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Una storia di MaryIsInTheAir

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Code d'autunno

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4 minuti

Pubblicato il 02 ottobre 2018 in Storie d’amore

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L'aria aveva quello strano odore tipico di questo periodo dell'anno. Si poteva distinguere l'odore delle foglie bagnate dalla pioggia da quello delle caldarroste della bancarella lì all'angolo della strada da quello ancora dei primi camini accesi.
Iniziava a fare freddo e a fare buio presto.
Non c'era vento ma l'aria iniziava ad essere fredda tanto da penetrare fin nelle ossa.
Dovevo riuscire a tornare a casa ad un orario decente almeno una sera, lo avevo promesso a me stessa e alla mamma.

Non cenavamo insieme da tempo tra il lavoro e l'università. A dire il vero anche a pranzo vedersi era diventato impossibile.
Purtroppo quella sera sembrava essere esattamente come quelle precedenti degli ultimi mesi.
Il cellulare squillava nella borsa, sempre troppo piena di libri, appunti e qualche crackers di troppo messo lì per tamponare la fame.
Troppo tardi. Il cellulare si spegne. Scarico come sempre ed io ad immaginare la solita ramanzina per non aver mai pensato di acquistare uno di quegli aggeggi per ricaricarlo.
"La solita svampita" avrebbe detto lei.

Stavolta volevo farmi perdonare per tutte quelle mancanze. Decisi di fermarmi a quella nuova pasticceria sulla strada di casa e prendere qualche dolce così da improvvisare una serata al femminile sedute sul divano a raccontarci della giornata trascorsa e a mangiare cioccolato o chissà cosa avrei acquistato.
Niente da fare! Con la mia solita fortuna trovo la pasticceria chiusa per riposo settimanale.
Non è proprio la mia giornata.
Mi toccherà tornare a casa e ascoltare la solita solfa.

Ad una decina di metri da me, vedo muoversi vicino ai cassonetti uno scatolo.
Nel buio delle strade e alla flebile luce di un vecchio lampione non ho nessuna intenzione di fermarmi. Chissà cosa ci sarà lì dentro. Ma fa paura. Decido di continuare a camminare e anzi accelero il passo come se qualcuno mi stesse guardando nel buio, in attesa di una mia distrazione per derubarmi.
La paranoia. Gran brutta compagna di giochi.
Sento, però, un guarito provenire dai cassonetti. Mi si gela il sangue. Resto lì impalata senza sapere se continuare verso casa o fermarmi a controllare.
Lo scatolo continua a muoversi.
Fa dei movimenti bruschi e cade dal marciapiede.
Ormai è sulla carreggiata.
Potrebbe arrivare un auto da un momento all'altro.
E cora che faccio?
Ormai era tardi per la cena quindi un minuto in più non avrebbe fatto differenza. Se qualcuno voleva derubarmi credo l'avrebbe già fatto.
Quindi prendo coraggio e mi dirigo verso quello scatolo, ma in quel momento sbuca dal nulla un furgone a tutta velocità.

Avevo impiegato troppo tempo a decidere cosa fare, e adesso?

Non c'era più tempo per pensare a cosa fare, dovevo agire.

Inizio a correre in direzione dei cassonetti.

Non so cosa mi prende ma mi lancio come i migliori portieri di serie a e riesco a prendere quello scatolo appena in tempo, prima che finisca schiacciato.

Al massimo sarei apparsa per una paladina, la salvatrice del cartone. Alberi erano stati abbattuti per produrre quel cartone.

Ogni sorta di stupido pensiero viene partorito dalla mia mente, troppo scombussolata per riuscire a trovare una ragione al mio assurdo gesto.

Un sussulto mi riporta alla realtà così decido di aprire quello scatolo che mi aveva portata a stare seduta al buio vicino a quei cassonetti maleodoranti vicino al ciglio della strada.

Ecco.. Apro.

Davanti a me un paio di occhi.

Spalanco i miei e scopro di aver salvato un cucciolo.

Non sapevo cosa avrei fatto da quel momento ma la sua codina non la smetteva di scodinzolare ad ogni mio battito di ciglia.

Mi ero fatta un nuovo amico. Ora come lo. Avrei spiegato alla mamma?

Mi carico dello scatolo con quella palla di pelo e torno a casa.

Davanti al portone mi fermo a pensare a cosa le avrei detto ma lui decide di parlare per me e inizia ad abbaiare così a tutto quel baccano mia madre spalanca il portone e mi guarda con aria di rimprovero fino a che non fanno capolino quei due occhioni.

Guarda me e guarda quel batuffolo.

Ero già pronta ad ogni sorta di ramanzina ma lei lo prende tra le braccia e lo porta in casa.

Ho seriamente pensato che mia madre fosse impazzita ma a guardarli sembravano fatti l'uno per l'altra.

Quella sera sul divano eravamo in tre.

Da quel momento anche se ho continuato a tornare tardi a casa sapevo che lei non era sola e che lui aveva trovato una casa e una famiglia che lo avrebbe amato.

Quella sera quegli odori di un autunno inoltrato sono stati sostituiti dall'odore di cane bagnato nei giorni di pioggia, dal rumore di una coda che sbatte contro ogni porta o parete di casa al mio arrivo, da quel muso freddo puntato contro il collo o nella schiena nelle notti invernali, da quei peli di cane su tutti i vestiti e nella nostra vita.



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