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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine PICCOLI OMICIDI QUOTIDIANI

Notti bianche

(...dissonanze del sonno)

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6 minuti

Pubblicato il 18 dicembre 2018 in Humor

Tags: #Amore #Contrasti #Gelosia #Schrezi

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Notti bianche, (..dissonanze del sonno).


Capita a tutti, prima o poi, di rigirarsi nel letto per ore senza riuscire a prendere sonno ... perché? Le cause possono essere diverse: preoccupazioni, stress, consumo eccessivo di caffeina o di alcuni farmaci, dolori notturni, oppure il partner che russa, e allora ci si agita irrequieti nel letto in attesa di un sonno che non arriva. Ma i veri problemi nascono quando addormentarsi o godere di un sonno continuo diventano una chimera, a scapito poi dell'efficienza fisica durante tutto il giorno.

Il risultato è comunque lo stesso, si è affetti da quella che più comunemente si chiama insonnia e che ci vede scivolare nel sonno abbandonati a esperienze impossibili da controllare, anche se per qualcuno, si avvicina più al sonnambulismo, alle allucinazioni, agli incubi, alle paralisi notturne.

Leggo: “Trascorriamo dormendo un terzo della nostra vita: 122 giorni, in media, ogni anno. Ma il sonno non domina la nostra esistenza solo in termini quantitativi: la qualità del nostro riposo si sta rivelando sempre di più come determinante per il benessere fisico e mentale. Le lunghe ore di sonno dei neonati e dei bambini, in particolare quelle della fase REM, ne aiutano il corretto procedere dello sviluppo fino all’adolescenza, e anche oltre: alcune ricerche indicano che la fascia di età tra 18 e 24 anni è quella in cui la mancanza di sonno ha gli effetti più negativi” (1).

Ammetto non essere questo il mio caso, ma forse potrebbe riguardare Ann, anche se neppure lei appartiene più a quella fascia d’età che può dirsi ‘giovanile’. Dissonanze del sonno le chiamano, a differenza di chi invece “dorme come un sasso”, un modo di dire incarnato con la persona stessa che giace addormentata e che, in qualche caso, è morta e non se n’è accorta, dico io.

Infatti, chi dorme in quel modo è decisamente isolato dal mondo, e a parte pochi scatti occasionali o cambiamenti di posizione, riposa inerte, percepisce i rumori o i contatti fisici solo se gli stimoli sono così intensi da svegliarlo. E se per caso lo si sveglia diventa irascibile, incapace di comunicare e se la prende col mondo intero. Tuttavia stanchezza e sonnolenza sono tra le cause più frequenti di chi non dorme, con una drastica diminuzione della capacità di reazione.

Una disattenzione che a volte può essere fatale, allorché la moglie, che invece veglia, può commettere qualsiasi nefandezza. Dall’uscire di casa e andare a incontrare l’amate, a tagliarci i capelli come a Sansone, a metterci le formiche nell’orecchio, a impossessarsi del nostro uccello e non lasciarlo più, fino a ucciderci nel sonno e a tagliarci la testa come a Oloferne. Scherziamo! Ma questa è una lunga diatriba consumata a tavolino tra psicologi e neurologi ed anche filosofi consumati che vedono nel sonno o nella mancanza di sonno un elemento discriminatorio o indiscriminato che ci rende tutti uguali.

Conclusione errata George! dice Ann che approfittando della mia andata al WC, ha appena finito di curiosare in ciò che sto leggendo senza darmi neppure il tempo di focalizzare le idee, visualizzare le parole e semmai revisionare gli appunti, lì dove si rende necessario. Non dormire significa solo essere terribilmente gelosi, irrimediabilmente egoisti, tremendamente insoddisfatti – dice Ann al mio ritorno.

Non ti sembra di essere un po’ troppo drastica. A te non sembra che faresti meglio a tornartene a letto, che sono appena le quattro? Beh, la giornata è appena cominciata, perché sprecarla come fai tu, avvolta dai tuoi sogni adulterini. È inutile che neghi, mascherina, finalmente ti ho beccata mentre allungavi la mano e lo chiamavi Armando! A meno che tu non soffri di allucinazioni da abbandono io sono ancora qui, e Armando non è il nome del mio cazzo.

È scienti-fica-mente provato cara la mia Ann che le donne ne sono molto più colpite degli uomini e le persone anziane più dei giovani, e che soltanto al mattino, dopo il risveglio, raramente vi riesce di descrivere ciò che avete sognato, perché li avete sognati, inutile negarlo, ma che, guarda caso, fate finta di aver dimenticato quasi subito, al vostro risveglio. Rifacendoti il verso potrei dire che è scientemente provato …

Si dice scienti-fica-mente Ann. D’accordo, scienti-fica-mente provato, che durante il sonno non siamo né vigili né attenti, e che prima di entrare nel mondo dei sogni avvertiamo quasi sempre segni di affaticamento da stress. Piuttosto dimmi, tu a quale di queste categorie pensi di appartenere, senz’altro a quella degli uomini rompiscatole, vogliamo aggiungerci anche quella delle persone anziane colpite da alzaimer, oppure? Preferisco oppure.

Riprendo dai miei appunti: “Il sonno ha un problema d'immagine: le persone che vanno a letto presto sono spesso prese in giro, mentre chi rinuncia volentieri al sonno è più apprezzato socialmente. Nella società dell'efficienza, dormire è considerato tempo perso, un lusso consentito solo nei fine settimana o durante le vacanze. Apprezziamo il riposo notturno solo quando il sonno non soddisfa le nostre aspettative: deve durare otto ore ininterrottamente, e dobbiamo svegliarci freschi e pieni di energie. Magari con il ricordo di un sogno piacevole” (2).

Questo è meglio che Ann non lo legga poiché le ricerche dimostrano che un sonno insufficiente o disturbato indebolisce le difese immunitarie e favorisce alcuni disturbi metabolici: ''Il sonno è per noi ciò che la carica è per un orologio», scriveva Arthur Schopenhauer, uno dei più grandi filosofi dell'Ottocento, dimostrando di aver intuito che questo stato misterioso, nel quale trascorriamo circa un terzo della vita, è indispensabile per sostenere le funzioni e la salute dell'intero organismo, oltre che per il riposo della mente e del cervello” (3).

Finirò per dare ragione ad Ann quando dice che i miei disturbi sono quelli di un ipocondriaco condizionato da disturbi del sonno. È così? La conferma proviene da una statistica che vede stanchezza e sonnolenza tra le cause più frequenti di incidenti stradali. Come è ovvio, durante il sonno non siamo né vigili né attenti.

“Eppure, prima di entrare nel mondo dei sogni avvertiamo quasi sempre segni di stanchezza o sonnolenza, che si accompagnano a una riduzione dell’attenzione e a una drastica diminuzione della capacità di reazione.” Lo sapevi Ann, immagino di sì, tu sai sempre tutto. Ascolta: “Se un automobilista al volante non tiene conto per tempo di questi segnali, le conseguenze possono essere molto gravi. Oggi però nuovi sistemi di sicurezza sono in grado di riconoscere l’affaticamento di chi siede al volante e di prevenire potenziali tragedie” (4).

Credo proprio che domani andrò a procurarmi uno di questi aggeggi, sai Ann? Che cosa c’è ancora? Non dirmi che dormivi? Bene George hai vinto tu. Si da il caso che stessi dormendo e che alle quattro del mattino abbia solo voglia di dormire, ti dispiace smettere questa assurda diatriba, spegnere la luce e farmi riacquistare il sonno perduto. Per niente affatto, o almeno non fino a quando mi dici chi è Armando.

Vedi George, il vantaggio di essere intelligenti è che si può sempre recitare la parte dei cretini. Buonanotte!


Note:
(1) “Psicologie e scienze cognitive” - da Mente&Cervello, Ottobre 2010

(2) Thorsten Schäfer

(3) Thomas Pollmächer

(4) Wilhelm E. Kincses, Siegfrid Rothe e Michael Schrauf



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