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Una storia di MariaProcentese

Sapori d'è...stato

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2 minuti

Pubblicato il 03 settembre 2018 in Viaggi

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Perché che sia estate lo abbiamo capito, dal caldo e dagli amici che vanno e vengono. Che si stia vivendo l'estate lo abbiamo capito, dalle foto di gambe al mare, di tuffi al mare, di mari limpidi, tramonti, albe, birre e aperitivi consumati. Ma io so che è tornata l'estate, quella di una volta, quando mamma mette davanti a papà la busta di spollichini e gli dice: "Siente, aggio accattato dduje spullucarielli,* pulizzele!** E facimmo rimane cu 'a pasta. Che dici"?Mamma non aspetta risposta perché ha già deciso e perché tanto a lui piacciono come piacciono a me.

Io mi siedo di fronte e lo aiuto..."ma senza impegno", preciso, "perché quando mi so stancata smetto".

Lui mi guarda come per dire: "ma chi ti ha chiamato"?!
Una di fronte all'altro, in silenzio, solo il rumore della manciata di spollichini che cade nella scodella. Uno, dieci, cento...
E mi ricordo di quando, piccola, mi mettevo a terra, ai suoi piedi. Mamma mi dava una scodellina "piccola come me", diceva. E sempre silenzio, sempre il mio avvertimento ribelle. Uno, dieci, cento...

Mi ricordo anche in villeggiatura stessa cosa. Mamma stesso gesto, stessa condivisione di idee anche se già decise. Il tavolo di marmo enorme, gente che andava e veniva, la doccia alle mie spalle, tutti venivano a farla lì perché era comoda visto che era all'aperto e il bagno si sporcava meno e noi due, una accanto all'altro. Il profumo del mare, la stanchezza di chi ha giocato troppo, i capelli morbidi di uno shampoo dopo una giornata di mare. E ancora silenzio, baccelli molli e scodellina piccola.

Mamma all'interno coperta da una tenda. Vedevo il suo corpo muoversi, adoperarsi davanti ad una cucina, in penombra con la luce dei fuochi dei fornelli. Sfumature dei suoi capelli biondi tinti, sfumature del suo amore che si adoperava per noi, sfumature di chi "faceva decidere al marito cosa cucinare".
Rivivo tutto, sorrido. Stesse mani quelle mie e di papà, purtroppo. Ora anche sporche uguali, stessi baccelli molli lasciati a lui. Mamma che ci da le spalle, i capelli sempre biondi; il numero della tinta non cambia mai.

Il suo amore alla stessa misura, i movimenti più rallentati ma non rallenta nel far credere a papà che decide sempre lui.

La mia solita minaccia.

Ora vedo prima i suoi capelli bianchi e poi il suo sguardo. Sono cresciuta, sono qualche centimetro in più. Ricordo gli aperitivi, i tramonti, i miei giochi, i miei giorni lontana da casa per le vacanze e penso che questa è la mia estate.

Uno, dieci, cento estati così e tanto non voglio smettere perché di queste estati non ci si stanca e nemmeno di mangiare spollichini.


*tipo di fagiolo, rigorosamente fresco e quindi fa "spollicare" o sgranare. Da qui anche il nome in napoletano, 'spullucariello'.

** Puliscili! Spollicali! Sgranali!

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