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Una storia di Mrhappy

Questa storia è presente nel magazine Lettere mai spedite!

PARTENZE E RITORNI

"Domani sarà un altro giorno"

247 visualizzazioni

6 minuti

Pubblicato il 14 ottobre 2018 in Storie d’amore

Tags: #lettera #partenze #ritorni

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Di solito quando parto ho sempre un motivo per cui tornare, ma ora? Ora non ho più un cazzo, non ho più nessuno; solo il magone. Il giorno prima della partenza faccio sempre la valigia e prima, in quella, ci ponevo la certezza di ritrovarti al mio ritorno. Quella certezza che da un anno a questa parte mi rendeva sereno, ogni fottuta partenza la amavo; mi permetteva di allontanarmi da te e amarti sempre di più, nonostante i Km di distanza, nonostante le botte, nonostante tutto. Ma adesso nella valigia metto solo maglioni intrisi di umidità e mutande sporche da far lavare. La sera prima della partenza mangiavo insieme a te, ti dicevo quanto mi saresti mancata ma quanto ci avrebbe fatto stare bene stare separati e scherzavo parlando di quella cena come “l’ultima cena”, che ultima non lo sarebbe stata mai. Infine, venivi da me, facevamo l’amore “per l’ultima volta” e ci addormentavamo abbracciati “per l’ultima volta”. Partivamo la mattina, facevamo colazione insieme e ci salutavamo. Io treno tu pullman, dannati viaggi della speranza: speranza di tornare a casa e speranza di rivederci. Poi tornavamo, chi prima chi dopo non importava; importava solo vederci al terminal degli arrivi per abbracciarci e baciarci e scherzare sul fatto che avevamo dimenticato come fossero le nostre facce dopo una settimana senza vederci. E poi tornavamo alla nostra vita, non perfetta ma fatta d’amore.

Stavolta no, cambia tutto. Mi sveglio nervoso, io ero in città ieri, ti aspettavo per il solito caffè pomeridiano con annessa passeggiata che da mesi non esiste più. Tu sei fuori città invece, sei nella capitale, io non so nulla, immagino tu sia a casa per preparare la valigia ma invece no, sei persa tra la grande bellezza della capitale, in incognito, con un altro. Non uno qualsiasi, uno per cui ne vale la pena. Io invece sono disperato e non lo accetto. Giorno della partenza, sono peggio della mattina precedente, sono distrutto, la collera e la depressione mi stanno mangiando vivo, mi stai evitando, dopo tutto ciò che c’è stato sei diventata una sconosciuta. Non so più niente della tua vita e mi chiedo come si fa: “Come si fa dopo aver condiviso tanto: un letto, le paure, le ansie, gli abbracci intimi, la fiducia; a diventare due estranei?”. Preparo la valigia, solo, e tornando a prima metto solo maglioni e mutande sporche stavolta, non ho un motivo per tornare, non ne ho voglia, non ho nessuno, non ho stimoli; un cazzo di niente. Anche tu fai la valigia. La tua valigia è diversa, hai nuovi stimoli, nuove speranze, hai gli abbracci nuovi di Roma, il tramonto di Firenze, braccia e occhi nuovi, un nuovo estraneo come lo ero io prima; che diventerà ciò che sono stato io e poi chissà. Siamo divisi, separati. È tutta colpa mia lo so, fa male. Potevo fare qualsiasi cosa, ma il mio narcisismo ed egoismo mi hanno portato a perdere l’unica certezza che avevo, l’unico motivo per partire e poi tornare. Valigia fatta, ultimo giro pre-partenza per le strade della città, da solo, ascolto un po’ di musica e torno a novembre dello scorso anno, quando dimenticai di salutarti e quella settimana sembrava non passare più, ero agonizzante ma poi appena tornasti cambiò tutto. Ma è solo passato, il presente è una passeggiata solitaria. Arriva la sera, squilla il telefono: “Mi passi a salutare?”, “Si, certo”. Ci incontriamo, mi dici di come sei stata bene a Roma, io bevo un caffè e fumo una sigaretta sperando che in quel momento sia l’ultima, mi dici di quanto potevamo essere forti insieme, di quanto potevamo anche questa partenza ridere di tante cose, cenare insieme, abbracciarci, baciarci, fare l’amore e poi dormire. Ma adesso non si può più, non si torna indietro, non si tornerà mai indietro e ad aspettarti in città al nostro ritorno ci sarà un altro, lui ti abbraccerà e ti bacerà, con lui ci dormirai insieme, per lui metterai lenzuola pulite. Fine. The end. Game Over. Ci salutiamo, freddamente, con la mano da lontano, noi che facevamo invidia al mondo, che ci siamo amati più di chiunque altro. È ora di cena, “l’ultima cena”, da solo mangio tristemente del riso in bianco, sto perdendo peso, sto perdendo appetito, sto perdendo tutto. Torno a casa, solito film da solo da un mese a questa parte, l’insonnia prende il sopravvento e i pensieri mi mangiano il cervello. Prendo un ansiolitico. Mi giro dall’altro lato del letto, sono solo l’ultima notte prima della partenza e ho freddo, ai piedi e al cuore. Ore 6:00. Sveglia, colazione, doccia e cacata. Vado in stazione, le solite tre ore di treno, ma stavolta sono diverse, un freddo panorama invernale e cielo viola accompagnano il mio triste viaggio sapendo che quando finirà il ritorno sarà traumatico.

Passa una settimana, è una bella giornata di sole, sto tornando. Solite tre ore di treno. Arrivo. Esco dal terminal degli arrivi, accendo una sigaretta, non trovo nessuno; solo extracomunitari, puttane, squallore e taxi. Penso: “Dove sei?”, “Perché non sei in stazione ad abbracciarmi e baciarmi e scherzare con me?”, “Con chi sei adesso?”. Prendo un taxi e torno a casa. Pulisco casa e sistemo le mutande sporche che ora sono pulite, i maglioni e le canottiere, do da mangiare ai pesciolini rossi e cambio le lenzuola. Le cambio solo per me stavolta, non avranno l’odore della tua pelle appena messe, odoreranno solo del mio deodorante e del mio sudore. Si fa buio, esco a bere un amaro, da solo. Mi giro affacciato al balconcino del mio locale preferito, dove andavamo di solito una volta tornati in città dopo le nostre partenze. Ci sei tu, in compagnia di un altro, ridete e sei serena. Ti alzi e vai via, passeggiate abbracciati e vi tenete per mano; hai cambiato le lenzuola e hanno il suo odore adesso, non il mio, aspettavi lui stavolta al terminal degli arrivi, hai scherzato con lui, hai fatto l’amore con lui, dormirai con lui stanotte. Torno a casa, mi lancio nel mio solitario letto matrimoniale, l’acquario fa una luce celeste nonostante sia tutto buio intorno, accendo una sigaretta e chiudo gli occhi per dormire. Domani sarà un altro giorno. Solita sveglia alle 7, colazione da solo come da un mese a questa parte e si va all’università. Tu invece ti sveglierai, abbraccerai il tuo uomo, bacio del buongiorno, farete di nuovo l’amore e arriverai contenta all’università con lui che ti aspetterà a casa dopo essersi perso nella bellezza della città che prima era teatro del nostro amore e condividerete tutti i vostri bei momenti. Come un giorno facevi con me.

Ma tutto appartiene al passato. E fa scendere una lacrima ogni volta che ci pensi e provi ad andare avanti nonostante tu sappia che sarà impossibile, perché sei consapevole e responsabile di aver perso il centro del tuo mondo.

22/02/2018


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