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Una storia di MirianaKuntz

La peggiore storia della tua vita

Pensieri sparsi.

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8 minuti

Pubblicato il 11 novembre 2018 in Spiritualità

Tags: #amore #desideri #diario #fine #storie

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Non ho mai avuto grandi pretese nella mia vita. E’ da quando sono piccola che voglio solo scrivere, vedere le persone a cui voglio bene sorridere ed essere felici, e trovare un posto di mondo dove sentirmi pienamente a casa. Per posto non intendo esattamente un luogo geografico, ma un pezzo di pelle dove posarmi e sentirmi bene: una persona dove atterrare e vivere per sempre. Questa è sempre stata la mia idea di felicità. Quando qualcuno mi parlava di successo io immaginavo che anche io sarei stata bene se avessi avuto successo ma non mi bastava, quando qualcuno mi parlava ‘’ di matrimonio/figli ‘’ e tutta quella routine della vita che in molti si sentono in dovere di seguire, immaginavo che una mini me sarebbe stata una riproduzione fedele magari dei miei pregi migliori, ma non arrivava a bastarmi. E quando qualcuno mi parlava di soldi, io semplicemente pensavo a quante cose avrei potuto comprare, cose che magari avevo da anni nella mia lista dei desideri immaginaria, ma spuntare quella piuttosto che la lista del mio cuore, mi avrebbe fatta sentire piuttosto vuota, così alla fine ho sempre scelto le persone alle cose. Qualcuno potrebbe pensare al falso moralismo di chi vuole presentarsi -non consumista- ma non è difficile avvalorare la mia teoria se si osservano i miei occhi mentre scarto un pacco o mentre ricevo un bacio. Nel primo caso sorrido, nel secondo esplodo di luce.

Malgrado i miei piccoli desideri ho scoperto che non sono in linea col mondo, che una come me in mezzo agli altri non è mai nel posto giusto. Perché chi ama e vuole essere amato follemente nella propria vita arriva a battersi contro la sterilità delle altre cose. La gente talvolta si sposa senza amarsi, o sta insieme per convenzioni sociali, per venire in contro a quella legge biologica del -ad un certo punto dovrai pur trovare qualcuno con cui stare- Così i più si accontentano e vanno avanti tutta la vita con l’idea che è meglio quello che niente.

Io non ho mai voluto qualcosa piuttosto che niente. Ho sempre pensato fosse giusto che una porzione fosse -la mia porzione- e non quella di tutti. Perché le briciole stuzzicano l’appetito ma non appagano la fame: così alla fine divori uno sconosciuto e fai scappare tutti.

La cosa che ho più desiderato negli ultimi tempi è che la persona per la quale provo dei sentimenti, ci fosse. Semplicemente, tutto qua. La gente da per scontato il fatto che qualcuno – possa esserci- scambiando il messaggio della buonanotte con l’arco delle giornate. La gente pensa che camminarsi accanto, basti, escludendo la bellezza di tenersi per mano. La gente crede che uscire ogni tanto sia il compimento massimo di un rapporto, escludendo la profondità di – un giorno dopo giorno-

Perché l’amore, e i rapporti in genere, non sono piante selvatiche lasciate al sole e al vento. Ma frutti delicati da coltivare con passione e delicatezza. Un cocktail al sabato sera non ripaga e non è all’altezza di un -bacio ogni giorno- sotto casa.

Parlare è alla base di ogni cosa. Non basta toccarsi il corpo se non ci si tocca la testa. E’ opportuno parlare di tutto, delle cazzate che passano alla tv, dell’ultima canzone di Ultimo che ti insegna a cascare negli occhi dell’altro. Parlare del caldo che non ti fa dormire, e del freddo che ti tormenta e ti fa girare nella testa un’unica frase costante – se vieni ad abbracciarmi mi passa/ci passa. Parlare di cosa si è mangiato a pranzo, dell’ultimo panino mangiato insieme in macchina. Parlare di quel brutto incubo alle quattro del mattino, quello che ci ha fatto sudare, girare, saltare sulle ginocchia, e mandare quel messaggio tremante di aiuto, che l’altro leggerà al mattino.

Bisogna perdonarsi gli errori, mettere in una scatola profondissima le cose che ci hanno fatto del male, ed evitarne altre, perché è alla base di ogni storia che chi si ama non vuole farsi male, forse a volte i più brutti mali vengono proprio da chi amiamo di più, perché una sola parola, caduta da -quella bocca- scatena la peggiore delle tempeste. E allora quando si vuole dire un insulto, dovrebbe esserci un bacio, quando si è arrabbiati da morire dovrebbero cadere promesse dal cielo.

Non serve procrastinare. In amore certe cose o succedono subito o non succedono mai. Perché domani un brutto male potrebbe portarci via, gli alieni possono incenerire il mondo, o la testa può prendere delle brutte strade e portarci via qua, e allora bisogna amarsi oggi, più che mai, senza risparmiarsi, senza avere nessuna riserva. Consumare tutto, subito. Dare ogni granello di amore disponibile e riceverne altrettanto.

Bisognerebbe dirseli certi – mi manchi- perché danno pane all’amore, e perché ci fanno maledettamente bene. Perché mancarsi è un atto d’amore, è un patto tacito, è una testimonianza che due persone – non sono- se sono lontani. E bisognerebbe mancarsi sempre, anche nei momenti di pace, anche mentre si fa l’amore, perché gli attimi sono così fugaci che passano subito. Mancarsi sempre, per paura che tutto sia veloce. E pensarsi nei momenti più buffi, mentre passa una canzone alla radio che canta – scelgo ancora te, anche oggi che non è facile e non è sufficiente- Pensarsi quando arriva il mattino e si hanno tremila cose da fare, le corse nelle ginocchia, il panino nella borsetta, e alla sera quando sul comodino c’è un libro che ci rasserena, la camomilla nella tazza bianca, e le cuffiette allacciate alle orecchie, in una chiamata che non arriva a finire, dove ci si dice ti amo, dove si ride un po’ a caso, dove poi ci si addormenta in chiamata perché si è troppo felici.

Bisognerebbe evitare alcune parole che graffiano come ronde di gatti feroci. -Ti odio, ti lascio, preferisco un’altra a te, non ci vedremo mai più, addio.

Trovare il tempo giusto per fermarsi da ogni cosa e -respirarsi- in modo assoluto e profondo. Rimandare la parrucchiera, fare due turni in uno per avere quel giorno libero per andare al mare, ritardare il sonno e imbrogliarlo con il caffè, prendersi cura l’uno dell’altra, sentire la voce dell’altro e riscoprirsi bambini alla prima cotta.

Dove -attacca tu- diventa una negazione spassionata. Quando uno parla l’altro si incanta. Quando non esiste alcuna altra possibilità di essere felici, anche se qualcun altro potrebbe essere una faccenda più semplice, più opportuna, più giusta per gli altri. Anche se diventa difficile, anche se al mondo c’è chi si accontenta di un caffè perché negli altri giorni incontra qualcun altro, e allora ti appare come comprensiva, moderna, salvifica.

Non è nient’ altro che un imbroglio.

Le parole confuse e ridondanti di chi non ha mai imparato ad amare davvero.

Al di là di tutto, al di là del successo, delle cene, dei regali infiocchettati, le uniche cose che contano e che restano, sono le persone che guardandosi negli occhi sanno di – avere tutto- di essere ricchi, invincibili.

A me è successo, ed è stato profondamente magico.

Poi si è ribaltato il mondo, e i miei voleri sono diventati capricci, e i miei desideri solo motivi di rabbia.

Forse il mondo è pieno di chi vuole vivere la propria vita ed avere – una persona- nella propria, solo come extra, come diramazione della propria felicità e dei propri successi. Forse questi sono appagati nella loro nullezza, nel loro modo di vedere le cose solo attraverso i propri occhi, e non insieme ad altri due. Eppure sono sicura che in mezzo ad una schiera di feroci -amatori- ci siano anche – gli innamorati- i quali conoscono bene la sensazione che ho descritto, che sanno bene com’è vivere in due, e come invece è triste la sorte di chi non conosce l’amore.

Voglio credere che nel mondo vivano persone con dolcezza e passione, che desiderare un abbraccio non sia sciocco, che volersi baciare ad ogni ora del giorno non appaia come stupido. Che volere concretezze su cui costruire case solide non sia irrilevante. E che quelle come me, anche se viste come le peggiori – storie del mondo- possano essere per qualcuno perle rare da portare per sempre nel cuore e accanto.

D’altronde l’amore non si spiega, non si insegna e non si tramanda. E’ una legge fissa ed universale che germoglia spontaneamente solo nel cuore di chi lo accoglie e ne fa buon uso.

Io voglio abbracciare chi amo, baciarlo, sentire le sue mani, carpirne il profumo del suo collo, addormentarmi sul suo petto, vedere le stelle, girare tra la folla, godermi le strade deserte, essere un appuntamento fisso ed irrinunciabile delle sue giornate, il limite buono che lo tiene al sicuro, e l’ancora dove poggiare la sua nave tempestosa. Voglio non essere mai sazia del suo corpo, del suo cuore, voglio poter gridare che mi manca senza sentirmi stupida, e sentirmi dire che anche io – sono stata una mancanza fissa- che non si lavava via nemmeno con la pioggia o con l’acqua calda del bagno.

E che non c’è speranza per un’altra vita, se quella vita non sono io.

E questo, non mi sembra chiedere troppo ad una vita che mi ha tagliato via già un bel po’ di cose.

Dalla peggiore storia della tua vita-

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