scrivi

Una storia di DomenicoDeFerraro

GIUGNO UN PUGNO DI PAROLE

67 visualizzazioni

2 minuti

Pubblicato il 16 giugno 2019 in Poesia

0

GIUGNO UN PUGNO DI PAROLE




Giugno un pugno di parole, il canto del capro risuona nel vento attraverso i brulli campi nell’eco dei canti marini , villici , andanti sulle basse colline tra le spighe di grano maturo .

Accompagnato dal canto degli uomini un coro di voci celesti s’ode nel cielo capovolto, angeli in compagnia di un grillo malandrino saltellante funesto e ridente con in mano un contrabbasso più grande di lui.

Salta da foglia in foglia fino a giungere ove nasce il canto del sole fino a raggiungere il villaggio degli gnomi per la festa d’inizio estate.

Danzano nell’aria gli spiriti degli alberi là tra le radure del magico bosco. Oscuri presagi immemore del male , di tanti rifiuti ,

gettati negli anfratti erbosi , dentro i fossi profondi .

Le bacanti si radunano vispe ed allegre come la vispa Teresa per il centesimo compleanno della vecchia quercia che pendula sta sulla collina franata a causa delle ruspe.


Il bel bosco , un tempo, rifugio naturale per ogni specie vivente

oggi discarica comunale a cielo aperta morente nell’urlo

di Scipio , di pio e di Nino. Un mondo dimenticato che elude le frasi il mistero del divenire per erranti luoghi ed altre beatitudini in sincronia con il civico senso, in una natura fallace , spiga di grano che rosola al sole, si muove leggera nel vento di giugno.


Alla festa vi giungono in molti , mostri ed umani , saltimbanchi e pellegrini, madonnari , bagnanti , vi partecipano tutti gli abitanti del paese vengono su dai monti e dalle valli volgari

portando seco la loro triste sorte , esule , appare come fosse un raggio di sole , un miraggio, un miracolo biblico , un amore incompreso, venduto per strade assolate.

Fabula antica, anima di gente latina che del canto s’immola e vola alto nel cielo tirreno , verso le greche rocche e gli empi scipi di madre natura. Nell’alba nova, le farfalle fanciulle , volano

sui fiori meccanici senza mai stancarsi , con le fate ed i folletti a girare le lancette del grande orologio del mago di Oz .


Ed al tramonto d’ogni giorno nascono nuove speranze

affiorano nell’animo sentimenti , gioie , finzioni ed altri lirismi.

Ed ogni dialogo è un momento ontologico del nostro crescere.

Percorsi minimali , sentieri personali attraverso il corpo che muta nel tempo.

Noi vittime dell’ignoranza altrui e d’una gran voglia

di continuare a credere nella favola bella che ieri c’illuse

che ancor oggi c’illude.

La storia diviene un guazzabuglio di realtà marcite al sole di giugno.

Perché , allora signore non mi rispondi ?

Trascorro l’estate a lavoro , in fabbrica o in ufficio

in macchina, in mezzo al traffico sulla fermata dell’autobus .

L’immaginario genera etiche , eliotropiche, verità tangibili simili e dissimili.

Improvvisati versi al chiaro di luna , messaggi su whatsapp .

Nella bellezza d’una salvezza intravista attraverso il buco della serratura della propria immaginazione.

In questi cupi giorni in compagnia di Peter Pan che continua a combattere capitan uncino sull’isola che non c’è.



Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×