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Una storia di AlessandroCiviero

Questa storia è presente nel magazine #comecisiamoincontrati

La storia di David

#comecisiamoincontrati

55 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 22 agosto 2020 in Storie d’amore

Tags: #amicizia #amore #comune #gente #incontro

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David, senza “e”. No, non “Deivd”, all’inglese. Semplicemente David. Mi fa sorridere ancora il fatto che non riesci mai a pronunciare correttamente un nome facile come il mio. Era proprio questo che mi faceva impazzire di te. Il modo in cui riuscivi sempre a complicare anche le cose semplici. Cose alle quali abbiamo dato un colpo di spugna definitivo quando l’amicizia si è trasformata in amore. Senza mai sapere quale sia stato il momento preciso che ha dato una ripulita al nostro intricato rapporto.

Una passeggiata al parco dopo la funzione del sabato alla sinagoga? I pomeriggi trascorsi a discutere di libri colti o vecchi film di Woody Allen? Venirti a prendere in ospedale dopo un estenuante e infinito turno di lavoro, che ti aveva segnato non solo l’espressione e il volto, ma anche dentro l’anima?

Ci sono e ci saranno giorni per recuperare quel tempo perduto, dopo la prima volta che ci siamo visti, all’archivio della biblioteca rabbinica. Non ricordo neanche di quale antico ed introvabile manuale eri alla ricerca, tu che non riesci a stare senza le tue strane domande e alle strampalate idee che hai sempre per la testa. Discorso sciocco. Mi piaci proprio per questo.

Ricordo invece quanto tempo sia stato necessario per conoscere il tuo nome ed altrettanto, se non di più, per procurarmi il tuo numero di telefono. Ho dovuto scomodare mezza comunità ebraica della città. Sembrava ti nascondessi di proposito per negarmi lo sguardo dolce ed ingenuo con cui mi hai conquistato la prima volta che ti ho vista, tra gli scaffali dell’Archivio. L’infermiera che, senza volerlo e senza saperlo, aveva curato il mio cuore con un semplice sguardo.

Ci sono stati altri guai, dopo che ci siamo conosciuti. Il mio licenziamento, e anche quel maledetto incidente. Un braccio rotto. E venti minuti dopo che ero al pronto soccorso, sei arrivata dal tuo reparto, tutta preoccupata, pallida e nervosa. Anche quella volta è bastata la carezza dei tuoi occhi per farmi sentire meglio.

Allora, puoi dirmi cosa è stato a cambiare una stravagante amicizia in quello che abbiamo oggi? Le meravigliose cene all’Enò? O le serate in casa di Tati? Come si fanno i ravioli kasher? Oppure come sono riuscito a bruciare i pretzel di tua sorella? Il matrimonio della tua collega, la prima occasione per la quale siamo usciti ufficialmente come coppia; oppure la festa per il bar-mitzvah del mio cuginetto?

A volte mi sorprendo a pensare tra me e me: “Non riesco a credere di essere il ragazzo di questa persona speciale… strana, complicata, ma proprio per questo meravigliosa.”

Sono passati tre anni e mi fai sentire ancora l’uomo più importante del mondo, anche se il mio nome è David e tu lo pronunci “Deivd”.

Io cerco di essere sempre buono e gentile, solo per ripagare il fatto che sei la persona più compassionevole e premurosa che io conosca.

Nonostante ci sia voluto molto tempo per trovarti, non voglio che trascorra alcun istante in cui tu non ci sia. Ti amo non solo perché il tuo fare complicato ti rende carina e simpatica, ma anche perché ora sai tutto di me, e nonostante ciò, mi ami anche tu.

Questa vita mi ha masticato, digerito o sputato via un sacco di volte, e continua a farlo, ma pago i miei conti di buon grado, perché so che in fondo alla giornata ci sei e ci sarai sempre tu.


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