scrivi

Una storia di Mrhappy

IL PREZZO DELLA FELICITA'

"Forse l'amore e la felicità sono cose per coraggiosi e gente audace. Luca non lo era"

356 visualizzazioni

7 minuti

Pubblicato il 10 ottobre 2018 in Storie d’amore

Tags: #first #racconto #love #insicurezze #lucaemicaela

0

“Sei in città?”

“SI!”

“Stavolta non scappi, abbiamo un caffè in sospeso, vediamoci domani!”

“Va bene. Domani è perfetto”.

Senza entusiasmo Luca pronunciò quella frase eppure la persona che gliel’aveva scritta non era una persona qualsiasi, anzi, desiderava quasi che glielo scrivesse! Luca era un giovane un po’ troppo vecchio per la sua età, aveva avuto abbastanza esperienze e delusioni che lo portarono alla più totale apatia a soli 25 anni, una cosa abbastanza insolita, quasi rara per un ragazzo della sua età. Ma era fatto così. Da poco single, dopo l’ennesima delusione e fallimento a causa della sua incapacità sociale di tenersi stretta una persona cara, era ricaduto nel tunnel delle ragazze facili e dell’alcol. Si accontentava, viveva felicemente una vita triste. Perennemente bipolare e combattuto, incapace di provare un sentimento fisso; un’emozione sincera, passava così le sue giornate: con inerzia. Si concedeva a tante ragazze senza problemi, ci usciva, ci rideva, belle conversazioni, belle scopate, bei baci; con alcune ci dormiva anche. Ma il giorno dopo una volta sveglio non gli facevano né caldo né freddo. Insomma, una bella vita del cazzo. Però tornando a quei messaggi: perché Luca era poco entusiasta nonostante quella non fosse una persona qualsiasi? Iniziamo per gradi. Quella persona non era una qualsiasi perché quasi un anno fa aveva smosso qualcosa dentro di lui. Si chiamava Micaela, una mora con gli occhi castani; di un castano intenso, non troppo alta ma all’altezza. Si conobbero per caso tra le tante sere vane e vuote di un’estate volata sui muretti di fronte la spiaggia a bere vino bianco e ridere sapendo di non essere né carne né pesce. Lei si presentò così per caso, per una serie di coincidenze ed equivoci che li portarono occhi negli occhi. Marrone e celeste, un contrasto che in quel caso si incontrava e faceva esplodere una chimica che nemmeno nei laboratori dove precedentemente lui lavorava. Sono stati insieme solo dieci giorni, il tempo di conoscersi ma non sapere tutto dell’altro. E forse è proprio questo che fa bene al cuore, è proprio questo che ti lascia il ricordo indelebile che non va via, come un tatuaggio, come una foto stampata che dura nei secoli; quella di un soldato in guerra o del matrimonio dei propri nonni. Si, è proprio questa la condizione: non dover sapere per forza tutto, lasciare sempre l’altro con il dubbio ma amare quel poco che si sa dell’altra persona, come un viaggio di sette giorni in una città. Tu amerai sempre quella città, avrai sempre dei ricordi, degli aneddoti, qualcosa da raccontare e infine la voglia di riandarci e di replicare. Ma quante volte ci ritornerai in quella città? Mai! E sai perché? Perché sei consapevole che non sarebbe la stessa cosa, che cambierebbe qualcosa, che diventerebbe come la tua città. Quella da cui scappi, quella per cui vale sempre la pena andare via per cercare un nuovo posto che in una settimana ti sembrerà il più bello e vivibile al mondo. Finché non trovi un altro posto. E alla fine se ci resti per più di un mese, magari un anno; scopri che è esattamente come la tua città e finisci per odiarla. Si, odiare quel posto che tanto hai amato, che è stato teatro di aneddoti avventure e cazzate varie. Questa era la concezione di Luca. Così anche con le donne. E riteneva Micaela perfetta, la riteneva così perfetta perché non sapeva nulla di lei; solo che per quel poco tempo era stata la cosa più bella che gli potesse mai capitare, un dono divino, messo lì per la sua gioia. Erano perfetti insieme, chiunque li avesse visti ci avrebbe scommesso tutto su di loro, anche la propria vita. Ma passano i dieci giorni e tutto torna alla normalità. Si consumano bottiglie di vino, birre, sigarette; si pensa ai tempi andati e all’inverno che arriverà. Micaela è già un ricordo, di quelli belli, di quelli che ci pensi la notte, di quelli che ti giri nel letto e vorresti che fosse con te; di quelli per cui pensi valga la pena rischiare, fare un passo avanti perché sai che ci sta e puoi farlo. Ma perché non farlo? Perché limitarsi a quel ricordo? Forse perché come per le città anche Micaela sarebbe diventata come tutte le altre poi, forse perché continuando, andando avanti, quel ricordo sarebbe morto, sparito per sempre. E Luca non voleva. Luca era un cagasotto, si concedeva a tante ragazze, le trombava tutte, erano tutte sue ma fondamentalmente non ne voleva nessuna realmente. Però, si privava di ragazze che voleva avere. Che senso ha tutto questo? Perché privarsi di ciò che si vuole sapendo che anche ciò che vuoi vuole te; ma concedersi a ciò che non vuoi condannandoti alla frustrazione alla solitudine e alla miseria? Tutto questo per non rovinare la bellezza di un ricordo, per tenere vivo quel ricordo, per rimanere sempre con quel dubbio che ti fa dire: “Chissà come sarebbe stato se…”. Ma alla fine la risposta già la sai, sarebbe stato come per tutte le altre cose, Micaela sarebbe diventata uguale alle altre che l’avevano già lasciato, sarebbe morto quel ricordo, sarebbe morta lei. E così Luca passava la sua vita, desiderando ciò che poteva avere senza agire per paura di rovinare gli attimi belli ma fugaci pieni di vita vissuta da raccontare e accontentandosi di banalità mediocri per andare avanti nella breve vita terrestre e già infame. Aveva le sue teorie, Luca. Era felice? No! Era estremamente infelice e sapeva cosa avrebbe potuto renderlo felice; la sua felicità lo voleva e lo cercava, ma lui non rispondeva o andava avanti, solo perché, secondo lui, era meglio passare una vita condannato all’infelicità, piuttosto che assaggiare la felicità, goderne per un po’ e poi perderla per sempre. Questo lo rendeva più triste del condurre una vita che non voleva, nonostante avesse la capacità di vivere la vita che voleva; ma se l’avesse fatto (condurre la vita che voleva) avrebbe dovuto correre qualche rischio. Evidentemente non era per niente coraggioso, Luca.

“Heiii! Luca, ci sei oggi alla fine?”

“Lucaaaaaaaaaaaa, mi rispondi?!”

“Ciao Micaela, scusami se ti rispondo ora ma sono stato super impegnato. Mi dispiace anche dirti che non ci sono e causa imprevisti domani riparto. Ci vedremo sicuramente appena torno. O puoi venire a trovarmi tu!”

“Tranquillo Luca, non preoccuparti! Alla prossima, un bacione!”

Quello fu l’ultimo messaggio che si scambiarono Luca e Micaela. Luca non aveva avuto nessun impegno, era a casa in pigiama ed era innamorato di Micaela, innamorato al punto tale da non risponderle per paura di rovinare tutto; perché già sapeva, che se fosse andato a quell’appuntamento non sarebbe stato come tutti gli altri appuntamenti, non sarebbe stato come con tutte le altre ragazze. Avrebbe riacceso quel ricordo e sicuramente si sarebbe avverata la loro voglia di svegliarsi l’uno accanto all’altra. Ma luca non voleva nonostante lo volesse con tutto sé stesso, perché in fondo, sapeva che l’avrebbe persa. Sapeva che sarebbe diventata come tutte le altre. Non voleva ritrovare la felicità e perderla di nuovo o illudersi che fosse lei la felicità per poi deprimersi; e allora continuava a condurre la sua squallida esistenza, senza concludere niente. Uscendo con tante ragazze per cui non ne valeva la pena consapevole che nessuna di loro potesse renderlo felice come avrebbe potuto Micaela. Ma andava bene così. Forse l’amore e la felicità sono cose per coraggiosi e gente audace. Luca non lo era. Luca era un fallito. E così l’indomani svegliandosi da solo nel letto, desiderò come al solito di essere al fianco di Micaela, un desiderio che poteva realizzare ma preferì immaginarla soltanto; e immaginare quel ricordo indelebile che gli mise un malinconico sorriso sulle labbra. Si preparò il caffè, fece colazione e controllò le notifiche: “Bene, oggi alle 18 devo uscire con Ilenia”. Mandò un messaggio ad Ilenia: “Ci vediamo alle 18?”, “Si, perfetto”, rispose lei. Ilenia, chi cazzo è questa Ilena, non è Micaela, non può renderti davvero felice, Luca. Non può farlo, ma almeno non lo farà soffrire, non gli piacerà, non lo prenderà. Dopo un caffè, una cena e una scopata ognuno prenderà la sua strada, avrà qualche aneddoto da raccontare e magari nel giro di qualche mese si saranno dimenticati gli uni degli altri. Così andava la sua vita. L’aveva scelta lui. Che peccato! Sarebbero potuti diventare una gran bella coppia Luca e Micaela. Ora l’unica cosa certa è che si ricorderanno l’uno dell’altra ma non si vedranno mai più, resterà tutto impresso in quei dieci giorni e si porteranno quel ricordo per il resto della loro vita.



Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×