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Una storia di Kobein

The Crow by Alex Proyas

Amore, speranza e vendetta nella notte del diavolo

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3 minuti

Pubblicato il 29 gennaio 2021 in Recensioni

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Ricordo che quando vidi il corvo per la prima volta avevo 16 anni, mi attardai davanti alla televisione mentre i miei erano già andati a dormire. Stavo facendo un casualissimo zapping prima di convincermi a spegnere definitivamente la televisione e a seguire l’esempio della mia famiglia, andando anche io a dormire, quando ad un certo punto, capitai su un canale dal quale non girai. Subito pensai di essere finito su un canale musicale su cui trasmettevano vecchi videoclip degli Iron Maiden, perché la scena che mi si presentò davanti, fu quella di una città straziata dalla pioggia e illuminata da una pallida oscurità rossastra, data da alcuni falò che di tanto in tanto comparivano sulla cima di qualche palazzo. Incuriosito da quanto stavo vedendo decisi di restare ancora un po’ per cercare di capire che tipo di film fosse. Un’ora e mezza dopo stavo guardando Eric Draven che con una croce di pietra estratta dalla guglia posta sul tetto di una chiesa si stava battendo, in un duello all’ultimo sangue, con uno grottesco boss criminale. Fu così che scoprii quel capolavoro di cinema gotico che è il corvo.

La trama, se vogliamo anche piuttosto semplice, racconta la vicenda di Eric Draven e della sua fidanzata, i quali vengono brutalmente uccisi durante la notte che anticipa Halloween, che tradizionalmente nella città prende il nome di notte del diavolo, ovvero, un’intera notte in cui i criminali della città seminano panico, terrore e “fuoco e fiamme” per le strade. Dopo un anno però, ad Eric è consentito di tornare in vita per compiere la sua vendetta. Nel film è presente un’incredibile atmosfera gotica, non manca mai l’oscurità che, anche durante le poche scene di luce, segna comunque la propria presenza sulla città. La pioggia costante, il trucco e l’abbigliamento di Eric, i palazzi in fiamme, i corvi di fuoco disegnati a terra, il personaggio di Top-Dollar, il boss che controlla la criminalità, e di sua sorella, dediti all’uso di droghe, a riti pseudo satanici e alla passione incestuosa ed infine, il combattimento finale nella chiesa del cimitero, contribuiscono a rendere questo film unico nel suo genere. Ciò che però fin da subito mi colpii di questo film, fu il messaggio di speranza che, nonostante la terribile vendetta che muove il protagonista, prende sempre maggior forma un meraviglioso sentimento di speranza: inizialmente è quasi impercettibile ma è a poco a poco portato avanti dalla persona apparentemente meno adatta, ovvero, quel giovane ragazzo che è stato ucciso insieme alla sua amata che avrebbe dovuto sposare poco dopo. Eric infatti a più riprese dimostrerà di essere, oltre che un vendicativo spirito a cui è negato l’eterno riposo, anche un portatore di speranza in un mondo in cui sembra ci sia poco da sperare, ad esempio con Darla (la quale smetterà di drogarsi dopo l’incontro con lui), con poliziotto che per seguire il caso di omicidio dei due neo fidanzati era stato

abbassato di grado e, nel modo più iconico e memorabile, con la piccola Sarah, una ragazzina di cui i due defunti si occupavano, a cui Eric dirà l'iconico verso della canzone di Jane Siberry, “it can’t to rain all the time” (questo è forse uno dei rari casi in cui doppiaggio italiano migliora e contribuisce a aumentare l’emotività della scena originale). A proposito di musica, Metal e il Goth sono tra gli ingredienti principali di quella cupezza e di quel profumo gotico che si respirano nel film, e trovano il loro apice durante la scena in cui Eric fa un assolo di chitarra su un tetto, di fronte al sole che cala sulla città, degna veramente dei migliori videoclip. Il corvo quindi per me è questo, una tremenda e atroce vendetta che viene però portata a termine in nome dell’amore, ricordandoci che niente può separare due persone che sono fatte per stare insieme (nemmeno la notte del diavolo).


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