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Una storia di Cosimo

Una nuova storia da raccontare

Episodio Uno

128 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 08 dicembre 2018 in Avventura

Tags: #fenice #nuova #racconto #storia #whisky

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Sapete cosa non capisco in ogni altro modo, le comitive chiuse in se stessi. Mi spiego meglio.

Quando esco, solitamente frequento bar, pub, posti in cui bevi, passi del tempo e cerchi di socializzare, ed è qui che non capisco, magari è solo una cosa solo mia, ma quando vado in questi posti, parlo solo con la barista che conosco da anni, ma le persone solitarie, dove diamine sono finite?

Forse a casa a giocare alla playstation, non li giudico, ci gioco anche io, ma sovente ho questa voglia di conoscere delle persone con cui scambiare qualche sorriso, qualche idea, qualche parola.

Ma ultimamente, e parlo negli ultimi anni, se ne avessi incontrato qualcuno come me... li posso contare su un pacchetto di sigarette vuoto. Triste, ma vero. Però magari, loro hanno già trovato qualcuno con cui passare il tempo, quindi mi baso solo su uno stereotipo, o su qualche ricordo di anni passati.

Ho superato il ventesimo compleanno circa cinque anni fa e da allora, non ho incontrato più nessuno che uscisse senza compagnia per starsene per i fatti suoi e scambiare occasionalmente due parole con persone con lo stesso scopo. Non lo so, forse sono nell'età in cui mi accorgo che tutto sta cambiando, o forse sbaglio luogo. Ma nella mia zona in cui le colline ne fanno da padrona, oltre alle discoteche, sembra che non ci sia nessun posto in cui poter socializzare. Il problema che io le discoteche non le sopporto, troppo caotiche, poi con la musica troppo alta non sento neanche cosa dicono.

Non so se a voi vi è mai capitato di trovarvi in un posto in cui le persone sono chiuse nei loro gruppetti senza uscirne mai, pare che fuori dal loro gruppi ci sia l'inferno. Forse è così, ma senza fiamme e diavoli, ma con solitudine e alcol. Come molti vorrei ritornare ai famigerati sedici anni, li si che è vita, in cui puoi fare quasi tutto, tanto hai la scusa che sei piccolo.

Senza entrare troppo nella malinconia, ricordo quando avevo un gruppo musicale, io facevo da chitarrista e “sparacazzista”, nel senso che intrattenevo il pubblico con vari monologhi da poter dare a chi passava una giornata pensante di potersi concedere una o due ore di spensieratezza, o di chi annoiato di essere intrattenuto, o di chi cercava una ragione per andare avanti di trovarla in un ragazzo che spudoratamente se ne fregava di tutto e di tutti per far divertire e dare una speranza con le poche parole di un giovane quasi senza colpe poteva dare.

Forse è la crescita, forse ho passato un trauma pesante come la morte di mia madre, forse non lo so più, ma qualcosa è cambiato, una vita fatta di passione è diventata lavorativa, una vita fatta di emozioni è diventata una vita piena di responsabilità e lotte contro un futuro ignoto. Però so, e continuo a sperare, che la vita un giorno potrà regalarmi, regalarci, delle occasioni in cui le occasioni ne fanno da sentiero della propria vita, in cui non devi più andarne a caccia, ma semplicemente accadranno.

Ora mi ritrovo con il solito bicchiere di whisky dopo una settimana lavorativa, ringraziando quelle poche persone che mi supportano, quel quadrupede che mi fa le feste quando torno a casa, di quelle ragazze che accettano di avventurarsi con me, della musica che mi accompagna e di te, che stai leggendo queste righe.

A presto, amici miei. Tornerò e le avventure cambieranno tonalità, la giungla è alle porte, l'animo è combattivo, le dure lezioni sono state apprese, ora è tempo di voltare pagina e di leggere una nuova storia.


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