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Una storia di Marvin

Andare oltre

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2 minuti

Pubblicato il 24 ottobre 2019 in Altro

Tags: #essereumani #natura #flussodicoscienza

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Dove finisco io e inizio l'altro? Qual è il confine? Dove il giorno diventa notte? Qual è il punto in cui l'alba e il tramonto sono indistinguibili? Dove finiscono i miei istinti e inizia la ragione? Qual è la mia natura e quand'è che smette di esserlo per andare oltre e trascendere se stessa? E se sono io stesso naturale, cosa significa andare oltre il confine? Significa destrutturarsi, oltrepassare i propri istinti animali ed elevarsi a qualcosa che animale non è più? O forse invece il confine non c'è, l'unico confine è quello cui può spingersi la mente in una corsa alla sublimazione di se stessi, ma non in quanto oltre la natura, piuttosto proprio perché natura e in quanto sua massima espressione riconoscersi parte della specie e parte del mondo. Milioni di anni di evoluzione ci hanno portati prima a riconoscerci in quanto individui, poi in quanto comunità, poi a riconoscerci come specie, a comprendere di trovarci su un pianeta, in un sistema solare, in una galassia, nell'universo. La ragione e nient'altro ci ha spinti ad andare sempre oltre, ma andare oltre non potrebbe significare scoprire piuttosto le nostre potenzialità? Potenzialità che in quanto insite in noi sono esse stesse naturali, per quanto possano portarci a volare nei cieli, navigare i mari e scrivere riflessioni come questa. In quest'ottica abbracciare se stessi, riconoscersi e scoprirsi, voler dare un senso a tutto questo, avere una tale coscienza del mondo da voler lasciare il segno del nostro passaggio non è qualcosa che ci è dato per natura? Non è paradossalmente uno degli istinti più forti che possiamo sperimentare? Siamo esseri umani e in quanto tali possiamo essere incredibili, possiamo sublimare la nostra natura animale e decidere di assecondare adesso un istinto e dopo un altro, decidere di dilatare nel tempo i nostri istinti e sfociare nella ragione, tutto perché la nostra evoluzione ci ha spinti fin qui, sul tetto del mondo e oltre. Qualcuno, forse la maggior parte di noi, ha già questa convinzione, ma manca della coscienza della sostanziale integrità e parità fra noi e le altre specie e fra noi e la terra su cui posiamo i piedi. Andrebbe forse quindi guadagnata questa consapevolezza, interiorizzata, per spingersi sempre in numero maggiore verso il successo della specie, piuttosto che lasciare libera corsa ai nostri istinti, tramutatisi nella società attuale in qualcosa di diverso da prima, ma sempre identico nella sostanza, piuttosto che rispondere alla legge di natura, rinunciando all'etica, rifarsi ad altre leggi, che siano oltre gli istinti, eticamente giuste e quindi oltre la natura della nostra specie, ma comunque natura, perché nate da noi, esseri umani coscienti del mondo, della storia e del futuro della nostra civiltà, ma in fondo pur sempre animali.


inktober #2, mindless




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