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Una storia di IBonamiciFredducci

Questa storia è presente nel magazine STORIE INTERESSANTI

Never Let Me Go

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8 minuti

Pubblicato il 09 febbraio 2021 in Storie d’amore

Tags: #amore #lgbt #ricordi #rimpianto #separazioni

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E così L si ritrovò in quel cascinale, dopo tanto tempo. Era rimasto un rudere abbandonato per una trentina di anni e poi, ad inizio 21esimo secolo, finalmente lo avevano restaurato e diviso in 6 appartamenti di lusso.

Aveva convissuto con “GC” in uno splendido appartamento per 6 anni, prima di mandare tutto a puttane.

GC voleva sposarla.

GC avrebbe voluto dei figli.

L aveva quella voce nella testa che le ripeteva continuamente che non sarebbe stato il caso…

-La farai solo soffrire, le causerai un sacco di problemi...-

-In fin dei conti le hai fatto perdere già un sacco di tempo-

-Le persone come te dovrebbero sterilizzarle, per evitare che possano riprodursi e portare avanti il loro patrimonio genetico fallato!-


La voce aveva ragione, e così L Non aveva mai smesso di far presente a GC, fin dall’inizio, che

“Dovrai fare la tua vita”

“Non potrai continuare a buttare via il tuo tempo con me”

“Io non potrò mai darti nulla di buono, e finirò per tarparti le ali”

“Non ce la faccio a pensare al futuro, a programmare il futuro: io un futuro non ce l’ho”


Alla fine GC era andata a lavorare all’estero, la storia a distanza aveva funzionato inaspettatamente bene e, dopo incredibili viaggi da parte di entrambe per incontrarsi a metà strada e passare magari anche solo qualche ora assieme, dopo 13 mesi si era licenziata ed era tornata a casa, con la consapevolezza di non poter stare senza L e con la convinzione ancor più marcata che avrebbero dovuto sposarsi e mettere su famiglia.

-Non mi sposerò mai, e non metterò mai su famiglia: lo sai...-

Alla fine, dopo un altro anno in cui le prime crepe nel loro rapporto si erano via via moltiplicate, fino a minarne le fondamenta e far venire tutto giù in modo piuttosto rovinoso, GC era tornata all’estero e avevano finito per lasciarsi.

Senza rabbia, senza rancore, senza litigi: lei aveva capito che L non sarebbe mai cambiata e aveva deciso di farsi la propria vita, come in fin dei conti quella matta l’aveva esortata a fare praticamente ogni giorno durante gli anni passati assieme.

Lei alla fine si era sposata con un uomo.

L continuava a sopravvivere, convivendo con i propri demoni.

Erano rimaste amiche, si sentivano spesso ma si vedevano pochissimo: alla fine lei ed il marito erano tornati in Italia; ma nel “profondo Nord”.

L non ce l’aveva minimamente con GC; piuttosto continuava a provare un senso di rimorso per averle fatto perdere del tempo prezioso…


E adesso, assieme, rimettevano piede in quel meraviglioso appartamento che, assieme, avevano arredato e personalizzato: ne era venuto fuori un interessante e particolare miscuglio tra minimal e fricchettone.

GC voleva vendere, visto che viveva col marito da tutt’altra parte e non aveva intenzione di tornare in quella città (che pur amava e avrebbe amato per sempre): la casa era ancora piena delle loro cose…

Delle LORO cose…


Si erano riviste un’oretta prima a casa di amici comuni, e assieme poi erano andate lì, in quel piccolo quartiere di estrema periferia che un tempo era un paese (anzi due) ben distante dalla città e poi ne era stato inglobato; ma esteticamente manteneva intatta la sua aria di piccolo borgo.


-Che bello, così salgo sulla tua macchina nuova!!!!!!- aveva esclamato GC mentre, a braccetto, scendevano le scale e salutavano gli amici.

L non aveva avuto brutte sensazioni: non le aveva avute quando l’ex fidanzata le aveva mandato un audiomessaggio su whatsapp circa un mese prima dicendo “Senti, siccome voglio vendere la casa ed è ancora piena di roba, molta della quale è tua, dovremmo trovarci e fare una cernita: cioè...per me puoi portarti via tutto…”


L non aveva provato brutte sensazioni quando l’aveva rivista.

Diverse persone le avevano detto che GC si era fatta qualche ritocchino ed appariva del tutto irriconoscibile; ma evidentemente non erano ritocchini ma solo botox e quando le era apparsa in tutto il suo splendore, seduta a tavola intenta a scolarsi il secondo Negroni nella strana cucina verde dei loro amici, aveva pensato che non fosse cambiata di una virgola.

Non aveva percepito brutte sensazioni quando si erano abbracciate.

Non aveva provato cose sgradevoli nemmeno quando, arrivate al cascinale, aveva aperto il cancello motorizzato del parcheggio usando il telecomando appeso alla chiave della propria auto

-Non ci credo: funziona ancora?-

-Il telecomando è sempre quello...due tasti: uno per il cancello mio ed uno per il cancello tuo...-

Un minimo aveva ripensato a quanto era bello tornare dal lavoro, premere quel pulsante ed infilarsi nel posteggio di quel cascinale e, parcheggiata la propria auto accanto a quella di GC, scendere ed osservare un istante il panorama, prima di correre da lei e della loro cagnolina. Il parcheggio affacciava su campagna apparentemente incontaminata: pareva di trovarsi a centinaia di chilometri dalla città e, alla sera, la visuale sul tramonto era libera per chilometri!!!


Parcheggiarono in uno dei due posti riservati al loro appartamento. Percorsero il vialetto che conduceva al portico con l’ingresso: le siepi ed i praticelli erano in condizioni sempre perfette, curatissimi dall’inquilina impicciona che abitava a piano terra, alla destra del portone.

Salirono: le ripide scale secolari non erano cambiate di una virgola.

Erano protette dalle Belle Arti: non le si poteva demolire per sostituirle con una scalinata meno ripida e pericolosa.

Tante volte le due si erano dette che, prima o poi, qualcuno si sarebbe ammazzato volando giù per quei gradini o, quantomeno, si sarebbe fatto parecchio male.


Entrarono: il rumore della porta blindata riportò in mente ad L un miliardo di cose.

Già il corridoio, con l’originale soppalco, era invaso da roba…

Raggiunsero la cucina che era totalmente riempita da libri ed altre cianfrusaglie.

-Guarda: quelli sono i tuoi!- le fece GC indicando una selva di testi appoggiati sul piano di lavoro tra fornelli e frigorifero all’americana.

Quanto era bello tagliare le verdure guardando la campagna dalla finestra…

Quanto era bello il frigo con la macchina del ghiaccio…


Iniziarono a raccogliere tutti i libri di L e ad infilarli in grosse buste di tessuto; in seguito la ragazza iniziò a trovare cose interessanti anche tra tutti gli altri tomi messi un po’ ovunque

-Ma questi sono miei!!!!!!-

-Infatti! Era improbabile che fossero miei...-

-Volevi buttarmi via “Matched” ed “unwind”???-

-Cavolo, scusa...-

-NEVER LET ME GO di Ishiguro???? Se fosse finito nella spazzatura non me lo sarei mai perdonata! E non puoi buttar via questi!!!!! -

-Prendili tu: per me puoi portarteli via anche tutti: quelli che volevo salvare li ho già portati da mia zia, in attesa di riuscire a trasferirli su...-

-OH MIO DIO!!!!!! PETO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!-

“Peto” era un libro su un cane, in lingua portoghese: un giorno che le due erano a far la spesa in un supermercato di Lisbona, durante una vacanza in Portogallo, lo avevano visto ed avevano riso così tanto che si erano dette che non avrebbero potuto non comprarlo.

Risero nuovamente, insieme.


Riempirono l’auto nuova fiammante di L con libri, alcune action figures e soprammobili stravaganti; poi salirono nuovamente nell’appartamento.

GC la invitò nel gigantesco salotto e provò in tutti i modi a convincerla a portarsi via il mobiletto darkissimo, con due cassetti molto capienti, dove un tempo tenevano tutti i joystick delle loro console, gli hard disk esterni ed i videogiochi.

-Oh, cavolo...- mormorò L, osservando un particolare mobile parcheggiato contro una parete.

Era fatto a ponte ed era di un vistosissimo arancione. Aveva 4 ruote nascoste e la sua larghezza era di poco superiore al loro letto matrimoniale: ci scorreva sopra ed era appositamente progettato per mangiare a letto o appoggiarci un laptop, un libro od un tablet…

Ufficialmente era la “Consolle scorrevole Malm”.

Non aveva mai avuto rimpianti o rimorsi per la fine della loro storia; ma a quel punto la sua mente fu letteralmente invasa da filmati in 8K di loro due a letto…

Gambe Chilometriche (per questo stava quel GC) intenta a studiare per l’università, mentre lei scriveva i suoi romanzi col laptop ed entrambe erano sedute sul letto ed usavano quel mobile strano…

Il lungo lavoro per la tesi di GC, alla fine praticamente tutta realizzata da L...

Le valanghe di canne che avevano fumato a letto: su quella consolle arancione c’era sempre il kit per il rollaggio…

Le tonnellate di serie tv che avevano visto in quella bella stanza, per non parlare di tutti gli anime in giapponese ai quali si erano appassionate…

Il sesso.

Ah, il sesso…

Quella Consolle andava ovviamente fatta scorrere in fondo al letto per non dar fastidio la notte e durante il sesso ma, anche parcheggiata oltre alla fine del materasso, misteriosamente finiva sempre che per la foga ce la piantavi una cavigliata od una tallonata contro!!!!


L la guardò GC in quei grandi occhi chiarissimi.

GC guardo L in quei cangianti occhi verdi dal taglio “aggressivo”.

Si scambiarono un sorriso imbarazzato.

Gli zigomi di GC si fecero rossastri.

Balbettò un -Beh...sono stati degli anni fantastici...-

-Sì, favolosi...-

L si sentì annegare nei ricordi e nei rimpianti: aveva la piena convinzione di aver fatto solo il bene di GC lasciandola libera; ma in quel momento fu proprio travolta da quelle sensazioni.

Nella testa risuonavano queste domande: “E se mi fossi sforzata?” “Se davvero l’avessi sposata?” “Se avessi provato a cambiare un po’?” “Avremmo potuto farci una famiglia, ed invecchiare assieme???” “Passeremmo ancora del tempo in quel letto favoloso, con quel mobile geniale, sfiammando pini???”

Non era la Voce, ma probabilmente la sua stessa coscienza.

Abbassando lo sguardo mormorò con un tono malinconico: -Andiamo: ti accompagno al lavoro da tua zia...-


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