scrivi

Una storia di MartaC

Un giorno d'autunno

Tra le foglie che cadono

239 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 20 novembre 2018 in Altro

0

Correre è sempre stata la mia passione.
Ogni mattina prima di andare al lavoro, indosso spesso la mia maglietta preferita. Una vecchia t shirt bianca e nera, strappata su un lato. Si è rovinata qualche anno fa cercando di saltare da una grande roccia vicino ad un fiume. Pantaloncini corti neri e delle scarpe da ginnastica bianche. Raccolgo i capelli in un grosso chignon ed esco.
La via principale, che di solito percorro è piena di negozi di ogni genere. Da pasticcerie che emanano un profumo davvero delizioso, a piccole boutique di vestiti d alta moda. Non sono una ragazza a cui piacciono le cose costose, ma quegli abiti sono davvero carini.
L ultimo negozio della via centrale è un grande frutivedolo. Spesso mi fermo qualche minuto per ammirare la vastità di colori che possiede. Compro qualche mela e continuo la mia corsa.
Il parco subito dopo, è davvero immenso, dove tutte la gente della città si va a rilassare. Chi legge un buon libro, a chi va a spasso con il proprio cane. E chi come me, va a fare la sua corsetta mattutina. Le persone che popolano questo parco sono davvero di tutti i generi, dai ragazzi con la chitarra in spalla che cercano di raccimolare qualche spicciolo. A i piu facoltosi con abiti da miglioni di dollari e la ventiquattr'ore in mano. Anziani che danno qualche briciola di pane, alle paperelle che vivono nel laghetto al cento del parco, alle mamme che portano i loro bambini a fare una passeggiata in bicicletta.
Come ogni mattina mi svegliai di buon ora, andai in bagno e mi vestii per fare la mia corsetta mattutina.
L aria era davvero frizzante,l autunno era alle porte e le foglie degli alberi cominciavano a cadere.
Presi una felpa a caso dall armadio ed uscii di casa. Passai tutta la via centrale e come il solito mi fermai dal fruttivendolo.
Quella mattina al parco non c era quasi nessuno, le foglie atterra facevano un tappeto di tutti i colori. Sembrava quasi di stare in un quadro di un qualche pittore famoso.
Dopo vari giri intorno al laghetto, mi sedetti su una panchina sotto ad uno dei grandi alberi, vedendo le fogli che cadevano tutte intorno a me. come fossero neve, ed ogni fiocco aveva un colore diverso dall altro.
Ero persa nei miei pensieri, e il sole cominciava a riscaldare la terra.
Notai in lontananza un ragazzo. Stava correndo intorno al parco con un andatura abbastanza veloce. Lo seguii con lo sguardo per tutto il percorso. Dopo qualche instante non lo vidi piu, ma sentivo un rumore di passi proprio dietro di me, cosi capii che era vicino.
Passò di lato alla mia panchina, mi girai per guardarlo. Aveve dei grandi occhi blu e i capelli scuri, raccolti in una coda da un piccolo elastico. Abbassai lo sguardo e notai un grazioso tatuaggio che non riuscii a definire, ma la cosa che attirò di più la mia attenzione fu una piccola cicatrice proprio sotto l occhio destro. Mi sorrise ed io diventai immediatamente rossa. Decisamente imbarazzata, decisi che era l ora di tornare a casa.
La cosa si ripetè per le due settimane successiva, quando all improvviso mi venne a parlare.
Piano piano diventammo buoni amici e ci incontravamo spesso al parco per correre un po.
Un giorno come tutti gli altri mi fece la proposta di andare a visitare il grande labirinto che costeggiava la città. E io con grande entusiasmo accettai.
Arrivammo li molto presto,il labirinto era davvero enorme fatto tutto di siepi molto alte e tutte molto uguali. A quell ora non c era anima viva. Cominciammo a percorrere il sentiero, io davanti e lui dietro. Parlavamo del piu e del meno quando dopo un po, non lo sentii piu.
Non ero per niente felice, non sapevo dove andare. Ovunque mi girassi c era sempre un vicolo cieco. Volevo evitare di farmi prendere dal panico cosi cominciai ad urlare il suo nome. Le ore passavano ed io ero sempre piu agitata.
Capii che ero al centro del parco, quando vidi un elefante. Una grossa statua di marmo con la proboscide che puntava verso l alto. Come per dirmi che l unica direzione per andarsene ,era il cielo. Mi fermai per qualche minuto su un muretto vicino alla statua. Non sapevo quanto tempo ci avrei messo per oltrepassare quel fottuto labirinto, ma sopratutto dove era andato a finire il mio nuovo amico. Mi domandai se gia avesse trovaro la via d uscita o come me si fosse perso. Ripresi a camminare. Vagavo come una scema senza meta. Non me ne ero sicura ma avevo come l impressione di girare in tondo.
Cominciai ad avere sete, mi immaginavo la botteglia di acqua fresca che avevo lasciato in frigo. Le piccole goccioline che scendevano lentamente sul collo della bottiglia.
Dopo non so quante ore, vidi una luce. Sapevo benissimo che quella era l uscita. Cominciai a correre a perdifiato, mi facevano male tutti i muscoli, ma l unico pensiero che avevo in testa era uscire di lì.
Finalmente lo oltrepassai, con il fiatone e il cuore che batteva all impazzata, guardai il cielo, e notai che proprio fuori si vedeva un grosso albero che stava perdendo tutte le sue foglie, di un colore giallo ocra. E poi lo vidi, era lui ,con un sorriso affascinante e le braccia aperte verso di me. Ero davvero entusiasta e con un ultimo scatto felino mi buttai fra le sue braccia.
Tra le foglie che cadevano ed io abbracciata a lui. Sembrava di stare in un romantico film d autore.


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×