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Una storia di FrancescoFrancica

Questa storia è presente nel magazine Musica & Parole

Ogni giorno è silenzioso e grigio

Vieni Armageddon... vieni!

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4 minuti

Pubblicato il 04 febbraio 2019 in Recensioni

Tags: #musica #storia #recensioni

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Gli anni ottanta sono agli sgoccioli, mentre tutto il mondo aveva chiuso nei cassetti gli ideali di pace e amore degli anni sessanta e settanta, in Inghilterra la lady di ferro stava vincendo la sua battaglia contro statalismi e ferruginosa burocrazia che aveva costretto alla recessione il glorioso Regno, tanto da obbligare il popolo di Sua Maestà a chiedere aiuto al fondo monetario internazionale per riuscire a uscire dalla crisi. Il colpo di reni della guerra delle Falklands consentì di avviare a furor di popolo le politiche di liberalizzazione, privatizzazione e di vincere anche le sanguinose battaglie all'ultimo sciopero contro i sindacati.

Il Regno Unito ne stava quindi uscendo ma le macerie sociali in giro per il paese erano ancora tutte lì da raccogliere; intendiamoci non era certo lo scenario della seconda guerra mondiale con case e infrastrutture da ricostruire ma il malcontento legato alla fame, alla regressione sociale, alla razionalizzazione dell'energia elettrica, all'immondizia per le strade per gli scioperi dei netturbini, all'obbligo della settimana lavorativa di tre giorni erano ricordi ancora vividi tra i sudditi nonostante la ripresa fortemente voluta dalla Signora Thatcher.

E' in questo humus che fioriscono le nuove correnti musicali della sempre prolifica Inghilterra. Le coloratissime e rumorosissime contestazioni anarchiche del no future punk lasciano posto al post punk ed al dark introspettivo e lamentoso mentre il pop scopre la tecnologia elettronica dei sintetizzatori e della drum machine del new wave abbandonandosi a motivi più frivoli e ottimistici.

Insomma qualcosa sta finendo, qualcosa è finalmente finito ma le ferite bruciano ancora e i segni sono ancora lì tutti sulla pelle in via di guarigione ma ancora evidenti.

Steven Patrick Morrissey lo sa benissimo, lui ci ha speso l'adolescenza negli anni della recessione, alienato in casa con la sola compagnia dei versi dei poeti trascritti sui libri, delle note passate alla radio e dalle immagini di James Dean rubate alla TV.


La musica pop era tutto quello che all'epoca avevo, ed era completamente intrecciato con l'immagine che avevo della popstar. Mi ricordo la sensazione che la persona che cantava era in realtà con me e capiva me e la mia situazione. Un sacco di volte mi sentivo come impegnato in una storia d'amore che era assolutamente tangibile.


Lo sa molto bene Morrissey, lui in quel periodo sta elaborando il lutto della perdita degli Smiths, lui avrebbe anche continuato nonostante i mille progetti sparsi in giro con altri artisti, lui agli Smiths ci teneva ancora ma come tutte le cose finiscono e bisogna necessariamente venirci a patti, certo ci aveva investito davvero tutto in quella band, aveva sublimato il suo disagio componendo pezzi che sarebbero passati alla storia, gli aveva donato lo stile inconfondibile che li caratterizzava, diventando modello per le generazioni a venire, era l'anima di una band che ora lo aveva abbandonato andando in frantumi, come un'amore che ti lascia per qualcun'altro, come un amore che si spegne mentre a te brucia ancora dentro tutta la passione.


È stato un viaggio fantastico e poi è finita. Non mi sentivo di dover finire e volevo continuare. Marr voleva farla finita. E questo è tutto.


Era il 1987 quando tutto finì ma Morrissey di cose da dire al suo pubblico ne aveva ancora tantissime e decise quindi di intraprendere la carriera da solista, i suoi cassetti erano ancora pieni, lo stile degli Smiths era fondamentalmente nascosto nelle inflessioni inglesissime, lamentose e calde della sua voce, del suo ciuffo alla James Dean, dei suoi movimenti sul palco e dei suoi contenuti nei pezzi che alla fine lo avrebbero annoverato tra i cento grandi cantanti di tutti i tempi nella classifica stilata dalla rivista Rolling Stone.


Nel 1988 esce quindi il primo album solista di Morrissey "Viva Hate" che conserva ancora moltissimo dello stile degli Smith ma che ad un certo punto, precisamente alla terza traccia, sembra che dal cielo plumbeo tipico degli Smiths si lasci filtrare qualche timido, freddo e pallido raggio di sole.

La chitarra graffiante carica di flanger metallici di Marr non c'è più ma "Everyday is like Sunday" apre proprio con una splendida chitarra aperta; gli archi sostengono il pezzo per tutta la sua durata lasciando ampio spazio ai violini che rendono il clima arioso e insolitamente positivo nonostante il testo e il vocale malinconico di Morrissey.

Alla fine della seconda strofa sembra quasi che il pezzo vada a spegnersi cadenzato dal giro sostenuto di basso ma il tutto risorge in un trionfo di archi riverberati che si spegne ad libitum.

Il testo si ispira ad un viaggio a Borth, località balneare del Galles e racconta di un uomo reduce da un periodaccio obbligato in una cittadina di mare che si ritrova senza concrete prospettive sul futuro, arrivando ad odiare la routine della triste quotidianità fino ad agognare l'Armageddon o una bomba nucleare che spenga quel grigiore e quel silenzio.

Secondo alcuni, nel testo, ci sarebbero forti somiglianze con la poesia Slough del 1937 del poeta John Betjeman tra i preferiti di Morrissey, mentre altri vedono relazioni con il romanzo On the Beach, scritto da Nevil Shute.

L'album viene pubblicato il 14 marzo del 1988, a fine mese è primo in classifica insignito del disco d'oro, gli Smiths erano finiti, Morrissey era invece vivo e vegeto e qualcosa era sicuramente cambiato.

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