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Una storia di vladimiroforlese

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Ode all'albero

421 visualizzazioni

1 minuti

Pubblicato il 01 febbraio 2019 in Poesia

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Albero,

mondo di voci e di suoni,

nido del vento che viene

dalla dura pietra graffiata.

Sei vascello di lune e di leggende,

verde fiamma e bacio

sulla fronte solitaria degli orti;

sei pacifico vessillo

candida idea, dignitoso pane

in un orizzonte di sguardi perduti.


Nel tuo cuore conservi

il terribile seme

dell’amore innocente, l’amore che sa

e dona senza dirlo;

sotto la scorza dormienti alfabeti,

una tua eternità affine all’universo,

crisalide per un altro Odisseo

risvegliato nell’atto di scoprire

nuove immagini,

una verità più profonda del pensiero

in eco lontanissime, costanti.


Albero, irrisa creatura,

io ti canto, ti percepisco, ti medito:

sei albergo di ragazzi e randagi,

tetto che ripara, calore della vita,

padre dei frutti.

Potessi essere come sei tu

che vivi per non uccidere:

ragnatela d’armonia e assetata radice

incastonato nella passione di due cieli.



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