scrivi

Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TUTT'ALTRE STORIE

“PIXEL”

Musicologia all’origine della cultura globalizzata / 2.

85 visualizzazioni

9 minuti

Pubblicato il 05 novembre 2019 in Giornalismo

0
Copertina del DVD
Copertina del DVD

PIXEL (*) è una straordinaria coreografia creata da Mourad Merzouki per undici danzatori in un ambiente visivo virtuale di danza contemporanea, giocata sull'illusione ottico-visiva che unisce energia e poesia, finzione e risultati tecnici, ‘musica minimale’ e inserimenti ‘hip-hop’ realizzata dal compositore minimalista Armand Amar. L’intento, senz'altro ben riuscito, è quello di rapportare la dimensione concettuale del presente, all’origine del ‘movimento coreutico’ organizzato e codificato in geometrie complesse, all’interno di uno spazio circoscritto e organizzato in rapporto dinamico e dialettico con il linguaggio ‘virtualmente drammatico’ dei danzatori.


Un’angolazione sintetizzata di alto profilo che riporta alla primaria ‘sorgente della musica’, in cui la scenografia prende vita e si trasforma in una pioggia di luci che interagiscono e danzano con i ballerini sulla scena, trasformata in "..un ambiente visivo virtuale e vivente", che apre al dialogo tra il mondo sinottico della proiezione digitale ‘light-design’ elaborato con Yoann Tivoli e la realtà corporea dei ballerini, mediante l’applicazione di parametri, quali: il ritmo, l’intervallo, il tempo, la sovrapposizione di effetti grafici che compongono la scenografia su criteri di comparazione musicale.


Un ‘creare dal nulla’ che mette insieme funzioni, norme e significati sociali che sono proprie della danza e del ‘fare musica’ che, pur obbedendo a esigenze diverse: come i ‘movimenti del corpo’, e la ‘poesia verbale’ insita nella gestualità, se osservate all’interno di un cammino parallelo, costituiscono un chiaro riferimento sia all’arte coreutica che a quella musicale; sia di fine erudizione, propria della tradizione poetico-letteraria colta. Dando forma a una unità d’insieme che rientra nella pura ‘metafisica’, comprensiva di bipartizioni insolite, che vanno dal ‘silenzio’ all’ ‘eloquenza’; dal ‘discorsivo’ singolare al ‘coreutico’ collettivo, il cui linguaggio è allo stesso tempo musico-strutturale.

Un momento dello spettacolo.
Un momento dello spettacolo.

PIXEL è senza dubbio uno spettacolo coreutico avveniristico, ciò nonostante non tradisce in alcun modo quello che da sempre è l’intrattenimento della danza agli occhi dello spettatore odierno. Semmai è la riconferma degli esempi che altri iniziatori, come Pina Bausch, Meredit Monk, Merce Cunningham, JirÍ Kylián, Carolyn Carlson, tanto per fare alcuni esempi eclatanti, hanno portato in scena. Di veramente innovativo c’è il rivoluzionario ‘movimento’ dei ballerini, i quali non si limitano solo alla danza, che bensì sono implicati in una sceno-coreografia giocata sui ‘light-effect’ davvero straordinari che coinvolgono in toto lo spettatore in qualcosa che non c'è, quale appunto la scenografia decisamente virtuale.


Dobbiamo però ripercorrere la strada all’indietro nel tempo per dare un senso alla musica che accompagna questa esecuzione coreutica di Mourad Merzouki, e andare alla ricerca di quegli elementi per cui la ‘minimal-art’, coniata dal filosofo dell’arte inglese Richard Wollheim el 1965, è divenuta la principale tendenza del radicale cambiamento artistico contemporaneo. Entrata in seguito nel linguaggio artistico-filosofico-letterario e musicale come ‘norma di vita’ su cui è regolata la società nei diversi campi della conoscenza. È infatti in quegli stessi anni che il fermento ‘minimalista’ si è attestato in Europa e il resto del mondo.


In Italia si deve a Francesco Carnelutti l’aver affrontato anzitempo, in chiave strutturale, psicologica e filosofica, quella che sarebba stata la “virtualizzazione metafisica” della musica, nel Convegno tenutosi a Venezia alla Fondazione Cini, sul tema “Il valore della musica” (*), di cui rimangono a testimoniarlo alcuni documenti a stampa pubblicati successivamente da Sansoni – Editore. Dai quali mi concedo di ritagliare alcuni passaggi davvero eloquenti, a partire dalla eloquente ‘Introduzione’ dello stesso Carnelutti, a partire dal “l’incontro di ciascuno di noi con la musica”, con particolare riferimento all’ethos:


Non è raro il caso che composizioni musicali di grandissimo pregio, specialmente a carattere sinfonico, agiscano su di me se no proprio come la ninna-nanna, almeno determinando una inerzia del pensiero. […] Ciò dico per richiamare l’attenzione intorno al valore del sonno (che induce al riposo). […] Tornando alla musica direi che essa non mi fa pensare a nulla, anzi non mi lascia pensare a nulla; il godimento ch’essa mi reca è proprio questa possibilità di non pensae a nulla. […] Secondo me il valore semantico della parola, nella riduzione al presente (e perciò entro il nostro campo visivo) di qualcosa che è già passato o non è ancora passato, o, in altri termini, che appartiene al passato o (come) al futuro (e perciò sta fuori del nostro campo visivo).[...]


"Sbaglio se penso che (l’arte musicale) rappresenta soltanto il mutamento -scrive Carnelutti - non già per il fatto che muta, ma il fatto in sé del mutare? E poiché il mutamento è tempo, oggetto della musica è il tempo […] che si manifesta nel suo ‘divenire’ come gli anelli di una catena.[…] Si spiega, forse, così, una mia intuizione secondo la quale nella musica vi è sempre qualcosa di atteso: la nota che precede richiama quella che segue, così che all’uditore, non di rado, sembra di anticiparne la percezione.

Un altro momento dello spettacolo.
Un altro momento dello spettacolo.

Ma la ricerca dell’unità nella musica sta nell’adire alla sua riproduzione. Se è così - si chiede ancora Carnelutti - “..viene la tentazione di rispondere che tra una nota e l’altra non c’è nulla; ma più esattamente si deve dire che c’è una pausa. E il silenzio cos'è? Nulla o tutto? […] Personalmente ritengo che il silenzio è uno degli aspetti della realtà (l’altro è la luce)’, per i quali si rende sensibile la trascendenza.

Copertina del CD di Mario Brunello.
Copertina del CD di Mario Brunello.

Mario Brunello, violoncellista di fama internazionale ci rende partecipi della sua personale esperienza nel suo libro “Silenzio” (*) in cui ci racconta come scaturiscono le sue straordinarie note, semplicemente facendo vibrare le corde dello strumento all’interno di una cassa armonica, specie di luogo in cui esse non sono; in cui, per l’appunto, domina il silenzio che gli permette però di essere segnato dalla creazione: “E così nasce la musica. Il suono si sistema in quel silenzio. Ecco allora la ricerca di luoghi dove il silenzio è d’oro, dove esso prospera e viene rispettato, come una montagna o un deserto. Persino in un mercato caotico pieno di colori, di parole e di forme, il musicista trova il suo silenzio e lo trasforma in qualcosa di portentoso: «È un silenzio che sta anche intorno ai suoni, un silenzio che è ‘liquido amniotico’, che dà vita e ne fa riconoscere e individuare il (suo) senso profondo”.


Se il 'silenzio' può avere un senso (e ce l'ha), il sodalizio 'musica e poesia' è oltremodo evidente in questa lirica dal respiro remoto che non s’arresta davanti al passare del tempo, onde … ‘medicare (le) sconfinate solitudini’ dell’umana esistenza:


Ti chiedo al vento” – una poesia di Franca Maria Catri (*)


respiro gentile che sfiora il mare

scioglie le onde in farfalle di sole

in campo azzurro

pascola nuvole piccole

innamorato accarezza

la luna d’agosto

va sui pini e le rose

si culla sui prati

allaccia case

in confidenza di finestre

odore di pane

e favole antiche

ti chiedo al vento

generoso che lega terre e distanze

racconta voci e silenzi

a medicare sconfinate solitudini …


Non è forse ciò che appartiene al nostro inconscio immaginale dove si assiepa la creatività dell’arte, l'indicibilità delle parole che la contengono? Così è per la musica e la poesia, ed anche per la 'danza', prescelta per questa passeggiata narrativa fra passato e presente, con la quale si cerca di spaziare fra consenso del passato e future contaminazioni.


Si vuole che nella elaborazione coreutica di PIXEL venga presa a pretesto per formalizzare quella ricerca spaziale che corrisponde al concetto metafisico che la parola in sé solo talvolta riesce a contenere. Per quanto, almeno nelle sue rappresentazioni più eclatanti invece, si lasci travolgere dal tentativo di manifestare l’indicibile di un comunicare muto. Allo stesso modo che il ‘movimento’, dei corpi, di per sé ‘emozionale’, è contenuto entro l’alone contemplativo dell’astrazione: la necessaria consequenzialità interdisciplinare all’interno dell’espressione ‘oggettivante’ della creatività dell’arte. Come essa appare nella scultura di Vittoria Marziari, la cui immagine si offre alla dinamica del movimento.

"La danza immobile" -Scultura di Vittoria Marziari.
"La danza immobile" -Scultura di Vittoria Marziari.

Guido Manacorda (Convegno Cini sulla Musica), è qui di riferimento per il suo intervento su “La musica e il silenzio” (*) che già nella ‘Introduzione’ citata, trova un nesso con il misterioso 'discorso di Gesù a Nicodemo': «Lo spirito non sai né donde viene né dova va, ma ne odi il suono». Il che ci regala un’emozione non da poco se consideriamo che veniamo messi di fronte a un ‘silenzio’ colmo di riscontri, che possono essere voci, accenti, richiami, ma anche rumori, strepitii o frastuoni, come ad esempio, il rombo del tuono che annuncia il temporale; o come lo scroscio d'acqua di una cascata ecc. ecc..

Ma c'è qualcosa di estremamente emozionante avverte Albert Einstein, (citato nel libro di Brunello) che così scrive: “La più bella e profonda emozione che possiamo provare è il senso del mistero, sta qui il seme di ogni arte, di ogni vera scienza” e che, per quanto la scienza dichiari il contrario, richiama alla religiosa osservanza del creato, a quel mistero che ha un solo nome ‘Dio’.”


Il silenzio è nulla o è tutto?”, ci chiediamo anche noi (lettori) rifacendo il verso a Francesco Carnelutti.


Dal mio punto di vista cristiano-cattolico - scrive Guido Manacorda – ritengo di poter rispondere senza esitazione: ‘il silenzio è tutto’. Ed è tutto, perché va consideraro tra gli altri ‘attributi’ massimi, che la mente umana possa riconoscere in Dio. […] Sia innanzitutto chiarito che il trascendente ‘silenzio’, al quale qui mi riferisco, non ha nulla a che vedere col ‘silenzio’ romantico a carattere poetico-psicologico ed a fondo immanentistico, […] in quanto tale ‘silenzio’ si rivela sostenuto dalla concezione o visione di una ‘sostanza unica’, idealistica o materialistica dell’universo. […] Soprattutto nel dominio delle arti ‘mute’ (meglio sarebbe chiamarle arti del silenzio): architettura, pittura, scultura, danza.

[...]

Le quali, tutte, non mancano di una loro armonia e musicalità e, in senso analogico, di un loro ‘linguaggio’. "Se non che, se direttamente si rivolgono soltanto alla ‘vista’ corporea, indirettamente, e ben più potentemente, si rivelano alla ‘vista dello spirito’; cioè alla nostra interiorità ‘silenziosa’. […] E la musica? Anche nei suoi riguardi, i testi consentono due sicure deduzioni: la prima che la musica può anch’essa considerarsi legittimo attributo di Dio, in quanto ‘segno certo dell’armonia divina nel governo dell’universo’ (Agostino); ed ‘esemplare della mente del Creatore’ (Bonaventura); e la stupenda ‘musica callada’ (segreta) e ‘soledad sonora’ riconosciuta nel Cristo (San Giovanni della Croce) […] E la nostra anima, definita ‘sinfoniale’ da S. Ildegarde”. La seconda,: essa è già, in certo senso, implicita nel divino silenzio.

Copertina del CD.
Copertina del CD.

Con "Musica callada" si è messi di fronte a un 'fare musica' che nel suo essere 'segreta' è di per sé 'minimale', in quanto riflessiva dello stato onirico del compositore, equivalente di astrazione di un qualcosa che si staglia sul profondo di un reale che se ne ritrae, che si richiude su se stessa sul liminare dell'essenza. Non proprio ancora musica precostituita o computerizzata che trova le sue corrispondenze elettroniche in laboratorio, ma che pure, come si è detto fin dall'inizio per PIXEL, va "rapportata alla dimensione concettuale del presente, alla ‘sorgente della musica’ primaria".


(continua)




Note:

(*) PIXEL è lo straordinario balletto creato dal coreografo francese Mourad Merzouki, attuale direttore del Centre Chorégraphique de Créteil et du Val de Marne, per la Compagnia Käfig, da lui stesso fondata, andata in scena nei teatri italiani fin dal 2015.


(*) Francesco Carnelutti, "Il valore della musica", - Quaderni di San Giorgio n.21 - Fondazione Cini - Venezia 1965.

(*) Mario Brunello, "Silenzio", in Parole Controtempo, Il Mulino 2014.

(*) Franca Maria Catri, "Ti chiedo al vento", silloge poetica edita nella collana 'Heràkleia' da Cierre Grafica / Anterem Edizioni 2018.

(*) Guido Manacorda, “La musica e il silenzio”, in Quaderni di San Giorgio n.21 (op.cit.).







Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×