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Una storia di CinziaMarchese

In punta di piedi

di cosa hai paura Maggie?

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4 minuti

Pubblicato il 31 gennaio 2019 in Spiritualità

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Maggie guardò laconica il suo pranzo: due foglie di lattuga scondite,un pugno di muesli,uno yogurt bianco magro.

Vicine di tavolo ,tre coetanee scalmanate si stuzzicavano ridendo e addentando voracemente panini al sesamo con hamburger e patatine fritte. Erano così euforiche quando ,la biondina con piercing al naso rovesciò la coca cola sulle snickers scamosciate del cameriere : gli sguardi dei presenti furono tutti per loro.

Le invidiava… lei era lì, ma non c’era realmente : immobile, controllata, diafana

Se avesse tossito,neanche l’avrebbero udita,notata…

Maggie era così magra,il suo respiro afono,flebile :solo sul palco ,danzando, i suoi volteggi, le sue piroette,fendevano l’aria facendola sentire speciale,felice…

Il cellulare squillò vibrando nervosamente, il suono acido come lo yogurt che scendeva a fatica,lungo la sua carotide prosciugata: “ Sì, va bene… ho visto l’orario. Tra un po’ vi raggiungo!”

Ecco, la sua pausa pranzo era finita!

Prove…maledette prove!

Si abbassò sotto il tavolino per massaggiare le caviglie dolenti,pensando a quanto ancora l’attendeva.

Alla sbarra ,altri fantasmi inamidati,altre rivali da sbaragliare per accedere ai provini finali per il balletto alla Scala…

“No, non ce la posso fare”, pensò.Poi quelle megere delle sue insegnanti…Ricordò un giorno il dito puntato e la lingua velenosa esordire: “siete vacche grasse…sei come un raviolo cinese ,devi togliere almeno tre dita!”

Aveva guance emaciate Maggie, e un cesto di mele,al posto dello stomaco.

Le tre ragazze flirtavano ora con il cameriere, scambiandosi battutine e numeri di cellulare…

Maggie ricordava di non avere da tempo rapporti con l’altro sesso…anche il suo ciclo mestruale,assente ormai da mesi,le aveva fatto dimenticare d’esser donna.

Si avviò all'uscita del locale con la sua sacca sportiva,dal peso incombente come i suoi pensieri.

Il vento,a folate,in quel giorno uggioso,si divertiva a sbatacchiarla come un fuscello d’erba, spingendola dall'altra parte della strada.

Una strada semi deserta,lì nell'ora di pranzo,costeggiata da un torrente limaccioso diretto a valle.

Scese le scale, agile, lieve,immaginandosi su nuvole soffici,biancastre e dolci come zucchero filato: un furgoncino fermo sul costone del torrente attirò la sua attenzione.Acquistò la balla zuccherosa,tanto profumata e desiderata… dicendosi: “ Al diavolo le prove!”

Addentò quella delizia mentre risuonava metallica la voce della sua psicoterapeuta:

“Di cosa hai paura Maggie?

Di non essere all'altezza? Di essere sempre la seconda? Di non essere l’orgoglio dei tuoi?

Sei su una brutta china,svegliati Maggie…svegliati non far finta di nulla!”

Maggie provò una gioia sconosciuta,sentiva il fremito della trasgressione.

Aveva assaporato con gusto lo zucchero filato e la stecca vuota tra le sue mani assumeva il profilo di una magica bacchetta pronta a liberarla dell’odioso tutto…

Si immerse pian piano nell'acqua gelida del torrente,nell'angolo più remoto di quel torbido flusso,

e ad occhi chiusi si lasciò andare…

Il cellulare squillò per l’ultima volta,risuonò un eco ovattato da un'altra dimensione… ci siamo : la pace.

No, non era il cellulare Maggie ,ma qualcosa di straziante, ancor più del magone che la divorava dentro : sbarrò gli occhi vedendo scivolare dalla sponda opposta un corpicino scuro e, due braccia agitarsi disperatamente protese verso la corrente. Una donna di colore e il suo bambino : due vite, una storia, tante memorie che riportano all'acqua; crudeli tentacoli per profughi senza approdo. Maggie si lanciò con la forza di mille braccia nell'inseguire la creatura , tra i flutti scivolò leggera come quando danzava….

Non c’era più tempo per pensare: ecco ci sono, sto per prenderti. La mano afferrò sicura il braccio del bambino sfinito dalla lotta , contro la morte stessa che poco prima occhieggiava al cigno nero.

Maggie non sei un cigno nero.

Risalì la sponda dove l’attendeva la donna sconvolta dal pianto, il bimbo stretto fra le sue braccia ormai al sicuro.

Grazie, grazie…le baciava le mani la mamma dalle labbra carnose e gli occhi accesi come brace.

La guardò e le sorrise :carezzò il viso del piccolo riccioluto e li guardò allontanarsi ,felice.

Devo io a ringraziare te ,pensò Maggie: che male c’è ad essere un cigno nero se si può salvare una, cento, mille vite?

In punta di piedi tornò su i suoi passi e divenne finalmente, semplicemente essenza…


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