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Una storia di Jelena

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C'est la vie

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4 minuti

Pubblicato il 09 gennaio 2019 in Storie d’amore

Tags: #incontrialbar

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Il passato spesso ritorna, e lo fa prendendo le sembianze di qualcosa di molto semplice, quotidiano e a tratti banale, il mio ha un nome ed un cognome ed in mano una tazzina di caffè.


La metropolitana di Roma è una grande invenzione, permette di spostarsi da un punto A ad un punto B senza rinunciare a ritardi biblici, macchinisti in sciopero, treni guasti, ed il tutto è accompagnato dal piacevole sottofondo di gente che inveisce contro il sistema, il governo, il Papa e i Puffi. Ringrazio mio padre per avermi donato la pazienza e la riservatezza, così, persino nel peggiore dei tragitti, riesco a mantenere un basso profilo e riuscire ad arrivare in ufficio quasi illesa. Tutte le mattine faccio lo stesso percorso, mai una deviazione o un cambio di programma, sempre gli stessi passi, le stesse facce, lo stesso caffè.

Se c'è una cosa che mi piace del quartiere in cui lavoro è il fatto che sia costellato di bar, il mio preferito è in un angolo, ben visibile ma riparato, la proprietaria è una ragazza di Parigi che non ha resistito al richiamo del buon cibo italiano, senza rinunciare però alla pasticceria francese. Il locale sa di Provenza, di croissants e di burro, la erre vibrata di Cécile ed il suo grembiule color lavanda colorano anche la più grigia delle mattine invernali.


Ti ho visto dalla vetrata, eri seduto nel primo tavolino a destra, le gambe accavallate, lo sguardo fisso sul tablet, accanto a te una tazzina di caffè ed una piccola tarte tatin appena sfornata. Resto a fissarti per qualche instante, non riesco a credere che tu sia lì, proprio nel mio angolo di pace quotidiano e mentre sto per rinunciare alla mia sacrosanta colazione vedo Cécile sbracciarsi da dietro al bancone per attirare la mia attenzione. Non posso scappare, entro senza guardarmi intorno, l'odore di cannella mi investe, il rumore dei piattini disposti velocemente sul bancone mi infastidisce. Ordino solo un caffè, in modo da potermi dileguare in pochissimi minuti, non ti accorgerai di me, me ne andrò prima che tu possa riconoscere un mio dettaglio, prima che i tuoi occhi possano inchiodarsi nei miei.

La barista mi supplica di provare un nuovo dolce che ha preparato seguendo la ricetta di una sua zia della quale non capisco nè il nome nè la provenienza, glisso cordialmente inventando un mal di stomaco pungente. Il mio caffè è pronto ed è bollente, sbatte violentemente sulle pareti del mio stomaco e lascia che tutti i ricordi che avevo volutamente fatto naufragare tornino in superficie. C'è il nostro primo bacio, quello che ti ho dato io la prima volta che mi sei venuto a prendere sotto casa, siamo rimasti a chiacchierare tutta la notte in macchina, nutrivamo speranze sul futuro e qualche piccolo rimpianto con cui dormire. Nessuno avrebbe scommesso sul fatto che mi sarei innamorata, avevo aspettative completamente diverse sugli uomini, avevo bisogno di qualcuno che mi restasse accanto, qualcuno che si prendesse cura di me. Ma tu non sei mai stato una presenza costante, andavi e venivi a tuo piacimento, ed io restavo spettatrice delle tue uscite di scena, eppure il mio cuore si era annidato accanto al tuo senza fare rumore, tanto silenzioso da non farti rendere conto della sua presenza.

Con la coda dell'occhio cerco di spiare i tuoi movimenti, il dolce è ancora intatto, istintivamente accenno un sorriso. Deve essere stata Cécile ad insistere, non avresti mai scelto un dolce alle mele, ma per galanteria non hai saputo dire di no, ed e' questo il tuo problema, non resisti al fascino femminile, ed ogni volta rovini tutto.

Indossi un completo blu, te l'ho già visto varie volte, al polso l'orologio che ti ho regalato il nostro primo ed unico Natale passato insieme. Era un regalo pensato, volevo farti capire quanto fosse importante per me il tempo e quanto fossero speciali i momenti condivisi, quanto la tua presenza potesse far bene alla mia mente, ma per te era solo un dono ricevuto, niente di più.

La nostra storia è finita esattamente come finisce un caffè, velocemente e lasciando delle tracce sul fondo del mio cuore, sporcandolo senza remore, ho provato a lavarne via i residui senza riuscirci mai.

Poggio la tazzina sul piattino, cerco il portafogli nella borsa e mi dirigo verso la cassa. Chiedo il conto per due caffè e una tarte tatin, Cécile mi guarda con aria interrogativa, porto l'indice vicino al naso mimando il gesto del silenzio, la ragazza assume un'espressione degna della Monnalisa ma per mia fortuna non fa domande. Mi precipito fuori senza nemmeno salutare, mentre attraverso la strada sento la tua voce pronunciare il mio nome,una, due, tre volte, non mi volto, accelero il passo e mi rinchiudo tra le fortezze del mio ufficio.


C'est la vie mon amour, c'est la vie

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