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Una storia di sugarkane

Tu mia, tu mia, ripetilo

(ispirato al film "D'amore si muore")

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6 minuti

Pubblicato il 23 ottobre 2020 in Storie d’amore

Tags: #Amore #Damoresimuore #Film #Storia #unfilmunastoria

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Leila non era sicura dei suoi sentimenti nei confronti di Renato. Forse non ne provava nemmeno - almeno non di profondi - però passare il tempo con lui era diverso. La sua incostanza, il suo essere così esagerato in tutto, i suoi silenzi interrotti all'improvviso dal primo pensiero che gli rischiarava la mente... Renato era così, come in preda a qualche sostanza poco lecita anche se non ne aveva mai toccate in vita sua. L'alcol, quello sì, invece: tanto, forse anche troppo, ma alcune volte era l'unica cosa che lo distraeva da tutto. A Leila piaceva quel viso da leoncino reduce da una faticosa zuffa con qualche suo simile e da essa si lasciava ingannare: era problematico, lo sapeva, ma non le importava.
Renato versava il gin nel bicchiere trasparente, in silenzio, mentre una voce femminile usciva dalle casse del giradischi a volume molto alto. L'orologio segnava le 21:45. Con l'altra mano reggeva una sigaretta consumata a metà e ogni tanto ne gettava la cenere su un piattino di plastica bianco. I suoi occhi azzurri erano concentrati sulla quantità di gin che avrebbe bevuto e che si sarebbe mischiata al vino che già aveva nel corpo.

Leila non si muoveva. Per quanto avrebbe preferito farlo ragionare, cercare di distrarlo in qualche modo, sapeva che se si fosse opposta lui avrebbe reagito spropositatamente. Senza pensarci troppo per non pentirsene, gli toccò un braccio e Renato si fermò. Voltò lo sguardo severo verso di lei e si bagnò le labbra con il gin.
- È proprio necessario? - gli chiese con preoccupazione.
Il giovane le allungò il bicchiere: - Prendilo tu. Forza, è tuo! Così almeno la smetti...
- Sono solo preoccupata per te, Renato...
- È l'unica cosa che sapete dire tutti, ultimamente! - gridò lui e si alzò per camminare davanti alla portafinestra. Il giradischi non aveva smesso di suonare, la voce femminile era cresciuta d'intensità. - Che cos'è che volete da me? Allora? - disse avvicinandosi così tanto al volto di lei da potersi vedere riflesso nei suoi occhi.
Leila scosse la testa senza spostare mai lo sguardo. Bevve un sorso di gin, ma non fece in tempo ad asciugarsi le labbra che sentì quelle di Renato appoggiarsi sulle sue. Dopo qualche istante il ragazzo si allontanò e riprese a guardarla, con un mezzo sorriso beffardo ad illuminargli il volto.
- Trovo sempre un modo per avere ciò che voglio. - sentenziò e le strappò dalle mani il bicchiere.
Leila non si capacitava di quella sfrontatezza che lo accompagnava giorno dopo giorno da chissà quanto tempo, ma soprattutto di quanto la incuriosisse. Sarebbe potuto arrivare a fare qualsiasi cosa, lei probabilmente non avrebbe mai insistito fino a farlo desistere.
- Cos'altro vuoi, allora? - gli domandò in tono provocatorio.
Renato rise. Non aveva più freni, lo sapeva. Mandò giù in un solo sorso tutto il contenuto del bicchiere e lo appoggiò con troppa forza al tavolino, crepandolo. Senza proferire parola, con gli occhi fissi su quelli della donna, le appoggiò la mano sulla guancia sinistra e le accarezzò il viso.
Leila rimase immobile, incredula per quello che stava succedendo. Credeva che le sarebbe saltato addosso, che non si sarebbe limitato a sfiorarle le labbra... Le muoveva molta tenerezza quel ragazzo, una tenerezza che mai avrebbe pensato di provare quando si erano conosciuti. Il giovane lasciò cadere una lacrima, ormai incapace di gestire le proprie emozioni.
- Perché piangi? - domandò la donna asciugandogli il volto.
Renato le passò le dita fra i lunghi capelli rossi ed osservò ogni centimetro di quel viso. Cosa gli stava succedendo?
- Puoi dirmi tutto, lo sai...
- No, non posso. - rispose lui con la voce rotta dal pianto e dalla rabbia, - Non posso. Ti farei pietà, pena e io non sono qui per questo. Ti ho fatto venire a casa mia stasera perché voglio dimenticare. Tu sei capitata nella mia vita come qualcuno di cui ho bisogno... - Si interruppe all'improvviso e ricominciò a baciarla, con più trasporto.
Leila si lasciò coinvolgere senza opporsi. Era consapevole di essere lì per quello, ma anche se non aveva bevuto a sufficienza da potersi lasciare andare completamente, cercò di tenere da parte i sentimenti il più possibile. Sentì le sue mani sfilarle l'abito nero e alzarle leggermente la sottoveste di seta, mentre lei gli sbottonava la camicia azzurra a quadri.
Renato si allontanò un momento con il viso e la guardò: cercava in lei quella che lo aveva lasciato giorni prima, ma trovava soltanto una donna che lo avrebbe soddisfatto senza dargli altro. La baciò ancora una volta, poi si alzò da lei e le si sedette accanto sul divano.
- Che c'è? - gli chiese stupita.
- Non posso... Non posso! - ripeteva il giovane con insistenza. - Io non voglio illuderti, non voglio ferirti!
Leila assistette all'ennesimo sbalzo d'umore senza obiettare. Se ci fosse stato ancora dell'alcol lì vicino, lo avrebbe volentieri finito per non pensare a tutto quello che stava succedendo. Si accorse, però, che la sigaretta era ancora accesa nel piattino, così decise di fumare gli ultimi due tiri.
- Quando ti stavo baciando, prima, ho creduto di poter fingere che al posto tuo ci fosse lei, - continuò il ragazzo, - ma più ci provavo più mi accorgevo di quanto invece fossi tu. Non ti cambierei mai, non ti lascerei andare, se solo non mi sentissi così in colpa. È come un tradimento, capisci?
- No, Renato. - fece Leila, dura. - Non capisco e non intendo capire. Se non vuoi finire quello che hai iniziato, dillo e basta. Ho ben altro da fare che perdere tempo qui...
- Cos'altro hai da fare, eh? Sentiamo!
La donna non rispose, si limitò ad alzarsi dal divano e allontanarsi in direzione del corridoio.
- Perché non mi dici niente? - le urlò rincorrendola un po' barcollante. Quando la raggiunse, le prese la vita e la tirò a sé di spalle. - Parla! - gridò ancora.
- Lasciami. - sibilò lei, ma ottenne solo una stretta più forte. Sentiva il suo respiro sempre più vicino al collo e il suo corpo come incollato al proprio.
- Dov'è quella che ho conosciuto al bar, eh? - diceva Renato con le labbra sulla sua pelle, - Perché adesso ha paura? Sembrava molto più sicura di sé, quella.
- Potrei fare la stessa domanda a te... - rispose Leila voltandosi. - Sei forse lo stesso tu? Facevi lo spavaldo, come se lo fossi davvero. Tu sei interessante solo se bevi. Quando esageri come adesso - Gli occhi della donna lo fissavano con severità: le stava bene tutto, ma non di essere obbligata a fare qualcosa.

Il giovane allentò la presa. All'improvviso si rese conto di quello che stava facendo, la nebbia che credeva di avere nella mente piano piano di dipanò. Cosa gli stava succedendo? Possibile che fosse arrivato al punto di non sapersi più controllare?

- Scusami, io... -

- Tu cosa? - lo intercetto lei, avvicinandosi alla scrivania per cercare il pacchetto di sigarette. La voce femminile che proveniva dal giradischi si bloccò: la puntina era arrivata alla fine del vinile, si sentiva solo un fruscio morbido. - Adesso cosa dovrei fare, eh? Dire che non è successo niente, che tutto è a posto? Me ne vado molto volentieri, qui non hai nulla da offrirmi.

- Aspetta, Leila! - urlò Renato, che le afferrò una mano e poi la abbracciò piangendo. - Non te ne andare, ti prego. Ho bisogno di te.

La donna non ricambiò il gesto: rimase immobile, con la sigaretta a mezz'aria e gli occhi chiusi, cercando di trattenere i singhiozzi. Nella sua vita aveva avuto milioni di esperienze, ma nessuna così cocente come quella.

- Qual è il tuo problema? Perché vuoi distruggerti in questo modo?

- Sento di non avere altra scelta, Leila.


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