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Una storia di RossellaDettori

I colori non esistono!

Di saggezza e arroganza

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2 minuti

Pubblicato il 19 luglio 2021 in Giornalismo

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Conosco una ragazza non vedente straordinaria, mia parente ed amica.

Purtroppo, fin dalla nascita, non vi è alcuna speranza che possa mai vedere.

È una persona affabile, saggia e divertente.

Nel suo percorso di studi, ha conseguito diversi titoli importanti, complici umiltà, un grande impegno e una memoria prodigiosa.

In questi giorni, nel riflettere su chi è fortemente critico riguardo la vaccinazione, ho provato ad immaginare che lei avesse una personalità totalmente diversa ed un atteggiamento arrogante.

Se così fosse, spiegarle in che cosa consista il colore celeste, di cui lei non ha mai avuto alcuna esperienza, sarebbe non solo difficile, come è normale nel suo caso, ma addirittura impossibile.

Se io ad esempio le dicessi che il celeste è "il colore del sogno, dell'elevazione dell'anima, una sensazione estatica", normalmente lei ascolterebbe con attenzione il mio pensiero; riflettendo, proverebbe ad interpretarlo con i suoi strumenti e lo rispetterebbe.

Una persona che non ami la poesia, al mio contrario, potrebbe dirle più concretamente che il celeste è una versione più chiara del colore blu, più luminosa, il colore illusorio che assume ai nostri occhi lo strato atmosferico più vicino a noi.

La ragazza in questione, grazie alla sua bella personalità, rispetterebbe anche questa definizione, malgrado forse la comprenderebbe meno in base ai propri strumenti (non le è possibile nemmeno comprendere cosa sia il colore blu).

Ma se lei non fosse così?

Se, per via della propria esperienza e dei propri studi, si arrogasse il diritto di affermare: "Ma di cosa state parlando? Sono tutte vostre invenzioni, vostri inganni. I colori non esistono!"?

Ogni possibile comunicazione costruttiva cesserebbe.

E comincerebbe lo scontro.

Oppure ancora, lei potrebbe aggiungere: "Come mai, se parlate della stessa realtà, usate termini così diversi, definizioni così distanti l'una dall'altra? Come posso credervi, se tra voi, che dite di avere esperienza dei colori, non sapete spiegarmeli in modo univoco?".

Potrebbe anche accadere che lei credesse ad una sola spiegazione e diffidasse dell'altra.

Avverrebbe così un suo scontro con altri non vedenti, altrettanto arroganti, che credessero a versioni ancora differenti.

Perché dico "arroganti"? Perché nessuno di loro, in tale esempio, sa di cosa stia realmente parlando, eppure sono pronti alla diatriba, magari alle manifestazioni in piazza, alla disobbedienza civile e chissà che altro.

Se sapessero, ciascuno tacerebbe, anche con un certo imbarazzo.

O perlomeno, abbandonerebbe ogni ragione di conflitto.


"Chi ha orecchie per intendere, intenda".



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