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Una storia di Katzanzakis

Una storia italiana

Abbozzo di scusa plausibile per non recarsi ad un pranzo nelle Langhe l’otto di novembre

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Pubblicato il 06 gennaio 2019 in Humor

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Era la notte del 7 novembre 1981, avevo 29 anni, mi ero sposato da non molto e la vita sembrava sorridermi, giovane medico da poco specializzato in pediatria.

Stavo facendo il tirocinio in Ospedale ed ero reperibile.

Nel bel mezzo di un sogno un po’ strano (ero in Irlanda e delle amiche generose con cui condividevo un cottage mi avevano affidato i loro bambini da accudire mentre loro si sbronzavano nel pub più vicino, cantando abbracciate a rossi irlandesi), venni svegliato dal telefono: era l’Ospedale che mi invitava a recarmi d’urgenza al Pronto Soccorso.

Maledicendo la scelta professionale ma lieto in cuore per l’interruzione del sogno, mi alzavo vestendomi rapidamente, non senza aver prima svegliato mia moglie per spiegarle che ero stato chiamato all’Ospedale per un’urgenza: ho sempre pensato che nel matrimonio si debba condividere tutto, risvegli compresi, poi però, negli anni, ho dovuto prendere atto del fatto che, due mesi all’anno, mia moglie se ne andava in Irlanda, DA SOLA, magnificandomi al ritorno la qualità delle birre locali.

Appena arrivato al P.S., trovavo un po’ di agitazione perché un bambino di 4 mesi, continuava a presentare scariche diarroiche incoercibili e si stava rapidamente disidratando. Dopo averlo messo sotto flebo, procedevo ad interrogare la madre, che mi sembrava stranamente distaccata: dalla cadenza, con acume clinico intuivo trattarsi di giovane donna del nord: bionda, occhi azzurri, alla mia domanda se avesse dato qualcosa di particolare al bambino, mi rispondeva: “wheila, testina, pensi forse che io sia un pirla? Il bimb el prend sol il mi’ latt!!! Avendomi risposto con la voce un po’ impastata, mi rendevo conto che era un po’ alticcia, e allora le chiedevo se avesse bevuto alcolici, al che lei mi rispondeva di non aver bevuto, a cena, più di una bottiglia di barolo. “Una bottiglia di barolo???” Le chiedevo sconvolto, e lei: “testina, con che’l te manderesti giù tre ett de tartuf?”.

Capii di colpo le ragioni dell’enterite del piccolo, che aveva assunto, col latte, un cocktail micidiale.

Combattei tutta la notte per reidratarlo, finché alle 10 di mattina potei tornarmene a casa, stravolto, ma pensando di consolarmi con un bel pranzetto: sul tavolo trovai una scatola di Simmenthal ed un biglietto: “visto che non torni, vado a mangiare le fettuccine al tartufo da Paolo (il suo ex fidanzato). Se hai fame, in frigo ci sono pure le sottilette”.


Era l’otto di novembre e quel giorno giurai che l’8 novembre non avrei mai mangiato tartufo, tanto meno se innaffiato dal barolo, che tra l’altro è troppo strutturato e corposo per la grazia del tartufo.

Ecco perché, a malincuore, non potrò venire al pranzo nelle Langhe…


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