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Una storia di BrunoMagnolfi

Messaggio cifrato.

Potrei smettere di fumare

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4 minuti

Pubblicato il 20 novembre 2020 in Altro

Tags: #disagio #raccontobreve

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”Potrei smettere di fumare”, dico tanto per ridere al giovane detenuto che mi sta di fronte. Lui mi guarda, ma si capisce che non ha mai avuto il senso dell’umorismo, così non ci si può aspettare che apprezzi in un momento del genere come fosse uno scherzo questa ironia sul mio impegno a mantenere la parola data. Sorrido solo io allora, perché se ho di fronte ancora dieci anni da passare qua dentro, e lui tra un paio di mesi invece sarà fuori, potrebbe essere utile per me già da adesso la sua vicinanza, proprio per dare una mano anche a me ad uscire da qui, naturalmente in una maniera del tutto diversa da come se ne andrà lui, questo è del tutto evidente, ma proprio in considerazione di questa speranza non posso fare a meno di continuare a cercare di tenerlo il più possibile dalla mia parte. Seguiamo al pomeriggio un corso di informatica, insieme ad altri come noi, ma lo facciamo tanto per tenere impegnata la testa, ed anche perché è l’unica maniera per dimostrare a chi ci controlla che ci stiamo dando da fare per tenersi aggiornati, coltivare un futuro, cambiare la strada che ci ha trascinati qua dentro. Lui dice che si è affezionato a me, e forse anche a quello che rappresento, e non mi lascerà ancora marcire tra le sbarre per molto, perché ha nella testa un suo piano, qualcosa che aveva escogitato proprio per se stesso, se soltanto il processo a suo carico fosse andato peggio di quello che è stato. Si è beccato in tutto poco più di un anno, ma per un semplice colpo di fortuna, anche se ha rischiato di farsi dare vent’anni dal giudice.

Dieci anni sono tantissimi, non riuscirei a resistere se non avessi almeno una possibilità di via d’uscita da questa situazione, e lui questo lo ha capito benissimo, ma mi tiene sulla corda senza spiegarmi quali siano i dettagli di quel suo piano di fuga. “Sei una carogna”, gli fo sottovoce, tanto per vedere che faccia può fare, e lui dice che uno di questi giorni mi spiegherà tutto, che devo soltanto avere pazienza. Può darsi che quanto è riuscito a mettere a punto sia soltanto una spudorata stupidaggine e basta, ma io nonostante tutto gli voglio credere, anche perché avere fiducia in qualcuno non costa niente, e ti fa stare subito meglio, più rilassato, quasi sereno. Lui dice che la cosa importante è saper coltivare le persone giuste, e farsi aiutare per inconsapevolezza da quelli più adatti. Non capisco quasi per niente cosa lui voglia dire con questi discorsi, però faccio un cenno affermativo con la testa: ho capito, vorrei dire con un certo ottimismo, magari però potresti indicarmi chi sono queste persone, a cosa servono, rifletto tra me.

Lui invece per il momento non aggiunge neppure un’altra parola, lascia le cose in sospeso, forse perché sa che qua dentro non ci si può mai fidare di niente e di nessuno, e così guarda sempre da un'altra parte quando lo osservi, come fosse già fuori da qui, e non avesse più i problemi che ho io e tutti gli altri. Non ci si può annotare un bel nulla tra queste mura, neppure un numero o un nome, neanche sotto la suola delle scarpe o in un angolo segreto, e se qualcuno per provocazione dice a voce alta anche soltanto una tra le tue parole chiave, si deve sempre restare completamente indifferenti, come non ci riguardassero per niente le cose che vengono sparate d'improvviso per vedere l’effetto che fanno durante l’ora d’aria. Mi spiegherà tutto al momento opportuno, mi ha lasciato immaginare in questi ultimi giorni, ed io ho speranza in quello che dice, lui è un tipo tosto, non mi tirerebbe mai una fregatura in questa maniera.

Lo guardo mentre digita qualcosa con la tastiera durante la nostra ora di lezione, e mi pare per un attimo che tutto improvvisamente sia superato, le cose appianate, le nostre vite restituite. Lui si ferma, aspetta un momento, infine mi guarda dritto negli occhi, come si fa con chi deve venire a conoscenza di qualcosa che è estremamente importante: “sei tu che devi disporre del tuo futuro”, mi dice. “Non importa dove ti trovi, è la tua mente che può permetterti di essere libero”. Poi scrive qualcosa che appare solo per un attimo sopra lo schermo, ma io purtroppo non riesco a leggere bene, forse non sono capace di decifrare quei segni, magari non sono in grado nemmeno in questo momento di comprendere quel messaggio cifrato. Infine lui spegne il suo elaboratore.


Bruno Magnolfi



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