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Una storia di GioMa46

Bla, bla, bla … “In vino veritas”.

Dagli scranni ‘vuoti’ del Parlamento.

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7 minuti

Pubblicato il 18 novembre 2019 in Humor

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(... e poi bla).
(... e poi bla).

Bla, bla, bla … “In vino veritas”.

Dagli scranni ‘vuoti’ del Parlamento.


«Siamo rimasti in tre, tre Somari e tre Briganti, solo tre!», cantava giocoso Modugno profetizzando quanto ben presto sarebbe occorso nell’aula del nostro Parlamento. Di fatto c’è che prima di quelli attuali erano già in Tre a cantarla (anzi due se la cantavano e uno girava col piattino in mano); adesso in vero sono sempre Tre e non si sa bene quale di loro sta lì a reclamare un obolo che ‘noi italiani’, ridotti per lo più a un silenzio di convenienza, versiamo nel fatidico piattino quasi certi che l’elemosina la stiano facendo loro a noi.

Comunque sono e restano (?) in Tre a stendere la mano, per lo più passando il tempo a litigare per, non si sa bene quale ragione li spinga se non quella di restare al potere, (leggi col culo attaccato allo scranno), passando il tempo un giorno a litigare, un altro giorno a smentire ciò che hanno affermato il giorno prima; un altro giorno si insultano per poi acquietarsi seduti alla stessa mensa e/o davanti allo stesso bicchiere di vino, litigando di chi berrà la metà piena e chi deve accontentarsi della metà vuota.


E mentre in Due fanno un po’ come i compari della tradizione poplare che si accompagnano l’un l’altro senza riuscire a trovare la strada di casa; l’altro sembra destinato a fare da Terzo ‘incomodo’. Quale dei Tre? – vi starete chiedendo. Ma davvero ve lo chiedete, non è forse lampante chi? C’è davvero bisogno che io vi indichi quale dei Tre? Semplice (e lampante): facendo il gioco delle Tre carte “uno vince, l’altro perde (oggi); quello che ha vinto ieri perde (domani), in modo alternato, mentre l'ultimo dei Tre fa 'il palo' ”, gridando ad ogni stupida 'vittoria', e/o a rigirandosi le colpe (perché di questo si tratta), che finiscono per essere in addebito al terzo di loro (l’incomodo), il quale, guarda caso, quel giorno era assente (ma c’era), e se c’era non ha visto, né sentito, né detto niente.

I Tre si fingono d’accordo (e non lo sono), il resto del paese (tutti noi che sosteniamo una volta l’uno (a destra), e l’altro (a sinistra), con il terzo che fà il 'birillo' al centro, mentre sta a guardare senza mai prendere posizione; piuttosto barcamenandosi sull’entrata del Parlamento: “ma prego, passi prima lei”, “ma no passi lei”, “no, spetta a lei!”, “nient’affatto, ieri sono entrato io per primo, quindi?”. Quasi che chi ‘entra per primo' e si siede sullo scranno temi di trovarvi una 'banana pronta all'uso'. “Beh, facciamo così, per oggi entra l’altro" (il terzo incomodo), che, guarda caso, non sa cosa rispondere all’interrogazione parlamentare, né a quale dei due attribuire le responsabilità che necessariamente finiscono col dire: “Sicuramente è colpa di quelli che c’erano prima, che hanno lasciato il buco!” – esclama. Quale 'buco'? Ma quello lasciato dalla banana, no?


Comunque tutto sà di ‘farsa’ alla Achille Campanile, per intenderci: “chi io?”, “no, lei”, “ma no, la prego”, “me la dia”, “no grazie, se la tenga!”. Ma intanto la banana la rifilano al popolino che ‘speriamo’ vad(i)a a votare, cioè ad eleggerli per tenerli seduti sugli scranni di quell’osteria che si vuole chiamare Parlamento. Dove i Tre, assetati di potere, lasciano che il paese vad(i)a in rovina, per poi infilarsi nell’urna ‘segreta’ delle decisioni e pisciandoci dentro. Perché da tanto ubriachi che sono (leggi: impreparati, incapaci, venditori di fumo ecc.) e sofferenti di prostatite acuta da qualche parte devono farla. E di fatto la fanno, come si suol dire: ‘fuori dal bidone’; tanto da causare l’acqua alta a Venezia, per non (voler) parlare di Matera (come mai?); tuttavia non sufficiente a spegnere gli alti forni della siderurgia a Taranto, mentre il ‘buco’ della TAV è lì che li aspetta per essere riempito della loro merda. Che ve ne pare? Siamo in buone mani, oppure?

Tant’è che l’esperienza politica di molti (che pure sempre lì siedono in Parlamento), è lasciata al condizionamento dei pochi (avvezzi all'arroganza) che vi prendono posto, la cui incompetenza sta portando il nostro paese allo 'sfascio' definitivo. E mentre i Tre escono a braccetto dall’osteria (Parlamento), li ritroviamo al Bar di fronte (aperto fino a tarda notte) che si accordano su cosa è ‘prioritario’: se andare a dormine accompagnandosi l’un l’altro verso casa, o a trovare la ‘zoccola’ (in romanesco) di turno che calmi le loro appassionate (?) arringhe dell’indomani.


Ma come si sà le ‘arringhe’ servono a schiarisi la voce, seppure ci sia più bisogno di schiarirsi le idee, poche e confuse, di come risolvere i problemi del paese: “no, scusa, di quali problemi stiamo parlando?”, “perché ci sono problemi?”, “mah, non mi pare”, “eh, lo dicevo io che non c'erano problemi”– aggiunge il terzo, contestando che “personalmente (io) non c’ero” – aggiunge il furbetto del trio; “di solito i problemi sono di chi se li crea” – aggiunge il Terzo (l’incomodo). E a ragione, perche stando ai detti popolari (romaneschi come la fava) tra gli ubriachi che “in vino veritas” vale quanto segue: “uno + uno non può far tre”, che “i bicchieri (bevuti) non possono essere dispari” e che “fra i due il terzo lo prende nel c…”, - e magari gode, aggiungo. Ma su questa possibilità c’è da fare un pensierino piccolo, piccolo …

Sempre dipende da quanto ce l’ha grosso il contendente!

Fatto è che dagli scranni ‘vuoti’ del nostro Parlamento, non dobbiamo aspettarci nient'altro che ulteriori guai in fatto di fisco sempre più agguerrito, di pensioni aggredite e logorate, di sanità malsana e malfunzionante, di lotta alla criminalità che avanza, dell’ingiustizia della giustizia, della disfunsione degli apparati dello stato, dei disservizi dei servizi pubblici ecc. ecc. La lista si fa ogni giorno più lunga, ci vogliono delle idee nuove, dei suggerimenti efficaci, di far meno chiacchiere e più fatti, di rivolgersi un po’ meno ai ‘santissimi’ che operano al di fuori delle leggi e più ai detentori dell’economia nazionale, (leggi gli avidi imprenditori ) di farsi partecipi dello stato delle cose e avviare una ‘più sana’ levata di scudi' verso questo nostro (e loro) paese, ridotto ormai a un colabrodo che fa acqua da tutte le parti.


"Scusate ma la cultura, per caso qualcuno di voi due l'ha vista?" - chiede il 'popolino' che passava per caso davanti al Bar delle chiacchiere. "Cos'è?" - chiede uno dei Tre, lanciando un'occhiataccia agli altri due. Al che risponde il Terzo (l'incomodo): "Sì, mi è sembrato che fosse diretta giù di là!". "Scusi da che parte ha detto?", "No, io non l'ho detto!" - aggiunge il secondo, mentre il furbetto dei tre, risponde deciso: "Le scuole riaprono sicuramente prima dell'inverno, forse è ancora in tempo per imparare qualcosa, che le leggi qui le facciamo noi!".

A questo proposito, manca poco all’inizio dell’inverno, raccomando di stare attenti ai consumi, alle stangate sugli affitti, alle bollette dell’elettricità e del gas, alla benzina per le auto, ai ticket sanitari, alla ... "Eh, ma basta!" - dice l'uno, "Per oggi finiamola quì", aggiunge l'altro. "Beh, si è fatto tardi, ci vediamo domani, fatemi sapere alla fine che cazzo avete deciso! Tanto a me poco mi cambia:"- aggiunge il Terzo, (l'incomodo). mentre i Due stando all’erta, hanno già attivato i loro scherani per colpire duro, soprattutto perché a loro i contributi 'extra' non bastano mai, mentre noi possiamo sempre, come si dice: “tirare le cinghia”. E già qualcuno del 'popolino' ha sostituito alla 'fatidica 'cinghia' con le cuoia'.


Dunque, a risentirci a presto, nel frattempo mi aspetto una rivolta popolare che li mandi tutti quanti a casa, solo perché i manicomi da tempo sono chiusi, i centri di recupero per gli alcolizzati dal potere non sono mai stati aperti. Ciò, sempre nella speranza che qualcuno si occupi seriamente di tutti noi. Comunque statene certi, se le cose non cambiano in meglio, sarò ancora qui a monitorare la situazione: Come disse un carissimo amico da sopra il muro: “si può sempre sperare nel diluvio”.


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