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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TUTT'ALTRE STORIE

IL PROFUMO DEL PANE

... il cui arcano sapore conserva il gusto pieno della vita.

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18 minuti

Pubblicato il 10 novembre 2020 in Giornalismo

Tags: #Pane #Storia #Arte #Fame #Carit

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IL PROFUMO DEL PANE

... il cui arcano sapore conserva il gusto pieno della vita.


Allorché l'aroma del pane appena sfornato satura l'aria del suo inconfondibile profumo, si ha la sensazione di un piacere che urge, come di fame improvvisa che sollecita l'assaporarne il sapore. Dacché la sua fragranza avvolge i sensi tutti: la vista, perché il pane in ogni sua forma è così bello che si lascia mangiare con gli occhi; il tatto che ne testa la soffice croccantezza; il gusto che a sua volta lo riconduce alla quotidianità del famigliare desco. Non da meno del gesto capace di riaccendere lo stupore arcano della spiritualità, un invito alla convivialità, alla condivisione, a quello stare insieme che da sempre ci accompagna nello svolgersi del 'tempo' della storia, dalla nascita alla morte,il cui profumo conserva il gusto pieno della vita.

La vendita del pane nell'antichità. - Napoli: Museo Archeologico Nazionale
La vendita del pane nell'antichità. - Napoli: Museo Archeologico Nazionale

Ancor più il pane è una promessa di vigore e robustezza fisica, di sazietà e di salute che ci accompagna sin dalla crescita dell'uomo verso l'evoluzione, trasformandolo in quell'homo-faber che con il duro lavoro manuale ha estratto dalla 'madre terra' il suo principale alimento di sostentamento. Così ponendo l'attività della 'panificazione' all'inizio della storia del genere umano.

Pertanto, raccontare la storia del pane vuol dire ripercorrere le tappe delle sue origini, il cui 'tempo' riassume in sé valenze storico-culturali, letterarie e artistiche, proprie della tradizione e del costume di molti popoli. Uno straordinario simbolo universale, condiviso e celebrato nei riti religiosi più antichi, capace di evocare immagini di pace e fraternità, di libero scambio e dell'avanzato sviluppo delle comunità artigiane riunite in 'corporazioni' durante il Medioevo. Non in ultimo il suo utilizzo nell'esperienza escalogica in ambito religioso e filosofico riguardo al destino ultimo dell'uomo e dell'universo.

La simbologia del pane segna quindi la storia stessa dell’uomo, strettamente legata all’evoluzione della 'panificazione', per così dire: 'dal nascere in natura del cereale alle mani dell'uomo che l'ha trasformato in alimento commestibile'. Si consideri che ventimila anni prima della nostra era, già s’impastavano i cereali frantumati con l’acqua, ricavandone una prima forma di pane grezzo, antesignano di quel pane che rappresenta oggi un importante settore industriale, economico e commerciale, all'apice della catena produttiva alimentare, necessaria ad alleviare la preoccupante difficoltà di sostentamento delle popolazioni più arretrate, la cui carenza è in gran parte la causa della 'fame' che affligge questo nostro mondo.

Pani  dell'antica Roma.
Pani  dell'antica Roma.

Il pane dunque come alimento primario che ha attraversato i millenni mantenendo intatte le proprietà energetiche, le cui peculiarità affondano le proprie radici nell’alimentazione di molti popoli che ne hanno fatto l’elemento basilare della loro nutrizione. Quella di ‘fare il pane’ si vuole sia stata la prima specializzazione alimentare degli antichi popoli del neolitico, i quali convertirono in pane l’orzo, ritenuto la prima graminacea insieme al miglio (Africa, Asia), seguito dalla segale (Europa) e dal frumento (Europa), quest'ultimo dotato di straordinaria attitudine alla panificazione. Infine, dal mais importato dall’allora lontano ‘nuovo continente’ (Americhe), che addirittura veniva impastato con le patate, i ceci, le castagne e altro, utilizzate soprattutto in tempi di gravi siccità e carestie.

Il tutto determinato sostanzialmente dalla necessità biologica che il genere umano da sempre ha avuto di 'sfamare' se stesso. Una necessità (atavica) da non sottovalutare, in quanto "..primum movens che segna l'urgenza di un'attività quanto mai imprescindibile" (Raya). La ‘fame' e la costante ricerca di cibo a cui siamo vincolati fin dalla nascita, rientra dunque nell’eterno circolo fagico che ci rende uguali, davanti alla possibile estinzione. Del tutto simili alle altre specie viventi, animali e vegetali che vivono sulla terra: dalle ‘specie’ floreali che hanno fame di ‘conservazione’; agli animali che hanno fame di ‘sopravvienza’, fino alle popolazioni affamate di cibo quanto di condivisione (giustizia sociale) delle risorse naturali che appartengono a tutti indistintamente, senza distinzione di razza, di credo, di colore, di cultura e di classe sociale.

Onde per cui, relegare le piante e gli animali alla sola sfera dell’istinto, è di fatto arbitraria di un solo processo evolutivo, quello umano appunto, le cui esigenze non possono rimanere estranee alla salvaguardia della propria e l'altrui (le altre forme di vita) sopravvivenza. Per quanto ciò oggi, anche nelle fascie più evolute d’intelligenza, sembra rendere irrealizzabile ogni speranza di risanamento di questo pianeta attiguo alla rottamazione ...


"Forse diffondere la coscienza della propria natura animale e dell'essenza fagica della vita non migliorere né l'uomo (per il quale occorreranno per sempremutamenti genetici), né la sua situazione coesistenziale; ma la risposta a questo 'forse' non è ancora scritta, mentre è stata scritta , e con troppo sangue, la sentenza della storia e preistoria sull'uomo mitico." (Licciardello).


Il pane in un affresco pompeiano.- Napoli: Museo Archeologico Nazionale.
Il pane in un affresco pompeiano.- Napoli: Museo Archeologico Nazionale.

Una realtà quest'ultima di cui invece dovremmo farci carico. È così, oggi nel mondo ci sono molti tipi di ‘fame’ che avvelenano la sopravvivenza dell'uomo, non in ultima quella riguardante il disconoscimento delle culture autoctone; la ‘necessità’ primaria di salvaguardia della terra dal surriscaldamento e dalla desertificazione; l'abbandono delle colture vegetali e il disboscamento; l’esigenza dell'acqua di cui da tempo si avverte la carenza; l'inquinamento dell'aria che non ci permette di respirare. Il tutto nella generale incomprensione di ciò che c’è da fare, che bisognerebbe fare e che dobbiamo fare, in ordine alle complessità strutturali energetiche e quant’altro per salvaguardare la matrice fisiologica che ci distingue e tutto ciò va fatto al più presto.

L'amore per il pane cotto nel forno a legna.
L'amore per il pane cotto nel forno a legna.

Che forse certe scoperte, certe verità o l’oggettiva realtà, non si presentano frutto di una tale certezza e imperiosità da apparirci dettate e volute da un potere inconscio e insieme cosciente, più forte delle nostre capacità, dei nostri sentimenti vaghi? Della nostra ‘fame’ di cercare e trovare nel soprannaturale una fonte che ci sfami? ...


"Il medico non può curare una malattia che non conosce, né il meccanico controllare una macchina di cui ignora la costruzione, così come curare la malattia dell'homo homini lupus (con una convenzionale calunnia per il lupo), se non si impara a smascherare il lupo che si nasconde nell'uomo (?). […] Così come diagnosticare la peste non significa averla diffusa. È anche vero , però che il tempo degli untori non è (mai) finito: anzi, l'attuale boom (della nuova peste) comunica più di un brivido per eventuali nuove edizioni di caccia alle streghe: il tempo della biologia molecolare e dei voli spaziali è ancora il tempo dei maghi, delle fattucchiere, degli oroscopi, dei filtri.Perciò il nostro discorso ci sembra così urgente. La violenza è in crescita, le guerre prosperano nell'ipocrisia della falsa pace; la delinquenza organizzata moltiplica i suoi tentacoli e raggiunge luoghi ancor ieri immuni (dalla peste); la corruzione corrode tutte le fibre del tessuto sociale (politica, economia, sanità, cultura, scuola spettacolo); prospettive apocalittiche si disegnano sul nostro futuro per via dell'incontrollato sviluppo materiale (così selettivo, ahimé) e titoli sempre più allarmanti si succedono con conseguenze catastrofiche." (Licciardello).


Dacché, come si è detto: tutto quel che c'è da fare, va fatto al più presto e con 'amore' se vogliamo fermare "..la marcia precoce dell'umanità verso il suicidio".(Asimov)


Sì, che anche l’amore è ‘fame’ “Quell’amore che move il sole e l’altre stelle.” (Dante), la più possente diramazione che un essere pensante nella pienezza del suo sviluppo possa avvertire. Perché l’amore è amore da qualunque prospettiva lo si guardi, così come dalla lontananza di una fuga dalla realtà e/o dalla vicinanza di un affetto nulla cambia, l'amore rimane se stesso.


Non a caso la tradizione giudaico-cristiana iscritta nella simbologia del pane come alimento principe del corpo, si rifà alla condanna della Genesi: “in sudore vultus tui vesceris pane”, ovvero “col sudore della tua fronte mangerai il pane”, che si può interpretare comunque come atto d’amore, un dono fatto all'umana sopravvivenza.

Finanche l’invocazione “panem nostrum cotidianum” che compare nella preghiera insegnata da colui che “si è fatto uomo” e si è offerto come pane per la nostra salvezza, è comunque da considerarsi un dono d’amore, e a quell’amore il pane si appella, perché grande è l’amore che lo fa lievitare sulle mense dei poveri e dei ricchi allo stesso modo, perché il pane (donato) è cura della bellezza dell'anima ...


Se nell’anima prendon vita i misteri d’amore, è il corpo che, come un libro li contiene…” (John Donne)

Maestro umbro del XV sec. -  Subiaco: Sacro Speco.
Maestro umbro del XV sec. -  Subiaco: Sacro Speco.


Ed è ancora dall’amore che:

“..ogni desiderio nasce, in quanto seme primordiale dello spirito, il legame con l’essere”, - (dal "Inno della Creazione", Rig Veda, Indù).


In tale dispiegamento del corpo alla ricerca del cibo, la coscienza non differisce affatto dalla necessità di confermare un desiderio di pane mediante la tecnica più progredita che essa conosca: la capacità di moltiplicare più d’ogni altro organismo la sua ‘fame’ e la sua corrispettiva difesa, col mettere in atto la carità cristiana della “moltiplicazione dei pani”. Quello stesso pane che dà al povero e all’affamato la speranza di far parte di una spartizione salvifica, in grado di trasformare il proprio status originario (il corpo), rendendolo edotto del suo certo divenire (lo spirito): punto di partenza d’indiscutibile realtà e immediatezza che lo rende ‘umano’, cioè ‘essere vivente’ in Dio, che, per ‘esistere’, deve possedere un corpo e quindi una ‘fame’ e, dalla fame, lo scaturire della necessaria ricerca di cibo.

Onde s’avverte quel qualcosa in più che presuppone un agire, un’attività in grado di trasformare l’oggetto (materia: grano, farniona ecc.) in oggetto: il cibo, cioè quel pane che sarà la sua eucaristia ...


Prendetene e mangiatene tutti, questo è il mio corpo… fate questo in onore di me” (Vangelo)

Leonardo da Vinci .'Il cenacolo' - Milano: Refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie.
Leonardo da Vinci .'Il cenacolo' - Milano: Refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie.

Cioè, la transustanziazione della carne nel suo divenire pane = cibo, onde alimentare il corpo (riflessione), in favore del pensiero puro (ragione) che trascende la sua composizione di materia (informe) che si traduce in pane (forma), nell’immensa distanza che intercorre tra spirito e afflato, prima del suo divenire pensiero, idea, concetto, immaginazione. Sì certo, rammento, si era partiti dal ‘profumo del pane’, ed ora ammetto di aver divagato, di essere sceso al conpromesso che differenzia la ‘fame’ dall’ ‘abbondanza’ senza tuttavia accorgermi che qualcosa nel frattempo è accaduto. Ci sono state molte guerre e molte sono ancora in atto, si è voluto costruire l’Europa senza sapere da che parte cominciare: nel frattempo c’è stata la fame, l’abbondanza, e sta tornando la fame, a voler dire che tutto al mondo cambia, solo la ‘fame’ è rimasta la stessa.


All'occorrenza, volendo tornare allo slogan ‘Nutrire il pianeta’ caro all’EXPO MILANO 2015: “L’Europa si costruisce. È una grande speranza che si realizzerà soltanto se terrà conto della storia: un’Europa senza storia sarebbe orfana e miserabile. Perché l’oggi discende dall’ieri, e il domani è il frutto del passato. Un passato che non deve paralizzare il presente, ma aiutarlo a essere diverso nella fedeltà, e nuovo nel progresso. Tra l’Atlantico, l’Asia e l’Africa, la nostra Europa esiste infatti da un tempo lunghissimo, disegnata dalla geografia, modellata dalla storia, fin da quando i Greci le hanno dato il suo nome. L’avvenire deve poggiare su queste eredità che fin dall’antichità, e anzi fin dalla preistoria hanno progressivamente arricchito l’Europa, rendendola straordinariamente creativa nella sua unità e nella sua diversità, anche in un contesto mondiale più ampio”.


Ora, pur senza dissimulare le difficoltà ereditate dal passato, nella sua tensione verso l’unità, nella sua corsa a integrarsi col resto del mondo, l’Europa deve impegnarsi nella prospettiva dell’avvenire; deve apportare elementi di risposta alle grandi domande che non sono ancora state evase, quali: ‘chi siamo’, ‘donde veniamo’, ‘dove andiamo?'


Massimo Montanari (**) nel suo libro “La fame e l’abbondanza” lancia una proposta ambiziosa, di un rapporto diretto e privilegiato con i problemi dell’alimentazione ...

Non potrebbe essere diversamente, dal momento che la sopravvivenza quotidiana è il primo e ineludibile bisogno dell’uomo … da cui si snoda una storia difficiele e complessa, fortemente condizionata dai rapporti di potere e dalle sperequazioni sociali. Una storia che – tengo a precisarlo – in cui anche l’immaginario collettivo gioca un ruolo decisivo … in virtù della sua centralità esistenziale, la storia dell’alimentazione scorre in stretta sintonia con le ‘altre’ storie, le determina e ne è determinata, anche se le sue forti implicazioni antropologiche costringono la cronologia ad un serrato e talora difficile confronto”. E aggiunge: “Sono rimasti gli uomini, le loro cose e le loro idee” … e la loro ‘fame’.

Copertina del libro. Laterza Editore.
Copertina del libro. Laterza Editore.

Ma se parlare oggi di pane ha significato di una riscoperta e di voler dare la giusta importanza a un alimento alla base della nostra nutrizione quotidiana in virtù di un ‘dono’ che ci proviene dalla terra, e perciò consacrato dalla natura a svolgere il ruolo di ‘cibo’ per eccellenza, il solo che ci fornisce armonicamente il necessario fisiologico a sostenere il nostro organismo; allora è bene (e giusto) che il pane non manchi sulla tavola di nessun essere vivente, e l’EXPO MILANO 2015 ben farebbe ad assegnare un posto di rilievo a questo ‘problema’ che rappresenta la vera ‘incognita’, in assoluto, per il mondo intero ...


"Che cosa è tutto quanto gli uomini han pensato in millenni, di fronte a un solo istante di amore? È pur la cosa più perfetta, più divinamente bella della natura! Colà guidano tutti i gradini sulla soglia della vita, di là veniamo, colà andiamo!” (F. Hölderlin)


Oggi si parla molto del cibo, sui media televisivi e, principalmente si scrive sulla carta stampata, di ‘nuovi’ alimenti transgenici, di diete nutrizioniste alla portata di tutti, di manipolazioni genetiche, ma poco si discetta sul pane, sulle sue proprietà nutritive e il giusto posto che esso dovrebbe occupare nell’alimentazione e sulle nostre tavole. Parliamone dunque, ma soprattutto scriviamo di quella che è stata una grossa conquista per l’umanità intera nel processo di crescita culturale, tale che acquisì una sua funzione catartica del sacro abbinata in origine alla naturale lievitazione del pane, il cui l’impasto fatto di solo grano e acqua, aggiunse elementi della sfera celeste a un cibo pressoché terrestre, con la successiva consacrazione del pane nei rituali religiosi, in quanto elemento ‘simbolo’ dell’offerta umana rivolta alla divinità spirituale suprema.

Si vuole che ‘fare il pane’ abbia rappresentato una tappa molto importante anche relativamente al suo sviluppo culturale e intellettuale, ma non per tutti i popoli allo stesso modo e allo stesso tempo, e quella che per certi era considerata un’arte, per altri che non apprezzarono la sua naturale lievitazione, si distaccarono dall’usare il pane così fatto, in ragione di un 'ordine' esistente in origine, che essi avevano appreso dalla natura. In realtà non si conoscono date storicamente certe della comparsa di ‘fare il pane’ , tuttavia se ne ha testimonianza in ‘civiltà’ primitive sparse un po’ ovunque nel mondo.

L'arte della panifivazione nel Medioevo.
L'arte della panifivazione nel Medioevo.

È attestato se ne facesse uso in Asia Minore e in Medio Oriente all’incirca dal 3000 a.C. e, presso i cinesi, almeno dal 2000 anni a.C., tuttavia si deve agli egizi, considerata la prima ‘civiltà’ del bacino Mediterraneo, ad accompagnare il passaggio dalla lievitazione alla panificazione vera e propria, con l’uso di appositi forni di cottura. A loro volta, allorché gli ebrei iniziarono a servirsi del lievito naturale per propria utilità; i romani, che per primi compresero l’importanza del ‘fare il pane’ per sfamare il popolo coniando il detto “panem et circenses” e che Giovenale poi rese proverbiale, istitutirono per primi il Collegio dei Panettieri che doveva assicurare il suo rifornimento costante, della città, ricevendone per questo, grandi privilegi.

Non solo le graminacee più conosciute (già citate nel testo) ma anche l’avena, il riso e il sorgo, così come i legumi, inclusi la tapioca, le ghiande e le erbacee annuali, coltivate un po’ in tutto il mondo, venivano in parte e tutt’ora utilizzate per fare il pane, a dimostrazione del fatto che, almeno in teoria, tutto ciò che è macinabile e riducibile in farina, può essere utile alla panificazione. Il diverso procedimento di preparazione del pane oggi effettuato con appositi macchinari, ha in parte stravolto quella che fino a ieri era ritenuta a ragione “l’arte del pane” artigianale, ma con esso sono venuti meno certi significati che lo volevano protagonista del desco famigliare.

Pane e derivati fatto in casa.
Pane e derivati fatto in casa.

Oggi il pane è soprattutto apprezzato, o trascurato dipende, non tanto per la sua presenza sulla nostra tavola, quanto dalle giovani generazioni per la sua fragranza, il suo profumo aromatico, che suscita in loro quel ‘buono’ che appunto sa di familia, di ‘vecchio’ rivisitato nelle forme e nei contenuti. Le paninoteche, loro luogo elettivo d’incontro e di trasformazione della realtà quotidiana, sono all’apice del successo per quel poco di tradizionale e di buono che riescono ad offrire alle frotte di giovani che letteralmente le prendono d’assalto. Questo a dimostrazione del percorso del pane dalla tradizione alla modernità superando la svolta del III° millennio della nostra era, e cioè oggi potrebbe avere tra i 5000 e i 6000 anni anche se non li dimostra, essendo ‘antico’ eppur ‘giovane’, come sempre è sempre stato, nel modo in cui riesce a superare ogni ostacolo e a sfamare tutte le generazioni.

Più recentemente si è tornati a parlare molto di alimentazione sui media televisivi e sulla carta stampata, di ‘nuovi’ alimenti transgenici, di diete nutrizioniste alla portata di tutti, di manipolazioni genetiche, ma poco si discetta sul pane, sulle sue proprietà nutritive e il giusto posto che esso dovrebbe occupare nell’alimentazione e sulle nostre tavole. Parliamone dunque, ma soprattutto scriviamo di quella che è stata una grossa conquista per l’umanità intera nel processo di crescita culturale, tale che acquisì una sua funzione catartica del sacro abbinata in origine alla naturale lievitazione del pane, il cui l’impasto fatto di solo grano e acqua, aggiunse elementi della sfera celeste a un cibo pressoché terrestre, con la successiva consacrazione del pane nei rituali religiosi, in quanto elemento ‘simbolo’ dell’offerta umana rivolta alla divinità spirituale suprema.

Si vuole che ‘fare il pane’ abbia rappresentato una tappa molto importante anche relativamente al suo sviluppo culturale e intellettuale, ma non per tutti i popoli, e quella che per certi era considerata un’arte, per altri che non apprezzarono la sua naturale lievitazione, si distaccarono dall’usare il pane così fatto, in ragione di un 'ordine' esistente in origine, che essi avevano appreso dalla natura. In realtà non si conoscono date storicamente certe della comparsa del ‘fare il pane’ nel mondo, tuttavia si ha testimonianza di lontana ‘civiltà’ sparse un po’ ovunque.


Pani devozionali.
Pani devozionali.
Forno a legna.d'uso tradizionale.
Forno a legna.d'uso tradizionale.

Alcuni anni or sono, ‘fare il pane’ è stato al centro di una manifestazione culturale organizzata dal CIFA, (Centro Internazionale delle Facoltà di Architettura, del Politecnico di Milano) con la rivista “La Gola” (1988); la cua massiva partecipazione diede vita a un ‘concorso internazionale a premi di design alimentare’ denominato “In forma di pane”, il cui bando recitava come segue ...


Il piatto a base di pane, deve risultare una creazione proponibile all’industria e non un preparato gastronomico domestico”.


Ad esso si sono ispirati artigiani del pane, architetti, designer, specialisti, studenti di facoltà italiane e straniere, che apportarono nuove idee e tecniche di panificazione, con forme e modalità innovative e, non in ultimo, l'apporto di nuovi ingredienti e nuovi gusti che invitavano a 'degustare' un cibo per tutte le età e per tutte le stagioni.

Copertina d "La Gola"  per il Concorso "In forma di pane".
Copertina d "La Gola"  per il Concorso "In forma di pane".

Un'esperienza che secondo me varrebbe la pena di ripetere. Chissà che ne possa venire qualche nuova proposta? Certamente ne verrà fuori qualcosa ‘di buono’ che porterà a riconsiderare la validità del pane e ad offrire una possibilità ulteriore, quand’anche se ne consideri la possibilità, di debellare il problema della ‘fame’ nel mondo. Ciò, sebbene un detto continui a circolare nell'aria ...


Non di solo pane (soprav) vive l’uomo”, cui è legata la più autentica 'storia' dell’uomo:

La storia siamo noi, siamo padri e figli, la storia non passa la mano, la storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.” (De Gregori – "La storia").


Certamente in quel lontano mattino cadde pioggia per la sete di un bambino per la sua fame innocente nacque il pane perché il pane avesse gusto nacque il sale.” (F. Simone - "Origini").


Buon pane a tutti!

Il fornaio.
Il fornaio.

"Pane e sale"

Adelmo Fornaciari / Francesco De Gregori


E mangio pane, pane e sale
E il cielo piove giù
Con lacrime d'alto mare
Acqua che non si ferma più

Ma salgo ancora nuove scale
E vedo ancora pi in la
La luce chiara di domani
Precipitando esplode già

E al mattino sembra tutto
Aria serena e il dolore si confonde già
E il mattino sembra
Un fiume dopo la piena

Nella pace rifluisce già
Guarda ai miei occhi come piove
Guarda I miei occhi per te
Fa che ritorni presto il sole

E che si posi in fronte a me
E il mattino sar tutto aria serena
E la luce ci confonderà

E il mattino come un fiume
Dopo la piena nella pace rifluisce già
E mangio ancora pane e sale

E il cielo piove giù
Con lacrime d'alto mare
Acqua che non si ferma più.


Fonte: LyricFind

Pane e sale © Universal Music Publishing Group, Sony/ATV Music Publishing LLC

Pane fatto in casa.
Pane fatto in casa.

Note:


(*) Gino Raya, “La Fame” – Editrice Ciranna- Roma 1974.

(*) Pasquale Licciardello, "Il famismo nella cultura contemporanea" - Editrice Ciranna- Roma 1974.

(*) Jacques Le Goff, prefazione a “La fame e l’abbondanza” di Massimo Montanari – Edizione Laterza 1993.


Letture:

Storia della civiltà contadina” – a cura di Jerome Blum – Rizzoli 1982.

Il piacere del pane” – Edizione speciale Mirabilia Eventi per la Cultura. Provincia di Roma, no data.

Il Libro del Pane” – Edizione speciale del Mulino Bianco – Barilla, no data.

Il Pane e il Circo” – Paul Veyne – Il Mulino 1984.

"Pani e dolci tradizionali" - Museo Nazionale Arti e tradizioni Popolari - Quasar 1984.

EXPO MILANO2015

"Storia delle Esposizioni Universali" - Massimo Beltrame, Meravigli Edizioni 2014.



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