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Una storia di thirdmoon

La mia pelle

Tutti t'insegnano a convivere con gli altri, ma nessuno t'insegna a farlo con te stesso.

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1 minuti

Pubblicato il 16 maggio 2018 in Viaggi

Tags: #conoscersi #psicoanalisi #rughe #treno #viaggio

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Il vetro del finestrino riflette la mia immagine deformata dalla velocità del treno. Non riconosco il volto che ho di fronte, disadattato, incappucciato, infreddolito.

Le occhiaie hanno lo stesso colore del buio prematuro delle diciotto e trenta invernali. La fronte è solcata da rughe di incomprensione che paiono dossi su una spiaggia di sabbia chiara.

Vorrei potermi aiutare, ma non ne ho i mezzi e non mi conosco abbastanza.

Mi domando se le persone che stanno sedute accanto a me, perfetti sconosciuti dalle vite ed esistenze più disparate e disperate, abbiano mai avuto voglia di conoscere se stessi.

Io non ci avevo mai pensato fino a quando non sono rimasto solo.

È stato allora che, per non morire di solitudine, ho dovuto presentarmi a me stesso.

A pelle non mi sono piaciuto, ed è assurdo se si pensa che quella pelle che non mi è piaciuta è la mia.

Quella stessa pelle che riveste i miei sorrisi, le miei ansie, le mie cicatrici. Quella stessa pelle che sporadicamente è solcata da lacrime trattenute per troppo tempo, che hanno creato bacini dalla capienza inimmaginabile.

Quella pelle con la quale sto facendo di tutto per imparare a convivere.

Perché tutti ti insegnano a convivere con gli altri, ma nessuno ti insegna a farlo con te stesso.


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