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Una storia di Indiescozz

Chi è l'uomo e chi l'animale?

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7 minuti

Pubblicato il 12 agosto 2020 in Avventura

Tags: #Montagna #Natura #Animali #Avventura

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Mi sono svegliato molto presto, dormire all’aperto ti fa alzare alla prime luci dell’alba.

Una fredda brezza mattutina sfiora il mio corpo indolenzito dalla notte appena trascorsa tra le montagne.

Inizio i miei stiramenti mattutini, allungo ogni arto a dovere, ormai è una prassi ricorrente, mi fa iniziare al meglio la mia giornata, l’ho battezzato il mio “saluto alla montagna”, lo chiamo così perché ogni mattina mi soffermo a guardare le vette difronte a me e ne rimango incantato da cotanta bellezza, le vedo ogni giorno, ma è come se fosse sempre la prima volta, mi sento in dovere di porgergli il mio saluto mattutino.

Alzo la testa, non c’è nessun rumore, nessun essere vivente attorno a me, ed è così ad ogni mio risveglio, è il bello di dormire a quasi 2000 metri.

Il cielo è terso, i nuvoloni del temporale della notte appena trascorsa si allontanano velocemente, oggi sarà una splendida giornata di sole.

Mangio come non mai, sarà perché sono nella fase dello sviluppo, ma ho fame, tanta fame.

Non ho acqua con me, è un lusso che non posso permettermi, come ogni mattina devo procurarmela, decido cautamente di cominciare la mia discesa verso valle, le piogge di questa notte hanno reso il terreno scivoloso.

Continuo a non incontrare nessuno, anche se è mattina presto mi sembra un po’ strano, insolito, in genere nel fine settimana si incrocia sempre qualche mattiniero innamorato della montagna, ma non ci do troppo peso.

Entro nel bosco, il suo inconfondibile profumo accarezza le mie narici, scorgo alcuni scoiattoli che frettolosamente scendono e salgono dagli alberi per cercare cibo, almeno non sono l’unico ad essere così affamato stamattina.

Giungo al ruscello, o meglio dovrebbe esserci acqua di solito, ma le poche piogge di questo periodo e le scarse nevicate dell’ultimo inverno lo hanno reso tristemente secco, assomiglia più a un sentiero che a un corso d’acqua.

Decido di proseguire oltre, non mi resta scelta.

In lontananza comincio a scorgere le prime case, i primi orti, ma ancora nessuno in circolazione, tutto appare diverso dal solito, silenzioso e sinistro.

Proseguo oltre.

Mi avvicino sempre più al centro abitato e non scorgo ancora anima viva, nessuno in circolazione, nessun suono, nemmeno il grezzo rumore delle automobili udibile a chilometri di distanza oggi non si fa sentire, pace e silenzio.

Ormai giungo nella piazza del paese, scorgo una fontana dove l’acqua sgorga in abbondanza, che bello quando si ha tanta sete e finalmente si beve, rimango con gli occhi chiusi ad assaporare tutta la freschezza di quest’acqua, non mi par vero!

Sento dei rumori provenire da dietro una casa, rimango immobile.

Lentamente vedo scorgere prima la testa e poi tutto il corpo di due giovani cervi, mi vedono anche loro, rimangono immobili, i nostri sguardi si incrociano, restiamo in silenzio senza emettere un suono.

Alcuni secondi dopo i due cervi continuano la loro camminata tranquilla nel paese e come erano apparsi spariscono nuovamente tra le abitazioni.

Non sono mai stato prima in questo paesello, l’ho visto sempre in lontananza, è un’esperienza nuova, dentro me un misto di timore e curiosità, sento il cuore battere forte come non mai.

Il paese è un piccolo borgo di montagna dove il tempo pare si sia fermato, le viuzze troppo strette per far passare le auto sono percorribili solo con piccoli carretti in legno trainati a mano o dal bestiame, le case piccole e graziose, sono abbellite da tanti fiori colorati sui balconi, è un posto magico, unico.

Ma com’è possibile che non ci sia nessun umano in giro? Dove sono tutti?

La tensione comincia a stemperare, mi rilasso e mi godo il momento, decido di sedermi in mezzo alla piazza del paese, in questa tranquillità surreale mi addormento.

Apro gli occhi.

Vengo svegliato da un rumore improvviso, mi volto di scatto verso le case, sembra il verso di un animale, lo sento di nuovo, mi volto frettolosamente in ogni direzione, ma niente, non vedo nessuno.

All’improvviso esce di corsa dalle abitazioni un grosso orso bruno ruggendo minacciosamente, viene verso di me cazzo, mi volto e corro all’impazzata, in genere bisognerebbe fingersi morto, ma in me l’istinto ha sempre il sopravvento, mi nascondo tra gli alberi, sono riuscito a seminarlo.

Ma cosa ci faceva un orso nel centro del paese che passeggiava indisturbato?

Decido di tornare tra le montagne, è quasi buio, devo trovare un riparo per la notte.

Passano i giorni e continuo a non vedere umani, le strade vengono popolate da cervi e caprioli, le marmotte scorrazzano felici nelle vie del paese, è la prima volta che accade, tutto è surreale.

Gli animali lentamente e con un po’ di timore passeggiano nei luoghi dove prima l’uomo padroneggiava, è una festa per tutta la natura, nessun tipo di inquinamento ne ambientale ne acustico, solo pace e serenità, la natura si è ripresa lo spazio perduto.

Il mondo sembra diventato enorme ora si possono esplorare zone senza confini, il territorio in cui vagavo era diventato una costrizione troppo stretta.

Passo i giorni a scoprire, curiosare, mi sento padrone del mondo, la razza dominante non sembra più essere l’uomo.

I giorni trascorrono velocemente e tutto ormai sembra delineato…

Apro gli occhi, un altro rumore scuote il mio sogno, ma questo non è il ruggito di un animale pericoloso sentito giorni addietro, sembra più un vociare di persone.

Mi dirigo verso la fonte del suono, non l’avrei mai fatto prima ma ormai questo è il mio territorio, chi osa disturbarmi?

Esco dal bosco, mi trovo davanti un gruppo di umani che viene verso le montagne con passo spedito.

Ma non si erano estinti?

Non scappo come al solito, rimango fermo, ripeto, questo è il mio territorio.

Rimango immobile e gli aspetto.

Vengono verso di me, ma non demordo, non ho paura, me li trovo a pochi metri, i nostri sguardi si incrociano.

Scorgo le loro facce stupite e meravigliate per quello che hanno visto, ed io continuo a rimanere lì, fermo immobile.

Rimaniamo così per diversi minuti, vorrei avvicinarmi, rompere questo ghiaccio che si è creato ma è più forte di me, gli umani restano sempre più di stucco, non credono alla loro vista, un giovane capriolo fermo difronte a loro, che li fissa, non scappa come al solito, sembra non avere paura.

Anche loro si sentono spiazzati.

Mi guardo attorno ed altri animali fanno lo stesso, tutti fermi immobili, nessuno si muove, sembra che improvvisamente il tempo si sia fermato, per la prima volta vedo degli umani, specie che ho sempre considerato superiore, non sapere cosa fare, sentirsi quasi inappropriati.

E lo credo bene cazzo, ripeto, questo è il nostro territorio!

Passano interminabili minuti e gli animali continuano a fissare il gruppetto di umani, le persone cominciano ad agitarsi, innervosirsi, anche per loro la situazione è anomala, la paura prende il posto della curiosità iniziale.

Per noi animali invece è il contrario.

Ma gli umani sono agitati, sono sempre più impauriti della situazione che si è creata, uno di loro estrae un fucile e spara un colpo in aria.

Tutti noi animali scappiamo correndo all’impazzata, ognuno cerca un riparo, c’è chi scappa in mezzo al bosco, chi si arrampica sugli alberi, io preferisco ritirarmi verso le montagne, ho il cuore in gola, sono impaurito.

Non vedevo persone da settimane, ero già turbato appena li vidi e lo scoppio proveniente da quello strano oggetto che ruppe la tranquillità del bosco mi ha traumatizzato.

Ho paura, gli umani sono tornati, sono loro la razza dominante, si sono ripresi il territorio in cui vivo, noi tutti volevamo provare a conoscersi e forse provare a convivere, ma penso non sia possibile, ho deciso che mi ritirerò tra le montagne, non scenderò mai più in paese.

Ho capito che gli umani non erano spariti ma vivevano tutti rinchiusi dentro le loro case e non potevano uscire, non so per quale strana ragione fossero tutti in “gabbia”, ma il mondo senza di loro era diverso, era migliore.

Ora sono tornati, noi animali considerati sempre inferiori, quando gli abbiamo visti per la prima volta ci siamo fermati incuriositi, loro invece avevano solamente paura che presto si è tramutata in violenza, rimanevamo fermi perché viviamo d’istinto e finché non vedevamo una vera minaccia eravamo lì, in attesa, infondo siamo gli esseri inferiori.

Oggi sono triste perché si è persa una grande opportunità per conoscersi, per cercare di condividere assieme questo territorio, infondo noi siamo qui da molto prima di loro, vabbè non importa, noi siamo sempre quelli inferiori.

Noi ci eravamo ripresi il territorio con la curiosità e loro se lo sono riconquistato con arroganza e violenza...

Chi è l’uomo e chi l’animale?


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