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Una storia di

Voglia di ricominciare

una luce di speranza nelle difficoltà della vita _ novella di Silvia Consonni

minuti


(Novella di Silvia Consonni pubblicata da un settimanale a diffusione nazionale nel luglio 2012

con il titolo originale: “La volontà paga”).



14 luglio 2011



Ciao, caro amico mio, come stai?

Due settimane fa, la luce e i telefoni sono saltati a causa di un fulmine, per cui non ho potuto spedirti e-mail. Finalmente ora li hanno ripristinati, e ne ho approfittato subito per scriverti.

Anche oggi qui c’è stato un gran da fare. Quando mi avevano proposto di fare questa esperienza di volontariato, come dentista per le missioni, non avrei immaginato a cosa sarei andato incontro. Mi avevano avvisato di cercare di portarmi il necessario, ma ho constatato che mancano davvero tante cose.

Devo però dirti che sono molto soddisfatto. E’ stata un’ottima decisione quella di effettuare il praticantato qui in India, in mezzo a queste persone, questi bambini che, nonostante le molte privazioni, sorridono sempre.

In queste settimane senza corrente, mi hanno chiesto se potevo rendermi utile in altre maniere. Ho passato le giornate ad accompagnare gli anziani dializzati in un ospedale, con un furgoncino, oppure ho aiutato in cucina: le cose da fare non mancano.

In ogni missione ci fermiamo per un paio di settimane, per cui riesco a fare amicizia con le persone che incontro. La sera, con gli altri volontari, ci mettiamo in veranda o sotto qualche albero, e raccontiamo storie ai bambini. Di giorno si divertono a giocare a biglie oppure a cricket con qualche bastone e palline di fortuna.

La sera, quando finiamo di lavorare, li vedi arrivare a gruppetti, poi verso le otto iniziano i racconti. I maschietti si siedono a gambe incrociate, mentre le bambine invece nel frattempo ne approfittano per sistemarsi le trecce l’una con l’altra.

Ieri sera sono arrivati in molti, forse perché la mia favola che ho già raccontato negli altri villaggi è diventata famosa, fa riflettere, è toccante e bellissima. La conosci bene, dato che avevi iniziato tu a narrarmela.

Stasera la esporrò anche in questa missione.

Ora devo andare, ho già cenato con un po’ di riso, con i miei compagni (abbiamo infatti chiesto di poter mangiare poco, come queste persone).

Ti lascio, i piccoli mi attendono, e scusami ancora se per due settimane non ho potuto scriverti.

Un caro saluto,

Ricky.



UNA STORIA BELLA



"Tutto ebbe inizio una ventina di anni fa. Un uomo, Giovanni, al tempo trentenne, era disperato perché aveva appena perso il lavoro. Era stato lasciato a casa all'improvviso, senza spiegazioni; provò a cercare altri impieghi, ma ad ogni tentativo si vedeva chiudere la porta in faccia:

"Le faremo sapere", gli dicevano, oppure: "Al momento non abbiamo bisogno di nuovo personale".

Era prossimo al matrimonio, ma la fidanzata, quando vide che l'impiego non arrivava, lo lasciò, con le solite motivazioni banali:

"Non sono sicura di essere davvero innamorata di te, forse siamo stati troppo precipitosi, ho bisogno di tempo per chiarirmi le idee".

Non si fece più vedere.

Giovanni ebbe un crollo psicologico; senza lavoro, abbandonato dalla sua ragazza, di cui era innamoratissimo, pensò che gli fosse rimasta solo una soluzione: tentò infatti di togliersi la vita.

In seguito a questo gesto venne ricoverato in psichiatria, dove lo imbottirono di psicofarmaci per una ventina di giorni, per poi essere rimandato a casa sua. L'attendeva solo la solitudine, dato che non aveva parenti.

Seduto sulla sedia, con i polsi fasciati per le ferite, fissava il pavimento; si ricordò di una bottiglia di grappa che aveva nel mobile in sala; solitamente ne aggiungeva una piccola quantità al caffè, ora invece la prese e ne bevve a dismisura.

Il giorno dopo uscì, si recò al supermercato e acquistò liquori in gran quantità; fece ritorno a casa, e nei giorni seguenti, affogò tutti i suoi dispiaceri nell'alcol.

Una vicina di casa, non vedendolo per una settimana, si preoccupò; anche se i loro rapporti erano sempre stati limitati al saluto di cortesia, decise di suonare il campanello per accertarsi che stesse bene.

Non avendo risposta, attese un paio di giorni poi chiamò i soccorsi; Giovanni era sul letto, in condizioni pietose e completamente ubriaco.

Venne trasportato in ambulanza, nuovamente in psichiatria.

Dopo alcune ore ebbe un colloquio con lo psicologo:

"Se vuoi passare tutta la vita in questo reparto, fa' pure;

ma io, se fossi in te, la smetterei di piangermi addosso e inizierei a reagire!".

"Facile parlare per lei! Avevo un buon lavoro e stavo per sposarmi! E ora cosa mi resta?

Un pugno di mosche; non riesco a trovare un altro impiego e sono solo".

"Tu hai perso la tua autostima; devi tornare ad avere fiducia in te stesso, piangere e deprimersi non risolve i problemi. Ora vai in giardino a prendere una boccata di aria: ti farà bene!".

Giovanni scese nel parco; vide su una panchina una ragazza con una veste bianca, i capelli castani con riflessi dorati. Il vento le accarezzava i boccoli; le si avvicinò:

"Posso sedermi qui?".

"Certo, è libero. Sei un nuovo paziente?".

"A dire il vero è già il secondo ricovero, io sono in psichiatria. E tu?".

"Io sono stata operata di appendicite; dai tuoi polsi si direbbe che non hai passato dei bei momenti".

"Hai ragione, sono disperato; vorrei riconquistare la mia ragazza, ma non riesco a trovare un impiego e quindi avrei solo queste mani vuote da offrirle. Ci penso notte e giorno, non so come fare".

"Dovresti provare a non pensarci; continuando a focalizzare la mente su questi pensieri così tristi, non lasci spazio al cervello per elaborare qualcosa di positivo, di creativo; ti piace la musica?".

"Non molto".

"Io invece l'ascolto spesso; mi fa passare la malinconia".

"Bastasse un po' di musica per risolvere i miei problemi; forse non hai capito cosa ti ho detto; sono solo e senza lavoro, e sono stato abbandonato dalla persona che amavo. Pensi che quattro canzonette possano risolvere i miei guai? Se ora dovessero dimettermi non avrei nemmeno i soldi per comprarmi un panino, poiché gli ultimi che avevo li ho spesi in alcol, e temo che presto perderò la casa o la mia auto".

"Tu credi in Dio, Giovanni? Non ti sto chiedendo di quale religione sei, vorrei solo sapere se credi in qualcosa".

"Io credo a modo mio; non faccio del male a nessuno e questo mi basta!".

"Intanto ferisci te stesso e questo è grave; Giovanni, se vuoi ora ti posso indicare la strada per risollevarti. Per prima cosa, amati: non farti più del male.

Secondo consiglio: agisci, come se la preghiera non bastasse, e alla stessa maniera prega, come se l'azione non fosse sufficiente.

Datti tanto da fare per trovare lavoro, non arrenderti pensando che i tuoi tentativi siano tutti inutili.

Dai il meglio di te, in ogni cosa che fai; prova a non pensare al passato, a ciò che hai perso, ma al presente e al futuro, a ciò che vuoi costruire. Prova ad avere solo visualizzazioni positive, a pensare a quello che ti piacerebbe fare.

Potrai fare grandi cose ma, se un giorno arriverai al successo, non dimenticarti delle persone bisognose.

E ora, ti lascio il consiglio migliore; è un passo della Bibbia, lo trovi in Giobbe:

"Riconciliati con Dio e tornerai felice; accogli la legge dalla sua bocca e poni le sue parole nel tuo cuore.

Se ti rivolgerai a lui con umiltà, se allontanerai l'iniquità dalla tua tenda, se stimerai come polvere l'oro, allora sì che se lo supplicherai egli t'esaudirà; deciderai una cosa e ti riuscirà, e sul tuo cammino splenderà la luce".

In pratica, significa che se davvero vuoi risollevarti, devi farti umile, non devi trasgredire i comandamenti o avere vizi, o altri difetti; devi farti un esame di coscienza e capire quali sono i tuoi sbagli, e cosa puoi correggere.

Devi inoltre pensare di condividere sempre quello che hai, anche se poco, con gli altri".

La ragazza smise di parlare. Stettero in silenzio alcuni minuti.

Dopò un po' lei riprese il discorso:

"Ora devo andare; Giovanni, non continuare a disperarti ma pensa a come vorresti che fosse il tuo futuro".

Si salutarono; la ragazza si incamminò per il parco.

Lui fece ritorno in reparto, ed in poco tempo venne dimesso.

Pensò alle parole della giovane; era sempre stato un operaio, ma fin da piccolo aveva un sogno nel cassetto, fare il fotografo.

Vendette un vecchio orologio e con il ricavato acquistò una macchina fotografica usata; in seguito, trovò un lavoro come lavapiatti in un ristorante.

Fece lunghe passeggiate per rilassarsi, provando a dimenticare il passato e cercava di visualizzare un futuro di pace e serenità; di tanto in tanto scattava qualche foto.

Un giorno andò in un negozio; all'uscita trovò un bambino che chiedeva l'elemosina.

"Quanti anni hai?" chiese Giovanni.

"Dodici".

"Vai a scuola?".

"Studiavo, poi purtroppo mio padre ha perso il lavoro, per cui ora io e mia sorella siamo costretti a chiedere la carità".

"Io non ho molto da offrirti; anche io sono in situazioni disagiate; avevo comprato questi panini e della frutta, ma ve li cedo volentieri".

"Grazie, Dio la benedica".

Giovanni se ne andò; nelle settimane seguenti, pensò alle parole della ragazza; cercò di migliorare il carattere; era sempre stato un po' nervoso, scontroso; fece in modo di diventare più paziente.

Smise di fumare; un suo grosso difetto era la distrazione mentre guidava, per cui si sforzò di rimanere estremamente concentrato quando era al volante.

Al lavoro, nonostante quello di lavapiatti fosse un ruolo umile, era veloce e cercava di dare il meglio; venne promosso ad aiuto cuoco.

Iniziò a pregare, nel suo cuore, e a riappacificarsi con il Signore.

Ritrovò stima in se stesso, tanto che un giorno, inviò alcune foto di tramonti ad una rivista, che lo contattò per una offerta di collaborazione.

Nel frattempo andava spesso a trovare il ragazzino che gli aveva chiesto la carità, portando riso o pasta alla sua famiglia.

In poco tempo riuscì ad avviare un negozio di fotografia, e assunse il suo piccolo amico come aiutante, togliendolo così dalla strada e facendolo ricominciare a studiare.

Giovanni divenne un uomo dalle virtù straordinarie; buono, mite, generoso, umile.

La vita gli sorrise e divenne un fotografo famoso.

Ad una mostra conobbe una donna che gli restò a fianco per tutta la vita.

Il ragazzo crebbe e studiò con grande fervore; il giorno della laurea Giovanni fu invitato, lo guardava orgoglioso: vedeva nella sua mente quel piccolo ragazzo che ora era divenuto un uomo, mentre esponeva alla commissione la sua tesi.

Era felice.

Pensò alla ragazza con la camicetta bianca e, nel suo cuore, la ringraziò".



20 luglio 2011



Amico caro, ciao. E’ passata una settimana dall’ultima volta che ti ho scritto.

Qui in India va tutto bene; oggi sono arrivati dei nuovi volontari dall’Italia, ci hanno portato due pezzi di parmigiano reggiano, il profumo mi ha fatto sentire per un attimo a casa.

Stiamo per spostarci in un’altra missione.

Anche qui la storia che ho raccontato è piaciuta a tutti, adulti e bambini.

Ieri c’è stata una forte pioggia, a cui è seguito subito uno splendido arcobaleno; l’ho fotografato, ti ho allegata la foto alla mail.

Gli altri ragazzi l’hanno vista e mi hanno chiesto dove ho imparato a fare foto così belle. Ho risposto che ho avuto un ottimo maestro.


Un abbraccio,

il tuo infinitamente grato Ricky.











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