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Una storia di FrancescoFrancica

Questa storia è presente nel magazine Musica & Parole

La tempesta e il cavaliere

eroi nel silenzio

114 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 12 agosto 2019 in Recensioni

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Nella musica ci sono i miti.

Quelli che restano nella storia, ricordati da tutti, quelli che tornano di moda non appena compi quindici anni se sei venuto su con un po' di spirito critico, quelli che troverai sempre una maglietta con la loro effige stampata, quelli che ti rendi conto che non puoi definirti un cultore se non hai ascoltato buona parte dei loro brani e passato almeno una serata intera a tradurne testi, letto biografie e esserti un po' innamorato del loro assurdo e romantico passaggio sulla terra.

A volte mi chiedo se esista da qualche parte un diario di un adolescente che non abbia almeno una pagina dedicata a Jim Morrison ed alle sue poesie; i virtuosi del disegno accompagnavano la frase con la tipica raffigurazione del volto in bianco e nero.

Ricordo ancora chiaramente la mia vecchia Smemoranda della terza superiore con la copertina azzurra, la scritta stampata in rosso brillante e la scritta in bella grafia eseguita con l'UniPosca dello stesso rosso che recitava:


before i sink into the big sleep

I want to hear,

the scream of the butterfly,

come back, baby...

back into my arms

Ma ci sono eroi che non hanno bruciato tutto in pochi anni sull'altare della gloria, ci sono altri eroi della musica che hanno servito tanto silenziosamente quanto magistralmente la musa Euterpe rendendole omaggio ad ogni accordo, ad ogni passaggio, ad ogni assolo, capaci di creare da qualche accordo una pietra miliare della storia della musica.

E se le parole di Jim Morrison sono ricordate e ancora trascritte sulle pagine dei diari dei teenager, sui muri di periferia, sui cartelloni pubblicitari, sui vagoni delle metropolitane e sui sedili degli autobus, probabilmente è anche perché dietro il Vox Continental con la tastiera dai colori invertiti dal suono sottile e penetrante c'era il grande Ray Manzarek.

E questo pezzo è dedicato a lui.

Ray nacque nel '39 a Chicago da una famiglia polacca e restò nell'Illinois fino al conseguimento della laurea in economia quando nel 1962 si trasferì a Los Angeles per frequentare la specializzazione in cinematografia Fu qui che conobbe Jim Morrison con il quale nel 1965 fondò il gruppo dei Doors insieme a John Densmore e Robby Krieger, conosciuti durante un corso di meditazione trascendentale.

Durante la carriera musicale concorse alla realizzazione di gran parte delle melodie dei pezzi più famosi dei Doors lasciandone la sua traccia sia nella parte melodica che nella sessione ritmica accollandosi inoltre la linea di basso realizzata sempre tramite le tastiere e senza dover ricorrere all'ingaggio di un bassista per la maggior parte della produzione musicale della band.

Anche se la droga ebbe un ruolo fondamentale nella produzione musicale della band e letteraria di Morrison, Ray non arrivò mai agli eccessi di Jim che esagerava anche con l'alcool e soprattutto con l'irrefrenabile e passionale desiderio di esplorazione di ogni angolo della mente e della vita. Ray mantenne sempre un profilo basso ma fondamentale sostenendo le esibizioni anche nei tragici momenti in cui Jim perdeva il filo armonico (o persino coscienza) durante gli show live.

Greg Harris, direttore della Rock and Roll Hall of Fame, disse: «Con Ray Manzarek il mondo del rock 'n' roll ha perso uno dei grandi»


Era la fine del 1970 quando I Doors erano alle prese con la realizzazione dell'ultimo impegno con la Elektra Records, verosimilmente il contratto non sarebbe stato più rinnovato a causa delle divergenze nate tra la produzione e gli eccessi di Jim alle appena uscito dalle vicende giudiziarie legate alle spregiudicate performance live della band.

La registrazione di Riders on the storm completò il carnet di pezzi per l'album L.A. Woman (l'ultimo album con Jim, forse l'album più blues dei Doors) e restò l'ultima registrazione in studio di Jim Morrison.

Pare che Robby e Ray stessero improvvisando sul tema di una vecchia canzone country blues "Ghost Riders in the Sky" rallentandone i riff, ma il testo non andò a genio a Morrison che improvvisò un "riders on the storm" nell'entusiasmo della band.

Ray ebbe l'illuminazione di creare un giro di basso in Mi maggiore La minore (una cosa troppo complicata da fare con un basso a corde) sostenuto con la mano sinistra mentre con la destra snocciolò una cascatella di note che rimandano alla pioggia che cade. Lo storico ingegnere del suono Bruce Botnick aggiunse gli effetti sonori della pioggia e dei tuoni, Jim registrò la traccia principale del cantata per poi sovra incidere il testo sussurrandolo per dare profondità e effetto eco.

Il risultato è un pezzo di otre sette minuti. Apre con una pioggia battente alternata da colpi di tuono in lontananza introducendo la linea di basso e dall'organo di Raymond Manzanek che sarà il protagonista del brano alternato al cantato profondo e inquietante di Morrison sostenuto dalla chitarra che copre le pause e aprendosi uno spazio di assolo tra la prima e la seconda strofa.

I tuoni intervengono di tanto in tanto a sottolineare la drammaticità del brano mentre la pioggia non smetterà mai di essere presente.

Il lungo assolo di organo Fender Rhodes Piano Bass si interrompe quasi a concludere il pezzo dalle sonorità blues molto cupe, tipiche dei Doors, quando Morrison esegue l'ultima strofa sfumando nella ripetizione del titolo in tono alto fino a sparire lasciando la chiusura a Ray che abbandonerà la melodia in piccoli accordi (rimandando al suono di un carillon che piano estingue la carica) al rumore della pioggia.

Il testo richiama al personaggio dell'autostoppista assassino più volte presente nella letteratura del Re Lucertola ispirato al personaggio di Billy Cook che nel '50 si rese colpevole di una serie di assassinii seriali consumati mentre si faceva dare dei passaggi in giro per gli USA. Conclude con la preghiera alla propria donna di continuare ad amare il proprio uomo sostenendolo, prendendolo per mano al fine di sopravvivere in questo mondo dove siamo gettati come cani senza un osso, in balia di killer sulla strada, come attori soli, come cavalieri nella tempesta.

Ray racconta che Jim realizzò di doversi fermare per un po' e prese la decisione di partire per Parigi proprio alla fine della registrazione del brano.


Il pezzo venne pubblicato nel giugno del 1971 e entrò nella classifica Hot 100 il 3 luglio del 1971 data della morte di Jim Morrison.

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