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Una storia di DomenicoDeFerraro

IN PRINCIPIO ERA UN PESCE POI DIVENNE UN PRINCIPE

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11 minuti

Pubblicato il 02 febbraio 2020 in Fiabe

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FARSA METAFISICA QUASI CARNEVALESCA


DI : DOMENICO DE FERRARO



Sono qui tra le mie angosce metafisiche , esule nei miei pensieri viscerali che corrono nel vento attraverso mite ave Maria . Stravolto, volgendo verso altri traguardi ed altri congiunture. Osservo il mondo all’incontrario sperando di crescere per divenire un gigante della letteratura, con le mani lunghe e piedi enormi per poter volare oltre questo ridicolo racconto . Andare oltre questa mia incredulità . Ed il mondo dall’alto dei mie anni e piccolo, bellicoso , minuscolo nella fatti specie , diventa triste nell’attimo di un amore volgente al termine. come l’ave Maria ogni preghiera ha un senso in se. Ed io avrei voluto saper narrare per poter volare via dall’indifferenza . Possedere cosi quella concezione filologica, distaccata della vita in genere , senza presumere nessun processo filosofico. Una ricerca interiore, fatta ad immagine della rappresentazione per rendere cosi merito alla specie a quella razza mai sazia di sangue che mi porto dietro. E la mia città è triste vista dall’alto , alcune strade sono sporche altre malinconiche , bagnata dal mare della memoria , dall’ onde dei ricordi dai ridicoli sentimenti e passioni senili che volgono alla morte dell’arte in genere . Non sono parole , neppure immagini di un modo di fare ma sillogismi , deleteri , fisime , forse fisarmoniche ascoltate in giorni di festa. qualunque cosa siano , sono atti surreali legati a quella genealogia generante una passione sbocciante nell’intelletto che rende merito all’amore e al detto meglio un uovo oggi che una gallina domani . Ed io sono sempre stato un buongustaio , incosciente della scienza , della filosofia in genere, legato a quelle imperiture domande senza gambe che sgambettano nella mia mente. Sono giunto al soglio di Pietro, sono giunto una bella mattina di sole in quella desolata città . Ho visto tanti ragazzi provare a volare, ad arrampicarsi sui muri , in pochi sapevano scalare le vette della conoscenza. Ed ogni cosa per me era un perfetto idiotismo , iperbolico momento soggettivo incentrato sulla questione di essere o avere. Certo non aveva molto importanza essere, più che avere, essere considerato per ciò che hai , un conto in banca, una moglie con due occhi color viola , una cosa è certa nessuno mi prenderà più in giro a causa del gatto amico di mia moglie . Ingrata sorte . L’ignaro travaglio della nostra coscienza incentrata su questa logica malfamata , quasi amiotrofica rendente il senso un dover ad ogni costo giustificare una questione razziale . Non che io sia un intellettuale bigotto il gatto mi da fastidio ed io alla fino lo sparato .Si lo gettato in una fossa comune insieme a tanti altri gatti da pelare che miagolano contro il metodo filosofico in estremismi lirici di una ricerca solidale atta a congiungere la propria volontà a quella voglia di sesso femminile. La voglia rimane, lo sputo ferisce . La ricerca del pesce dorato , perduto tra le onde del mare della mia memoria, continua. Lo vedo da lontano, squamare , lanciare accuse infamanti , inneggiare alla battaglia etica dei sessi anteposti . Le guglie delle chiese dormono nel pomeriggio. Ed io sono soddisfatto del mio operato di quando, abbia contribuito alla causa di santità del pesce nell’elenco delle creature meravigliose che popolano questo mare della fantasia.


Facciamo cosi io ti spingo poi il resto viene da se

Non sei affatto spiritoso io sono un pesce intelligente

ho studiato filosofia , medicina, storia, ho studiato la bibbia.

Accidenti sei un sapiente e non hai il turbante

Perché per essere sapiente bisogna avere il turbante

Certo, allora cerchi una scusante per giocare a rimpiattino

Vorrei capire cosa ti passa per la testa

Non me lo dire che mi faccio rosso

Il sangue tinge le vene, scorre nel nostro sistema linfatico

Sono d’accordo, ha risolto il problema ma sono sprovvisto di denaro

Mi dici vieni poi mi lasci da sola con le gambe aperte

Sei infelice, Mi dispiace hai mangiato tante alici

Non ho voglia di fare retorica ma la pazienza ha un limite

Mi vorresti condonare alla pena capitale

Io non sono un pesce malandrino, sono il genio della lampada

Non voglio fare la parte dell’ignorante ma tu come lo definisci un pesce

Io mi definisco secondo l’istanza ed il reclutamento preposto

Io ti vedo andartene a spasso per il mare dei miei ricordi

Bada io ti trascino verso il fondo, sono un pesce marocchino

Mi rammenti la pasta con le sarde, mi piace tanto

L’amore, amico mio spesso mi ferisce per questo rinasco in altre sembianze

Facite ampresse

Chi ha parlato

Sono io eccomi un merluzzo

Ci mancavate solo voi don Vincenzo

Questa gioventù non la si capisce , sempre senza mutande

Sara un vizio o una virtù , non voglio metterlo in dubbio

ma le passioni che provo m’innervosiscono

Non badate alla sostanza , pensate a nuotare don Vincenzo

Vi trovo oggi assai incazzato

Forse qualcuno vi avrà offeso senza rendersene conto

Ogni conto non viene mai per nuocere e la legge della natura amica

Si però siete caduto nella rete del pescatore e vi hanno venduto al mercato del pesce, insieme a tanti altri vostri fratelli. E se non era per la distrazione o scempiaggine di un villico, oggi voi stareste nella pancia di chi sa chi. Invece siete riuscito a scappare a cadere per terra rotolandovi al ritmo dei Rolling Stone vi siete rituffato in mare.

Quanta fatica .Quanta bellezza fritta in padella

Siete un pesce fortunato

Senza l’amo io mi sento un verme

Siete sempre un principe alla fine

Vero il contrario, l’amore mi aiuta a navigare ad andare oltre quello che credo

Siete rimasto un eterno bambino

Vero, aspetto ritorni a splendere la luna sulle acque del mio mare per poter nuotare libero per mari ed altre storie.


Le leggende mi hanno sempre incuriosito, spesse volte ho provato a narrare una storia surreale di un pesce che in vero non era un pesce. Nacque principe poi fu tramutato in verme e da verme divenne il più bel pesce dei sette mari. Solo l’idiozia in generale avrebbe potuto rendere merito a quel suo principio insito come solo la confusione regnante nella mia mente di autore poteva salvare il pesce da una brutta fine. da quella vergogna agognante nella mia mente , imperitura non curante plasmante l’intelletto al punto da rende un pesce un principe in un mondo governato dalla malavita . Di certo io la fantasia lo sempre considerata una persona fisica nella sua struttura ossea . Ma non è detto che una fantasia possa divenire veramente un pesce, questo è tutto da discutere. La fine è sempre un principio, un momento utopico che genera compassione , una passione verace che dipinge la nostra esistenza in una corsa verso la salvezza. Quel qualcosa di misterioso ci fa esultare, andare ,correre felici verso quell’amore sofferto . Ed il pesce è il principe di tutta questa storia contemporanea .E il pesce ad essere , soffrire , perire sul fuoco di un braciere. Arrostito sulla griglia lui rimembra il suo passato il suo essere libero , figlio della voluttà di un comprendere deludente, incollato alla padella.


Margherita quando li compri delle nuove padelle

Perché queste non sono buone

Te li darei in testa e me li chiami padelle

La padella è la parte migliore del nostro comprendere le cosa che mangiamo

Certo se non ci fossi tu io starei sempre a digiuno

Il digiuno ti rende più longevo

Si ma quanti anni posso campare ancora

Quelli che ti meriti

Per l’ennesima volta, mi tiri i piedi , guarda ti do una sberla ti faccio girare su te stessa

Sei impaziente sei come la colla delle scarpe

Cosa centra ora la colla

Centra, poiché le cose vanno assemblate unite nella loro logica dialettica

Allora mo’ ti porto al camposanto

Io non voglio morire

Insieme al pesce, cosi vi fate compagnia

I pesci non parlano sono muti

Il pesce pensa e t’invita a riflettere sulla libertà di pensiero

Mi prendi per l’amo

Margherita tu sei un fiore no una lampadina

Io m’illumino d’immenso

Beata te


Il percorso biblico e gnoseologico in genere conduce ad un legame dialettico, metafisico che spinge a desumere i fatti a gettare luce sulle parole suddette Le quale fanno spazio all’ interno della fantasia in quel genere di immagini in cui noi siamo sordi o muti. Tutto rimane un tentativo di libertà pagato a caro prezzo. Non vorrei travisare i fatti , la fede e poca cosa , una goccia caduta in un mare di ricordi. Non tutte le città sono bagnate dal mare ed i pesci sono bugiardi , poiché mentire e un ridere degli altri . Di certo quelli come me ci saranno sempre fino alla fine dei tempi. Poiché chi siamo noi per dire o rinnegare una causa storica incentrata su un trattato teologico filosofico ove la logica dei fatti prende sopravvento sull’azione. Si capisco e tutto dato per scontato, non ci sono più peli pubici da tagliare . Ma l’azione , la libertà quella è un progetto teologico , un trampolino di lancio per tuffarsi nel vasto mare dell’incoscienza e nuotare insieme ai pesci emergere nelle tante storie surreali che nascono lungo il periglioso cammino della nostra esistenza.


La tristezza e tanta a volte si dissocia dal comprendere dall’amare quel povero pesce. Lo vedo tutto solo in compagnia delle sirene nuotare in questo mare malinconico. L’amore un onda , un ricordo una gioia perduta nel tempo , mi riporta lontano verso l’occidente, lontano dal cuore, lontano dai mostri generati dalla fantasia . E sono consapevole di quando sono o non sono affatto , busso alla porta attendo mi aprono , aspetto un nuovo giorno. Attendo la vita mi conduca lontano dalla confusione filosofica da quella accidia da quel gioco di dadi ove io perdo e non rinnego il mio vivere. Ed oltre sono ad un passo dal mare. E dalla storia in cui vivo , mi spinge verso la consapevolezza dei fatti . Sono questa storia intrisa di sapori mediterranei e nessuno vorrebbe scommettere un euro su ciò che sono e di come riuscirò a convincere il pesce a divenire un principe. Egli mi sorrideva, faceva lo schizzinoso poi mi rese merito. E tutto può avvenire, tutto scorre come l’acqua, anche la morte scorre, bussa ti prende in braccia ti dici addó vai e tu chiagne poi t’asciutta a faccia con il mantesino. Fai finta che nun e successo niente, ma dentro di te arragioni , sulla verginità, sul senso di essere non essere ad un passo dalla felicita. Ed ogni cosa assume una sua fisionomia una sua identità nel navigare come nel sognare ad occhi aperti.


Sarebbe stato bello vedere il pesce regnare nel mare della fantasia , regnare su terre sconfinate, vederlo assumere quella fisionomia dantesca che scervellare, giunge al cuore e rende il sapore della zuppa migliore . Un pesce principe di ogni favola , principe dei mie stivali, che nuota tra le onde fa marameo ai bagnati. Ma il principio di ogni fiaba risiede in ciò che siamo e ciò che dovremmo credere per giungere ad una precisa morale. E non sono i fatti a rendere felice il nostro vivere ma il senso delle favole che noi raccontiamo per il gusto di conoscere ciò che siamo. Tutto induce ad una conclusione , l’essere o meno un trampolino di lancio. Braccio di ferro non è una persona geniale anche se fuma la pipa e picchia Timoteo. Poldo mi è sempre stato antipatico. Per non parlare di Oliva l’unico che ha suscitato in me un emozione vera e pisellino. Si lo so voi dite è banale una scialba sequenza d’immagini . Un narrare, un credere per amare.


Buffo, molto stupido , senza spina, senza quel senso, cosa tiene in sesto una storia

Lei vorrebbe essere intelligente ma riesci banale

Tu credi allora perché Pitagora non giocava a pallone

Sara perché gli facevano mali i piedi

Pitagora è un genio matematico ed e lontano da ogni amore platonico

Io non voglio girare la frittata, l’elettricità è un dato di fatto

TI sei preso la scossa

Non credo io mangio ogni cosa e non getto mai gli avanzi

Il gatto mi preoccupa

In questa notte piena di stelle

Tu dici il male potrebbe vincere questa battaglia

Non sono un profeta ma chi siamo noi difronte a tutto ciò

Sono stato in banca , i conti non tornano

Abbiamo sbagliato la signora era una santa

Sara per un altra volta io intanto vado avanti

Non ferire il gatto

Meglio un pesce per amico che un principe bifolco

Badi come parli

Avanti cosa vorresti dire

Per carità la carne è cotta

Domani parto

Beato te io rimango qui a cantare

Siamo rimasti in pochi a credere

Nulla è perduto

Bene domani lo dico al medico

Mi raccomando non dimenticarlo

Lei m’innervosisce

Il pesce è scappato dalla padella , povero pesce

Tutto fumo nessun arrosto

Che peccato avrebbe potuto essere cosi bello

Chi di pesce ferisce di pesce perisce

Un principe pesce

Quanta fantasia

Solo nuvole nel cielo

A volte si può vivere con poco

Certo ma prima i sogni devono avere la forma di spina di pesce


Il nostro pesce in questo breve dialogai divenuto principe era il succo di una lunga questione filosofica. Poiché in genere Ogni forma si può trascendere, tutto diviene, ogni cosa si tramuta in ciò che pensiamo , viviamo. La nostra storia surreale e la luce del veto sui fatti storici narrati e quel preciso punto di non ritorno e quando meno te l’aspetti, l’amore ti sorprende , ti prende per mano e ti getta con lei nel mare dell’oblio. Con tutte le canzoni con tutti i racconti nati in notti fonde, aspettando il festival di Sanremo un giorno sapremo poiché saremo e sempre Sanremo.



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