche se con un DNA sintetico ottenuto in laboratorio, completamente diverso dal vostro...-

Giselmar si mise la destra davanti alla bocca, se la passò sul mento e borbottò: - “Mi hanno fatta lì”: ovviamente diceva la semplice verità. L’SIII è a Jonastal, vero? Nessuno è mai potuto andare a Jonastal, fin dai tempi dei nazisti! Tutt’ora la zona è sorvegliata 24 ore su 24!!! Giravano strane voci su quel posto fin dai primi anni ‘40: esperimenti segreti dei nazisti...si parlava di bomba atomica e Dietlind stessa aveva visto degli strani bagliori e sentito esplosioni non molto tempo prima dell’arrivo degli Americani e dopo quel 21 Luglio collegammo facilmente Jonastal al misterioso SIII dove Valeria diceva di essere stata fatta; ma la creazione di esseri umani in laboratorio mi sembrava solo assurda fantascienza, soprattutto pensando al 1945!-

-Creazione di esseri umani? No no...mi creda: la sua Valeria non è un essere umano e lei stesso ha detto che anche a prima vista era molto diversa e sembrava non provenire da questo mondo...-

-Perchè...perchè continua a parlare al presente? Valeria è ancora viva? E perché prima ha detto che il suo DNA è completamente diverso “dal vostro” e non “dal nostro”?-

-A questo punto sgancio teatralmente la bomba: parlo al presente perchè Valeria è un essere immortale e del tutto invulnerabile. Non invecchia e, di sicuro, adesso sarà ancora perfettamente identica a queste foto o questi suoi splendidi disegni. Quando i miei connazionali l’hanno trovata e spedita tra i sopravvissuti di Ohrdruf e poco dopo lei l’ha vista per la prima volta, era attiva da poco tempo: per questo appariva così ingenua e non conosceva il significato di parole e concetti basilari: stava davvero ancora imparando. Io sono come lei, un essere realizzato artificialmente con DNA di sintesi ma, mi creda, rispetto a Valeria non valgo granchè...- -Oh mio Dio...ha voglia di scherzare? L’ho fatta bere troppo???? In fin dei conti lei è poco più che un ragazzino...-

Quel giovane George Lansing mise in mostra i suoi poteri da Illusore per dimostrare al suo interlocutore che stava dicendo la verità e non era la grande quantità di alcol nelle sue vene a parlare: una perfetta copia di Valeria apparve in piedi tra corridoio e soggiorno. Naturalmente Lansing si era ispirato al disegno di Giselmar dove “Lentiggini” era in sottoveste, e infatti la replica della sintetica ne indossava una piuttosto simile, ma un po’ più moderna. Nessuno avrebbe mai potuto pensare che quella fosse solo un’illusione.

Si avvicinò al tavolino da fumo, con movimenti flessuosi. Il padrone di casa era pietrificato: non riusciva a proferire parola e aveva la netta sensazione che il suo cuore avrebbe finito per cedere, di lì a poco.

Lo sguardo di quella Valeria simulata era un decisamente più furbetto di quella dei disegni e delle foto. In piedi era praticamente alta come Giselmar seduto. Regalò uno dei suoi sorrisi gioiosi e gli accarezzò una guancia con la mano destra, e lui lo percepì chiaramente!! Una lacrima solcò quel viso segnato dal tempo, il tedesco per un istante si sentì di nuovo il ragazzone di 45 anni prima, follemente cotto di quella misteriosa fanciulla dai capelli rossi.

George fece dissolvere quella splendida visione in un denso fumo rossastro.

-Che diavolo era!!!????- -La dimostrazione che non sono ubriaco. Vede...ogni essere Sintetico ha un potere: io sono un “illusore” e posso creare proiezioni allucinatorie perfette, indistinguibili dalla realtà- e per un istante fece riapparire Valeria alle sue spalle, e si scambiò un “5” con lei -Se però una jeep mi passasse sopra con due ruote le mie ossa si spezzerebbero e proverei un sacco di dolore; magari non morirei e in pochi giorni tornerei a posto; ma visto che quella Rossa è uscita da quell’incidente senza un graffio e senza provare la minima sofferenza fisica...beh...Dio solo sa che cosa può fare-

-Ma perchè mi sta dicendo tutte queste cose?-

George si alzò, con un sorrisetto compiaciuto in volto. -Signor Krause, lei è l’ultima persona ancora in vita tra quelle che hanno conosciuto Valeria o hanno assistito all’incidente del 21 Luglio 1945. Ha ribadito quello che sospettavo, ovvero che quel 15 Luglio abbiamo lasciato andare via la più grande invenzione dei Nazisti. Teoricamente la mia missione prevedeva di ottenere il maggior numero di informazioni che potevo da lei, per poi ucciderla...-.



La Regina delle Wunderwaffen si alzò di scatto dalla sedia e strillò, mostrando furiosa i canini estesi alla massima lunghezza: -Bastardo!!!! Hai ucciso Giselmar???? Perchè lo hai fatto????? Nel ‘90 ormai era un vecchietto!!! Che cazzo di senso aveva farlo???-.

La sala mensa era stracolma: anche i più pigri e dormiglioni dei sintetici della misteriosa Base comandata da Lansing erano andati a fare colazione. Al tavolo di George, Valeria, Alvaro e Rita nessuno aveva occupato i restanti due posti disponibili, ma c’era un silenzio colossale perché tutti ascoltavano quello che si diceva lì con la massima attenzione. L’udito dei Sintetici è dalle 3 alle 15 volte più potente di quello dei Sapiens e quindi anche i più distanti non avevano problemi ad ascoltare...

Xue, la magnetocineta cinese che la sera prima aveva preso un po’ di confidenza con Vì, avrebbe voluto sedersi in quel tavolo “molto speciale” (Alvaro si sentiva un Vip a farne parte), ma dopo l’occhiata assassina che Rita le aveva lanciato aveva ritenuto saggio desistere e accomodarsi da un’altra parte. Valeria era troppo intrippata dal racconto di George per accorgersi di questo: probabilmente avrebbe gradito la possessività e la gelosia della sua “simile più simile” ma, da brava stronzetta, avrebbe fatto sedere quella sintetica dai tratti orientali.

Naturalmente quanto riportato negli ultimi episodi era stato raccontato da George in quella sala...

-Hai ottima considerazione delle tue lettrici e dei tuoi lettori: credi che non ci fossero arrivati?- Rita? Inizi anche tu??? -Lerunia apprezzerà...- maledizione…lasciatemi lavorare, cazzo!!!

Dicevo? Ok… Valeria si alzò di scatto dalla sedia e gridò inorridita “Bastardo! Hai ucciso Giselmar???? Perchè lo hai fatto??? Nel ‘90 era ormai un vecchietto!!!!” Era furiosa e mostrava i canini estesi alla massima lunghezza a Lansing, che nel mentre riflettè sul fatto che la Prima gli mostrasse così spesso i denti che, la volta che fosse partita di slancio azzannandolo, lo avrebbe per forza colto di sorpresa perché quando faceva quel gesto da felino ormai lui non metteva nemmeno più mano al pulsante per sedarla: in caso alla minaccia fosse seguita l’azione non sarebbe stato pronto… Si disse che ci avrebbe rimesso un braccio, prima o poi.

La reazione di rabbia così sincera di Valeria era motivata dal fatto che il suo sogno di qualche ora prima glielo faceva percepire Giselmar come un ricordo davvero fresco e “recente”; anche se in realtà erano passati la bellezza di oltre 75 anni dall’ultima volta che lo aveva visto. Cercò sostegno guardando Margaritka, che però le fece cenno di rimettersi a sedere rivolgendole un’espressione dolce e tranquilla per calmarla ma poi se la mise a forza sulle ginocchia perché la vide titubante. George disse in tono quasi scocciato -Grazie, Maggie-, mentre la rossa azzannava un orecchio della biondina (castano chiara, per la precisione) che mormorava: -Sai benissimo che non puoi farmi niente e non provo dolore, come te...- e l’altra non rispondeva, per non mollare la presa: -Koshechka...finiscila...stronza...-

George si spazientì: -Valeria, smettila subito!!! Non vuoi sentire come va a finire la storia???-

Quella mollò immediatamente la presa, si voltò verso George senza però tornare sulla propria sedia e mugugnò: -Quando fai così ti odio ed odio me stessa: mi sento una marionetta! -.

Rita, cingendo con le braccia Valeria e stringendola a sé, le fece notare: -Lerunchik, ma tu lo sai che io qui sono la numero 2, vero? Se a George dovesse accadere qualcosa sarei io il Capo e tu, istintivamente, obbediresti a tutti i miei ordini…- per poi rivolgersi a Lansing con un tono che non sembrava così scherzoso: -George, voglio essere sincera con te: sto seriamente pensando di eliminarti...-

-Falla finita, Maggie- -Eh no...con me non funziona, bello mio!! Comunque la pianto perché qui tutti vogliono finire di sentire questa storia e in primis lei che gli è presa male un po’ per Giselmar...però così sembra che ho immediatamente seguito l’ordine, cazzo-


Martedì 20 Marzo 1990

-Quindi lettrici e lettori capiranno che siamo tornati nel racconto di George? Ce la faranno?- grazie alla tua solerte precisazione di sicuro! Comunque posso fare il mio lavoro, per favore? -Prego: ci mancherebbe!- ti ringrazio: sei davvero molto gentile...

-(...)Teoricamente la mia missione prevedeva di ottenere il maggior numero di informazioni che potevo da lei, per poi ucciderla...- chiarì George, e il vecchio Giselmar la prese alla grande, riempiendo per l’ennesima volta il proprio bicchiere con la vodka, buttandola giù rapidamente, dopo aver fatto il gesto che indicava che avrebbe bevuto alla sua salute e ammettendo: -Non sono affatto sorpreso. Mi dispiace tantissimo per Klara e per Elsa, ma sono pronto: ho avuto una gran bella vita e lei mi ha fatto un regalo di valore immenso mostrandomi queste foto e rispondendo all’interrogativo che mi stavo facendo da così tanti anni rivelandomi che cos’è Valeria, oltre a dirmi che è viva, lo resterà per sempre e per sempre avrà questo aspetto…Grazie-

-Mi creda: se sapessi di più glielo direi… Il suo aiuto è stato molto prezioso per me: mi ha fatto comprendere chi fosse Valeria. Probabilmente ora non sarà più così, e questo mi fa molta rabbia- -Che le sarà successo?- -Mi sembra quasi ovvia l’ipotesi che i Russi l’abbiano addestrata allo scopo per cui fu pensata, progettata e realizzata: essere la più potente, letale, infallibile ed imbattibile arma mai esistita-

-Quella ragazza così piccola???? Così dolce e remissiva???- -E anche così attenta agli ordini e bisognosa di essi, volenterosa ed instancabile, da come l’ha descritta- -Sì, ma soprattutto positiva, felice, gioiosa!- -Spero sul serio che sia ancora così, Signor Krause-

-Ma...per quanto io adori parlare di Valeria, anche perché non lo facevo da tantissimo, passiamo ad altro: mi sparerà? Voglio sperare che abbia un silenziatore, perché questi palazzi sono prefabbricati e quindi poco insonorizzati...-

Il giovane Lansing mise a posto il taccuino, la penna e la busta di cartoncino dentro alla ventiquattrore, che chiuse con calma. Si alzò in piedi. Con grande serietà mise in chiaro le cose: -Ho specificato “teoricamente”: non ho la minima intenzione di ucciderla, signor Krause! Io la ringrazio per l’interessante racconto, per la vodka e l’altro liquore che mi ha offerto e per l’ospitalità: è davvero una persona gentile, disponibile e molto piacevole. Le lascio quelle due foto: sono certo che sarà felice di averle e che le nasconderà nel quadernone con tutti i suoi disegni perché è ovvio che Klara non crederebbe mai a quanto le ho appena detto e non giusticherebbe questa sua fissazione pluridecennale per una fanciulla che ha visto l’ultima volta nel Luglio 1945… Beh...Dov’è il mio soprabito?-

-Davvero non mi ucciderà? E i suoi superiori non manderanno qualcun altro a finire il lavoro?-

Lansing gli assicurò che avrebbe potuto stare tranquillo.

Giselmar prese il soprabito di George e glielo porse. -Ma perchè ha deciso di non eliminarmi?-

Il sintetico di produzione americana appoggiò la valigetta per terra e si vestì...il corriodio era ancora invaso dalle cose che il padrone di casa aveva tolto dallo sgabuzzino per poter prendere il quaderno con i ritratti di Valeria. Fu ancora del tutto schietto con quel simpatico e gentile uomo dall’altezza di oltre 2 metri: -Non avrei avuto problemi ad ucciderla, ma ho capito che non sarebbe stato giusto e soprattutto che non volevo farlo. Mi ha descritto Valeria come un essere dolce e gentile, ma non si rende conto di che persona fantastica sia lei stesso. Per quale motivo dovrei ucciderla? Che problemi dovrebbe creare, restando in vita? Non ha mai parlato di Valeria con nessuno fino ad oggi e di certo non lo farà adesso e, oltretutto, anche se cominciasse ad andare a raccontarlo in giro non le crederebbe nessuno. E poi si era davvero innamorato di quella creatura e in qualche modo lo è tutt’ora, Dietlind Sauer l’aveva accolta in casa sua e tenuta con sé come una figlia e a quanto pare aveva colpito positivamente anche diverse altre persone: mi ha aperto gli occhi, signor Krause… Lei mi ha fatto capire che sia noi che voi possiamo essere migliori di quanto sembriamo. E’ un aggettivo banale, ma lei mi ha dimostrato che possiamo tutti quanti essere “buoni”. Le dirò di più: ora ho molta più voglia e molte più motivazioni di trovare Valeria, ma se ci riuscissi non la consegnerei all’America! Dovrebbe poter fare la vita che vuole...dovremmo essere liberi tutti quanti: voglio essere libero, voglio vedere cosa sono realmente! Forse sono anche io dolce e gentile...forse sono buono. Arrivederci signor Krause, mi saluti sua moglie e grazie ancora per tutto...mi dispiace davvero che quel 21 Luglio sia andata così: lei è davvero una brava persona e Valeria di certo avrebbe meritato e preferito restare qui ad Erfurt, con lei...-

Si strinsero la mano e quel ragazzo americano uscì, avviandosi verso l’ascensore (sempre quello di sinistra). Giselmar restò a guardarlo fin quando entrò nella cabina e le porte scorrevoli di metallo si chiusero, per poi rientrare. Sistemò le due foto della sintetica dalla pelle alabastrina ed i boccoli rossi in fondo al quaderno, tra i fogli ancora bianchi e, dopo averle guardate ancora per qualche istante, iniziò mettere tutto a posto.

CONTINUA...


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