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Una storia di OrnellaStocco

Questa storia è presente nel magazine Storie di Donne

L'angelo con la barba

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4 minuti

Pubblicato il 14 aprile 2019 in Altro

Tags: #angelosalvatore

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Ho preso coscienza di avere un compagno di scrittura. In realtà è da molto che lo conosco ma, fino a oggi, lo avevo del tutto ignorato. Oggi, appunto, e non capisco nemmeno il perché di questo mio ritardo. Senza di lui non avrei scritto il mio primo libro e, sempre senza il suo prezioso supporto, non avrei svuotato la mia anima, dato voce alle emozioni attraverso racconti e poesie o solo fugaci pensieri che non volevo se ne andassero via.

Ha accolto benevolmente anche le mie stupidate, ha incamerato nella sua immensa memoria tante di quelle parole che le immagino tutte in fila come una lunghissima colonna di soldatini pronti a difendere ogni virgola, punto e anche qualche errore. Gli anni sono passati anche per lui, non è più silenzioso come un tempo ma quel sibilo in sottofondo è diventato familiare. Ogni tanto mi da qualche preoccupazione: se dovesse ammalarsi? O peggio, morire?

A dir la verità una volta è successo. Come ogni giorno, lo avevo chiamato al compimento del suo dovere. Ho schiacciato il pulsante piccolo e rotondo in alto a destra. Di solito, seppure lentamente, visto la sua età, si illumina tutto, quasi a sorridermi. Quel giorno invece notai subito che qualche cosa non andava.

Forza, dai, non mi mollare proprio ora.

Rimase in silenzio. Nessun suono. Nessun cenno vitale. Lo schermo nero, scuro come tutti i presentimenti che mi travolsero. Oh NO! Con l’indice tremante pigiai nuovamente sul bottone pregandolo silenziosamente di non andarsene.

In fondo con me stai bene, non ti ho mai fatto mancare la corrente, ogni tanto ti passo anche il panno, quello morbido per non ferirti, con un pochino di alcool, un goccetto, giusto per tirarti su. Che cosa ti ho fatto di male!

Nella mia mente, che per quanto possa essere potente non è come la sua, passarono in veloce sequenza tutti i file, tutte le foto, tutti gli appunti. Insomma, tutta la mia vita! Anni di scrittura cancellati in un solo istante. Fortunatamente era una bella giornata di giugno. Il sole sembrava altamente fregarsene dei miei, anzi, dei “suoi” malanni così decisi di uscire a farmi una camminata per smaltire quello che avevo dentro.

Che cosa avevo dentro? Voi che scrivete, solo voi, potete capire il mio dramma. Sì, dramma. Mi sono sentita come fosse morta una persona cara. Ma non solo, mi sono sentita impotente, e anche un poco cretina per non avere salvato su altri dispositivi tutto il materiale che, non riuscivo nemmeno a pensarlo, non esisteva più!

Cosa fare? Chi poteva salvarmi da quel senso di smarrimento? Quel vuoto che si era palesemente manifestato attraverso uno schermo nero? Ovvio, un tecnico informatico.

Il giorno dopo presi sotto braccio il traditore e con l’espressione di chi ha perso un congiunto lo misi tra le mani del giovanotto.

- Qui dentro c’è praticamente la mia vita, se perdo tutto mi suicido.

Il ragazzo barbuto non fece una piega. Questo mi preoccupò ancora di più. È finita.

Ero disposta a pagare qualsiasi cifra ma questo non lo dissi al giovanotto con la faccia di uno che probabilmente metteva per la prima volta le mani su un computer portatile.

- Signora, vedremo cosa si può fare.

Come sarebbe “vedremo”?

- Scusi quanto ci vorrà per farlo resuscitare?

- Mi chiami tra una decina di giorni…

Nello stato delle cose ero disposta ad attendere un anno, cento anni. Ma dieci giorni no! Dieci giorni senza scrivere, dieci giorni senza il mio compagno di merende. Ok, si va di carta e penna, non era quello in fondo il problema. Il problema era che non ricordavo nemmeno una parola, nemmeno una virgola, nemmeno un…niente. Perso tutto. Passai quei dieci giorni scrivendo altre cose per non pensare, forse il periodo in cui ho scritto di più per non pensare, per non ricordare. Ritornai dal ragazzo presunto tecnico informatico esattamente scaduto il decimo giorno. Senza nemmeno mai telefonare per sapere le condizioni del “paziente”. Mi ero preparata al peggio. Le circa trecentocinquanta cartelle scritte a tutte le ore del giorno e della notte, il mio primo romanzo praticamente pronto per essere pubblicato, le foto e tutto il resto mi avevano lasciata per sempre.

- Ecco il suo computer signora…

- Ok, dove si buttano i computer? Il mio è piccolo e vecchio ma nell'umido sicuro non lo posso mettere, nemmeno nel bidone della carta...nemmeno in quello del vetro...dovrò seppellirlo sotto un albero, oppure buttarlo da un dirupo...mi dica lei in che modo me ne dovrò sbarazzare.

Mi veniva da piangere. Il ragazzo con la barba mi sorrise teneramente.

- Ma no signora! Il suo computer ancora per un po’ potrà usarlo, sono riuscito a salvare tutto!


Guardo il ragazzo, ma non era con la barba scura e i capelli scuri e gli occhi scuri? No perché adesso lo vedo biondo con una tunica bianca e un’aureola sulla testa. Il mio angelo salvatore!


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