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Una storia di ClaudiaNeri

Ogni bacio è percussione

Dettagli enormi di amori proibiti

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4 minuti

Pubblicato il 08 febbraio 2020 in Storie d’amore

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Io le storie le vivo profonde

E di profondo pensiero vivo

Ogni cosa non è mai sola cosa

Ogni bacio è sempre percussione

di tamburi nel petto e dentro le orecchie

Ogni sorriso rubato riempie un vuoto

Vuoti di entrambi,

Grida colmate di fluidi

Riempimi il corpo dei piccoli dettagli,

Che dettagli non sono ma cellule di fuoco.


Che ogni parte di questo corpo sia molteplice è dato di fatto. Tormento di sensi è ogni cosa che si stacca da ciò che amo.
E che ciò che amo non sia mai rinuncia: ai tuoi occhi, al petto, alle tue spalle scolpite di fatiche oltre gli uomini, cariche di coraggio.


Dalla prima volta che ci siamo incontrati i nostri occhi hanno cominciato a scrivere versi, i nostri sorrisi cercavano il piacere dell’altro per condividerne l’essenza, le nostre mani sfiorandosi come penna e foglio timidamente cercavano di capire.

È forte quello che io amo ma che amore solo non è.

Non so vivere né gioia né dolore con superficialità, ogni cosa per me si riempie di significato e io indago, cerco, scruto e mi addoloro quando non trovo una soluzione.

I dettagli sono idoli, di malcelata escrescenza dell’io, che a volte si vergogna e altre volte vuole di più.

Tu non meriti quello che dico, chi sei tu per essere tale ossimoro dentro di me? Un gigante dettaglio. Fatto di carne e sangue e occhi, che io non poso smettere di guardare. E parlami, non di poesia ma di vera vita, come il mio vestito nuovo, il tuo mal di testa, la festa noiosa, il caffè amaro.

Fisso il tuo piede poggiato sulla roccia attorno alla quale io cerco, intanto dimoro nei momenti di perdizione.
Sei uno dei miei pensieri preferiti.


Come quando, piena di brio ed ebbrezza, la mia mente si crogiola tra le tue braccia e i miei occhi ti cercano anche dove sanno che non potranno trovarti.

So che dentro di me gli opposti non si annullano, si accompagnano.
​​​​​​​In te io non vedo ciò che gli altri vedono, e come faccio a dire cos'è verità? Vero è questo desiderio, vera è questa forza violenta che mi spinge a morderti, a rubare con te ogni istante possibile, seppure inutile.

E tu cosa cerchi?

Chi può dirlo. Tra i turbini e tempeste delle anime non ho trovato questa risposta nei tuoi occhi l’ultima volta. Me la darai mai? Forse è così semplice e scarna che sono io stupida a non averlo capito.

È solo corpo o ricamo di altro? Di cellule bianche che si rigenerano con l’ossigeno della mia bocca e muoiono se non ti bacio.

E in me cosa cambia? Si può correre il rischio di perdere tutto per non accettare la propria dualità. Ma ciò può avvenire anche se la si accetta. E quindi cosa serve? Una motivazione? Un dio buono, clemente e misericordioso che non abbia bisogno di dimenticare perché non c’è niente da perdonare.


L’io è il dio di se stessi e io ne sono ingabbiata nel desiderio di possederti e nel potere di farti del male. Disegniamo come ogni volta le nostre vite piene di ebbro desiderio che reciprocamente trova la pace.

Portami lontano dal tempo, nell'eternità sacra che ci rende speciali.
Lontani dagli occhi e lontani dal cuore, degli altri però.

Mi piaci perché come da adolescente c’è quel tuffo al cuore quando mi parli, come l’attesa del prossimo brio di piacere che dietro la nuca mi fa sorridere della tua attenzione.

Ti piace così?

Così nuda e sincera che forse non te lo dirò mai.
Abbiamo custodito un segreto e fremo di sapere se il tuo è uguale al mio. Me lo dirai? Vieni a prendermi e fallo senza paura, dopo avermi baciato e tradito.

Non c’è menzogna perché non c’è possesso, però ti ho detto che non meriti tutto questo. Non meriti questa poesia e nemmeno l’angoscia dell’incertezza che mi attanaglia, gigante dettaglio figlio di un desiderio che è come la penitenza di dio.

Quaranta giorni e poi mi hai bevuto: che sia io l’acqua che scorre dalla pietra, l’aria del vento che ti consola la pelle che brucia, la terra su cui ti riposi, il fuoco che ti consuma.

Vieni a prenderti l’amore dandomi in cambio lo stesso o non ritornare mai più.


Prendi in mano il mio imbarazzo gentile e accarezzalo, scoprimi e come un sarto tessimi, unendo ogni filo d’essenza bianca mia alla tua pelle scura, lasciamo tutto fuori e facciamo finta che quel bacio possa essere da solo ogni passato e ogni futuro.


Claudia Neri


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