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Una storia di BrunoMagnolfi

Ovazione commossa.

“Basta insomma, dobbiamo finirla”, dico io con voce alta e rabbiosa, senza avere neanche un vero motivo per fare così l’irritato.

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3 minuti

Pubblicato il 06 febbraio 2020 in Avventura

Tags: #raccontobreve #disagio

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“Basta insomma, dobbiamo finirla”, dico io con voce alta e rabbiosa, senza avere neanche un vero motivo per fare così l’irritato. Il fatto è che stasera voglio mettermi in mostra con quelli che mi conoscono, far vedere che ho anche una forte personalità, delle caratteristiche spiccate, capaci di farmi tenere testa a chiunque mi si para davanti, figuriamoci poi a questa combriccola di scellerati che frequentano da sempre il circolo sociale. Difatti fanno subito tutti un completo silenzio, aspettando che io continui con quel mio discorso, perché intendono proprio lasciarmi esprimere appieno il mio pensiero, anche se purtroppo non mi pare di avere qualcosa di importante da dire. Perciò li guardo mentre tutti mi guardano, e decido di improvvisare qualche frase, qualcosa che invento così su due piedi, senza starci neppure troppo a pensare, e quindi riprendo il filo del mio discorso, con voce alta e roboante ma facendo delle ampie pause, e dico sostanzialmente che è l’ora di affrontare le novità che stanno bussando alle porte, e di smetterla con questa flemma insensata.

“Ci sono cose importanti che ci chiamano all’opera”, fo quasi senza riflettere su quello che dico. “Raccogliere il nostro amor proprio e tirarci fuori da qui, magari andare per strada, fermarci a parlare con tutti, far sentire ai nostri concittadini che siamo stufi di trascorrere la giornata dietro un bicchiere chiacchierando delle solite cose”. Prosegue nell’ampio locale il silenzio, tanto che ne ho quasi paura. Forse qualcuno tra questi che mi sono davanti stanno abboccando davvero a quello che dico e sostengo, perché credono veramente che sia giunto un momento del genere, e forse riflettono questo per la prima volta, giusto perché qualcuno si è preso la briga di dirglielo. Uno timidamente alza persino la mano per chiedere a me la parola, ma la faccenda mi pare così ridicola che volto le spalle a tutti quanti e vado fuori da lì, a fumarmi una sigaretta all'aperto. Nessuno mi viene dietro, rimangono tutti a parlare sottovoce tra loro, come complottando qualcosa.

Quando rientro stanno ancora parlando tra loro, ed in molti adesso mi guardano con espressione quasi incredula, ed uno mi si avvicina soltanto per dirmi che ho pienamente ragione, è giunta anche per lui l'ora di darci un taglio definitivo. Mi chiedo che cosa abbia portato questi tizi a credere in questo modo alle mie vuote parole, perciò vorrei quasi fare, sul muso di tutti quanti, una bella e fragorosa risata, e cancellare con un colpo di spugna tutti i discorsi precedenti, ma poi mi trattengo. "Sono deluso", fo ritrovando d’un tratto il piglio di prima. "Ci sono individui che trascinano i piedi per noia, e vengono qui soltanto perché non saprebbero dove altro andare. È una vera scelta invece, quella che si compie ogni giorno", dico con foga; "inutile fingere di non dare importanza ad una cosa del genere". Adesso qualcuno mi applaude, ed il cameriere arriva con un bicchiere di birra sopra un vassoio; "offre la casa", mi fa, ed io resto sempre più stupito di tutto.

Mi invitano con grandi gesti a sedermi ad un tavolo, poi tolgono di mezzo le carte da gioco e i bicchieri vuoti dal piano, e dicono che devo mettere per iscritto quello che ho appena detto, e poi farne un manifesto solenne che volentieri firmeranno tutti quelli presenti per mostrare a chiunque il loro consenso. Sento puzza di imbroglio dietro questo comportamento, e per questo motivo mi rifiuto di scrivere qualsiasi cosa, ma uno là in mezzo, con mano ferma ed un foglio di carta provvidenziale, si mette a tradurre in bella calligrafia quello che ho spiegato poc’anzi, mostrando anche una buona memoria. Ci vuole niente a tirarsi dietro un branco di sciocchi rifletto; basta alzare la voce, dire quello che tutti si aspettano di sentire, ed il gioco è già fatto. “Voi siete il futuro di questo circolo per annoiati”, dico con voce robusta; e parte immediatamente un applauso scrosciante, una dimostrazione di affetto e di gratitudine, quasi un’ovazione, addirittura.


Bruno Magnolfi


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