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Una storia di Acewriter

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I tempi che cambiano

Le foglie che non arrivano mai

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4 minuti

Pubblicato il 23 ottobre 2018 in Altro

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Cammino per le strade inondate da un sole che pare quasi agostano. Sono in maglia a maniche corte e pantaloncini e cammino per la strada sul marciapiede. Incrocio persone vestite come me e altre che sembrano già organizzati per una scalata al K2, con tanto di cordata e cani anti- valanga e resto nell'incertezza di capire chi delle due fazioni stia esattamente esagerando. Alcune gocce di sudore mi imperlano il viso e boccheggio leggermente mentre trasporto a mano la stampante nuova che ho comprato al negozio di elettronica. Purtroppo la più vicina è raggiungibile in metropolitana, a un paio di fermate da casa mia. Sarei andato in macchina, ma si è guastata e in questo momento è in riparazione. Quindi mi sono caricato di volontà e di buoni propositi e mi sono fatto la scarpinata fino alla prima fermata utile della sotterranea. Guardo l'insegna della farmacia, che segnano 27°. Allibisco alla vista della scritta e proseguo il mio percorso. Scendo per la scala e una dolce e fresca brezza mi ha avvolto lasciandomi piacevolmente avvolto dalla sensazione e vedo una signora accanto a me con il golfino che rabbrividisce e si chiude il bavero della giacca. Mi viene un sorriso e continuo a camminare. Arrivo ai tornelli e timbro. Scendo ancora, alla banchina e il treno arriva due minuti dopo, con una nuova piacevole brezza. Il treno percorre le mie due fermate e io scendo. Torno in superficie e cammino verso il negozio di elettronica, passeggiando accanto ad un parco molto bello. Ha una cancellata verde molto alta e ci sono un sacco di alberi sotto la cui ombra mi sono fatto un bel po' di dormite. Proseguo e arrivo al negozio. Sto lì una mezz'ora buona, tentando di capire quale stampante sia la migliore per i miei bisogni. Alla fine ne trovo una che soddisfa la maggioranza delle mie aspettative e che deluderà per intero in breve tempo. La carico a braccia e esco dal negozio con il mio pesante fardello, ancora ragionando sulla validità o meno del mio acquisto. Arrivato a metà del parco boccheggio, sia per il caldo, sia per il peso, che il mio fisico da "lanciatore di coriandoli" mi fa gravare su tutto il corpo. Mi porto ad una panchina e mi ci butto sopra, con lo scatolone che grava sulle mie ginocchia. Respiro un po' affannosamente, poi finalmente il fiato torna normale e mi rilasso su quella comoda panchina.

-'Fa caldo oggi, eh?' mi dice una voce vicina.

Mi volto e sobbalzo leggermente. Non avevo minimamente notato che vicino a me era già seduto un signore anziano. Ha un giacchetto imbottito e il la "Coppola" calata sulla testa calva eccetto un paio di ciuffi dietro le orecchie. Fra le mani stringe un bastone.Ha gli occhiali a metà naso e sorride benevolo nella mia direzione.

-'Eh già. Fa proprio caldo.'

Il vecchio annuì leggermente. -'Un paio di giorni fa ero sull'autobus e ho sentito un ragazzo lamentarsi, perché faceva freddo. Mi è venuto da ridere.'

Mi siedo dritto e guardo il vecchio dritto negli occhi. -'Come mai?'

-'Perché quel ragazzo non ha proprio idea di che cosa voglia dire la parola "Freddo". Anche lei è troppo giovane per ricordarsi le gelate di brina che vedevo dalla finestra di casa mia alla mattina.'

-'Io qualcosina me lo ricordo. Come il fatto che già in questo periodo portavo il giubbotto.'

-'Proprio vero. Facevamo la sagra di fine estate e dopo metà Settembre eravamo già in paletot.'

Io annuì. Ormai la chiacchierata stava già languendo e io mi ero riposato abbastanza.

-'Sa qual'è la cosa che mi dispiace di più?', fece il vecchio, senza dare segno di voler troncare la discussione.

'No, cosa?', chiedo, ma più per cortesia che per interesse.

'Mi dispiace di non poter più vedere i colori delle foglie in autunno, con tutte quelle varietà di rosso, giallo, arancione e marrone che rendevano tanto bella questa stagione. Mi ricordo che comminavo per andare a scuola e mentre andavo davo calci ai mucchi di foglie che si formavano, sollevando un turbinio multicolore. Uno spettacolo.'

Io sorrido e annuisco.

'Per voi giovani invece è diverso. Lo avete vissuto poco e anzi vi fa piacere che faccia caldo.'

Tossì leggermente. Trasse un fazzoletto dalla tasca della giacca e si asciugò le labbra, poi lo ripose.

'Ma si ricordi almeno questo: Voi della nuova generazione pagherete e a caro prezzo questo cambio di temperature. L'equilibrio naturale delle cose è stato stravolto e prima o poi la Natura ne chiederà il pagamento, anche delle foglie d'Autunno!'

Ci salutammo e io mi allontanai diretto alla fermata della metropolitana con il mio ingombrante carico.

Sono passato diverse volte da quelle parti, passeggiando per il a parco, ma senza incontrare più quell'anziano così affabile.

Adesso sono passati tanti anni, ma ogni volta che vedo i servizi del telegiornale sui disastri ambientali che accadono in giro per il mondo, non posso fare a meno di pensare a quello che mi disse allora quel vecchio col bastone e sul fatto che forse sarebbe stato meglio dargli ascolto. Sperando che non sia troppo tardi.

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