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Una storia di DomenicoDeFerraro

Ballata dell’Angoscia Metropolitana

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6 minuti

Pubblicato il 05 giugno 2019 in Poesia

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Ballata dell’Angoscia Metropolitana



Sotto un cielo nato grigio, si infilzano le nuvole che ricoprono le case, le colline non si vedono più. Sulle antenne conficcate nella crosta dei tetti ,riposano in pace nell’estro che crea un immagine, un miracolo appare agli occhi di chi è solo. Corrono le nuvole frustate, come un esercito alla guerra.
E la voce che mi esce, si disperde tra le case, sempre più lontana, se non la conosci, è l'angoscia metropolitana. Dentro il mio petto, il cuore mi parla di mille passioni, nella sera fredda senza rancore, s’ode dai vicoli alzarsi le voci , un nugolo di voci, sepolte dal grigiore dei giorni che danzano nel chiarore di mite penombre , saltano , battono incalzano in mezzo all’ossesso di una frase scurrile . E nella fossa sepolta rimane ogni filosofia ed ogni piccola canzone sgambettante ,sconvolta, corre lesta come se fosse una lepre pazza. Sono qui che canto la mia morte, seguendo il carro funebre della vittoria tra rime e metriche latine , cheto nello sguardo racconto il mio soffrire . In principio era il verbo, bello, potente , peloso, superbo idolo a cui sacrificare ogni pensiero . Poi vennero i cattivi in cerca della verità, vennero e rimanemmo in mutande appresso alla sconfitta con il sudore sulla fronte. Il gioco si fece più duro ,di un pene di ferro che penetra ogni fessura ,vogliosa ,pelosa spoglia in ecloghe superbe ,mistica gatta dalla macchia sul collo. Incinta del re dei gatti , cosa hai trovato di bello sopra quel muro? Oltre questa storia millenaria. Aprite le porte alla mite pietà ,donate il vostro verso ,la voglia d’essere nel ridicolo gioco delle rime che si inerpicherà come un insieme di verbi, fino a giungere al disagio acquisito all’apice di un amplesso .


Non ci sono più scusanti ne santi, ne carne da cuocere sopra questo fuoco che arde nella sera scoppiettante , meticolosa fiamma brucia ogni desiderio il forse ed il di già di come avremmo potuto essere ed ogni cosa si conclude nel suo essere pigri o poco risoluti. Incompresi nel sistema che ci condurrà alla libertà Nell’acqua ci bagneremo e saremo ancora vivi , nel peccato che farà di noi profeti in patria, in auge con le nostre fesserie messe in mostra .

Aprite i cardini della saggezza.

Le baracche hanno lanciato, il loro urlo di dolore, circondando la città, con grosse tenaglie di vergogna. Ma il rumore delle auto, ha già asfissiato ogni rimorso, giace morto sul selciato, un bimbo che faceva il muratore. E la voce che mi esce, si disperde tra le case, sempre più lontana, se non la conosci, è l'angoscia metropolitana.

Tu non conosci ancora la tua storia, di chi ha patito nel correre contro il vento, contro le tante ingiustizie incluse lo sberleffo la poderosa pernacchia scoppiettante come un tric trac . Noi iniziando un altra storia il ricordo preme dentro l’animo afflitto nel perdono potrai conoscere le meste ricorrenze e l’inizio di questa pentecoste, di questo amore prigioniero dell’ilarità. E se l’incomprensione aprirà la bocca sarai messo sopra uno scanno ove i vinti cantano la loro dipartita nel richiamo e nell’onore, verranno i morti a reclamare la loro vita verranno con le scarpe rotte ed il vestito buono.


Gelida sta la notte cristiana su le case degli uomini, ma pura rimane dentro di noi. Tu che nella tua casa, lontana, fili con dita provvide la lana del tuo greggio , fino che l'olio dura nella lucerna, ed il ceppo a tratti splende, nel caldo della tua casa mentre fuori infuria la tempesta. Mentre rivolte ed altre conclusioni assiomi insieme all’ossesso di un prezzo da pagare per comprare quel senso che vince la morale degli uomini. Senza rimorsi , tutti in fila verso l’inferno nella sera che riposa dentro di noi , sotto le stelle scintillante che non faranno sul peccato commesso dai martiri chiusi nelle celle delle loro cucine sprovviste di finestre che non affacciamo sul mare della storia . E qualcuno batte contro il muro, vuole entrare non ha più scusanti , ne estroverse scuse, istrici stratagemmi che ingarbugliano il colore delle idee . E vanno le signore sotto l’ombrello strette al loro marito , cucito sulla loro pelle rosea, gialla, nera, vergogna che a sera svanisce nel letto tra le lenzuola odorante di fresco di fragole di giardino.


E tutta la freschezza del tuo latte scorre nelle mie vene! - Una natività̀ novella, in un candor di nevi intatte. - E tutta la freschezza del tuo latte scorre ne le mie vene, tutta la bontà dei cieli; - e lungi queste cose orrende, che perseguo nel verso che infrange la genitrice ebbrezza . Bello verseggiare, fermarsi a guardare oltre poi continuare a proseguire in accordo nel dolore che bussa, non ha sapore , ne onore da vendere. Mite stagione , mite intelletto vengo nella gloria dei miei anni alla ricerca della storia che ci rese simile al dio dei padri e dormo nel mio letto , tra mille libri tra tante storie, solo con il mio passato nel verso che s’eleva, vaga per il cielo, porta via questo mio terribile canto nel sogno che s’affaccia ai limite del dormiveglia, vedrò il volto dei miei cari, di chi sepolto riposa sotto una croce o sotto un monte di ossa .


Vorrei continuare a correre non ritornare indietro nel dolore commesso sfuggendo i mostri del pensiero oltre andando come un angelo navigherò controcorrente , verso l’isola dell’amore profano.

Ora è tutto chiaro , come le stelle anche i morti ballano la loro vittoria sulla vita , l’incontro strada facendo, lasciandomi andare al canto che mite affiora alla mia bocca, nel piccolo ricordo , di un dolore antico. Sono li che cercherò di crocifiggere il mondo ed il sesso fallace , tra le fasce che stringono e mentre piange , crede nessuno l’ascolti , nella sera di tante primavere ed altre stagioni passate fuse nel divenire che volge in varie circostanza d’eventi che mi fanno indietreggiare , mi lasciano tra il sonno e la morte , tra la vita e l’inganno di un verso che esprime poco amore ed ogni dolore provato. Nulla avviene per caso nulla tiene la vita in bilico, sulla lingua del mendicante , nell’urlo del vagabondo riverso sul letto del moribondo. Morbide parole, lucidi sogni volano via e non comprendo cosa sia amore e vendetta. Il sangue scorre, bagna il corpo del peccato il chiarore il desiderio d’essere come un angelo all’inferno che apre l’ali , prova a volare oltre questo monte di ossa .


Avrei voluto essere altro , ogni cosa avrei voluto essere , come te indifferente all’amore e alla misera vita, ma la sorte m’inganna , aggira il caso preme l’acceleratore e corre incontro a chi soffre. Anima, che t'indugi ignobilmente fra il tedio della vita e la paura della morte? Le faci sono spente. Nulla riluce nella bassura. Nulla avviene o si spegne nella sorte, tutto accade come ieri anche oggi la logica induce a credere che siamo tutti fatti della stessa sostanza. Siamo fatti di carne e spirito, siamo coloro che non ridono ne rinnegano nulla ogni volontà ed ogni ipocrisia.

Nulla è vano , nulla rimane, della nostra bellezza , nulla ci porta più vicino al credere che quello che fummo , eravamo, come morti in attesa di vivere ancora se non lo conosci è l’angoscia metropolitana.






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