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Una storia di DomenicoDeFerraro

GENNARO CUOR DI ELEFANTE

RACCONTO METAFISICO

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10 minuti

Pubblicato il 19 settembre 2019 in Fantasy

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GENNARO CUOR DI ELEFANTE


RACCONTO METAFISICO




Sul finire di una strada asfaltata vi crescono dei fiori speciali, c’è una casa silenziosa fatta di pelle ed ossa , dipinta di mille colori che diventano unici nello scorrere del tempo. Un colore una ragione , un interrogativo induce a riflettere là tra gli intricati vicoli su ciò che siamo. Sotto un lampione d'ottone si ferma spesso un viandante vestito con abiti luridi e sudici declama versi canta canzoni profumate di fresco che portano in seco il senso della loro realtà. Una strada sognante lastricata di coccole aulenti , di semi di papavero ove denti di leone volano nell'aria liberi nel vento. E la strada si fa più stretta, radi sono gli alberi ed il cuore palpita ad ogni passo come se ci fosse un segreto da nascondere in seno. Gennaro era uno che ne ha fatta di strada, lavorando come operaio in cantieri edili al nord con una paga discreta cavalcando il drago dei viaggi , perduto in immagini di un mondo lontano con la bava alla bocca , con il suo turbante di turco con la giacca a quadri color verde pisello che ama sfoggiare nelle corse a cavallo in cui egli è grande appassionato. Gennaro un grande amicone , dal cuore grande più grande di quello di un elefante africano , forte come quello di un leone della savana dal sangue vermiglio il quale bagna la terra vi fiorisce un fiore ridente. Genny era il canto di un mondo libero , era un film a luci rosse con tutte le sue voglie e turbamenti , intricati pasticci che possono emergere dal credere d’essere un gaudente indefesso. Ma povero lui , la sorte l’aveva condannato, rendendolo bello agli occhi del popolo , quasi un santo tra i santi , un canto d’amore. Viveva in quella strada alberata in mezzo a tanti vicoli oscuri dal sapore di sale, lavata con acqua ferrosa . Di viaggi intorno al mondo ne aveva fatti tanti e la morte veniva a volte a passeggio con lui portandosi a guinzaglio la sorte incresciosa . Ballava il cretino al suono dei tamburelli, danzava la soubrette del teatro dei pupi una macabra danza per tutti gli impiccati ed il sangue gocciolava , scendeva lascivo lungo il volto, un rivolo esile una goccia sull’immagini dei martiri dei poveri, degli ultimi , il sangue rosso della storia degli avi che furono. Gennaro era grande, più grande di un cattedrale e sapeva fare a botte poi rideva della morte da solo . Tutti lo chiamano Genny era grande, forse più grande di Mahatma Gandhi.


Gennaro non aveva tanti amici ne qualcuno a cui confidare il suo dramma interiore . La sua storia era nata, lungo la strada in cui era cresciuto , una strada stretta ed oscura dove, credi sia più giusto uscire che entrare . La sua casa era piccola, spoglia tra le foglie di alberi secolari , nascosta tra rami nodosi , sopra a quell’albero Genny viveva esule figlio di Eva, sospirava ed ammirava il bel panorama ed il mare era la sua anima ed il cielo i suoi occhi. La strada scorreva lungo il cammino, gli alberi e le case abbelliscono il tutto e sembra che ogni cosa si pieghi alla volontà d’essere qualcosa di diverso, un attimo poi tutto finisce. Ed in quella strada illuminata storta , bifolca che ti conduce ad una desolata periferia un piccolo paese fatto di case abusive che si dirizzano al suono delle cornamuse. Un suono che si ripete incessante simile ad una litania, la follia prende il sopravvento induce a riflettere su quella piaga interiore . Gennaro era stato a Milano a lavoro era ritornato al paese per essere di nuovo se stesso. Difficile giudicare un uomo dal suo passato, dalla forza dei suoi ideali, dalla canzone che lo ha accompagnato per strade solitarie dove non c’è nessuno che t’aspetta ,neppure una donna neppure un baule o peggio una tomba dove far riposare le ossa.


Ho passato tutto quello che ho passato cercando di essere migliore. Da ragazzo sono partito per il nord in cerca di fortuna , credevo di dover vincere una partita a pallone contro il mondo intero. Mi nascondevo nei miei ideali e badavo bene dal parlare il mio dialetto. Ero quello che volevo essere ne più ne meno di un altro emigrante marocchino o tunisino. Senza alcuna importanza .Ho dormito sotto i ponti , ammirando le stelle del nord luccicare, piccole lucenti, occhi di un universo che si trasforma in qualcosa d’irreale in una forma vogliosa ammiccante, puzzolente, bella al punto da costringerti ad aprire gli occhi sempre di più su quel mondo cosi lontano. Come tanti , come me ho condiviso la minestra mi sono detto libero d’essere quello che ero, straccione con un occhio pesto, ho guardato alla luna attraverso il buco della serratura. Che mondo, che sballo ed io ballavo nel cuore della bellezza senza farmi male , ammiravo questo amore di pochi euro , convinto che fosse un fiore che sbocci all’improvviso nel deserto della nostra anima. Pensare di lavorare per ore in una catena di montaggio. All’interno di un ingranaggio generante qualcosa di meraviglioso . Seguire un filo conduttore che mi conducesse il sabato sera ad essere un altro a ballare nelle balere con le vecchie del paese.

Mica sei un soldato ?

Non che non lo sono, son un operaio

Hai dei muscoli d’acciaio

Scarico merci

Sei di giù o di Novara ?

Io non son de nessun luogo , sono un uomo libero io

Bravo puteo continua cosi

Grazie signora adesso balliamo

Fallo con lei e più giovane di me

D’accordo prima bevo un bicchiere di vino

Sei proprio come mio marito

Mi fa piacere sentirlo dire

La tristezza luccica nei tuoi occhi

Sono ad un passo dall’uscire da questo soggetto teatrale

Vivere e recitare, ricorda

Possiamo dirci personaggi entrambi

Volenti o non, recitiamo tutti lo stesso dramma

Una tragedia intrisa di destini che conducono ai nidi di ragno


Gennaro continuò a sognare a credere che la vita potesse essere benevole con lui . Ma un triste presagio incombeva sulla sua esistenza , un andare oltre ogni risultato continuare la lotta operaia che ti cambia e ti conduce a pensare, potresti essere migliore.

Dopo tutto chelle che ho passato ,sciancato , tirando la carretta sotto ò sole.

Aspetti qualcosa cambi .

Rammenta una porta si chiude ed un altra sempre si apre così entri in un mondo parallelo dove tutto può accadere Prese a correre con la sua macchina .

Gennaro non era contento di se e della sua vita, come quando non baciò la sua ragazza vicino al mare o quando si tuffò a pecorina sul letto insieme alla Carmen , quando tutto era perduto ed era cosi bello vivere. In quelle sere di settembre tutto da solo con se stesso, una lacrima rigava il suo viso, avrebbe voluto tornare indietro, fare pace con dio dirgli quando gli dispiaceva ma tutto era compiuto, anche l’amore ha il suo prezzo fisso , il suo dire ed il suo fare , tutto passa , come se fossimo in una barca in mezzo al mare sotto la luna a settembre , bello vivere ed andare oltre questo sogno . Un vivere fatta di parole appiccicose , di baci attaccati sotto le suole delle sue scarpe. Ed aveva voglia di volare via Genny di andare, oltre questo giardino coltivato da mezze seghe , invaso di ragni , cani e coccodrilli che non hanno denti . E tutto va, ma la campana non avverte più i morti dell’ora della loro resurrezione e siamo milioni d’anime , tutte in ritardo dirette all’oltretomba con un vecchio vestito con un dramma appresso con una donna affianco, ma tutti prima o poi arriveremo in paradiso a ritirare il dono promesso. Grattandosi la pancia pelosa , Gennaro sorride a se stesso si ripromette di essere migliore, chi sa quale mistero lo trastulla. Quale sorte o amore di una donna lo tormenta lo arrostisce sopra una piastra ed egli non potrà mai gustare quella carne nel proprio letto, sognare sullo stesso cuscino. Porgere la guancia , baciare lo stesso viso , uguale a sua madre . E ha dell’incredibile questa storia di Gennaro dal cuore di elefante dalle grandi orecchie come Dubbo avrebbe potuto volare, essere e non essere , credere che poesia e mito sono sinonimi , equazioni di una esistenza in corso . Tutto può essere amore , nulla non ti trafigge il cuore con un ago, neppure con una spada, la vita ti conduce a credere che si possa essere migliore , quando sei tu solo sotto un cielo grigio . La libertà, la morte ed il canto dei popoli t’accompagnano lungo il viaggio. Grattandosi l’ascella Gennaro scivolò oltre un mondo fatto di invidie di piccoli crimini. E c’è un fine ad ogni cosa e la casa di Gennaro era piccola , accogliente situata in quella foresta di edifici fatiscenti dalle mascelle di calcestruzzo. Ed una canna fumaria pendeva sul tetto, sventolava nel vento freddo dell’inverno e pendulo rimase a lungo tra la tettoia e lo spigolo di un ricordo sordo ad ogni richiamo. Gennaro amava studiare medicina , avrebbe voluto laurearsi diventare un medico divenire un luminare come quella statua di bronzo che osserva sempre davanti all’ateneo. Ed a volte gli parlava ed il tempo scorreva come un fiume in piena come una carta portata dal vento, una lancia pronta a trafiggere il cuore in due parti.


Ragazzo hai conficcato il tuo pugnale nel mio cuore

Sono un fumatore incallito, vorrei laurearmi con cento e lode

Vedi di andare, dove ci vanno tutti

Sono sprovvisto di frasi fatte

Fatti uno spinello

Non voglio finire sballato a letto con la gatta del vicino

Non ridere del male altrui tutti possiamo cambiare la propria storia.

Hai colto nel centro, sono esterrefatto, quasi strafatto

Fatti un po’ i conti quante cose potremmo vedere insieme

Io non bado a spese

Sei un bravo ragazzo lo sempre saputo

Io studio la conoscenza per giungere alla pace

Non posso impedire che tu comprendi tutto , la vita , le donne sono l’altra faccia della medaglia di questa storia

Vorrei tanto divenire come te , una persona importante

Il tempo è generoso ,se son rose fioriranno ,non farti seghe mentali danno poco gioia nel farle

Sei stato un grande filosofo

Ho studiato tanto di notte e di giorno, latino , greco ogni lingua per capire il senso delle parole.

Sei la scala che conduce ad ogni pensiero contemporaneo.

Ingrata sorte faccio parte di questa triste commedia.

Sono una statua nient’altro , un fantoccio di cartapesta .

Conosci il passato ed il futuro

Non ha importanza conoscere a volte è meglio fare che essere.

Vivere mi rende utile

Non adirarti le comiche non fanno sempre ridere

Le cotolette si , quelle sono buone

Ragazzo bada a parlare bene

Mia figlia è una brava ragazza

Sono convinto di quello che dici

Perché vogliamo giocare a nascondino

Tutto ciò non ti rende saggio

La saggezza è una fortezza

La forza del pensiero va perseguito

Io amo l’attimo

Nulla e come noi la desideriamo

Il fingere mi rende vivo

La bellezza è solo un mezzo

Siamo all’altezza di capire chi ci ha creati

Credi che lui non sappia

Lo visto era a zonzo per via Margutta

Senza casco

Che peccato si è schiantato contro un palo

Erano giorni gli dicevo di stare attento

La vita è breve

Si ma l’arte è lunga

Un miracolo essere vivi un tentativo di guarigione

Il vero miracolo e parlare con te

Giusto

Non mettere l’accento

Accidenti sono guarito

Domani cambio casa

Vai dove ti porta il cuore

Bello non mi porto lo zaino

Ecco alla stazione con tanti neri più neri di me chi giallo, chi rosso ed io neutro come questo sogno che mi trascina verso un fine che giustifica il mezzo , verso la mia liberta , cerco di salire le scale , le salgo a quattro con il cuore in gola è un cuore cosi grande il mio , tanto grande come il mondo in cui vivo forse più grande di quello di un elefante africano.





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