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Una storia di Maricapp

Questa storia è presente nel magazine Racconti brevi e Poesie improvvise

Alla corte del Duca

Dame, cavalieri, feste e notti oscure

444 visualizzazioni

2 minuti

Pubblicato il 04 febbraio 2019 in Horror

Tags: #unpodihorror

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​​​​​​​L'avevo vista alla festa di Ludovico Sforza: lei, unica fra tutte. Il suo sguardo allusivo mi aveva subito sedotto, si era lasciata sedurre in un istante.

La sua condizione di sposa non ci aveva fermati.

Al Castello, nei parchi, a caccia o ai balli, solo noi. Nel silenzio delle torri, nei talami di compiacenti dame, nelle gelide segrete, solo noi. Travolti da una passione che non potevamo né volevamo soffocare, impossibile da celare.

Poco tempo per la nostra, o meglio la mia, felicità.


Un giorno, nelle sue stanze, la porta spalancata all’improvviso, il ghigno stravolto del duca suo marito, il lampo crudele negli occhi di lei, lucenti di una malignità mai immaginata, la complicità famelica di due orribili creature.


Il mio sangue sui loro denti aguzzi, le mani di lei che stringono la mia gola con una forza non umana, il corpo divenuto di pezza buttato in una piccola gabbia nella torre piu’ remota a fredda, imprigionato come un cinghiale in attesa della macellazione.

Le mie invocazioni inascoltate, le suppliche che rimbalzavano sulle pietre e si perdevano nel nulla.


Una preda, una stupida preda per due anime unite in un’unica gigantesca ombra scura che avvolgeva il maniero, coinvolgeva la corte tutta, dame e cavalieri stretti o forse costretti in un cerchio infernale, mostri vaganti lungo oscuri sentieri in cerca di rossa ambrosia per le loro gole assetate.

Un patto con forze oscure e crudeli .


Con la mente sconvolta ed il corpo invecchiato, invano cercai di sfuggire all’orrore quando, in un mattino di nebbia lei, sazia ed inebriata dal mio sangue, lascio’ il chiavistello della gabbia aperto.

Fuori dal Castello , oltre il ponte levatoio, giù verso il lago! Una lenta disperata fuga dal mio destino.

Alfine, fiaccato nel vecchio involucro ormai di sole ossa, senza più speranza né respiro mi inginocchiai rassegnato davanti allo specchio d’acqua verde.


Un grido prolungato, un fruscio minaccioso sopra di me: il vampiro dalle ali di raso, la donna che avevo amato, scese in picchiata su di me, gli artigli affondarono nei miei occhi disperati.

Un attimo, un solo attimo: un lampo e l’inesorabile falce d’argento calò definitiva sul mio capo canuto.

​​​​​​​

E finalmente per me fu la notte.

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