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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine PICCOLI OMICIDI QUOTIDIANI

UCCELLAGIONI

(... INSOLITI CONNUBI).

197 visualizzazioni

6 minuti

Pubblicato il 15 ottobre 2019 in Erotici

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Giochi pericolosi.
Giochi pericolosi.

Uccellagioni (..insoliti connubi.)


Simone l’aveva lasciato per uno scrittore di genere preferendo una vita agiata e più distensiva anche se noiosa, a quella ugualmente agiata ma tumultuosa che aveva sostenuta con Jacques, fatta di molti ‘contrasti’, scorribande notturne, per via di certe pulsioni sessuali che aveva scoperto nel suo entourage amicale. Jacques, nonostante la loro relazione non funzionasse più da un pezzo, era deciso a non cedere alla depressione che certamente l'avrebbe colto, se mai ve ne fosse stato il pericolo, per abbandonarsi a un’attività sessuale sfrenata che andava sostituendo al suo orgoglio ferito, spalmandosi sul letto di chiunque gli capitasse a tiro.

Per chi lo conosceva nessuno avrebbe pensato che il loro menàge potesse finire, in ragione di una concezione altruistica che l’uno svolgeva a favore dell’altra e viceversa. Tornato single Jacques riprese a esercitare il suo ruolo bisex conducendosi nottetempo all’Harry’s Bar, dov’era sempre possibile incontrare una moglie prezzolata in cerca di ‘divergenze’ serali, un affarista volenteroso di assaporare il rischio di un rapporto ad ‘alta tensione’ o, anche, un turista di passaggio per un incontro casuale e comunque temperato da una forte attrattiva sessuale. Era quello il terreno prolifico del suo bracconaggio finalizzato alla cattura indiscriminata di selvaggina volatile come le ‘passere’ e gli ‘uccelli di passo’ che accalappiava con sistemi sofisticati di seduzione.

Uno di questi scaturiva dalla sua presenza fisica aitante, dal portamento altero della sua eleganza finto-casual e, ovviamente, dal suo sorriso smagliante molto apprezzato. Per non dire del suo sguardo accattivante che spogliava completamente il manichino umano che si trovava di fronte, lasciandolo nudo con le sue timidezze e le sue vergogne, senza pudore alcuno. La sua tenacia era paragonabile a quella di un segugio pronto allo scatto in avanti simultaneo al colpo di fucile che s’apprestava a tirare da dietro le sue occhiate, e che lasciava la preda intimorita e indifesa che prima o poi cedeva nel ricambiargli il sorriso, o avvicinandolo per sentire l’odore del suo corpo virile.

Seppure talvolta era incappato in qualche sorpresa imbarazzante Jacques non si limitava al puro e semplice atto sessuale, scavava in profondità nell’inconscio delle sue prede mettendo in pratica una tecnica antica quanto il mondo, dedicandosi all’ascolto e, al momento opportuno, affascinare con la sua dialettica forbita di frasi ruvide e al tempo stesso garbate che graffiavano l’anima. Simone era una ragazza avvenente, Jacques l’aveva incontrata a un party in casa di amici e subito fra loro era scattata quell’intesa che portava alla consequenziale ‘proposta indecente’ di scopare sussurrata all’orecchio e che come risposta scaturì nel prendersi per mano e salire la scala che portava alle stanze da letto.

Entrambi eccitatissimi si erano avvinghiati ancora vestiti per poi gettare all’aria ogni indumento perfino quelli più intimi. Jacques l’aveva presa tra le braccia vigorose e lei, più esile, aveva misurato il suo corpo su quello prestante ed energico di lui, e solo quando riuscì a sdraiarlo supino gli era salita cavalcioni, impalandosi sul suo cazzo nerboruto, teso all’inverosimile, pari a un obelisco egizio per una Cleopazza invasata. “Vengo …vengo!" – gridava fuori di sé da superare la musica già ad alto volume che arrivava dalle stanze di sotto, e quello divenne il ritornello della serata. “Vengo vengo!", gridarono gli amici in coro, scandito sul tempo della musica, allorché Simone ridiscese la scala accolta da un applauso interminabile.

Con Suzanne era andata diversamente, lei era la moglie scandinava di Michael, intimo amico di Jacques che quella sera lo avevano invitato a cena. Quando Jacques arrivò da loro si trovò nel mezzo di una lite furente, perché Suzanne aveva deciso di fare le vacanze estive da sola sull’isola greca di Mikonos mentre Michael pensava di andare in montagna in Engadina per un periodo di riposo che diceva gli avrebbe permesso di smaltire la momentanea stancheza fisiologica. Jacques non comprese quale fosse l’oggetto del contendere e non afferrò la ragione dell’inutile diverbio. Per quanto gli concerneva entrambi avrebbe potuto fare le proprie vacanze separate, per poi ritrovarsi insieme una volta di ritorno.

Michael insisteva che per nessuna ragione al mondo egli sarebbe finito nella bolgia di Mikonos mentre Suzanne che mai e poi mai si sarebbe suicidata in una scarpata in Engandina, non ne vedeva la ragione. Tuttavia nessuno dei due sembrava cedere alla volontà dell’altro e a Jacques sembrò un inutile perdita di tempo, allorché se ne andò filato, lasciandoli basiti sulla porta di casa. Non fu così semplice, infatti, una volta tornato nel suo appartamento, non senza aver chiuso la serata in bellezza, passata ad uccellarsi con un ragazzo aitante di nome Curt incontrato nel parco centrale della città, trovò un certo numero di telefonate dei due nella segreteria, che ascoltò ma alle quali non rispose.

In una di queste in particolare Michael gli diceva di aver scatenato quell’inferno di scenata quasi appositamente per passare da qualche parte le vacanze da solo con lui, e rinverdire certe seduzioni sado-maso che dilettavano entrambi. In un’altra ancora, Suzanne lo invitava ad una crociera nel Mediterraneo dove, prometteva, prestazioni sessuali tali da far ingelosire l’intero harem del gran sultano. 'Per cui Mikonos?' – si chiese Jacques, altro non era se non un diversivo per distogliere Michael e lasciarlo andare in vacanza da solo. Lo apprese in un’altra telefonata lasciata nella segreteria dalla stessa Suzanne, in cui lo ravvisava che in ogni caso avrebbe dovuto lasciarsi condurre nella sofisticata perversione erotico-sessuale da lei escogitata, "..di farti il culo Jacques!".

Jacques si rammentò della sua prima volta alquanto bestiale con Abel, il ragazzo bruno di pelle che con quel preciso proposito non aveva esitato a sfoggiare il suo fuori misura di 24cm. davvero invidiabile quanto appetibile, insaccato come un cotechino della migliore qualità e che in principio lo mise in difficoltà sul ‘che fare?’: se ‘farlo a fette prima di mangiarlo’ oppure ‘inginocchiarsi a pregare’ ma che poi, nell’impossibilità di introdurselo da qualche parte l'aveva fatto optare per la seconda, per quanto non gli fosse dispiaciuto provarci. Subito si erano ritrovati capovolti l’uno con la testa tra le gambe dell’altro leccandosi a più non posso: dai testicoli rigonfi al cordolo spermatico e su fino al glande arrossato di entrambi.

Per poi ridiscendere e affondare la lingua nel buco nero nascosto fra le chiappe sode di Abel che Jacques nel frattempo aveva fatto girare sul dorso. Un primo affondo energico aveva procurato a Jacques una lieve emissione di liquido lubrificante che gli aveva permesso dapprima di ritardare ripetutatamente di godere e infine proseguire trionfante alla meta, fino al raggiungimento dell’esplosione spermatica dilagata nelle viscere di Abel, che l'aveva fatto sussultare di piacere. Era quella la sua tecnica ricercata di lasciare che la goduria 'affogasse' nell'estrema liquidità del piacere, come di un sentimento che avvolge in pieno la sua controparte, preda prescelta di un reiterato olocausto.

Il problema si presentò quando Abel decise ch’era il suo turno e Jacques si rese conto ben presto di non avere scampo, che il suo timore di essere impalato sarebbe inevitabilmente avvenuto. Ma ciò riguardava il passato e quindi passato nel dimenticatoio, tutto sarebbe ancora potuto accadere. Il suo essere scettico lo lasciava però nel dubbio su cosa rispondere a Michael? E Simone cosa avrebbe detto se lo fosse venuto a sapere? Di certo l'offerta di Suzanne si presentava intrigante, stuzzicava la sua perversa curiosità. Nel dubbio - si disse - quello di fare un nuovo 'gioco erotico' indubbiamente gli avrebbe spalancato le porte a nuovi e inconsueti piaceri ... e che comunque valeva la candela.


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